lunedì 5 gennaio 2026

Eudaimonia

Come è ormai consuetudine, dedico uno dei primi post del nuovo anno alla riflessione sul percorso svolto in questi anni e ai nuovi propositi per il 2026.
C'è una parola che risuona spesso in tante mie letture, in qualche podcast che ascolto, in video che mi capita di guardare su You Tube: eudaimonia. Una bellissima parola greca che significa alla lettera "avere un buon demone" ma che poi si estende a significati ampi e decisamente importanti. 
Cominciamo proprio dalla parola daimon, cos'è questo demone, che nel nostro immaginario ci porta verso scenari non proprio piacevoli? 
Nell'antichità greca rappresentava più aspetti: poteva essere inteso come un intermediario fra dei e uomini, oppure un'entità insita in ciascun individuo in grado di indirizzarlo verso una scelta morale, o ancora un "distributore di destini", un "codice" assegnato a ciascuno di noi come avente un obiettivo determinato. 
In sostanza, il daimon è presente in ciascuno, il difficile sta nell'individuarlo e capire dove ci vuole portare, individuarlo come nostra vocazione primaria

Potremmo anche dire, rispondendo a un canone linguistico più vicino al nostro mondo, trovare un senso alle proprie azioni, al proprio vivere. 
Va da sé che eudaimonia è proprio quella capacità di "avere un buon demone", allinearsi in maniera coerente col proprio stare nel mondo. Un'impresa non proprio semplice, vero?

Attingiamo ancora al mondo greco. Eudaimonia, "avere un buon demone", va intesa come felicità. La felicità è strettamente legata alla piena realizzazione della tua più specifica virtù, che in greco è intesa come "capacità". Riflettere sulla propria virtù significa riflettere sul cosa vogliamo fare nella nostra vita, sul cosa sappiamo fare. Capire ciò significa aver scoperto il proprio demone. 
Individuato il nostro demone, allora possiamo lavorare per realizzarlo e realizzarlo coincide con qualcosa di molto vicino alla felicità. 
Facile più a dirsi che a farsi.
I greci si appellavano all'oracolo, il quale rispondeva "conosci te stesso", gnōti seautón.
Non si riflette mai abbastanza sul conoscere se stessi, sul capire cosa si voglia essere, dove si voglia andare, cosa si voglia diventare. Perché il diventare è fondamentale. 
Conoscere se stessi significa allinearsi col proprio bisogno più profondo, capirne anche il perché, ma soprattutto comprendere la propria specificità. Lavoriamo realmente su questo? 
O piuttosto, cessato il lavoro, cerchiamo di fuggire da noi stessi? Il tipico fine settimana è proprio cercare non solo di spezzare la routine, ma immergersi in luoghi affollati, perdersi assieme agli altri, alla moltitudine, alienarsi. 

Sono veramente poche le occasioni collettive legate a una ritualità "generativa". Per lo più si tratta di quelle abitudini in cui siamo cascati senza rendercene conto: mi mescolo agli altri, cerco febbrilmente la compagnia degli altri, mi infilo in centri commerciali, in pizzerie, ristoranti. Una socialità legata esclusivamente alla condivisione di spazi, lontana da luoghi come il libro, il teatro, l'arte, la natura.
Se investissimo con una certa costanza in spazi generativi, come libro, teatro, arte, natura, staremmo lavorando sul gnōti seautón, perché parola, arte e natura sono quei "luoghi" in cui ci si connette col proprio Sé più profondo. Si costruisce consapevolezza sul proprio daimon

