Incipit: Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato di sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia.
La barchetta beccheggiò, s'inclinò, si raddrizzò, affrontò con coraggio i gorghi infidi e proseguì per la sua rotta giù per Witcham Street, verso il semaforo che segnava l'incrocio con la Jackson. Le tre lampade disposte in verticale su tutti i lati del semaforo erano spente, in quel pomeriggio d'autunno del 1957, e spente erano anche le finestre di tutte le case. Pioveva ininterrottamente ormai da una settimana e da due giorni si erano alzati i venti. Allora quasi tutti i quartieri di Derry erano rimasti senza corrente e l'erogazione non era stata ancora ripristinata.
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 1200
Prezzo: € 18,90
Qualcuno di voi, fra quelli che conoscono i miei gusti in fatto di letture, forse resteranno stupiti da questa recensione.
Ebbene sì, l'estate scorsa ho letto il celeberrimo It del re della narrativa contemporanea horror, sono uscita dalla mia comfort zone, mi sono concessa un bel po' di pagine splatter. Non so se It sia il romanzo più celebre di Stephen King, impossibile dirlo per uno scrittore che da decenni è fra i più venduti al mondo (e pare che sfiori ormai le 500 milioni di copie vendute di tutti i suoi libri), certo lo si annovera fra quelli più simbolici e potenti di tutta la sua produzione.
Un'opera epica, di cui lo stesso autore, a suggello del gran finale, scrive:
Questo romanzo è stato cominciato a Bangor, nel Maine,il 9 settembre 1981e completato a Bangor, nel Maine,il 28 dicembre 1985.
Il desiderio di leggere il tomone più famoso di King vagava fra i miei pensieri da qualche anno, da quando ascoltai Michela Murgia dire:
It è il mio libro del cuore, quello che più mi ha formata, che più ho riletto nella vita. È quello che mi ha spiegato che uno scrittore maschio può raccontare le donne come persone vere, che può parlare della loro forza, della loro debolezza, della violenza che subiscono, senza fare prediche. It mi ha insegnato che è possibile scrivere romanzi senza un eroe, ma raccontando invece un gruppo dove essere potenti tutti insieme, dove ciascuno da solo è troppo fragile, emarginato, nerd, per farcela da solo. Il libro che mi ha insegnato che il tempo magico dell'adolescenza è un tempo in cui puoi essere smarrito ma in quello smarrimento c'è un elemento di salvezza per gli adulti, che invece si credono salvi e al sicuro. È il libro che consiglierei a chiunque di leggere. Per me Stephen King è lo scrittore che racconta la vita, soprattutto nella prima parte della sua carriera, e It è un libro che rileggo perché in ogni fase della mia vita ha avuto qualcosa in più da dirmi.
Ecco, stimando Murgia oltre ogni dire, saprete bene quanto mi sia fidata del suo giudizio.
Sapevo già che questo romanzo avrebbe celato qualcosa, una verità ultima che travalica l'intreccio per rendere possibile non solo, al termine della lunghissima lettura, il ricordo della strenua lotta del bene contro il male, ma qualcos'altro, più vicino alla realtà, alla vita. E qui si tratta di un tema caro a Stephen King, il legame profondo fra adolescenti, in quella età che abbandona l'infanzia per affacciarsi alla conquista del Sé.
Mentre scrivo, ricordo per esempio che uno degli aspetti fondamentali del racconto è la percezione del corpo, del suo mutare nella crescita, del suo accordarsi o al contrario discordare dai sentimenti di questi non più bambini ma non ancora adulti, che adulti si ritrovano dopo, nello scontro finale con la terrificante creatura.
Ma c'è un altro aspetto, semmai ancora più struggente, che emerge vividissimo: la nostalgia del passato, la travolgente malinconia del tempo perduto, i luoghi del passato come luoghi dell'anima.
Anche Derry, la strana cittadina del Maine in cui It si muove e muta, è come una creatura a sé. King ne traccia una mappa perfettamente identificabile dal lettore. Ci porta letteralmente là, in quella che parrebbe un'insignificante cittadina di provincia, negli oscuri Barren, il luogo proibito che seduce i piccoli, così come lungo i quartieri in cui i sette ragazzini/eroi vivono e verso cui si spingono, attratti da una forza che solo apparentemente emerge dal loro "fuori", e in realtà esplode dal loro "dentro", dal desiderio irrefrenabile dell'esplorare e spingersi oltre e oltre.
