martedì 28 luglio 2026

La "mia" Andalusia (o la tridimensionalità della bellezza)

Andare in Andalusia in estate, a luglio, un'impresa dai più ritenuta folle ed evitabile. Eppure... sono ancora viva, benché il caldo abbia su di me un potere deflagrante. 
Avrei voluto scoprire questi luoghi in belle giornate autunnali, fresche, ma il grosso delle nostre ferie da insegnanti si concentra com'è noto in estate. Non poteva essere un viaggio "mordi e fuggi", allora eccoci qui. 
Sopravvissuta all'ondata di calore andaluso, vai a capire come abbia fatto. 

Io e mio marito, come sa chi legge questi miei post, siamo viaggiatori coraggiosi e teniamo botta giornate intere pur di far fruttare al massimo ogni giornata passata oltre i confini italiani. Stavolta c'è voluto qualcosa di più, perché le temperature in almeno due terzi di vacanza erano proibitive. 
Sono stata fortunata: il meglio è avvenuto quando si era sui 30° non di più, e col clima tipicamente secco della terra iberica questo non è un livello allarmante. Si stava obiettivamente bene. Poi sono subentrate giornate sui 38° e allora è stata una mezza débacle. Importante è uscirne e pure soddisfatti. 
Come in ogni viaggio che si rispetti, si fanno bilanci, a partire da cosa ci ha colpiti di più di un viaggio. 
Ebbene, l'Andalusia è bella e va vista, "vissuta" il più possibile. Ha caratteristiche diverse, non sempre legate ai cliché cui siamo abituati. Insomma, se l'Italia non è solo pizza e mandolino, l'Andalusia non è solo flamenco e tapas. 
Io ci sono andata con lo spirito che da sempre mi caratterizza per ogni viaggio: non mi piace l'approccio comune, quello del turista bulimico e interessato al selfie davanti ai luoghi famosi e instagrammabili. Ci sono stata anzitutto spinta dal desiderio di conoscere l'Andalusia storica, Al Andalus, quella che deve il suo nome agli arabi che la abitarono per quasi otto secoli. 
E ne sono uscita abbacinata da una bellezza che non credevo possibile. 

Fra tutte le città e le mete toccate, l'Alhambra a Granada è stata quella in cui ho trovato una manifestazione molto evidente di "genius loci". Ho avuto la fortuna di sintonizzarmi sullo spirito del tempo e assaporare il senso di quei luoghi, una corrispondenza che non è semplice intercettare.
Ho cercato di dare una definizione a questa cosa. Mi sono detta: non è stato solo ammirare la bellezza nella sua bidimensionalità, quindi come semplice fruitrice, piuttosto ho percepito una tridimensionalità, un senso, uno struggimento scaturito anche dall'ineluttabilità del tempo che passa. 
Ma non era stato lo stesso in alcuni luoghi di Parigi e Londra? Può darsi. 
L'Alhambra è una vera e propria esperienza, è entrare dentro una cittadella costruita in più secoli, voluta perché sfidasse le leggi del tempo e fosse trasversale alle culture che vi si sono incrociate. 
È una stratificazione di generazioni e poteri, il tentativo riuscito di toccare il sublime e con esso sublimare le potenzialità dell'uomo. L'uomo di potere, il sultano, ordina. L'artista, gli architetti, le maestranze, realizzano. 
Se è giusto, come è giusto, restare storditi dinanzi alla Cappella Sistina o al Rinascimento tutto, altrettanto lo è capire che anche nella cultura araba c'è stato quel sublime, e attraverso forme e modi del tutto differenti, attraverso l'invenzione di un'estetica di impareggiabile bellezza. 
Ho acquistato un bel libro illustrato che spiega questo luogo nei dettagli e penso di dedicarvi un post a parte, anche per fissarne alcuni elementi che possono servirmi per un progetto che ho in mente. 


