mercoledì 4 aprile 2018

La noia (un "jet lag" tutto primaverile)

Sono appena tornata dalla Calabria da quattro giorni intensi, come lo sono sempre quelli che trascorri rivedendo la famiglia e i luoghi dove si è nati e cresciuti. 
Le vacanze pasquali in Calabria hanno un leit motiv che va dall'affondare nel divano di mia madre guardando assieme a lei programmi televisivi che non guarderesti mai a casa tua, al passeggiare avanti e indietro sul lungomare che si affaccia su un pezzetto di Tirreno che in giorni primaverili assume colori diversi e un variare di onde, fino ai pantagruelici pranzi in cui il palato di riabitua festoso ai gusti di una cucina che sanno tener viva solo le donne della generazione precedente. 
La Pasqua finisce con l'essere bella, breve e intensa, troppo breve per chi si ritrova catapultata in giorni scolastici in cui attendono le famigerate Prove Invalsi per la prima volta on line. 
Ho scritto proveinvalsi? Sciò, non voglio pensarci almeno oggi, adesso, qui. 

venerdì 23 marzo 2018

Franken-meme, edizione 2017

Sì, un po' in ritardo, ma non posso non dedicare il mio ringraziamento e apprezzamento ai due premi Franken-meme ricevuti nelle ultime settimane. 
Il primo dei due dalla mia ormai storica amica Cristina del blog Il manoscritto del cavaliere e il secondo dalla cara Clementina del blog L'angolo di Cle. Ringrazio entrambe per la menzione, ne sono onorata in proporzione alla stima che nutro nei riguardi di entrambe. 
Se andate a leggere nel blog Nocturnia, vi renderete conto di quanto sia stato bravo Nick Parisi nell'elaborare questo premio, che non solo si riserva lo scopo di diffondere notizia dei blog che circuitano in questo angolo di blog-sfera, ma fa menzione anche di coloro che sono spariti da un po' dal giro, probabilmente anche nella speranza di vederli tornare. 
Ora c'è da fare una lista di blog divisi per categorie, ecco la mia personalissima:

I MUST
Beh, di questa categoria fanno parte i blog per me "storici", quelli che conosco da tre anni o poco meno, quelli dove non mi perdo neppure una riga. Sono per me la piacevole abitudine del mio leggere attorno al mio blog. Quelli dove passi sempre, anche nei ritagli di tempo.

Il Manoscritto del Cavaliere. Per me un "must" perché Cristina è sempre sul pezzo. Accuratissima, rigorosa e allo stesso tempo sempre ricca di nuovi spunti. Amante della Storia, ma anche drammaturga, coraggiosa nel voler affrontare l'università in età matura (ma è per sempre giovane chi è così curiosa e attenta nei riguardi della vita) E poi lei, simpatica, intelligente, aperta, ironica, gentilissima. Sa sempre come accogliere ogni lettore, si prende cura di tutti. Follia non essere nel circuito di Cristina Cavaliere se si è blogger. Peccato vivere lontane. 

Il Taccuino dello Scrittore. Qui gioco facile, perché Marina la conosco di persona e per me questo è un valore aggiunto. Conoscersi di persona rende facile capire chi c'è dietro ogni parola e Marina non solo è una brava scrittrice ma anche un'analista della parola scritta. Non avrei che da imparare da una come lei, e di fatto ne osservo ogni passo. Ogni volta che ci si vede è una festa, è diventata una fedelissima del mio teatro. Donna simpaticissima, intelligente, brillante, di carattere. La sua sicilianità è qualcosa che adori fin da subito. 

L'angolo di Cle. Faccio un'eccezione, perché non conosco Clementina da moltissimo, eppure siamo entrate in sintonia dal primo istante. Donna colta, simpatica, gentile, i suoi commenti sono talmente belli da poterne immaginare la voce e i modi. Peccato vivere lontane, perché nascerebbe una grande amicizia, ne sono certissima. 

Anima di carta. Uno dei blog che conobbi fin da quando mi affacciai a questo mondo. Una volta imbattutami nello spazio di Maria Teresa Steri, non lo lasciai più. Mi travolse con i suoi post sulla scrittura, che mi capita di rileggere di tanto in tanto. È una fucina di idee sull'universo-mondo della scrittura ed è una donna estremamente generosa nel condividere tutto il suo sapere a riguardo. Mi sono aggiunta alla schiera dei suoi lettori, felice di aver recensito due suoi romanzi. 


MENZIONI D'ONORE
Blog di cui sono fedele, grande stima in chi li gestisce, di cui apprezzo la passione e la scrittura sempre accurata di argomenti vari.

Scrivere Vivere. Blog che leggo sempre volentieri, ricco di spunti, osservazioni. Grazia sa creare una discussione anche solo attorno a una citazione, occasione per riflettere sulla scrittura e altro. E poi Grazia è una donna di grande dolcezza. Non vedo l'ora di leggere il suo Cercando Goran.

Athenae Noctua. Giovane insegnante, colta, grandissima lettrice, diciamo quella che si direbbe "divoratrice". Si è affacciata al mondo della scuola da poco eppure potrebbe sostituirsi a molti per preparazione e capacità. E' una raffinata conoscitrice del mondo antico, dell'arte, e apprezza la letteratura di ogni epoca, di cui analizza le caratteristiche nel suo prezioso blog.

Cronache del Tempo e del Sogno. Ecco un altro dei blog che scoprii fin da subito. Ivano è un nostalgico dei tempi andati, è sensibile, pubblica post di eccellente fattura, c'è sempre qualcosa da apprendere, un ricordo da riafferrare da ciò che scrive. 

