Incipit: Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.
Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.
Scoprire un grande classico in età matura significa poterlo apprezzare servendosi di una capacità critica necessaria. Inizio così, con la certezza che se avessi affrontato Lolita a vent'anni forse, forse, non avrei potuto apprezzarlo appieno come faccio oggi.
Anzitutto perché è un romanzo coraggioso, che osa raccontare una relazione tossica, morbosa, un'ossessione malata che è anche una discesa nell'inferno. Senza se e senza ma: è il racconto dell'orco, dell'uomo adulto che abbranca una bambina e ne fa a lungo la propria amante, è il racconto di una coscienza malata, pedofila, perversa. Con l'aggravante dell'incesto, per non farci mancare nulla.