Cominciamo col dare un senso a questa singolare domanda. L'ho pensata osservando la mia biblioteca in soggiorno - 3 m x 3 m, tutta a giorno, gli scaffali superiori coi libri in doppia fila - chiedendomi se non sia ora di ricomporla totalmente, obbedendo a una vera e propria classificazione. Il tentativo c'è stato lo scorso anno, a dire il vero, durante uno di quei torridi giorni estivi in cui un'insegnante ha tutto il tempo per pensare, e perché no modificare qualcosa in casa. Di fatto era diventato necessario, così ho pazientemente svuotato tre piani di scaffali per ricomporli secondo un ordine logico, quello che preferisco: per autore. Lo spazio totale è esiguo, così ogni mio proposito di sviluppare rigorosamente questa idea è miseramente precipitato dinanzi al limite posto dalla pesante enciclopedia posta al piano inferiore, un acquisto di diversi anni fa, quando il web non era ancora entrato prepotentemente nelle nostre abitudini di ricerca. Ho seguito un ordine non casuale, ordinato come voleva essere l'obiettivo finale, perché in fondo una biblioteca disordinata e in ordine sparso non mi è mai piaciuta. venerdì 25 marzo 2016
Le nostre biblioteche si "fanno" da sé?
Cominciamo col dare un senso a questa singolare domanda. L'ho pensata osservando la mia biblioteca in soggiorno - 3 m x 3 m, tutta a giorno, gli scaffali superiori coi libri in doppia fila - chiedendomi se non sia ora di ricomporla totalmente, obbedendo a una vera e propria classificazione. Il tentativo c'è stato lo scorso anno, a dire il vero, durante uno di quei torridi giorni estivi in cui un'insegnante ha tutto il tempo per pensare, e perché no modificare qualcosa in casa. Di fatto era diventato necessario, così ho pazientemente svuotato tre piani di scaffali per ricomporli secondo un ordine logico, quello che preferisco: per autore. Lo spazio totale è esiguo, così ogni mio proposito di sviluppare rigorosamente questa idea è miseramente precipitato dinanzi al limite posto dalla pesante enciclopedia posta al piano inferiore, un acquisto di diversi anni fa, quando il web non era ancora entrato prepotentemente nelle nostre abitudini di ricerca. Ho seguito un ordine non casuale, ordinato come voleva essere l'obiettivo finale, perché in fondo una biblioteca disordinata e in ordine sparso non mi è mai piaciuta. lunedì 14 marzo 2016
Amleto - William Shakespeare
Morire... dormire. Dormire... sognare, forse: ma qui è l'ostacolo, perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire quando ci siamo già levati di dosso questo groviglio mortale, deve farci esitare. Questo è lo scrupolo che di tanto prolunga i nostri tormenti.
Non ho dubbi a riguardo: Amleto è il capolavoro di Shakespeare.
La sua fortuna nei secoli innegabile, l'opera più citata, la più rappresentata, la più "guardata" attraverso la lente di una critica che ne ha esaminato ogni implicazione psicologica, ideologica, drammaturgica.
L'apice della creatività del genio, notoriamente in grado di offrire una rappresentazione totale dell'anima umana, qui alle prese con i massimi sistemi del pensiero: il dubbio, l'esistenzialismo, le infinite sfaccettature dell'arbitrio umano, che oscilla fra il vero e il falso, fra il bene e il male, fra l'essere e il non essere. Lo ammetto: non lo avevo mai letto integralmente. Farlo è un'esperienza che lascia colpiti come da un'onda lunga.
La sua fortuna nei secoli innegabile, l'opera più citata, la più rappresentata, la più "guardata" attraverso la lente di una critica che ne ha esaminato ogni implicazione psicologica, ideologica, drammaturgica.
L'apice della creatività del genio, notoriamente in grado di offrire una rappresentazione totale dell'anima umana, qui alle prese con i massimi sistemi del pensiero: il dubbio, l'esistenzialismo, le infinite sfaccettature dell'arbitrio umano, che oscilla fra il vero e il falso, fra il bene e il male, fra l'essere e il non essere. Lo ammetto: non lo avevo mai letto integralmente. Farlo è un'esperienza che lascia colpiti come da un'onda lunga.
La vicenda è nota ed evito di riassumerla, piuttosto preferisco citare alcuni passaggi ascrivibili alla più alta drammaturgia. Sono tanti, innumerevoli, e devo limitarmi per non fare di questo post una lunga dissertazione. Navigo a vista, proprio sulla scia di quell'onda lunga, mi lascio trasportare dalla risacca di una ridda di emozioni che questo mirabile racconto genera in me.
lunedì 29 febbraio 2016
Quando non riusciamo a finire un libro.
