È successo un paio di settimane fa. Un gruppetto di "intellettuali" candidati al Premio Strega, una trasferta su un pulmino, chiacchiere in libertà. Il favorito Michele Mari, in lizza con il romanzo I convitati di pietra, spara una cavolata di quelle grosse, che non vorremmo sentire sulla bocca di quelli cui attribuiamo talento e sensibilità.
Michela Murgia era intransigente e violenta perché era brutta.
Michela Murgia era brutta, quindi era intransigente e violenta.
Con i suoi atteggiamenti aggressivi faceva pagare agli altri la sua bruttezza.
Tutte le donne insoddisfatte e che non piacciono diventano rabbiose.
Il giudizio è tranchant e fa riferimento non solo a un presunto carattere "intransigente e violento" ma, il che è ancora più grave, all'aspetto esteriore di Michela Murgia.
Siamo abituati a leggere queste - passatemi il termine - porcherie sui social, un continuo ripetersi di offese e atti di bullismo in commenti disseminati in tutte le piattaforme. Orde di imbecilli popolano il web, si sa dai tempi in cui la cosa fu stigmatizzata da Umberto Eco.
In questo frangente, invece, sono in gioco componenti diverse, che hanno scosso il dibattito attorno ad alcuni snodi.
Com'era facile prevedere, è andato in due direzioni: era una conversazione privata, non pubblica, peggio ha fatto chi l'ha divulgata. Come se in privato avessimo il placet su tutto ciò che ci passa per la mente. È vero, capita di dire cose che non diremmo mai pubblicamente, ma questo non sposta il baricentro della questione.
Altra direzione: Murgia è intoccabile, ecco perché le femministe la difendono a spada tratta; non si può dire niente su di lei, pena il pubblico ludibrio. In realtà le parole di Mari sono state rigettate non solo dalle "femministe" ma da molta parte del mondo intellettuale, uomini compresi.
Il fatto è che non ci saremmo mai aspettati da uno scrittore di questa levatura queste chiacchiere da bar, e per quanto riguarda l'opinione in sé, siamo rimasti malissimo che Michele Mari la pensi così, insomma.
Al di là di Michela Murgia, ci è apparso troppo evidente che anche in un ambiente di scrittori, gente colta, elevata, si giudica una donna dall'aspetto esteriore, si valuta quel carattere e quel modo di essere e fare in relazione alla forma. E questo è gravissimo.
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| Michele Mari |
Se è vero che scrittori come Bukowski, e non solo lui, non erano proprio un esempio di vita, e se è vero che non siamo nuovi all'abitudine di scrittori che ne offendono pesantemente altri, qui ci troviamo dinanzi a un fatto ancora più fastidioso. Murgia è morta per un cancro quasi tre anni fa, dopo una penosa agonia. E in vita era stata osteggiata in maniera violenta sui social proprio per il suo aspetto fisico. Non si puntava alle sue idee, non c'erano argomentazioni attorno alle parole, ma alla sua "bruttezza".
Un atto di grave inciviltà che ha segnato profondamente Michela Murgia in vita.
Possibile che esista questa grave mancanza di tatto, di empatia, di rispetto verso una persona che non può difendersi? Queste gravi affermazioni sono discutibili da diversi punti di vista.
Michele Mari non sarà escluso dai candidati - la Fondazione Bellonci prima ha preso le distanze dalle sue affermazioni, poi ha confermato la sua partecipazione - ma se vincerà lo Strega (perché, è legittimo, bisogna giudicare l'opera e non chi la scrive), non credo che questa polemica si spegnerà tanto facilmente. Anche se ha vigliaccamente negato di aver mai proferito quelle ignobili affermazioni.
Il 7 luglio vedrò i sei finalisti al Velletri Libris e mi domando se qualcosa di questa brutta storia trapelerà.
Cosa ne pensate?


Che cosa triste sentire queste affermazioni. Non conoscevo lo scrittore, ma non mi stupisce che anche in questo campo ci siano opinioni da pochezza mentale, perché la stupidità esiste anche tra chi scrive (non puoi immaginare le cattiverie viste sui gruppi social di scrittori esordienti, un vero girone dell’inferno) e quindi ancora una volta una donna viene giudicata per il suo aspetto fisico. Tra l’altro io trovavo Michela Murgia, oltre che piacevolissima da ascoltare, anche esteticamente bella, aveva un sorriso che ti riempiva il cuore e un viso armonico e piacevole.
RispondiEliminaMa sai che l'ho sempre trovata bella anch'io? Di una bellezza fuori dai canoni, ma di certo dire "brutta" significa tutt'altra cosa. Poi credo che nel caso di non rispondenza ai comuni canoni, senza distinzione fra donna e uomo, basta ascoltare chi è dotato di altissima intelligenza, acume, sensibilità, per dimenticare del tutto l'aspetto esteriore. Segno che, nel caso di Michela Murgia, chi si ostinava a gettarle addosso odio e osservazioni sul suo aspetto fisico, non si degnava neppure di ascoltare una parola. E invece questa è stata proprio la forza di Murgia, saper argomentare, metterci cervello, mai restare in superficie.
