Incipit: Un tempo lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali, intitolato "Storie vissute nella natura", vidi un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa nell'atto di inghiottire un animale. Eccovi la copia del disegno. C'era scritto: "I boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla. Dopo di che non riescono più a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede".
Recensire questo piccolo grande libro e tutto ciò che vi è in esso contenuto non è per nulla semplice.
Credo che un buon commento a questa storia tradotta in centinaia di lingue e distribuita in tutto il mondo, che ancora appassiona generazioni di adulti e bambini, dovrebbe correre sul duplice filo dell'aspetto squisitamente fiabesco e quello, apparentemente più nascosto, dei molteplici significati antropologici.
Intanto, avevo raccontato già la storia del suo autore in questo post, se vi va di leggerla.
Quante volte avrò letto Il Piccolo Principe? Credo una decina, sicuramente. Da quella primissima volta da ragazzina, prestatomi da qualcuno, anni dopo acquistato, fino alle estati torride in cui ti va di tornare su un piccolo libro, oppure sotto una coperta, d'inverno, nel desiderio di riaprire un vecchio caro racconto, edizione Bompiani del 1994.
Strano, ma questo racconto annovera milioni di estimatori e altrettanti numeri grandi di detrattori. Mi è capitato di leggere commenti di lettori in gruppi sui social e constatare l'acredine di orde di odiatori seriali del protagonista, che lo ritengono insopportabile e petulante, e non capiscono come il povero aviatore possa dargli corda.