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| I sette Perdenti nella versione 1990... |
It dunque non è solo un romanzo horror di quelli in cui ogni scena in cui è presente It è estremizzata e strega il lettore fino a soggiogarlo (o impressionarlo come il vero horror deve fare), ma anche un grande romanzo sull'amicizia, sull'adolescenza, sulla forza dirompente che si trasmette attraverso affetto, gratitudine, speranza, tenacia, lealtà.
Adoro questo duplice livello in It. E in generale quando in un romanzo l'autore ci traghetta oltre la trama per farci scorgere qualcosa per poi sottrarla, poi donarla generosamente, poi depistare, poi rivelare. È il pregio di chi possiede realmente il dono della scrittura, oltre la pura inventio e verso verità che non ci sono rivelate ma ci sono narrate ammantate dalla finzione. In sostanza, come se ricevessimo conferme di ciò che conosciamo, o sappiamo cogliere in età matura, ma cui non riusciamo a dare definizione prima di leggerne in un grande romanzo.
Pensate a tutto questo in un romanzo horror di 1200 pagine in cui il male è rappresentato da un non si sa bene chi o cosa.
Vuoi un palloncino, Georgie?
Chi o cosa è It?
La prima volta che mi imbattei in It fu al tempo della miniserie televisiva del 1990. Non ho mai visto alcuna trasposizione, semplicemente ne conoscevo l'esistenza. L'horror, oltre a spaventarmi, non suscita in me particolare interesse. Insomma, sapevo bene di questo Pennywise, l'immagine iconica del clown mangiabambini, così come sapevo che il romanzo era stato, e continua da sempre a essere, uno dei libri più apprezzati di Stephen King.
Immaginavo dunque una specie di assassino travestito da pagliaccio ma avevo sottovalutato la capacità inventiva di King. It è "la cosa", quella cosa cui non sai dare una definizione precisa e del tutto fedele. It semplicemente è, e anche in questo aspetto il maestro sta dicendoci qualcos'altro.
In una visione di due dei sette protagonisti viene fuori la vera natura di It e neppure in quella visione se ne darà una risposta definitiva. It comincia a esistere all'inizio di tutte le cose, esplode sotto la cittadina di Derry e si annida nelle sue acque, rendendo Derry il nucleo di tutto il male del mondo.
It vive e si manifesta in quel luogo e ciò che lo alimenta è il male stesso insito nell'uomo cui It dà poi seguito risvegliandosi e alimentando la propria forza. A Derry più o meno ogni ventisette anni si concentra la più alta e terribile rappresentazione del male assoluto.
It dunque è "innescato" dall'uomo stesso quando si manifesta il suo odio più profondo - basti pensare alla terribile scena dell'incendio del locale dei neri, la strage dei rapinatori di banche del 1929, l'omicidio del proprio fratellino in culla da parte uno dei bambini-bulli di Derry - e nel suo risvegliarsi ha bisogno di compiere eccidi spettacolari, efferati, in particolare nutrendosi di bambini.
It però non è solo il clown, è un mutaforma, la sua metamorfosi è creata dalla stessa mente di ogni possibile vittima. Chi ha il terrore degli uccelli visti in un film lo vedrà in quella forma, così come chi ha tremato dinanzi all'idea che esistano i mostri delle acque o chiunque pensi che un senzatetto sia una persona terribile e un potenziale assassino. It assumerà di volta in volta un aspetto "cucito" sulla vittima.
Dinanzi ai sette eroi della storia, i soli in grado di sconfiggere la terribile creatura, nel momento della battaglia finale It si manifesta nel suo aspetto reale: è un ragno femmina.
La lotta fra i nostri eroi e mamma-ragno (perché ci sono uova disseminate ovunque nelle fogne di Derry) sarà all'ultimo sangue. E non dimentichiamo le pagine in cui It parla agli eroi maggiori, Bill per esempio, incontrandoli idealmente in un non-luogo in cui il terribile "non so cosa" si rivolge adirato all'eroe intimandogli di smetterla.
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| ... e quelli versione 2017 |
Strane somiglianze
Se siete arrivati fin qui e conoscete una saga celeberrima forse vi sarete posti un paio di domande, come ho fatto io. Sì, perché ho l'impressione che J. K. Rowling, prima di scrivere la saga potteriana, abbia letto molto bene It e in certo senso ne abbia poi ricalcato alcuni aspetti.
Mi domando, ma qualcuno oltre a me avrà avuto la stessa sensazione?