Ariano Geta. Non lo conosco da lungo tempo come gli altri, ma di Ariano ho apprezzato fin da subito quella leggerezza che caratterizza chi ama scrivere e condividere il proprio pensiero senza sovrastrutture e farlocchi. Ama anche fotografare, il che non guasta. :)


LE NEW ENTRY
Qui posso elencarne tanti, perché davvero diversi blog sono entrati nel mio circuito di preferenze e meritano una menzione.

Il cavallo di Brunilde. Una fucina di citazioni e osservazioni, su tutto lo scibile, ben gestito da Giuliano e Giacinta.

Vincenzo Iacoponi. Ciò che penso di Enzo si può chiaramente leggere dall'intervista che gli ho fatto. Eclettico, vivace, si diletta a scrivere di narrativa, poesia, teatro. 

Scrivere la vita. Scoperto da pochissimo ma davvero da leggere da cima a fondo. Rosalia Pucci, con grandissimo garbo, ne gestisce ogni post, regalando tanti spunti sulla narrativa. 

Webnauta. Per me davvero una scoperta, con una Barbara Businaro vivace e intellettualmente molto stimolante. 

Liberamente Giulia. Gestito da una dolcissima scrittrice che ho avuto il piacere di conoscere da poco. 

Nadia Banaudi. Dell'omonima scrittrice pubblicata da BookaBook.


I MERITEVOLI DI EMERGERE

Più che regine. Andate a dare un'occhiata al blog di Carlo, che ho scoperto di recente. Io ancora non ci ho navigato a dovere, ma traspare una certa competenza e passione che certamente andrebbero premiate. In particolare per chi ama le figure delle grandi regine del passato, i film che le raccontano assieme alla loro epoca e tutto ciò che di bello si possa immaginare sulle corti europee. 


GLI HIGHLANDERS

Moz O'Clock. Chi sennò? Il venerabile blog di Moz, il nerd più folle e informato della rete riguardo a tutto ciò che è la comunicazione fra gli anni Ottanta e oggi. Moz è un giovane diretto, con l'argento vivo addosso, occhio attento al mutamento di costumi e modi di narrare. Se desiderate un viaggio/graffiti nel passato dell'ultimo ventennio, il blog di Moz fa al caso vostro. Esiste dal 2006.


BLOGGER, TORNA SUL BLOG!

Infinitesimale. Massimiliano Riccardi ama scrivere, e lo fa anche bene. Purtroppo Saturno contro gli impedisce al momento di tornare a frequentare regolarmente la blog-sfera. Io spero che tutto si sistemi e possa tornare presto. Mancano i puntualissimi commenti e la simpatia di Max. 


I DESAPARECIDOS
Cito due blog ai quali tenevo moltissimo e che al momento sono in fase di stallo assoluto. Sono stati un pezzetto importante della blog-sfera, mi dispiace immensamente che non vengano più aggiornati, ma ancora di più il non potermi ancora confrontare con i blogger che li animavano. 

La nostra Libreria. Il blog di Glò, Michele e PiGreco ha smesso di essere animato da un pezzo. In particolare manca Glò, che è stata una fantastica compagna di viaggio per almeno i primi due anni dalla fondazione di questo mio spazio. Glò era un punto di riferimento, ragazza affettuosa e sempre disponibile. Incredibile che La nostra Libreria abbia smesso la sua attività. Non so se sia una cosa definitiva, perché non è stato fatto alcun annuncio. Spero che tornino a scrivere. 

Da dove sto scrivendo. Il blog di Helgaldo ha ufficialmente chiuso dallo scorso settembre, lasciando molti assai dispiaciuti per questo. Helgaldo manca. I suoi post, i commenti, la capacità di disamina di tanti fenomeni legati alla scrittura. Dall'abbandono di Helgaldo si è avvertita una crisi generale. Questo accade quando un blogger è molto in gamba e lascia un forte segno di sé al suo passaggio. In molti confidiamo che torni a scrivere, magari fondando un posto tutto nuovo. 

La mia carrellata di premiati e menzionati termina qui. 
Ringrazio e virtualmente abbraccio anche coloro che non compaiono, ma che hanno ugualmente la mia stima. 

sabato 17 marzo 2018

Intervista a Enzo Iacoponi

Enzo ci ha lasciato proprio oggi, giovedì 26 settembre 2019, dopo una grave complicazione renale.
Questa l'intervista che gli feci nel marzo 2018.
Che la terra ti sia lieve, amico mio...

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Conoscersi grazie alla blog-sfera è piacevole. Ho avuto modo di incontrare virtualmente belle persone, con cui condivido pressoché abitualmente idee, opinioni, gusti. Perché non dedicare occasionalmente un po' di spazio a qualcuno di voi? Un'idea non molto originale che però mi intriga e oggi comincio con Vincenzo Iacoponi
Ho conosciuto virtualmente Enzo di recente, ma è bastato poco per avvertire la sensazione di conoscerlo da sempre. 
Si diletta di scrittura, casualmente ho scoperto che si è occupato di scenografia, che ha una vena artistica non indifferente, che vive in Germania al centro di una famiglia grande e molto unita. 
Enzo ha il pregio di essere diretto, schietto e senza filtri. Sulle prime può anche spiazzare, poi avverti che è un uomo buono, perbene, fino a quando viene fuori che è uno di quei vecchi che valgono, e tanto. 
Di solito la parola vecchio è tabù. Come se di invecchiare ci si dovesse vergognare. Enzo porta i suoi anni con la vivacità intellettuale di un trentenne. Ha decine di amici blogger che lo stimano e gli vogliono bene, ultimamente ci ha fatto pure prendere un bello spavento perché è andato sotto i ferri, poi è tornato ed è stato un tripudio collettivo. Enzo è un pezzetto di blog-sfera che vale, ecco perché l'ho intervistato, oltre al fatto che per molti aspetti mi ricorda mio padre, che nacque un anno dopo di lui e non ho più la fortuna di avere accanto. 
Qui sopra, Enzo all'età di 22 anni con la sua amatissima nipotina in braccio. 