Una Luz estasiata dai Palazzi Nasridi dell'Alhambra

Ma andiamo alla tabella di marcia di queste quasi due settimane andaluse: 
Giorno 1° - arrivo a Malaga: visita del Teatro Romano, dell'Alcazaba e del Castello di Gibralfaro, in serata arrivo a Granada
Giorno 2 - giornata dedicata all'Alhambra
Giorno 3° - visita della Granada cattolica, Cattedrale e Cappella reale, mercatino dell'Alcaicerìa, Corral de Carbon, Albaicìn
Giorno 4° - arrivo a Baeza: visita del centro storico e del Museo Antonio Machado
Giorno 5° - Baeza: università dell'Andalusia; nel pomeriggio Úbeda: visita della Sinagoga dell'Acqua e della Cattedrale
Giorno 6° - Jaén: visita del Museo Provinciale, dei Bagni Arabi, Museo del Palazzo del Villardompardo, Castello di Santa Catalina
Giorno 7° - Cordoba: Ponte Romano, Giardini dell'Alcazar, Terme, visita di Cattedrale e Mezquita
Giorno 8° - giornata di relax a Baeza
Giorno 9° - Siviglia: Plaza de Espana, Casa della memoria con spettacolo di flamenco
Giorno 10° - Siviglia: Cattedrale e Torre della Giralda, Alcazar
Giorno 11° - Arena di Plaza de Toros, Museo del flamenco, rientro a Baeza
Giorno 12° - visita dell'Almazara Aoveland, produttori di olio, con degustazione
Giorno 13° - ritorno a Malaga, Museo Picasso

Imprevisti spiacevoli: chiuso di martedì il Museo dell'Alhambra, chiuso il Museo Íbero di Jaén e purtroppo chiusa l'Alcazar di Cordoba. 😔

Baeza, Palazzo Jabalquinto
Un viaggio più lungo del consueto, buona parte del quale con punto d'appoggio in un alloggio della Guardia Civil, che ci ha consentito di esplorare molto bene due cittadine Patrimonio Unesco, Baeza e Úbeda, e di vedere una città sorprendente, Jaén, capoluogo di provincia, di solito fuori dai soliti percorsi turistici. 
Certo, un viaggio simile non esaurisce l'intera Andalusia, che ha diverse altre cittadine degne di nota, ma penso di aver toccato tutto quanto mi ha permesso di cogliere l'anima di questa vasta regione. 
Il mio desiderio di esplorare la Spagna araba, quello su tutto, è stato esaudito. Tutte queste mete, nessuna esclusa, conserva vestigia di questa dominazione. Seguirne le rotte, comprendere meglio la portata di questa cultura, ancora permanente in diversi aspetti di questa terra, è una vera meraviglia. 
Lascio ogni approfondimento a un articolo che curerò a parte, andiamo ad altri aspetti. 

Baeza e Úbeda
Sono due autentici gioielli della provincia di Jaén. Siamo nell'Andalusia orientale (con temperature molto più clementi), entrambe dichiarate Patrimonio Mondiale dell'Umanità dal 2003. La ragione è tutta nel grande patrimonio storico e architettonico di entrambe. A Baeza incanta il gotico fiammeggiante del Palazzo Jabalquinto, sede dell'università, per citarne uno. 
Poi c'è quel dettaglio che faccio mio e mi resta nella memoria. Qui trascorse parte della sua vita il poeta Antonio Machado, del quale ho potuto conoscere alcuni particolari poco noti. Divenne professore in questa piccola cittadina, nella quale si trasferì dopo la tragica perdita dell'amatissima moglie. Rifuggì il frastuono delle città per rifugiarsi in questo piccolo borgo di provincia, nel quale ritrovò un po' di serenità preferendo quella "monotonia" e scrivendo alcune fra le sue migliori poesie. 
Caminante, no hay camino...
E a Baeza Machado fu professore. La sua aula, perfettamente conservata, è un insieme di ricordi anche struggenti. Era un professore amatissimo e oggi celebrato con orgoglio da questa piccola città. 
Viandante, sono le tue orme
il sentiero e niente più;
viandante, non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando. 
Camminando si fa il sentiero
e girando indietro lo sguardo
si vede il sentiero che mai più
si tornerà a calpestare
Machado scriverà anche del "mare di ulivi" dell'alto Guadalquivir, la splendida vista che si gode dai muraglioni di Baeza, una vista che ipnotizza. L'ulivo è il grande protagonista dell'Andalusia rurale, per me una scoperta, perché i testi di geografia non entrano mai molto nel merito di questa particolarità così straordinaria di questa terra. 