Connettersi col proprio daimon non si esaurisce nel "conosci te stesso", poiché apre a ulteriori scenari. 
Ce lo insegnano ancora una volta i greci: "impara la misura".
Individuare dentro di noi ciò che ci dà gioia non equivale alla piena realizzazione di quel qualcosa. Potrei amare visceralmente il balletto, volerlo praticare, ma non avrebbe senso aspirare a diventare Nureyev. Potrei amare scrivere, magari saperlo fare, ma devo chiedermi se realmente sono all'altezza di diventare uno scrittore riconosciuto come tale. Potremmo fare innumerevoli esempi. 
Imparare la misura significa "collocarsi", senza aspirare a oltrepassare la tua misura, la conseguenza sarebbe la rovina. Conosci te stesso, allora, e secondo misura. Il concetto in fondo è molto chiaro. Risponde a un'etica del limite: katà métron. Non a caso la sola colpa riconosciuta nel mondo greco è la hybris: oltrepassare la misura, oltrepassare il limite. Prometeo e Sisifo ne sanno qualcosa. 
La giusta misura ha una propria bellezza, è compiuta ed è in tutte le cose. Credo sia un concetto veramente bello e molto vero. 
Alla base di tutte queste intuizioni c'è la certezza della morte. I greci non posseggono speranze ultraterrene, a differenza dei cristiani. Tutto si gioca e si compie nella vita. 
La vita in sé è talmente piena di significati e possibilità che tutti i nostri sforzi devono essere orientati sull'espanderla, seguendo la propria misura.

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Mi piace sintetizzare questi concetti, mi aiutano a focalizzare alcuni punti che devono restare fermi. Dopotutto "focalizzare" è stata la mia parola-chiave del primo post, datato 2023, dedicato ai buoni propositi. Non si può smettere mai di progettare un percorso per se stessi
Riuscirci o meno è un altro discorso. Mai lasciarsi avvilire dalla constatazione di quel "poco" che abbiamo costruito, da quanto è dipeso da noi o dagli altri. 
Anche chi dice di non fare propositi in realtà li sta facendo, in particolare chi ha una vita culturalmente attiva e in fieri
Come ho scritto qui, il mio proposito per il 2025 è stato valorizzare
Uscivo da un anno, il 2024, pesante da diversi punti di vista. Volevo che il 2025 fosse un anno perlomeno "normale", tirare il fiato, essere più serena. Beh, non posso dire sia andata male, anzi. 

Salute - L'aver riscoperto il gusto di prendermi cura della mia salute, della mia esteriorità, ha portato i suoi frutti. Sono stata però molto brava in tutta la prima parte dell'anno, fino ad almeno maggio, poi mi sono un po' lasciata andare. Dall'estate ho ripreso qualche chilo e da settembre non ho ritrovato il gusto di vestirmi secondo quei nuovi canoni che avevo abbracciato a inizio anno. Sono un po' tornata ai grigi e ai mezzitoni e ho intenzione di correggere in pieno il tutto. Ritornare in forma e riconquistare il gusto di utilizzare colori e combinazioni. 

Lavoro - Avevo conquistato una certezza dopo i primi mesi dell'anno: fare il passaggio di ruolo. A marzo ho fatto domanda per le scuole superiori, Liceo Scientifico, Linguistico, Scienze Umane. Solo in due istituti delle vicinanze, non mi va di ricominciare a viaggiare. La domanda non è andata a buon fine, ci riprovo quest'anno. 

Teatro - Il teatro è stato un trionfo, fra Notre-Dame de Paris e Foglie d'erba. Non sono riuscita a replicare né lo spettacolo sulla Magnani né Pinocchio
Oggi ho inviato alla ciurma il nuovo copione, ultimato in questi giorni, una storia comica e che fa riflettere, sullo sfondo la famiglia Addams (ebbene sì!) e alcune figure appartenenti all'immaginario gotico e horror. Ho alleggerito rispetto al grande lavoro sul romanzo di Hugo, le cui prove sono state a dir poco estenuanti. Attendono mesi più leggeri di laboratorio/prove, poi a maggio si andrà in scena, ma speriamo senza tradire quanto il pubblico si aspetta da noi. Poi voglio chiudere il progetto Pinocchio riportandolo in scena a novembre, magari con un paio di fine settimana di repliche e, speriamo, una matinée. Lo spettacolo sulla Magnani sarebbe perfetto continuasse il suo percorso di partecipazione a premi nazionali, dopo la grande soddisfazione di marzo 2024. Vedremo.
Il laboratorio ragazzi vorrei andasse in una nuova direzione, più stimolante e professionale, con proposte che tocchino arti diverse e ancora non praticate (un mio vecchio desiderio è quello di portare maestri di scherma scenica). 