Grazie per aver accettato di farti intervistare. Cominciamo da questo: un evento storico importante dell'anno in cui sei nato. 
Potrei risponderti con una battuta che l'evento più importante storicamente del 1934 avvenne il 9 di febbraio, giorno in cui io nacqui. Non lo farò. Annulla la risposta.
Mi sembra che iniziassero i preparativi per quella angosciosa campagna di Abissinia, che il Maresciallo Graziani - se non erro grossolanamente - condusse barbaramente con uso di gas asfissianti ("tanto sono solo negracci puzzolenti") e di cui Mussolini tanto vanto ne trasse insignendo Vittorio Emanuele III del titolo di Imperatore di Abissinia, appunto; titolo che "sciaboletta" accettò di buon cuore.
Da qui le sanzioni, una barzelletta, messe per far vedere che qualcosa il mondo stava facendo, ma in quel periodo Mussolini aveva seguaci dappertutto, financo negli Stati Uniti.
Altro non so, e mi pare abbastanza.

Mussolini e Vittorio Emanuele III
Hai ricordi della guerra? 
Ne ho un'infinità.
Il soggiorno coatto a Valentano per due anni da "sfollato" con la gente del paese che ci guardava come fossimo appestati, e pensare che mia nonna Michelina Viti, la mamma di mia mamma, era nata in quel paese ed aveva ancora in vita la sorella maggiore.
La ritirata delle truppe tedesche che si portarono via tutti i maiali, le galline e gli asini, che erano l'unico mezzo di trasporto per quei poveri contadini. Gli uomini tutti nascosti per non venir deportati (servivano per i lavori, per riassettare strade), le prime case del paese bruciate e la minaccia di bruciare tutto il paese se non venivano fuori gli uomini per ricoprire due enormi buche fatte da bombe aeree americane. Allora il Podestà, l'Arciprete, le donne più giovani e noi ragazzi a lavorare per rifare sta strada con i tedeschi col mitra che ci tenevano sotto tiro e non ci facevano fare nemmeno la pipì a noi ragazzini.
L'arrivo degli americani dopo quattro giorni e tre notti passate in un cantinone comunale senza quasi toccare cibo perché piovevano granate. A noi morti di fame tiravano caramelle, sigarette e gomme da masticare. Finché non capirono e misero su in mezz'ora un'enorme cucina da campo per dar da mangiare ad un migliaio di persone esauste. Una minestrina che conteneva tantissime vitamine e sostanze e carne congelata... carne, capisci, che noi non mangiavamo da oltre un anno, e loro la buttavano. E pane bianco, niveo, non nero come quello dei crucchi.
Ma quello che non dimenticherò mai è il primo bombardamento di Civitavecchia, il 14 maggio del 1943. Il porto era pieno di soldati che si imbarcavano per andare in Libia. C'erano sette navi da carico e in rada quattro cacciatorpediniere di scorta. Alle 15 e qualche minuto io stavo affacciato alla finestra della camera da letto dei miei a chiacchierare con i miei amici di sotto nel cortile. C'era qualcosa di strano nel cielo. Cicale ed uccelli cantavano sugli alberi. Di colpo smisero tutti e fu un silenzio irreale.
Io alzai la testa e vidi scendere in diagonale (lo vedo ancora adesso) un chicco di grano nero, veniva giù velocissimo. Un attimo dopo un'esplosione enorme che non avevo mai sentita e tutti gli uccelli si alzarono in volo. Il porto era a non più di un chilometro in linea d'aria da casa mia.
Dopo per dodici minuti fu l'inferno. Eravamo tutti in ginocchio nel corridoio che era al centro dell'appartamento e le mura dondolavano come quando si sta in barca con onde grandi e grosse. Scoppiava tutto ed io vedevo sul pavimento della cucina passare velocissime le ombre degli aerei da caccia che mitragliavano tutto. Anche casa nostra. Mia nonna era rimasta sola sotto la finestra della cucina e mio padre corse barcollando e tenendosi con le sue manone alle pareti del corridoio arrivò fin da lei con un ruzzolone e la portò via di lì, che mia madre già la piangeva morta. Poi ricordo quel sibilo atroce, come di un treno che frena e non si ferma e la cucina piena di terra e di calcinacci. Mio padre mi spiegò che era stata una bomba che aveva raschiato casa nostra ed era andata oltre. Quando tutto di colpo finì il cielo era nero del fumo degli incendi ed io capii dove era andata quella bomba. Aveva appena scoperchiato una tettoia sopra il nostro terrazzo, aveva continuato la sua corsa ed era esplosa dentro la casa del mio amico del cuore, Marcellino, che adesso era un cumulo di macerie. Scavarono in tanti, anche il mio papà e tirarono fuori i genitori di Marcellino, sua sorella di quattro anni e lui per ultimo. Tutti morti. E io lo porto sempre dentro di me da allora.
Altro non voglio ricordare. Non sono mai cose belle.