Vista da Baeza dell'alto Guadalquivir e il "mare di ulivi"


Il mare di ulivi
Alcuni numeri: l'Andalusia dedica alla coltivazione dell'ulivo più di un milione e mezzo di ettari - il 15% dell'intera area mondiale di uliveti - e raggiunge più di un milione di tonnellate di produzione annua, quasi il 35% della produzione mondiale. Fra le esportazioni spagnole quella di olio raggiunge il 67% sul totale. Leggo in rete che l'asse Jaén-Cordoba è quello più produttivo, ciò spiega le ampie aree coltivate a ulivi delle centinaia di chilometri percorsi in auto. 
L'olio andaluso fa pienamente parte dello scenario. Nei ristoranti, nelle caffetterie, nelle semplici trattorie, il richiamo all'uso delle diverse varietà di olio prodotto è sempre sotto gli occhi. 
Ci siamo regalati una bella visita al frantoio di Baeza, uno dei più prestigiosi della provincia, con tanto di degustazione di tre dei principali tipi di olii prodotti: Picual, Arbequina e Hojiblanca. L'Almazara Aoveland, una grande azienda a conduzione familiare, con una bella storia iniziata negli anni Ottanta e arrivata a oggi con grande successo. 
A proposito, "almazara" vi dice qualcosa? E il fatto che l'olio sia "aceite" e le olive "aceituna", benché lo spagnolo - nello specifico il castigliano - sia di derivazione latina?
Sono parole di origini arabe, rimaste a indicare questi fondamentali elementi della produzione proprio perché gli arabi vi impressero le loro tecniche raffinate, metodi di gestione e di ottimizzazione del tutto ormai radicati nella cultura occidentale. 

La forza del flamenco

Un viaggio in Andalusia deve essere riservato anche a questa peculiarità così straordinaria e nota in tutto il mondo. Mi interessava scoprirne le origini, le contaminazioni di cui si pregia, ragion per cui ho cercato sia l'esperienza di un tablao che quella di un museo in cui leggerne la storia. 
Siviglia è la città in cui si può trovare l'eccellenza in merito. Ci sono molti luoghi in cui si balla il flamenco in questa città, vengono offerti perfino spettacoli gratuiti nella sfavillante Plaza de Espana nelle ore del tramonto. Il problema è che in piena estate e con temperature sui 38°-40° fino a sera inoltrata, meglio è seguire una tabella di marcia e non andare per tentativi. 
Siviglia è città dell'Andalusia occidentale, quella parte di Spagna in cui l'aria è irrespirabile per gran parte del giorno in questa stagione. L'ondata di calore a Siviglia si è fatta sentire, costringe a rifugiarti in hotel nelle ore più calde interrompendo qualsiasi velleità. 
Allo spettacolo di flamenco ho riservato le ore serali, nella nota Casa della Memoria, dove si tengono alcuni spettacoli di grande pregio, con artisti fra i più noti della scena sivigliana. 
Assistere a uno di questi spettacoli è un'esperienza indimenticabile. Il rituale è sempre lo stesso: ci sono due o tre sedie, il resto è uno stretto palcoscenico in cui si muoveranno le danzatrici, e con un po' di fortuna anche un danzatore. Il ballo è accompagnato dalla chitarra, dal vivo, con quelle tipiche sonorità andaluse che affascinano tutti. Poi ci sono uno o due cantanti, voce tipica, melodiosa. 
Cosa cantano questi arditi provvisti di ugole che non hanno bisogno di amplificazioni? 
Dipende. I temi sono vari, dal corteggiamento allo sfottò al disperato canto d'amore. I toni e le posture cambiano e vi posso assicurare che artisti molto bravi seduti su quelle seggiole attirano l'attenzione non meno di chi sta ballando. 
Durante lo spettacolo non sono consentite riprese né foto, mentre sul finale l'atmosfera diventa più leggera e gli artisti si alzano in piedi, sono tutti presenti e si offrono ai nostri obiettivi. 
Qui un video di presentazione vi può dare un'idea:


Anche il Museo del Flamenco riserva spettacoli ai visitatori, a me interessava la parte storica ed espositiva. È stato molto interessante scoprire l'intrecciarsi di origini in questo ballo, molto più complesso e stratificato di quanto si pensi. 
Non potevano mancare gli arabi neppure in questo ambito, ovviamente. 
Il canto arabo è ravvisabile nel canto di accompagnamento, ma non mancano contaminazioni giudaiche, gitane, africane, caucasiche. Insomma un mix molto ricco di richiami culturali che incanta se non ci si limita a godere semplicemente dello spettacolo. Quello che c'è dietro è molto di più. 