EliminaMichela Murgia si è difesa, o meglio ha argomentato splendidamente contro coloro che l'attaccavano per le sue idee e per il suo fisico. Sinceramente preferisco persone capaci di prendersi carico delle loro idee, piuttosto che coloro che esibiscono, bene o peggio, la propria ipocrisia. Insomma essere se stessi, anche a costo di suscitare polemiche.
RispondiEliminaÈ stata la sua forza e per moltissimi il suo limite. Ma il primo dei due aspetti ha prevalso ed è per questo che non sarà mai dimenticata.
EliminaLe parole in se stesse sono ovviamente qualunquiste e "da bar". Sono d'accordo quando sottolinei che bisogna giudicare l'opera e non chi l'ha scritta, in effetti la storia della letteratura mondiale è piena di autori capaci di scrivere opere di straordinaria altezza che contrastano con la miserevole bassezza di certe loro scelte nella vita privata. Però, ecco, una cosa del genere non passa inosservata. Se qualcuno smetterà di comprare i libri di questo autore perché deluso da lui come persona (non come scrittore) lo riterrei un atteggiamento più che legittimo.
RispondiEliminaIo mi sono ripromessa di leggere il suo I convitati di pietra, perché dalla trama so che potrei apprezzarlo (e immagino che per essere candidato allo Strega debba trattarsi di un romanzo ben scritto), non voglio lasciarmi "distrarre". Certo, questa vicenda non sarà dimenticata.
EliminaDa questa sgradevole vicenda si apprende una cosa che rattrista: anche le persone che nel nostro immaginario consideriamo intellettualmente superiori a certi livelli di becerume, possono mostrare di non esserlo. E questo, ovviamente, rattrista e dispiace.
RispondiEliminaCredo che dovremmo imparare a convivere con queste sgradevoli sorprese.
Non c'è purtroppo dubbio alcuno.
EliminaMari. Mi trattengo dall'esprimere qualunque considerazione sul suo lato estetico, pena scadere nello stesso baratro in cui ha portato quella discussione. E tuttavia resta un punto aperto: al di là della sua partecipazione allo Strega (che sta diventando sempre peggio, ogni anno una polemica diversa, mi sa che senza non farebbe storia) e alla sua supposta abilità letteraria, ciò che mi colpisce è altro. Non le indignazioni per aver reso pubblica una conversazione privata (chissà che levatura di discorsi tra questi autorevoli esponenti dell'intellighenzia, sempre maschile, ovvio) né l'attacco solito alle femministe che difenderebbero Murgia da qualunque becero attacco. Ma il fatto che si possa concentrare l'attenzione su un aspetto del tutto opinabile, l'aspetto fisico, piuttosto che riconoscere la splendida e ricca produzione della Murgia, che, per inciso, a me pare una bella donna, con un sorriso disarmante. Forse il problema è proprio quello: di donne eccellenti scrittrici ce ne sono molte, poche son quelle che bucano le pareti dell'informazioni. Qualcuno sembrerebbe dire: "Come si permettono".
RispondiEliminaChe poi è quanto ha affermato attorno a questa vicenda Bianca Pitzorno, candidata pure lei con La sonnambula, dicendo parole molto chiare, ecco alcuni stralci:
EliminaQuesto brutto vezzo di giudicare una donna che scrive non per il valore dei suoi testi ma per il suo carattere impetuoso e il suo coraggio di non rifuggire le polemiche, mascherato dal pretesto di un aspetto sgradevole, evidentemente è ancora in auge.
Io non sono tra coloro che si vantano di essere state amiche intime di Michela Murgia.
La differenza d’età e il fatto di vivere in città diverse ci ha sempre impedito quella frequentazione assidua che fa nascere un’amicizia. Ma la conoscevo, l’ho incontrata molte volte, ci ho conversato, ho scherzato insieme a lei…Non mi è mai capitato di assistere a un suo atteggiamento violento, anzi ne ho goduto l’ironia e l’allegria. (A un convegno serissimo ad Alghero abbiamo cantato insieme tutta l’aria Un bel dì, vedremo dalla Butterfly di Puccini: una più stonata dell’altra, con il pubblico piegato in due dalle risate).
Sia pure da lontano le volevo bene, la stimavo, le ero riconoscente per alcune circostanze nelle quali era stata con me generosa nel recensirmi e anche per il fatto di avermi perdonato di gran cuore alcuni sgarbi involontari. Apprezzavo la sua scrittura ma anche e soprattutto il suo senso civico, il suo slancio etico e anche la sua vis polemica.Qualche volta non ero d’accordo con le sue opinioni, ma riconoscevo la sua estrema bravura nell’argomentarle. E quanto al suo aspetto fisico… la trovavo gradevole, carina, fornita di una grazia non convenzionale, non certo la solita modella da servizio di moda, ma piena di un fascino sensuale e femminile, come l’abbiamo tutti potuta apprezzare nella bellissima intervista che poche settimane prima di morire ha rilasciato a Vanity Fair.