Un'immagine di Civitavecchia al termine dei bombardamenti, 14 maggio 1943
Anzitutto grazie. Perché raccontare quegli anni non è facile e posso solo immaginarlo. Passiamo a cose belle. Gli anni della ricostruzione, della gioia, del boom economico. 
Hai detto di avere frequentato la Roma di quegli anni, quella della Dolce vita. Com'era?
Gli anni della Dolce Vita erano un sogno ad occhi aperti.
Io con altri amici miei - due - avevamo cercato e trovato un lavoretto a Cinecittà. Facevamo un po' di tutto. È stato lì che ho imparato a fare scenografia velocissima. Poi, per "Rocco e i suoi fratelli" la Ponte De Laurentis - insieme allora- cercavano dei fotografi. Io avevo imparato a fotografare da papà, Gianni Digati sapeva fare tutto a sentir lui e Roberto Dimaria effettivamente era figlio di un fotografo e lavorava nel negozio del padre. Ci presentammo pensando di dover fare un esamino. Invece niente. Ci diedero due macchie a testa a soffietto, strepitose, una borsa con duecento rullini dentro (e ricordatevi di scattarle tutte ci dissero). 
"Adesso passate alla Cassa in ufficio, che vi danno i soldi che vi occorrono".
Andammo e quella alla cassa ci mette sotto il naso una ricevuta a testa. "Firmate", e intanto si mette a contare fogli da 10.000. Conta conta... settantacinque a testa. 750.000 lire! Mio padre che allora era vicedirettore alla Cassa di Risparmio di Civitavecchia prendeva 250.000 lire al mese per quattordici mensilità. 
"Aò, nun fate i tirchi. Guardate che non voglio vedere resti... insomma ve li dovete spende tutti... avete capito? Però vojo le ricevute".
A quei tempi la Democrazia Cristiana, mi pare fosse stato Andreotti che era sottosegretario di non mi ricordo più, aveva fatto un decreto legge per cui il cinema veniva al primo posto e spendevano e spandevano tutti come matti per far vedere che i soldi servivano veramente. Un tipico sistema all'italiana.
Ci dettero una Lancia Flaminia - hai capito bene - blu notte della produzione e ci mettemmo in marcia per Torino, Milano e qualsiasi città del nord dove dovevamo fotografare cortili popolari con scale e scalette e panni al sole. Tutto quello di caratteristico che c'era.
Stemmo in viaggio 28 giorni sghignazzando e facendo orride puzze, e sganasciandoci dalle risate. Fotografammo tutto, Luana, ma proprio TUTTO, il sudiciume, la miseria, gli stracci, i vasi da notte e gli archi, gli archetti, gli interni di tutti i cortili immaginabili di Torino, Genova, Milano, Vercelli, Busto Arsizio e non ricordo più quanti. Guidavamo, incontravamo un paese e la prima strada ci mettevamo a piedi in cerca di cortili e giù foto. Un delirio di scatti.
Tornammo senza una lira, senza benzina e con 600 rotoli x 36 scatti e una caterva di ricevute.
"Voi sì che sete quelli boni" disse la capoufficio. Te credo, avevamo bruciato in 28 giorni 2.250.000 lire più quasi 350.000 in buoni benzina per la Flaminia, che beveva come una spugna.
Non dimenticherò mai quel viaggio, anche se non ci fu nessuna avventura erotica.
Alla fine portammo tutti i rotoli in quella che chiamavamo "l'officina". Lì stamparono tutte le foto in una giornata e ne fecero una straordinaria serie di molte migliaia di bianche e nere come tutto allora - fatti il conto - formato quaranta per cinquanta. Le appiccicarono con nastro adesivo alle pareti di uno studio immenso. 
Ci mettemmo ad aspettare che arrivasse il grande regista, bravissimo ed elegantissimo omosessuale, Visconti.
Il giorno dopo arrivò, entrò, fece un giro completo mormorando qualcosa alla sua segretaria che annotava veloce.
Alla fine venne verso di noi.
"Bellissimo lavoro. Ho scelto una ventina di foto. Faremo una fusione di elementi e ricostruiremo il risultato in questo studio. Complimenti ragazzi"
E intanto teneva d'occhio me e Gianni Digati. Beh, eravamo ventenni e due gran bei ragazzi.
Nel film riconobbi alcune cose che avevamo fotografato, ma era stato un lavorone per nulla o quasi.

Luchino Visconti (a destra) sul set di Rocco e i suoi fratelli
In breve, il tuo incontro con Anna Magnani. 
Un pomeriggio sul tardi stavamo io e un'altra persona in uno dei locali in Via Veneto, seduti ad un tavolo. Facevamo cagnara e più in là una signora bella piena di capelli neri e con due occhialoni scuri leggeva quello che chiaramente era un copione. Sollevò la testa, abbassò gli occhiali e vidi gli occhi. La riconobbi. "Nun ce riuscite propio a stevvene zitti e boni" ma le ridevano gli occhi. Anna Magnani. Che donna mamma mia! Da perderci la testa, non bellissima ma travolgente e una risata de gola che te strappava lembi dell'anima. Chiaccherò con noi per oltre mezz'ora finché non errivò un tipo della produzione a portarsela via.
"Come te chiami tu?"
"Enzo"
"Tutto lì?"
"Beh no, io mi chiamo Vincenzo"
"Ecco, questo è mejo assai, nun te nasconne mai, che sei bello come er sole".

