giovedì 14 ottobre 2021

Non è un paese per vecchi - Cormac McCarthy

IncipitUn ragazzo ho mandato alla camera a gas di Huntsville. Uno e soltanto uno. Su mio arresto e mia testimonianza. Sono andato a trovarlo due o tre volte. Tre volte. L'ultima volta il giorno dell'esecuzione. Non ero tenuto ad andarci, ma ci sono andato lo stesso. E non ne avevo certo voglia. Aveva ammazzato una ragazzina di quattordici anni e posso dirvi subito che non ho mai avuto questa gran voglia di andarlo a trovare né tantomeno di assistere all'esecuzione però ci sono andato lo stesso. I giornali scrissero che era un crimine passionale e lui mi disse che la passione non c'entrava niente. Lui con quella ragazzina ci usciva assieme, anche se era così piccola. Il ragazzo aveva diciannove anni. E mi disse che da quando si ricordava aveva sempre avuto in mente di ammazzare qualcuno. 

Quando di uno scrittore si vuole leggere tutto ciò che ha scritto ci si imbatte anche in storie come questa. Una storia terribile che il vecchio buon McCarthy sa raccontare alla sua maniera, una di quelle che non ti lasciano mollare il libro senza vedere l'ora di riprenderlo. 
Dopo La strada, recensita qui, e la mirabile Trilogia della frontiera, che trovate qui, leggere Non è un paese per vecchi è un po' ritrovare quel "campo lungo" della frontiera narrata nei precedenti, anzi McCarthy della frontiera non può fare a meno, la inserisce anche qui, in una fuga disperata, in un western postmoderno come alla fin fine risultano essere tutti i suoi romanzi, fatta eccezione per l'ucronia de La strada
Ieri sera ho guardato il film dei fratelli Cohen, molto fedele al romanzo, con una regia che sembra la versione visionaria di quella narrazione fatta di spazi sconfinati e luce accecante, il deserto, le strade che segnano in modo netto il paesaggio, la città in cui sembrano vagare solo questi fantasmi generatori di storie e di morte. Non so se abbia meritato i 4 premi Oscar che si è preso, ma è una versione dignitosa, con un Anton Chigurh (Javier Bardem) volutamente grottesco, forse fin troppo, e altri interpreti tutti all'altezza del ruolo. Non mi ha convinto il racconto di Moss, che avrei preferito meno scafato e più giovane, così come il taglio di un paio di scene che a parer mio avrebbero offerto un ritratto più completo di Moss. A beneficio di chi non conosce la storia, riferisco a grandi linee. 

venerdì 8 ottobre 2021

Un po' di semiotica: lettore empirico e lettore modello.

Vi è mai capitato per le mani un testo di semiotica? Beh, parrebbe una materia troppo specifica. 
A me è capitato di studiarne alcuni ai tempi dell'università, per due esami in cui venivano esaminati i linguaggi, la loro "semiologia". Erano gli anni in cui approfondivo in particolare alcune materie di indirizzo, ai tempi in cui mi ero incanalata in esami di arte - ne ebbi all'attivo 12 prima di essere folgorata dall'antropologia culturale e modificare in extremis il mio piano di studi.
Un grande esperto di semiotica, come saprete, è stato Umberto Eco, che completò diversi studi in merito - basti citare il noto Trattato di semiotica generale. In diversi testi, Eco teorizza la sua visione di "opera flessibile" e "scrittore empirico".
Se ne resta avvinti. Deformazione da lettori accaniti.

Quante volte facciamo sui nostri blog discorsi inerenti al successo di alcune opere di narrativa, alla ricetta perfetta per scrivere un buon libro, a come arrivare al successo o perlomeno a un minimo di popolarità, magari in una nicchia di lettori fedeli? 
Se ci inoltriamo nella semiotica applicata al "romanzo di successo", impariamo che questi studi fanno un'opera di "smontaggio". Una cosa molto particolare, rendono la scrittura un gesto privo di ogni sovrastruttura, facendola diventare un atto finalizzato al target giusto. 
Esattamente come per uno spettacolo teatrale: durante tutta la fase di costruzione del testo e poi delle prove, si individua lo spettatore ideale per quell'opera e per di più si mettono in atto alcune pratiche per acchiapparne un buon numero. 

giovedì 30 settembre 2021

Il profumo - Patrick Süskind

Incipit: Nel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra le figure più geniali e scellerate di quell'epoca non povera di geniali e scellerate figure. Qui sarà raccontata la sua storia. Si chiamava Jean-Baptiste Grenouille, e se il suo nome, contrariamente al nome di altri mostri geniali quali de Sade, Saint-Just, Fouché, Bonaparte, ecc., oggi è caduto nell'oblio, non è certo perché Grenouille stesse indietro a questi più noti figli delle tenebre per spavalderia, disprezzo degli altri, immoralità, empietà insomma, bensì perché il suo genio e unica ambizione rimase in un territorio che nella storia non lascia traccia: nel fugace regno degli odori. 