Non sempre quello che cominciamo a leggere ci coinvolge, piace, travolge al punto da voler arrivare fino alla fine. Mi è appena successo con Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Bello l'inizio, direi anzi un colpo di genio, belli alcuni incipit, diversi perché è come se il romanzo ricominciasse diverse volte. Bello in definitiva quell'insieme di passaggi che solo Calvino ha saputo ideare, con uno stile accattivante, leggero e ironico al punto giusto. Insomma, se apparentemente questo romanzo-non romanzo ha tutte le carte in regola per entrare nel novero dei libri che amo, mi sono arresa, arenandomi definitivamente circa a metà, incuneandomi sull'ennesimo nuovo inizio, confondemdomi e perdendomi dietro personaggi che non mi piacciono, che non suscitano in me alcuna curiosità.
domenica 21 febbraio 2016
Umberto Eco come Pico della Mirandola
L'espressione più comune quando viene a mancare qualcuno che è stato particolarmente importante è siamo un po' più soli, e forse è proprio così da qualche giorno, da quando è esplosa notizia della morte di Umberto Eco. Scrittore, filosofo, semiologo, non sono che etichette che non ne esauriscono il genio e l'intelletto, perché Eco è stato un maestro anzitutto, una di quelle menti intessute di cultura e con il dono della curiosità, con lo sguardo attento sul tempo dal passato fino al futuro immaginabile. Una delle sue ultime affermazioni, quella sulla libertà di espressione
agli imbecilli che i social sanno offrire è solo una delle infinite
arguzie di questo grande studioso - e per altro mi trova del tutto d'accordo.
lunedì 15 febbraio 2016
Se William Shakespeare potesse parlare...
Il 2016 è l'anno shakespeareano, ricorre il 400enario della morte del più grande drammaturgo di tutti i tempi, esattamente il prossimo 23 aprile. A quattro secoli dalla sua morte, William Shakespeare è l'autore più tradotto e rappresentato al mondo, ciò è già di per sé un elemento che fa pensare e incuriosire non poco. Possibile che i temi, i contenuti, gli intrecci sapientemente intessuti dal Bardo diversi secoli fa si prestino ancora a essere attuali, anzi i prediletti dei tanti teatranti - siano essi produttori, registi, commediografi, attori - che hanno adattato, riscritto, reinventato quelle trame, riempiendo le platee? Ebbene sì, un fenomeno assoluto, mai in crisi, che attraversa le epoche, la storia, gli inciampi e i trionfi dell'umanità per arrivare fino a noi, prediletto da innumerevoli palcoscenici in tutto il mondo.
Autore di 19 commedie, 10 tragedie, 11 drammi storici, 154 sonetti, Shakespeare è stato un prolifico scrittore nel quale quantità e qualità collimano indissolubili. Se l'arte e la letteratura possono vantare i loro geni, il teatro e la drammaturgia non sono da meno. Shakespeare per diversi aspetti è un autore ineffabile, vanta una grande conoscenza dell'animo umano, si muove disinvoltamente fra vicende e caratteri, riservandosi di inventare grandi personaggi o raccontare a suo modo le celebri personalità della storia.
martedì 9 febbraio 2016
Stoner - John Williams
Incipit: William Stoner si iscrisse all'Università del Missouri nel 1910, all'età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato di ricerca e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956.
Così inizia un romanzo dal destino singolare, pubblicato negli Usa nel 1965 e rimasto ignorato per lungo tempo fino alla ristampa del 2003, che ne ha decretato il successo. Un romanzo stilisticamente impeccabile, una prosa asciutta, essenziale, un intreccio estremamente semplice. Quando si dice che uno scrittore riesce a mescolare sapientemente tutti gli ingredienti fondamentali per scrivere un buon libro...
E' strano come, agli occhi di chi legge abitualmente, si possa all'improvviso concretizzare un romanzo nel quale non si sarebbero immaginate due combinazioni così inusuali: il cosa, una vicenda lineare, semplice, e il come, la scrittura lucidissima e coinvolgente di un ottimo scrittore americano. Sì, perché comunemente noi lettori da cosa restiamo affascinati? Senz'altro da un'ottima scrittura ma che narri qualcosa che ha un sapore "epico", che travolga, che lasci senza fiato mentre insegui un intreccio vibrante di carattere.
Ebbene, qui lo stile è perfetto e il protagonista è un uomo comune, per molti aspetti perfino banale, un anti-eroe di provincia. Il guscio nel quale Stoner è rinchiuso - dalle convenzioni, da ciò che gli concede l'epoca in cui vive - è questo, ma allora cosa ce lo fa amare visceralmente?