Come sei arrivato in Germania?
Marcello Del Monaco, regista già allora famoso e figlio del grandissimo tenore Mario,  mi aveva conosciuto a Verona per l'allestimento scenico di un'opera di Verdi, se ricordo bene. Mi aveva fatto un sacco di domande, tra cui se avessi in uggia l'idea di trasferirmi "momentaneamente" in Germania, a Francoforte sul Meno dove aveva intenzione di mettere in scena una Bohéme. Il suo scenografo era un certo Scott, irlandese molto bravo ed educato. "Mi occorre un pittore di scena bravo come te e che non la manda a dire" Avevo risposto di sì, mica tanto convinto. Qualche mese dopo mi telefona e mi dice che mi aspetta a Francoforte. Tutto spesato. "Vieni a vedere poi decidi". 
Allora vivevo con la mia famiglia a Treviso ed io andavo quasi ogni settimana a Quarto d'Altino dove c'era "La bottega veneziana" di Rocchetta, amico mio ed eccellente pittore. Curavamo allestimenti scenici di teatri italiani, tipo San Carlo di Napoli, Opera di Roma, Bellini di Catania e svariati altri, compresa La Scala ma solamente per dettagli e che mai se ne parlasse per favore. Ne parlai con Rocchetta e lui mi diede la sua benedizione. "Vai a vedere, che ti costa?"
Capitai in un ambiente completamente nuovo ed inimmaginato. I crucchi sono programmatori nati, capaci di programmare il numero della pennellate perfino. Tutto sehr gut ma noi italiani - che abbiamo inventato questa arte nel settecento a Venezia - sosteniamo che arte è improvvisazione ed istinto. 
I bozzetti di Scott era pensati per una sala di pittura italiana, c'era poco da fare. I crucchetti rimasero esterrefatti nel vedere come lavoravo io. Si scrutavano l'un l'altro imbambolati. Per farti capire non sempre i palazzi si costruiscono dalle fondamenta, soprattutto in teatro capita di fare solamente il tetto, tanto solo quello si deve vedere, ma vaglielo a far capire ai francofurtensi.
Morale: per due mesi di lavoro mi offrono alloggio in albergo pagato, vitto pagato e 3500 marchi lordi al mese, circa 2700 netti, cioè nel 1971 quando il cambio era circa tremila lire per un marco, una cofra pazzesca che si guadagnava solamente a Verona. Sarei stato un pazzo a non accettare.
Alla quinta settimana mi mandò a chiamare l'Intendente generale offrendomi un contratto rinnovabile di un anno. Stesse condizioni tolto vitto e alloggio. Telefonai ad Anna Maria assolutamente reticente. "Hai pensato ai bambini?" Vaglielo a far capire che avevo pensato di cambiare tutto. Lei a Treviso era a 200 chilometri da sua mamma; ce ne doveva aggiungere altri mille. Battaglia persa in quel momento e lasciai perdere. Firmai il contratto e mi trovai un appartamento, affittando in seguito un magazzino ben illuminato come mio atelier. 
Ho lavorato a Francoforte fino al 1979. Con la nuova stagione mi sono trasferito a Karlsruhe, nel Baden. Perché proprio lì? Tre anni prima era arrivata Anna Maria coi bambini. Le due più grandi erano ragazze di 15 e 13 anni, scuole medie, piene di drogati. Volevo proteggere la mia tribù dalla droga ed andai ad informarmi su quele fosse la piazza più favorevole a sfuggir la droga. Al Polizei Praesidium mi risposero che la cosa era messa brutta. Meno brutta a Karlsruhe. Chiesi aiuto a due scenografi e un regista incontrati a più riprese nella capitale dell'Assia e loro mi fecero un'ottima réclame, considerato che buoni pittori non crescono come i funghi.
Condizioni ottime ma non speciali come a Francoforte, ma la vita era molto meno cara.
Quello che non avevo previsto era l'ostilità dei Badenser, dei locali, marpioni che usavano tra loro il dialetto strettissimo, una specie del nostro bergamasco per capirci, per cui io che venivo da dove il tedesco era di facile intuizione entravo nell'imbuto di una lingua del tutto sconosciuta.
Cercarono in ogni modo di tenermi lontano dal lavoro costruttivo, tantoché mi vidi costretto ad andare a parlare col Direttore generale che mi assicurò che quella era brava gente un po' gelosa e diffidente. Una vigorosa mano me la diede Ulrich Benninghof, un celeberrimo - forse l'unico a quel livello - regista e scenografo dell'allora Repubblica democratica tedesca, la DDR, invitato dal nostro Intendente a rappresentare da noi un opera di Wagner, il Tannhäuser. 
Aveva preparato un bozzetto complicatissimo che presupponeva una conoscenza assoluta della tecnica pittorica, cosa che questa squadra nemmeno lontanamente aveva sperimentato. Costruivano fondali su teloni come se dovessero imbiancare muri esterni di uno stabile.
Una mattina - io non avevo avuto nemmeno l'onore di scambiare due parole con Benninghof - stavo aggiustando non ricordo cosa sulla scena del piccolo teatro di prosa, quando mi vengono a chiamare. "Ti vuole il bolscevico di sopra in Malersaal". Cosa può volere adesso il comunista da me?
Una scena da film di Fellini: un'intera squadra di pittori al centro della sala ad occhi bassi e la coda tra le gambe, come solo soldati tedeschi sconfitti ed umiliati possono tenere, muti senza più una stilla di vita ed in mezzo enorme e fatidico Benninghof che gli urla nelle orecchie "INCAPACI. PULITECI LE STRADE COI VOSTRI PENNELLI".
Appena mi vede mi apostrofa: "Sind sie italiener?" Lei è italiano? Annuisco e lui, sbattendomi sotto il muso il suo bozzetto a gran voce mi chiede: "SIND SIE FÄHIG DAS ZU MALEN?" Lei è capace di dipingere questo?
Do un'occhiata al foglio sgualcito che mi agita sotto il muso, faccio due passi verso di lui e lo apostrofo io a brutto grugno. "Dov'era lei dieci anni fa? In quale teatrino della sua repubblichetta faceva rappresentazioni? Sa dove io fossi? A Verona. Lavoravo con Rocchetta della "Bottega veneziana", facevamo cose immense non robette come questa scheise Vorlage, e lei viene oggi a chiedere a me se io sia in grado di dipingere questi zeppetti? Da noi lo fanno gli apprendisti al secondo anno".
Lo stavo umiliando davanti a tutti, che ricominciavano ad avere colore nelle guance. E adesso che gli risponderà? NIENTE. Mi guardò, sorrise  e disse: "Non lo dubitavo. Adesso me lo finisca in tempo per la prima".
Ero diventato il loro eroe, senza aver fatto altro che un paio di urlacci. Ma da quel momento nessuno più si è messo d'intralcio sulla mia strada.
Dico la verità: avrei potuto lavorare a Berlino oppure a Monaco di Baviera, ma credo che la stima e l'affetto che ho raccolto a Karlstuhe non avrei potuto averlo altrove, fino all'ultimo fondale, che il mio direttore generale mi pregò di firmare e datare. La cosa è assolutamente inconsueta. Ma io avevo deciso di smettere e di cambiare lavoro andando ad insegnare ai giovanotti come si usano i pennelli lunghi da teatro.
Quel fondale, bellissimo ancora oggi è appeso nel foyer del teatro. L'unico, firmato e datato a perenne memoria del passaggio del sottoscritto.
Sotto, alcune opere di Enzo.