Voce - La mia intenzione di aprire un canale Podcast non è andata a buon fine. Il mic professionale è andato in palla a causa di incompatibilità con il nuovo software, pertanto il progetto si è arenato e siamo stati troppo impegnati in altro per dedicarci appieno al suo ripristino. Ci riproverò. 

Scrittura - Ogni velleità di pubblicare il romanzo si è spenta sull'ennesima mancanza di fiducia. Questo progetto è più gravoso e incerto rispetto agli altri. Richiederà molto lavoro, ma non demordo. Le mie intenzioni sono sempre vivissime. 

Volevo dimenticare tutto il peso del 2024 e di fatto ci sono riuscita, ma attraverso aspetti che non avevo previsto. Il bello di questo 2025 appena trascorso è stato sì nel teatro ma in particolare negli affetti
Il viaggio in Sicilia e il riallacciare i rapporti con cugini cari mi ha rivitalizzato. Il viaggio a Londra ha fatto il resto. Se a questo uniamo il trionfo degli spettacoli di novembre, il quadro può dirsi soddisfacente. È stato un anno in cui mi sono sentita sollevata e desiderosa di continuare a coltivare quella bellezza. 
Vorrei fare un paio di viaggi importanti, vorrei dedicarmi a qualche fine settimana di scoperta di luoghi non lontani che ancora non ho visto (esempi: Matera, Civita di Bagnoregio); diventare più consapevole delle offerte culturali del territorio, instaurare collaborazioni, fortificare la scrittura sul blog, leggere libri senza sbagliare, potenziare i miei canali social. 

E per riallacciarmi alla sintesi iniziale, "sintonizzarmi sul mio daimon", cercare e trovare armonia con le persone, smetterla di averne aspettative, focalizzare, valorizzare, fiorire. 
Sono imperativi da non mollare, per tenere vivo l'entusiasmo, trovare un senso, continuare a desiderare.

A voi la parola. Avete un desiderio particolare che vorreste realizzare quest'anno?

9 commenti:

  1. E' un post molto articolato dove parli dell'anno concluso e dei progetti per il 2026, ma anche a tutto tondo, come si dice, di te e delle tue passioni, e anche del rapporto con il tuo corpo, i kg in più ad esempio, problema di molto over 50, anche di chi, come me, è sempre stata molto magra. In pratica si tratta di trovare un equilibrio diverso, io su sto punto ce l'ho fatta grazie a un'amica che ha un negozio di abbigliamento e ha saputo consigliarmi molto bene. Vediamo come andrà dopo le feste, ma in autunno semplicemente mangiando meno a cena sono riuscita a perdere 2/3 kg, vero che avrei voluto scendere molto di più, ma credo sia proprio impossibile. Salto un po', dunque pure io ho riallacciato i rapporti con una cugina, che sono andata a trovare proprio ieri, abita in provincia di Reggio Emilia, ed è un punto importante delle mie relazioni. Continuare a desiderare è fondamentale, anche a ridere, a giocare con Emanuele, a coltivare quel fanciullino che ormai in questo mondo orribile è diventato praticamente introvabile, quindi tocca impegnarsi tantissimo. Il teatro è una dimensione che ti sta proprio calzando e ti auguro che continui così, come di poterti dedicare anche al romanzo. Fortuna vuole, e torno un attimo all'inizio del tuo post - scusami per questo commento un po' saltellante - non sono il tipo che si aliena nel weekend, magari in un centro commerciale, proprio no!