I Barren luogo proibito, dove ci sono acqua e foreste solitarie e misteriose, assomigliano alla Foresta Oscura, dove si trova anche un lago. It è un villain molto assomigliante a Voldemort, in tantissime pagine ho avuto una sensazione di ciò. I mutaforma sono in più romanzi della saga, così come il Molliccio, la creatura che assume la forma di ciò che fa più paura durante le lezioni di Difesa contro le Arti oscure. Per non dire del ragno gigantesco, straordinariamente somigliante al terribile Aragog, così come It-lupo mannaro.
E le immagini che sbiadiscono sulle memorie scritte da Mike non ricordano le straordinarie magie della saga? E l'amicizia fra gli adolescenti, il gruppo di "perdenti" non ricorda i tre eroi potteriani? E la magia che sembrano possedere i sette magnifici di Derry?
Insomma, ho forti sospetti. Vero è che Rowling è stata assai apprezzata da King (eccezion fatta per gli ultimi anni, in cui i due si scontrano sul fronte del transgender). Mi fermo qui, magari sono solo elucubrazioni senza senso.
Acclarato invece che King abbia attinto alla tradizione horror del romanzo classico, in particolare a Lovecraft e al ciclo di Cthulhu, la mostruosa creatura che risiede in un non-luogo e ha bisogno di essere risvegliata perché sprigioni tutto il proprio orrore. Cthulhu riecheggia altresì nelle tante pagine in cui la descrizione della straordinaria creatura sfugge a una definizione precisa, le parole rincorrono una possibile descrizione ma volutamente King lascia la cosa nell'indistinto, calcando la mano su alcuni dettagli immateriali ma che suscitano orrore puro in chi guarda (e chi legge).
Forse è per questo che Dio ci fa piccoli e vicini al suolo. Forse perché sa che dovremo cadere spesso e sanguinare molto prima di imparare quell'unica e semplice lezione. Si paga per quel che si ottiene. Si ottiene ciò per cui si paga, ma prima o poi quel che ti appartiene torna a te.
Gli adulti nel mondo di It
Percorrendo il romanzo, trovo che uno degli aspetti più orrorifici siano proprio gli adulti. Ecco forse un altro dei livelli di lettura possibili. Gli adulti, rappresentati dai genitori dei ragazzi o da figure più marginali come la bibliotecaria, l'insegnante, il poliziotto, ecc. Insomma coloro che dovrebbero proteggere i più piccoli, latitano spesso e non abbracciano la missione.
A partire dai genitori di Bill e George, in quel primo capitolo che praticamente è un manuale di scrittura tale è la sua perfezione - e si presterebbe pure, a mio parere, a restare un breve racconto autoconclusivo - che mentre si consuma l'efferato delitto sono altrove, distratti. La madre dei due bambini si diletta al pianoforte mentre fuori imperversa una pioggia torrenziale e il piccolo George esce col suo impermeabile giallo a far galleggiare la barchetta costruita assieme al fratello maggiore (Bill ha la febbre ed è al letto).
E cosa dire del terribile padre di Beverly? Nel caso della ragazzina-eroina, l'orco è già nella sua stessa casa, è un padre violento e ambiguo, la salvezza è fuori dalle sue stesse mura, come se It fosse più affrontabile del suo stesso padre - e la madre anche se sa tace. Uno schema che Beverly replicherà da adulta scegliendo un marito violento.
Peccato per quella scena in cui la Beverly dodicenne fa sesso con i sei amici a turno per consolidare la loro missione durante il primo scontro con Pennywise. A quanto pare non è stata apprezzata da molti lettori nel corso degli anni e nelle trasposizioni televisiva e cinematografica gli sceneggiatori hanno deciso di tagliarla. Anche lì però King sottende qualcosa di simbolico. Beverly ha una propria "sacralità" perché è la parte femminile, e per giunta è una bambina abusata dal proprio padre (anche se King non lascia intendere che il padre la abusi anche sessualmente, lo insinua). L'unione dei sette per sempre accomunati dalla missione di neutralizzare It non può che consolidarsi tramite la condivisione sessuale del corpo di Beverly e di conseguenza il suo passaggio dall'infanzia all'età adulta.
Tornando agli altri, le madri di Ben e Eddie e Stan sono donne ai limiti dello psicotico, morbose, ansiose e iperprotettive e per questo inabili a proteggerli realmente e aiutarli a crescere, i loro padri praticamente non pervenuti.