Senza titolo, 1987 - acrilico
Anna Maria di fronte alla finestra - acrilico
I bevitori, 1976 - olio

venerdì 9 marzo 2018

We can do it! (tra il serio e il faceto)

Farò in modo che non sia l'ennesimo post legato all'8 marzo, giuro. Anche perché non sono fra coloro che festeggiano questa ricorrenza, almeno non più. 
Voglio invece cercare di costruire una riflessione per immagini. 
La cartellonistica pubblicitaria, che ha mosso i primi passi agli inizi del XX secolo, diventa un moltiplicatore di immagini a metà secolo, negli anni di guerra. 
Possiamo farlo!, tuonava l'operaia diventata erroneamente una delle icone del femminismo dal poster illustrato da J. Howard Miller. 
Sì, perché, disegnata nel 1943, in tempo di guerra, si riferiva alle operaie che contribuivano all'industria bellica americana con il loro indefesso lavoro. 
Donna perché gli uomini erano al fronte, pertanto lei difendeva la propria patria entrando nei panni maschili da metalmeccanico sopperendo alla penuria di uomini. 
Pur apparendo come un vago riferimento all'aver conquistato una posizione riconosciuta e rispettata nella società, i fatti erano stati poi smentiti nei decenni successivi, quando la bella operaia sarà sostituita dalla sorridente casalinga degli anni Cinquanta e Sessanta. 

sabato 3 marzo 2018

Elogio della brevità.

Dopo diversi mesi torno a parlare di scrittura, soffermandomi sul capitolo del mirabile Lezioni americane di Italo Calvino dedicato alla "brevità" o come viene definita dall'autore, "rapidità". 
C'è un motivo preciso per il mio interesse: sono tornata, dopo mesi molto impegnativi dedicati al teatro, a occuparmi della revisione del romanzo di genere storico che scrissi diversi anni fa. 

Mi rassicura il fatto di avere qualcuno che mi dà un mano nell'editing (c'è una parola italiana tanto bella ed efficace, ma in molti ci ostiniamo a usare questa) - e devo ringraziare Maria Teresa Steri, Cristina Cavaliere e un amico correttore di bozze per aver letto le prime pagine e dato consigli preziosi - perché il lavoro è lungo.

Al termine dell'università mi gettai a capofitto nella scrittura di un romanzo storico attingendo alle numerosi fonti di cui mi ero servita per la tesi di laurea. Ce n'è un riferimento in questo post
Il teatro assorbe la gran parte del mio tempo libero, ma sento il desiderio di dare una possibilità a questa mia "creatura", che giace nel proverbiale cassetto ormai da troppo tempo. 
Un difetto del romanzo, che ha titolo "Sin'opah", è la sua prolissità. Impaginato in formato A5 - perché me lo feci stampare da un tipografo per regalarne qualche copia - risulta di ben 607 pagine (!). 

giovedì 22 febbraio 2018

Per ogni libro... il momento giusto.

Gli alunni delle due classi in cui insegno devono leggere un libro al mese. Un classico di tanti insegnanti di Lettere. 
Mi piacerebbe scrivere un altro termine al posto di quel "devono", ma tant'è. La lettura è imposta, diciamo una lettura coatta
Visto che è obbligatorio, sto molto attenta a non suggerire libri che fra i 12 e i 14 anni potrebbero detestare e di conseguenza odiare leggere piuttosto che vedere qualcosa di interessante nell'aprire libri di narrativa. 
Fra la prima e la terza media i ragazzi cambiano molto, pertanto se in prima spingo sui classici di Verne, Alcott, Sepulveda, Dahl, Salgari, in seconda punto su Pennac, Pitzorno, Ende, Rowling, London, per poi consigliare in terza Levi, Anne Frank, Hosseini, Asimov, King e altri. 
Sono solo alcuni dei grandi autori di classici, accuratamente scelti perché segnino in qualche modo il loro percorso, nella speranza che perfino accendano in loro il gusto per la lettura (sull'educare ad amare i libri ho scritto questo post). 
Non mi sognerei mai di suggerire Dickens a un ragazzino di prima media, semplicemente perché è un autore che richiede una certa maturità e profondità (io rimasi folgorata da David Copperfield nell'estate fra la quinta elementare e la prima media, ma questa è un'altra storia).

martedì 13 febbraio 2018

Nuovo anno, nuovo look (fra codici e stringhe a volteggiar)

Come farsi male trascorrendo un'intera mattina a toccare una materia che si conosce solo vagamente per ricavarne un template nuovo? 
Eccomi, ce l'ho. 
Era da un po' che vagheggiavo l'idea di svecchiare l'aspetto del blog cercando disperatamente il tempo per farlo, e finalmente ho trovato il  momento giusto. 
A onor del vero, quando Cristina del blog Il manoscritto del cavaliere modificò il suo - per altro raccontandone con grande simpatia le vicissitudini in questo post - mi piacque fin da subito e decisi pertanto fin da allora di darmi un aspetto nuovo. Di acqua sotto i ponti ne è passata, ma siccome questo 2018 mi sa proprio che sarà l'anno di cambiamenti importanti, comincio col dare una mano di vernice a questo posticino. 
Bene, approfittando del link segnalato da Cristina, mi metto a cercare durante l'estate scorsa un template che mi piacesse, e dopo averne visionato a centinaia, mi imbatto in questo
Non dissimile da quello di Cristina, mi piace perché è moderno ma con tocchi di colore, ha un aspetto dinamico, fresco, anche un po' "romantico" ma non in modo stucchevole. Quindi acchiappo. 
In quel frangente mi limito solo a fare copia e incolla del link, nulla di più, perché di fatto fare queste modifiche è un gran lavoro, e bisogna avere tempo e pazienza per farlo. 