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    1. Ciao, Sandra! Sì, si tratta di trovare un equilibrio (cosa che potremmo applicare a tutto) e per quanto riguarda l'alimentazione l'aver praticamente tagliato sui carboidrati per me molto difficili da assimilare (pane e pasta) è stato salvifico. Penso che siano addirittura tossici per me. Poi pure i dolci fanno la loro parte, l'eccesso di zuccheri è rovinoso. Riallacciare i rapporti è bellissimo, si comprende come tutto può essere esattamente dove era stato lasciato se ci sono affetto e volontà. :)

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  2. Ecco, non mi sono firmata, sono Sandra

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  3. Molto bene, Luz! Leggendo questo tuo post ho riscoperto il piacere di riflettere sulle cose, ponderarle, prendendosi il giusto tempo per farlo. E questo in un mondo reale sempre più frenetico e superficiale. Quindi il mio proposito per il 2026 è proprio: RIFLETTERE, tornare a farlo. E mi auguro che tanti la pensino come me; non dobbiamo permettere ad una realtà distorta di annullarci e di prendere il sopravvento sulla nostra libertà di pensiero!

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    1. Direi un ottimo proposito. Riflettere si porta con sé anche cose come il silenzio, il raccoglimento, aspetti oggi più che mai necessari. Troppo rumore, frastuono, informazioni di ogni tipo. Troppi stimoli. Riappropriarci della nostra genuinità è fondamentale. Ho appena finito di leggere il bellissimo Botanica della meraviglia, calza a pennello.

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  4. C'è anche una controindicazione: il demone che si impossessa e ottunde e ci fa lasciare indietro passioni meno motivate. Servirebbe equilibrio, culto delle priorità, riconoscibilità di ciò che ti fa stare bene. In questo rientra un mondo legato ai piaceri, e anche a quelli procurati, quindi dedizione al prossimo - rimaniamo animali sociali - e alle persone che hanno scelto di vivere con noi, e noi con loro.
    Il resto viene a cascata e deve incastrarsi in puzzle virtuoso. Io non rinuncio mai a scrivere, comodo a casa o mentre aspetto che Lulù esca da una PET. Il teatro ha subito bruschi out out. I viaggi anche, le uscite, gli amici, le letture, le cene, il cinema. Dobbiamo essere adattabili, lì emerge l'umanità, accarezzando il demone accucciato ai nostri piedi.

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    1. Siamo animali sociali, proprio così. Impossibile sottrarci alle nostre relazioni, di qualsiasi natura siano. Il lavoro è costruire relazioni che generino armonia, trovare le giuste persone cui donare e donarsi. Tu poi fai riferimento alla compagna di vita e io ti vengo dietro. Pensa, quest'anno per noi saranno quaranta anni insieme in totale. Praticamente anime gemelle, benché in tanti aspetti diversi. Prendersi cura dell'altro oggi è più che mai un valore da tenersi stretti. E vale a tutti i livelli.
      Spero che prima o poi per voi ci sia quella serenità che vi consentirebbe di tornare al teatro. Davvero, incrociamo le dita. Il teatro è rigenerante.
      Riguardo a quel demone accucciato ai piedi, mi fai venire in mente i versi di Alda Merini...
      Ma viene a volte un gobbo sfaccendato,
      un simbolo presago d’allegrezza
      che ha il dono di una strana profezia.
      E perché vada incontro alla promessa
      lui mi traghetta sulle proprie spalle.

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  5. Più che per me, penso ai miei famigliari. Ho dei desideri per loro, per mia figlia in particolare, ma non solo.
    Per ovvie ragioni purtroppo non dipendono solo da me, sono desideri in cui gli elementi del fato e della volontà altrui contano più della volontà mia. Se si avverassero sarei più sereno e più sollevato, quindi sarebbe importante anche per me. Vedremo se il cielo vorrà concedermi anche questa grazia.

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    1. Caro Ariano, ti auguro con tutto il cuore che questo tuo desiderio si avveri. Un abbraccio pieno di affetto.

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