Judìos
Non si dimentichi che la comunità di ebrei in Spagna era una delle più grandi di tutta Europa, almeno fino alla cacciata di moriscos e giudei. Fra il 1492, anno non solo della scoperta delle Americhe ma anche della caduta dell'ultima roccaforte araba, e i due secoli successivi, la Spagna attraversa uno dei periodi più tragici della sua Storia. La cristianizzazione dei territori coincide con la cacciata definitiva dei mori e la persecuzione degli ebrei refrattari alla conversione. Basti solo ricordare che l'Alcazar di Cordoba diventa il quartier generale della "Santa" Inquisizione, un tribunale sanguinario e capace di stermini inimmaginabili (peccato non avere avuto il tempo di visitare a Granada il Palazzo degli Olvidados, sede del Museo dell'Inquisizione). 
La deliziosa Sinagoga dell'acqua a Úbeda è una di quelle esperienze molto belle da fare, un luogo nascosto e pieno di ricchezze. 
Scoperta una ventina di anni fa del tutto casualmente durante lavori di ristrutturazione di un vecchio palazzo, rivelò un autentico tesoro nascosto, una sinagoga composta da più sale e reperti di grande valore. È stato un modo per entrare anche in certo senso nel mondo dei giudei sefarditi, osservare il loro modo di rappresentare il sacro, curare i rituali, conservarli e preservarli dinanzi alla devastazione. 

Amenità varie
  • La prima è quella clamorosa: pare che la maggior parte degli spagnoli, almeno andalusi, si rifiuti di credere che Cristoforo Colombo fosse italiano, per loro è un grande navigatore di nome Cristóbal Colón; una delle guide durante la visita a Cordoba alla mia osservazione si è candidamente voltata a dirmi "eh, non è detto fosse italiano";
  • Ho avuto il piacere di assistere alla finale del mondiale proprio in Spagna ed è stato bellissimo tifare per una squadra di valore come quella spagnola, gran bella partita. Il tifo spagnolo è uno spasso, emettono esclamazioni che vanno dalle parolacce come "hijo de puta" e "cabrón" a un suono vicino alla "U" quando qualcosa non va; 
  • Il saluto è vario e non sono riuscita a individuare quello più appropriato in determinate situazioni. Se è formale o informale, insomma, non so, qualcuno mi illumini: "hola" va bene in tutte le situazioni, ma ho sentito un diffusissimo "buenaaa" che immagino sia la contrazione di "buenos dias" inspiegabilmente detto al femminile; apprezzo l'"adiós" detto da "arrivederci", sa di quell'ineluttabile non vedersi mai più;
  • Le tapas sono un'autentica fissazione: non c'è locale, dal più raffinato a quello alla portata di tutti che non vanti un menu di porzioni ridotte. L'ho apprezzato in particolare a Cordoba, dove in un bel ristorante molto consigliato - e con prezzi onesti - di ogni portata puoi scegliere tre versioni, con tre prezzi differenti. Ordinare una versione "tapa" anche di piatti molto elaborati è una delle cose più geniali;
  • Dalle 13 alle 17 tutti spariscono, in particolare nei piccoli centri: tutti i negozi chiudono, bar compresi, non c'è anima viva in giro, i luoghi appaiono come città-fantasma, è un buon modo di affrontare il caldo rovente;
  • Nella triade più prestigiosa dell'Andalusia, Siviglia-Granada-Cordoba, è facile imbattersi in una donna, con ogni probabilità di cultura gitana, che tutta gentile ti offre un rametto di rosmarino: ci sono cascata. Nel momento in cui accetti il rametto inizia una specie di fregatura, un rituale di lettura della mano che fai del tutto spontaneamente; qualche scambio di parole, poi la richiesta di denaro, con un atteggiamento del tutto opposto alla gentilezza di prima. Onestamente, mi ha spaventato. La "signora" mi ha espressamente richiesto denaro "di papel", io le ho consegnato 5 euro in monete e neppure mi ha detto "grazie". Barbara usanza ai danni di viaggiatrici distratte!
  • In Andalusia non ci sono zanzare: il clima secco, con umidità che non supera il 30%, impedisce questa piaga estiva, uno degli aspetti che ho apprezzato di più; 
  • Nei centri urbani il traffico si muove a 30 km all'ora, è una regola molto diffusa e anche molto semplice da praticare: il traffico scorre lento e regolare, nessuno va di fretta né fa il maleducato;
  • Grande sensibilità a Baeza verso l'educazione musicale ai ragazzi: ho avuto il grande piacere di assistere alle prove di una grande orchestra giovanile di altissimo pregio.

Tornerò in Spagna? Oltre a questo viaggio, mi è capitato di vedere la bellissima Barcellona una decina di anni fa. Mi prefiggo di vedere Valencia e Madrid perlomeno, quindi sì, ci tornerò, ma non prima di compiere nuove rotte che spero di realizzare presto. 
Una di queste, l'Inghilterra "letteraria", sarà il mio prossimo tour, fra un anno o due. 
Grazie per la lettura!

Siete mai stati in Spagna? Vorreste vederla se non lo avete fatto?

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