E non era affatto frustrata. Perché mai avrebbe dovuto esserlo? Partita da origini molto umili con le sue sole forze è diventata una scrittrice famosa, un’opinionista molto seguita; ha vissuto amori travolgenti e ricambiati, ha persino calcato in modo eccellente e con grande successo le tavole del palcoscenico recitando la parte di Grazia Deledda nell’opera di Marcello Fois Quasi Grazia, testo teatrale in tre atti.E così torniamo a Grazia Deledda e al fatto che in Italia noi donne che scriviamo veniamo considerate quasi sempre con sufficienza, ci si applicano dei cliché da cui è difficilissimo liberarci anche se ci capitasse di scrivere la Divina Commedia. E qualcuno si permette di giudicarci per il nostro aspetto. (Che invidia in queste circostanze per Elena Ferrante!) Ma non è che invece a qualcuno degli scrittori maschi facciamo paura?
Per favore, voi che ci giudicate dalla nostra bellezza o bruttezza, volete lasciarci parlare e scrivere in pace?
Non sbaglio nel leggere una delusione che traspare dai vostri commenti come il crollo di un’illusione. Tendiamo a pensare che chi maneggia la letteratura abbia una sensibilità superiore. Ma evidentemente la cultura accumulata non coincide sempre con l'evoluzione personale.Quando non si sanno contrastare le idee di una donna, si attacca il suo corpo. È una dinamica vecchia e debole, in cui si scivola nel giudizio estetico per sminuire il valore intellettuale di una persona.Il vero problema non è la caduta del singolo autore. Per fortuna il mondo intellettuale è pieno di veri cultori che continuano a fare il loro lavoro con immenso rispetto e serietà. Tuttavia, quando certi meccanismi maschilisti emergono proprio in quegli ambienti, il danno d'immagine colpisce tutti, ferendo l'idea stessa di cultura come forza capace di superare i pregiudizi.
RispondiEliminaDopotutto, Platone ci ricordava che l'anima si cura attraverso i "discorsi belli". La vera cultura possiede una forza profondamente empatica: esiste per curare le nostre piccolezze, per insegnarci a guardare l'altro con rispetto e per connetterci con l'umanità di chi abbiamo di fronte. Quando la parola smette di essere uno strumento di comprensione e scivola nell'offesa personale, smette semplicemente di essere cultura. Il nostro compito, come lettori, è continuare a difendere e a cercare quella bellezza che eleva l'animo, lasciando il becerume fuori dai libri.
Un saluto
Grazie per il bellissimo commento.
EliminaNon vedo come si possa considerare privata una conversazione con gli altri scrittori finalisti, non si trattava di un confessionale con vincolo al segreto. E’ evidente che se Mari dice una sgradevole bestialità gli altri divulgheranno quanto prima la notizia, non fosse altro che per mettere in cattiva luce il favorito. Bisognerebbe sempre separare le opere dalle opinioni, Michela Murgia, per esempio, ha scritto un libro che mi ha commosso, ma non mi sono mai emozionato, anzi spesso mi ha infastidito, con le sue esternazioni misticheggianti e talvolta banali
RispondiEliminamassimolegnani
E quale libro esattamente ti ha commosso? Sono curiosa.
EliminaAccabadora
Eliminaml
Una figuraccia. E chi lo difende è ancora peggio: il buon senso vuole che qualunque opinione tu abbia di una persona, il contesto in cui ti trovi è fondamentale: se siamo io e te, forse un commento così pesante potrebbe pur passare, fosse anche per farci una risata sopra (anche se io non direi ugualmente cose di così bassa levatura), ma tu sei con dei colleghi/avversari in una competizione e pure con una cara amica della Murgia che ascolta la conversazione. Ma sarai un po' scemo a fare certe esternazioni! Libertà un corno: sei volgare e proprio scadente. Neanche la sensibilità di stare dando giudizi (estetici) su una persona che non c'è più. E te lo dico io, che non amo particolarmente questa scrittrice. Boh, Mari era il favorito dello Strega; spero che riceva una lezione da questa esperienza.
RispondiEliminaE Mari lo Strega ieri sera lo ha vinto. Quando si dice che è necessario distinguere l'uomo, lo scrittore e il suo libro.
EliminaGrossolana e volgare l'affermazione di questo "intellettuale" privo di qualunque rispetto! Neppure io amavo in modo particolare la Murgia, ma qui siamo caduti davvero in basso! Oltretutto il linguaggio è veramente tranchant: "...era brutta, quindi era intransigente e violenta." Ma siamo pazzi???
RispondiEliminaSì, ormai abbiamo ampiamente superato la "finestra di Overton". :(
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