Nei primi di gennaio tento un approccio con questa ostica materia, mi creo un blog di prova e comincio a rendermi conto di cosa posso fare senza studiarci troppo. Illusa! Solo fare entrare immagini di mio gradimento nelle slide in alto è un'impresa. Devo ritagliarle della giusta misura, ma senza snaturarne il contenuto, poi devo incastrarle nelle stringhe html del template. 
Sono fortemente tentata di chiamare mio cognato ingegnere informatico, ma resisto. Meglio rinunciare, gennaio è stato un fiume di impegni per me, non era quello il momento. 
Mi riaffaccio a febbraio, ormai a metà mese, riproponendomi di fare finalmente questo passo e... voilà. Dopo sei ore (!) di tribolazioni ne vengo fuori. 
Il problema è che un codice html funziona solo in un certo modo e se provi solo a farlo arrabbiare spostando una virgola, ti mette in punizione, segnalandoti un errore ma senza offrire soluzioni. 
Comprendi che fra te e lui non ce la puoi fare e torni indietro, ripristinando di volta in volta il codice precedente, fino a che magicamente entri nel meccanismo e pian piano il tuo blog comincia ad assumere l'aspetto che volevi. Per esempio, far sparire le icone dei social... da rompicapo, ma la cosa veramente preoccupante è stata gestire la barra dei link in alto. Una l'ho eliminata, l'altra l'ho ridotta a poche voci. 
Ora mi sembra un gioco da ragazzi, ma per una mente poco avvezza con la logica come la mia, è stato eroico. :)

martedì 6 febbraio 2018

Finding Anne Frank

Quando si vive un'esperienza molto particolare, di rara forza, si ha bisogno di assimilarla nei pensieri, cullarla nella mente per ridimensionarne la portata. 
E' quello che è successo con Finding Anne Frank, lo spettacolo teatrale in scena in questi mesi, il progetto sulla Memoria di cui avevo scritto qui in fase di costruzione del copione. 
Oggi, Marina Guarneri, mia amica e blogger, ne ha scritto una recensione a dir poco emozionante, non ve la perdete, è QUI, (grazie, Marina, è davvero uno splendido regalo) e questo mi dà ancora più verve per dare finalmente forma anch'io a questo post. 
Come fare? Da dove cominciare? 
Nulla di meglio che dirvi come è nata in me l'idea dell'incontro delle due Anne, di Anna, la giovane attrice che deve interpretarla e che lotta strenuamente per cercare dentro di sé una strada per trovarla, e Anne, la vera Anne Frank, che intanto si racconta dall'altra parte del palcoscenico. 
Ebbene, una sera di prove di Foglie d'erba, durante una delle scene che ho più amato di quello spettacolo, una delle due in cui Jane Perry incontra Lily Anderson ed entrambe si fermano a parlare, ecco, quella sera io ho letteralmente visto entrambe in quel nuovo ruolo e ho improvvisamente saputo che le avrei riviste nelle vesti di Anna e di Anne. Ho saputo che si sarebbero incontrate in un luogo/non-luogo, in una piega dell'anima, in quell'infinitesimo spazio che le vede affini, simili, spinte l'una verso l'altra. 
Come tanti spettatori hanno compreso, se è vero che la mia regia è di quelle buone, che il testo c'è ed è di pregio, è altrettanto vero che tutto questo nasce solo grazie al fatto di avere gli interpreti giusti per dare forma a una drammaturgia di questo tipo. 
Gaia e Chiara, rispettivamente Anna e Anne, sono praticamente perfette nel ruolo, perché quel ruolo è stato cucito addosso a entrambe, ogni parola scritta pensando al potenziale di entrambe, alla forza emotiva di cui queste giovanissime sono capaci. 

Chiara Cecchini (Lily Anderson) e Gaia Piatti (Jane Perry) in Foglie d'erba
Quanto valore può esservi in un copione che nasce ispirato da due anime così profondamente sensibili, talenti in palcoscenico, adolescenti che si affidano totalmente e incondizionatamente a chi le guida? Immenso. Forse inestimabile. A questo si aggiunge il valore di tutti coloro che recitano in questo progetto, impegnandosi al massimo delle proprie potenzialità. 
Finding Anne Frank è stato preparato in una manciata di prove, di corsa, immersi totalmente in questa storia per essere pronti a rappresentarla in gennaio, il mese della Memoria. Di ritorno da quella partecipazione al Premio Aenaria di Ischia, lo scorso ottobre, in cui poi saremmo stati premiati come Migliore gradimento del pubblico, ci siamo gettati a capofitto nelle prove, due a settimana, con interruzione di due settimane nel periodo natalizio. Un tour de force, in cui non mi sono sentita sola un attimo in questo desiderio di riuscire a portarlo in scena in tempo. Un lavoro di squadra costante e forte, sostenuto dall'affetto che ormai ci lega. 

Flavia Lepizzera (Margot Frank) e Chiara Cecchini (Anne Frank)
Foto di Alessandro Borgogno
E quando siamo stati pronti, quando finalmente è arrivato quel fine settimana di debutto, ho dubitato fino all'ultimo che potesse funzionare. Reduci dal successo di Foglie d'erba, quell'Attimo fuggente grazie al quale avevamo camminato sul velluto, il pubblico come avrebbe reagito a questa "storia nella storia"? Il tema è difficile, delicato, fragile. Diversi hanno preferito non vederlo, con la superficialità di chi ha creduto che fosse solo l'ennesima rappresentazione del Diario e la volontà di non andare a teatro per piangere. Clamorosamente smentiti. 