Quando ho terminato il libro, commossa e malinconica come tutte le volte in cui si termina un romanzo che non si è saputo lasciare dalla prima all'ultima pagina, mi sono posta questa domanda e ho riflettuto attentamente a riguardo. Non posso che dire: il come. Il come è il colpo di genio.
Ebbene, qui lo stile è perfetto e il protagonista è un uomo comune, per molti aspetti perfino banale, un anti-eroe di provincia. Il guscio nel quale Stoner è rinchiuso - dalle convenzioni, da ciò che gli concede l'epoca in cui vive - è questo, ma allora cosa ce lo fa amare visceralmente?
Quando ho terminato il libro, commossa e malinconica come tutte le volte in cui si termina un romanzo che non si è saputo lasciare dalla prima all'ultima pagina, mi sono posta questa domanda e ho riflettuto attentamente a riguardo. Non posso che dire: il come. Il come è il colpo di genio.
sabato 30 gennaio 2016
Prima candelina...
Voilà, un anno è già passato. Un anno di blogging, un anno di idee condivise, di emozioni in scrittura, di commenti utili, di piacevoli scoperte nel mondo dei libri e tanto altro. Cominciai con questo piccolo ingenuo post su un accessorio ben noto: Gli occhiali.
Sono una blogger? Non so. Forse sono una blogger sui generis, che non può dedicare molto tempo a questo piccolo angolo virtuale, ma che ci tiene e tanto. Un anno passa in fretta, diverse cose ho imparato di questo mondo variegato e interessante, ma la vera esperienza è stata di essere stata spesso scelta e quindi letta da diversi amici blogger di grande esperienza. Fin da subito ho saputo che si scrive perché qualcuno ci dia conferma del nostro saper scrivere e se a questo si aggiunge l'essere apprezzati, beh, è tutto dire. Mi sento pertanto di condividere questo primo compleanno con i diversi blogger coi quali comunico spesso, perché appunto ci siamo scelti e apprezzati infinite volte. Sappiate che tanto mi avete insegnato, e che vi leggo, osservo, imparo. Questi siete voi, prodi bloggers:
1. Anzitutto ringrazio Glò, perchè in ogni momento si è resa disponibile e utile a fornire un consiglio, una mano, paziente e pronta a esercitare tutta la sua vivace intelligenza. Grazie a Glò e ai blogger con cui collabora in La nostra libreria.
2. Ringrazio Cristina e il suo splendido Athenae Noctua, che seguo sempre ritrovandovi tanta parte dei miei studi classici.
3. Ringrazio Penny Lane di What we talk about when we talk about books, che ho conosciuto da pochi mesi e nelle cui righe leggo tutta la sensibilità e il suo amore verso i libri.
4. Ringrazio Cristina M. Cavaliere, di Il Manoscritto del Cavaliere, per la sua simpatia, per l'amore verso la storia e i suoi post sempre ricchi di spunti.
5. Ringrazio Ivano Landi, di Cronache del Tempo del Sogno, per il garbo e l'eleganza con cui intesse ogni articolo, nel quale descrive ed esprime vasta conoscenza.
6. Ringrazio Tenar, di Inchiostro, fusa e draghi, perché è un'insegnante tenace e ricca di idee e passione.
7. Ringrazio Maria Teresa Steri, di Anima di carta, per l'immenso repertorio sulla scrittura che è il suo blog.
8. Ringrazio TOM, di Obsidian Mirror, per quei primissimi commenti sullo sconfinato mondo dell'horror e gli spunti di osservazione sempre ottimi.
9. Ringrazio Grazia Gironella, di Scrivere è vivere, per tutti gli articoli che hanno creato in me spunti di riflessione, per la grazia che ha non solo nel nome.
10. Ringrazio Ludo, di Ludo's blog, per la simpatia e la disponibilità nelle sue visitine da queste parti.
11. Ringrazio Myrtilla, di Myrtilla's House, per la simpatia e la creatività da cui non si può che imparare.
12. Ringrazio tutti coloro che qui non compaiono, che frequento meno e che passano di qui pochissimo, ma che ogni volta lasciano un loro segno importante.
Sappiate che ho imparato qualcosa da ciascuno di voi.
A adesso, che un nuovo anno-blog abbia inizio, con tanti post, articoli, idee, mondi da condividere e scambiare, libri da leggere, spettacoli da pensare, Bellezza da conservare. Sì, perchè scrivere in fondo non è che conservare la Bellezza, proteggerla e offrirle nuovi orizzonti. Buona scrittura a tutti.
martedì 26 gennaio 2016
Macbeth - William Shakespeare
Prima strega
Quando ci incontreremo ancora, noi tre?
