Incipit: DE MAURO Comincerei con lui, Luigi Meneghello. Ti ricordi quel passo bellissimo in Libera nos a Malo? "Nell'epidermide di un uomo si possono trovare, sopra, le ferite superficiali, vergate in italiano, in francese, in latino; sotto ci sono le ferite più antiche, quelle delle parole del dialetto, che rimarginandosi hanno fatto delle croste. Queste ferite, se toccate, provocano una reazione a catena, difficile da spiegare a chi non ha il dialetto".
Immaginate due intellettuali, direi due giganti esperti di lingua italiana, l'uno scrittore, sceneggiatore, regista e drammaturgo, l'altro linguista e accademico, in un dialogo sull'evoluzione dell'italiano, con particolari riferimenti al dialetto.
Del dialetto avevo già scritto qui, ma mi verrebbe da dire quanto sia stato bello nei mesi passati incontrare tanta letteratura nata dalla Commedia dell'arte, che nasce come forma espressiva esclusivamente dialettale.
Immaginate quanto stimolante, arguto, ironico possa essere questo dialogo e avrete idea di quanto prezioso sia questo librino per me irrinunciabile.
Il suo nucleo è appunto il dialetto, riconosciuto come patrimonio popolare da salvaguardare. Su questo argomento un po' controverso i due offrono al lettore una specie di "viaggio" nella percezione del dialetto dall'Unità d'Italia, attraverso il fascismo, fino ai nostri giorni.
Il registro di Camilleri è quello noto a coloro che hanno conosciuto questo grande maestro, e pertanto i suoi interventi sono infarciti di reminiscenze di usanze tipiche della sua regione, quella Sicilia che ancora una volta appare come risorsa infinita di scoperte.
Una delle numerose perle del maestro:

