È successo un paio di settimane fa. Un gruppetto di "intellettuali" candidati al Premio Strega, una trasferta su un pulmino, chiacchiere in libertà. Il favorito Michele Mari, in lizza con il romanzo I convitati di pietra, spara una cavolata di quelle grosse, che non vorremmo sentire sulla bocca di quelli cui attribuiamo talento e sensibilità.
Non sapremo mai le parole precise, ma possiamo ricostruirle.