Nel tuono, tra i lampi, o nella pioggia?
Seconda strega
Quando il ribollio sarà finito,
quando la battaglia sarà perduta e vinta.
Terza strega
Ciò sarà prima che tramonti il sole.
Nell'anno shakespeareano, in cui ricorrono i 400 anni dalla morte del Bardo, torna il desiderio di leggere e rileggere le opere di Shakespeare, al quale dedicherò un post a sé. Mi sono unita alla #maratonashakespeariana lanciata da Scrachbook, del quale Macbeth è la prima lettura, e volentieri ho riletto questa superba tragedia, forse meno amata rispetto alle altre, ma innegabilmente magnifica.
Composta fra il 1605 e il 1608, Macbeth è una delle tante prove di Shakespeare dinanzi alla natura umana delle teste coronate, e anche qui il drammaturgo non esita a mostrare cosa può esservi dietro i gingilli di scettri e corone, quanto sangue sia necessario versare per il potere, quanto doppia può essere l'anima che punta inesorabilmente verso l'ottenimento di un obiettivo che nulla ha di etico. I personaggi sono tutti, nessuno escluso, grandissimi in ogni loro aspetto, ciascuno a servizio di questa storia nella quale possiamo immaginare una sorta di spirale verso il basso. E' così che visualizzo il Macbeth: un gorgo che ha una base ampia e si restringe in una specie di budello, cerchi concentrici che mi riportano agli Inferi narrati da Dante. Se Macbeth ha visto la stessa forma, probabilmente la immaginava rovesciata, non sa che ogni sua azione lo sprofonda verso l'abisso.
sabato 16 gennaio 2016
Lessico famigliare - Natalia Ginzburg
Incipit: Nella mia casa paterna, quand'ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: - Non fate malagrazie!
Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: - Non leccate i piatti! Non fate sbrodeghezzi! Non fate potacci!
Uno dei miei propositi per questo anno nuovo è leggere quei classici imperdibili che finora hanno bellamente campeggiato sugli scaffali della mia libreria rimanendo intonsi, e ho cominciato con il celebre Lessico della Ginzburg. Questo libro è uno di quelli che s'ha da leggere, non fosse altro che per il suo rappresentare preziosa testimonianza dell'Italia fra le due guerre e dei decenni successivi al secondo grande conflitto.
Il "lessico" del titolo si riferisce all'insieme di termini adoperati nella famiglia Levi - il nome da nubile della scrittrice, che era ebrea - pertanto la struttura portante di questo racconto è la quotidianità di una famiglia ebrea borghese che vive nella Torino antifascista degli anni fra le guerre.
Il racconto è immediato, con tutta la coloritura di una spontaneità che rifiuta decisamente un piano iniziale e ordinato. I ricordi si susseguono uno dopo l'altro, non c'è divisione in capitoli, il tempo è all'imperfetto.
mercoledì 30 dicembre 2015
Tornando a Virginia Woolf
![]() |
| Virginia in uno scatto di Man Ray |
Ogni tanto torno a sfogliare i suoi libri, perché a Virginia è bello tornare, anche solo a sprazzi, ricercando i passi accanto ai quali si è lasciato un segno a matita. Torno a riflettere su ciò che la Woolf è stata, sulla sua vivacità intellettuale, la sua passione per la vita - in aperta contraddizione con la scelta di spegnerla annegandosi - e nuovamente sono colta da una certa fascinazione.
Se volete, soffermatevi dinanzi alle tante foto di famiglia o fra gli amici che la ritraggono nella sua quotidianità, fra quella gioventù gaudente che ha alimentato con la sua ospitale cordialità. Trasudano quella vivacità e quel senso della vita che invidio. Guardate le immagini della sua amica e amante, Vita Sackville-West, e vedrete in quei loro occhi l'affetto tutto femminile che le ha avvinte.
Poi sai bene che sul piano esistenziale la
vita di Virginia, dall'infanzia fino alla morte, è stata tutta una violenza ed
un caos di cui ha pagato lo scotto - molestie subite nella
giovane età dai fratellastri incestuosi, da un padre sottilmente ricattatore e
da tutto un crogiolo di scambi/identificazioni entro un contesto
duplice: socialmente conformista e allo stesso tempo anticonformista nella mente di Virginia. Scotto pagato anche dal marito Leonard, che nutrì per lei
un amore protettivo-paterno, entro il "gioco psichico" dei contrari. Leonard Woolf è stato di certo
l'unico vero amore della sua vita, a fronte di un patto che lui accettò coraggiosamente, un amore gratuito e dedicato senza essere o
poter essere completo, viste le scelte sessuali della scrittrice.
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