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venerdì 8 ottobre 2021

Un po' di semiotica: lettore empirico e lettore modello.

Vi è mai capitato per le mani un testo di semiotica? Beh, parrebbe una materia troppo specifica. 
A me è capitato di studiarne alcuni ai tempi dell'università, per due esami in cui venivano esaminati i linguaggi, la loro "semiologia". Erano gli anni in cui approfondivo in particolare alcune materie di indirizzo, ai tempi in cui mi ero incanalata in esami di arte - ne ebbi all'attivo 12 prima di essere folgorata dall'antropologia culturale e modificare in extremis il mio piano di studi.
Un grande esperto di semiotica, come saprete, è stato Umberto Eco, che completò diversi studi in merito - basti citare il noto Trattato di semiotica generale. In diversi testi, Eco teorizza la sua visione di "opera flessibile" e "scrittore empirico".
Se ne resta avvinti. Deformazione da lettori accaniti.

Quante volte facciamo sui nostri blog discorsi inerenti al successo di alcune opere di narrativa, alla ricetta perfetta per scrivere un buon libro, a come arrivare al successo o perlomeno a un minimo di popolarità, magari in una nicchia di lettori fedeli? 
Se ci inoltriamo nella semiotica applicata al "romanzo di successo", impariamo che questi studi fanno un'opera di "smontaggio". Una cosa molto particolare, rendono la scrittura un gesto privo di ogni sovrastruttura, facendola diventare un atto finalizzato al target giusto. 
Esattamente come per uno spettacolo teatrale: durante tutta la fase di costruzione del testo e poi delle prove, si individua lo spettatore ideale per quell'opera e per di più si mettono in atto alcune pratiche per acchiapparne un buon numero.