L'adulto più solido è il padre di Mike, che si sente in dovere di preparare il proprio figlio ai limiti che il colore della sua pelle gli porrà davanti. Richie si difende da solo, perché possiede il dono dell'ironia estrema, pertanto trova nella propria visione del mondo ogni volta una sponda.
La scena agghiacciante del vicino di casa di Beverly, che dinanzi alla fuga disperata della ragazzina dal padre che la insegue per ucciderla a botte chiude il giornale e rientra in casa, è forse quella più rappresentativa.
Gli adulti non proteggono i bambini, li abbandonano a loro stessi, prede della più terribile delle avventure, e quando adulti saranno loro, ancora una volta si faranno eroi perché It non torni mai più a spezzare il già fragile equilibrio di Derry.
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| Pennywise versione 2017-19 (Bill Skargard) e versione 1990 (Tim Curry) |
La sospensione dell'incredulità nelle storie horror
Il problema della credibilità nelle storie narrate è un quid cui non può sottrarsi nessun genere. Abbiamo bisogno di somiglianze con la realtà in tutto ciò che leggiamo perché questo permette immedesimazione e maggior vigore nel percepire orrore o dramma.
Uno dei motivi per cui l'horror non mi piace è perché spesso chi ne scrive - per non dire chi ne dirige una versione cinematografica o televisiva - cede troppo facilmente alla virata splatter. Di pagine splatter It è disseminato e sono quelle che mi piacciono meno, trovo che le pagine horror più intense e interessanti siano quelle dove non serve leggere di teste che vengono strappate dal corpo, ma quelle in cui la scrittura di King è come quella di un regista del migliore cinema.
Tre momenti per esempio: tutta la scena del sangue che sgorga dal lavabo del bagno di Beverly, la scena della torre da cui vengono fuori le anime dei bambini uccisi e quella della vecchia casa abbandonata dove vive un singolare senzatetto. Una volta dentro queste scene, la sensazione è di non riuscire a mollarle perché è esattamente come se le si stesse guardando, come se King ci portasse in quel bagno nel 1957, in quella vecchia torre dalla porta arrugginita e in quella casa degli orrori. È la ragione per cui è uno scrittore da 500 milioni di copie vendute in tutto il mondo.
Il maestro, il "re"
Stephen King è un unicum nella narrativa contemporanea. Un autore da numeri stratosferici che ha individuato stile e temi e sa come rendere fin dalle prime pagine molto attraenti le storie che scrive.
È uno scrittore prolifico (con più di 70 romanzi all'attivo), ormai un marchio di fabbrica. Ogni tanto si concede di uscire dal suo genere principe, e ci regala capolavori come Il miglio verde, Misery, 22/11/63, Stagioni diverse (di cui è parte il bellissimo Shawshank) fra quelli che hanno suscitato l'interesse di registi e produttori. Come tutti i grandissimi, preferisce inserire nelle proprie narrazioni aspetti e luoghi a lui noti - ossessivo il ritorno del Maine, dove vive - e si diverte spesso a fare di scrittori personaggi e protagonisti.
Quasi come se il mestiere di scrivere mettesse il personaggio in contatto con una particolare sensibilità e pertanto con qualcosa di interessante da narrare. Bastano gli esempi in Shining e Misery.
Anche in It non manca lo scrittore, è Bill, il leader, colui che ha pagato il prezzo più alto da bambino, la tragica perdita del proprio fratello.
Uno dei grandi pregi di King è saper fare cambiare il ritmo della storia, saperne stabilire tempi e punti di vista senza creare "tagli" netti, anzi mediante una fluidità molto studiata. Anche la scansione in capitoli e paragrafi, i salti temporali, il prima e l'adesso congiunti da sequenze logiche e funzionali alla trama fanno parte dei suoi ferri del mestiere.
Allora vai senza perdere altro tempo, vai veloce mentre l'ultima luce si spegne, vattene da Derry, allontanati dal ricordo... ma non dal desiderio. Quello resta, tutto ciò che eravamo e tutto ciò che credevamo da bambini, tutto quello che brillava nei nostri occhi quando eravamo sperduti e il vento soffiava nella notte. Parti e cerca di continuare a sorridere. Trovati un po' di rock and roll alla radio e vai verso tutta la vita che c'è con tutto il coraggio che riesci a trovare e tutta la fiducia che riesci ad alimentare. Sii valoroso, sii coraggioso, resisti. Tutto il resto è buio.
Fatevi un regalo. Leggetelo.
Conoscete questo personaggio per avere visto il film o letto il libro?
Siete lettori di King?




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