sabato 4 luglio 2026

Il maschilismo dell'intellighenzia



È successo un paio di settimane fa. Un gruppetto di "intellettuali" candidati al Premio Strega, una trasferta su un pulmino, chiacchiere in libertà. Il favorito Michele Mari, in lizza con il romanzo I convitati di pietra, spara una cavolata di quelle grosse, che non vorremmo sentire sulla bocca di quelli cui attribuiamo talento e sensibilità.
Non sapremo mai le parole precise, ma possiamo ricostruirle.

Michela Murgia era intransigente e violenta perché era brutta.
Michela Murgia era brutta, quindi era intransigente e violenta. 
Con i suoi atteggiamenti aggressivi faceva pagare agli altri la sua bruttezza. 
Tutte le donne insoddisfatte e che non piacciono diventano rabbiose.

Il giudizio è tranchant e fa riferimento non solo a un presunto carattere "intransigente e violento" ma, il che è ancora più grave, all'aspetto esteriore di Michela Murgia. 
Siamo abituati a leggere queste - passatemi il termine - porcherie sui social, un continuo ripetersi di offese e atti di bullismo in commenti disseminati in tutte le piattaforme. Orde di imbecilli popolano il web, si sa dai tempi in cui la cosa fu stigmatizzata da Umberto Eco. 
In questo frangente, invece, sono in gioco componenti diverse, che hanno scosso il dibattito attorno ad alcuni snodi.
Com'era facile prevedere, è andato in due direzioni: era una conversazione privata, non pubblica, peggio ha fatto chi l'ha divulgata. Come se in privato avessimo il placet su tutto ciò che ci passa per la mente. È vero, capita di dire cose che non diremmo mai pubblicamente, ma questo non sposta il baricentro della questione. 
Altra direzione: Murgia è intoccabile, ecco perché le femministe la difendono a spada tratta; non si può dire niente su di lei, pena il pubblico ludibrio. In realtà le parole di Mari sono state rigettate non solo dalle "femministe" ma da molta parte del mondo intellettuale, uomini compresi. 

Il fatto è che non ci saremmo mai aspettati da uno scrittore di questa levatura queste chiacchiere da bar, e per quanto riguarda l'opinione in sé, siamo rimasti malissimo che Michele Mari la pensi così, insomma. 
Al di là di Michela Murgia, ci è apparso troppo evidente che anche in un ambiente di scrittori, gente colta, elevata, si giudica una donna dall'aspetto esteriore, si valuta quel carattere e quel modo di essere e fare in relazione alla forma. E questo è gravissimo. 

Michele Mari 
Come deve essere un esponente dell'intellighenzia, appartenente a quell'ambiente intellettualmente rilevante come può esserlo quello degli scrittori e delle scrittrici?
 È tollerabile che proprio in quell'ambiente si muovano queste gravi forme di maschilismo?
Se è vero che scrittori come Bukowski, e non solo lui, non erano proprio un esempio di vita, e se è vero che non siamo nuovi all'abitudine di scrittori che ne offendono pesantemente altri, qui ci troviamo dinanzi a un fatto ancora più fastidioso. Murgia è morta per un cancro quasi tre anni fa, dopo una penosa agonia. E in vita era stata osteggiata in maniera violenta sui social proprio per il suo aspetto fisico. Non si puntava alle sue idee, non c'erano argomentazioni attorno alle parole, ma alla sua "bruttezza". 
Un atto di grave inciviltà che ha segnato profondamente Michela Murgia in vita. 
Possibile che esista questa grave mancanza di tatto, di empatia, di rispetto verso una persona che non può difendersi? Queste gravi affermazioni sono discutibili da diversi punti di vista. 

Michele Mari non sarà escluso dai candidati - la Fondazione Bellonci prima ha preso le distanze dalle sue affermazioni, poi ha confermato la sua partecipazione - ma se vincerà lo Strega (perché, è legittimo, bisogna giudicare l'opera e non chi la scrive), non credo che questa polemica si spegnerà tanto facilmente. Anche se ha vigliaccamente negato di aver mai proferito quelle ignobili affermazioni. 
Il 7 luglio vedrò i sei finalisti al Velletri Libris e mi domando se qualcosa di questa brutta storia trapelerà.

Cosa ne pensate?

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