Se state cercando un romanzo diverso dal solito, originale nella inventio, molto ben scritto e che vi lascerà qua e là il bene dello stupore puro, eccolo. 
"Un caso letterario", recita la copertina, e difatti stiamo parlando di 15 milioni di copie vendute in tutto il mondo, tradotto in venti lingue, ancora oggi mai uscito dai 100 libri più venduti e letti. Una storia che non teme neppure il tempo, visto che fu pubblicata a metà anni Ottanta. A dirla tutta, forse il titolo è fuorviante. Si sarebbe potuto chiamare... l'odore. Sì, perché questa è una storia di odori, che possono sì trasformarsi in profumo, ma solo dopo un lungo e delicatissimo lavoro di selezione e miscelazione. 

mercoledì 22 settembre 2021

Il caffè di Luz e Marina: i sette vizi capitali... la superbia

LUZ
  Cara Marina, l'estate sta finendo, ma non voglio cantare la canzone dei Righeira. Per me è un sollievo, un'estate sotto molti aspetti da dimenticare. Torniamo ai nostri caffè, dunque, vorrei proporti un bel "viaggio" immaginario, attraverso... rullo di tamburi... i Sette vizi capitali! Che ne pensi? 

MARINA  Tu mi “vizi” con le tue nuove idee, cara Luana! La battuta m’è venuta spontanea, ma davvero questo argomento mi stuzzica non poco. I sette vizi capitali, uhm... Lo sai che fino a qualche anno fa, con i miei figli, facevamo un gioco, durante le discese in Sicilia in macchina? Ci sfidavamo a scoprire chi aveva più memoria in ordine a determinate categorie numerate: i sette nani, i sette colli di Roma, i sette re di Roma, le dodici tribù d’Israele, i dodici apostoli e, appunto, i sette vizi capitali (famiglia anomala, lo so!).
Dimenticavamo sempre un nome per ogni categoria e dei vizi capitali la lussuria scappava sempre.
Insomma, archiviate le vacanze (belle, ma dimesse, per quanto mi riguarda) vediamo dove ci porterà questo viaggio insieme. Dunque vogliamo partire dal primo della lista, la Superbia?

mercoledì 15 settembre 2021

L'arminuta - Donatella di Pietrantonio

Incipit: A tredici anni non conoscevo più l'altra mia madre.
Salivo a fatica le scale di casa sua con una valigia scomoda e una borsa piena di scarpe confuse. Sul pianerottolo mi ha accolto l'odore di fritto recente e un'attesa. La porta non voleva aprirsi, qualcuno dall'interno la scuoteva senza parole e armeggiava con la serratura. Ho guardato un ragno dimenarsi nel vuoto, appeso all'estremità del suo filo. 
Dopo lo scatto metallico è comparsa una bambina con le trecce allentate, vecchie di qualche giorno. Era mia sorella, ma non l'avevo mai vista. Ha scostato l'anta per farmi entrare, tenendomi addosso gli occhi pungenti. Ci somigliavamo allora, più che da adulte. 

Questa è una storia che si legge in poche ore e da cui si esce con una sensazione di amaro in bocca. 
Una storia amara, struggente, anche potente. Forse, se la scrittura di Donatella Di Pietrantonio fosse stata più "coraggiosa", se avesse spinto di più lasciando anche per poco quella riservatezza che è poi tipica della scrittura femminile, sarebbe stata una storia perfetta.
Il limite credo sia nella scelta della narrazione in prima persona, ancora una volta una scrittrice preferisce questo tipo di racconto dei fatti. Ormai diventato un cliché. 
Un narratore onnisciente avrebbe spinto e spinto nel profondo, ci avrebbe tirato fuori sconvolti
Il tema offre un'occasione d'oro per sperimentare certi scandagli nella psiche di una ragazzina fra i 13 e i 14 anni. Non solo si tratta dello snodo degli anni anni d'ingresso nell'adolescenza, ma all'interno di una vicenda straziante, straniante, devastante per una ragazzina. 

sabato 11 settembre 2021

11 settembre 2001 - la mia New York, il prima e il dopo.



Ero davanti alla tv, stavo guardando una puntata di Ally McBeal su Canale 5.
La trasmissione fu interrotta improvvisamente, bruscamente, voci concitate dal tg in edizione straordinaria. Visto che i tg me li seguo da sempre sulla Rai, girai su Raiuno. 
L'orrore delle fiamme attorno a entrambe le due torri colpite. Lo sgomento mi colse alla gola, mi tolse il respiro. Fra il primo e il secondo impatto erano trascorsi 18 minuti. I tg dopo il primo impatto stavano cercando di mettere assieme la notizia, gli inviati si stavano raccogliendo attorno a New York e nel frattempo il secondo aereo impatta sulla torre sud. Gli occhi del mondo su quella scena che pare irreale, inspiegabile. Chi? Perché? Se il primo aereo lasciava pensare a un grave incidente, il secondo fu come una mano che si stringe attorno alla gola.