La Compagnia teatrale che "cerca" il mondo di Anne
Foto di Alessandro Borgogno
Io, che raccomandavo alla mia squadra di andarci cauti, di aspettarci anche un'accoglienza tiepida, fin dalla prima sera ho visto svolgersi dinanzi ai miei occhi una magia, supportata da quella tensione che i teatranti possono trovare solo su un palcoscenico e dinanzi a un pubblico. 
Esausti di prove nelle quali avevano cercato, seguendo mie indicazioni ai limiti dell'ossessione, tensione emotiva, trasporto, capacità di restituire tutto questo a chi avrebbe guardato, hanno trovato una chiave, la chiave di volta, per entrare in contatto con gli spettatori, portarli idealmente in quel mondo e mostrare loro un modo diverso di raccontare una delle storie più note al mondo. 
Ricordare Anne Frank è doveroso, difficile anche, farlo cadendo in facile retorica, peggio nel patetico, avrebbe reso lo spettacolo una pantomima sgradevole. 
Il racconto ha preso tutt'altra direzione, le parole vibrano forti, la "ricerca" è intensa, fino all'incontro finale, travolgente, e l'inevitabile epilogo, che strazia e pone tutti dinanzi a un destino che non abbiamo il potere di cambiare. Ma abbiamo il potere di raccontare e gridare al mondo che Anne vive, possiamo lasciarci investire dal più incredibile dei paradossi: nonostante tutto quello che è stato, le sue parole restano l'eredità più possente che avremmo potuto immaginare, la fiducia nell'intima bontà dell'uomo

Anna e Anne, nel loro dialogo nel luogo/non-luogo.
Foto di Alessandro Borgogno
Una lezione sull'amore - il luogo ultimo cui sono giunti tutti coloro che hanno visto Finding Anne Frank - costruita passo a passo mediante lezioni sulla forza che ha in sé il teatro, luogo di verità.
Anna deve "vivere" Anne per poterla trovare, deve fissare in sé la certezza di essere simile a lei, di allungare una mano in uno spazio ideale e sentirla al tatto, come i grandi maestri della costruzione del personaggio ci hanno insegnato. 
Una lezione sul teatro e sulla sua straordinaria forza evocativa, anche, dunque. 
Questo teatro che scoprii quasi vent'anni fa, per caso, e che vivo oggi in modo totale, abbracciandone la missione educatrice. 

Chiudo ricordando tutto il pubblico e in particolare alcuni amici che hanno espresso il proprio pensiero partecipando al "viaggio" di questo spettacolo, ringraziandoli per la passione con cui hanno accolto Finding Anne Frank
Ringrazio quindi in particolare Alessandro Borgogno, autore delle meravigliose fotografie che testimonieranno questo spettacolo per sempre. Suo fratello Carlo, per avermi mandato un messaggio pieno di stima.
Anna Pompilio, per aver scritto un bellissimo articolo nel suo blog La Kasa imperfetta, e che trovate QUI. Sua sorella Emanuela, della quale mi piace ritrovare i dolci abbracci a ogni mio racconto. 
Sebastiano Biancheri, che ci ha donato questo splendido articolo.
Daniela Rosci, meravigliosa amica e attrice, che ci sostiene strenuamente. 

Finding Anne Frank continua il suo viaggio e il prossimo 18 febbraio racconteremo ancora, dinanzi alla Presidente della Comunità ebraica di Roma. 
Lo spettacolo sostiene l'Associazione Un ponte per Anne Frank

martedì 30 gennaio 2018

Terza candelina...

Per ogni anno che passa si resta sempre un po' stupiti di quanto veloce trascorra il tempo. Sono già tre anni ed eccomi qui a festeggiare virtualmente il mio compleblog. 
Volendo immaginare bilanci, direi che procede tutto come agli inizi, la voglia di scrivere, di confrontare il mio pensiero con quello altrui è una delle mie passioni, del resto.
Rispetto a tre anni fa, noto invece che la blogsfera sta cambiando. Noto purtroppo che c'è una flessione verso il basso per quel che riguarda il gruppo frequentato per diverso tempo. Alcuni blog che seguivo con molta partecipazione hanno praticamente chiuso, per esempio, me ne dispiace. 
Peccato aver scoperto in una fase tarda il gusto di tenere un blog, perché l'impressione è di stare vivendo l'ultima parte di un periodo che probabilmente è stato fervido, come del resto leggo in diversi blog di amici che hanno evidenziato come il fenomeno si sia indebolito non poco. 
A domandarsi come mai questo accada non facciamo fatica a formulare una risposta. Da una parte l'attrazione verso social media che offrono una comunicazione più immediata e veloce, dall'altra la fisiologica flessione di modalità di comunicazione che raggiungono un apice e poi si spengono gradualmente. Davvero un peccato, dal mio punto di vista. 
Mi piacerebbe confrontarmi con chi leggerà riguardo a questo punto: cosa pensate di questa "crisi"?
Io continuerò a scrivere, perché farlo non solo mi piace, ma per me rappresenta un allenamento imprescindibile per tenere sempre sveglia questa "abilità". La comunicazione è il mio pane e non intendo rinunciarci. Mettere per iscritto idee, opinioni, fare un'analisi del testo, ordinare i propri scritti in un "archivio" virtuale è cosa utilissima, quindi sappiate che mi trovate qui, malgrado il tempo in certi periodi in particolare sia veramente ridotto.

Con grande soddisfazione, vi mostro l'elenco dei post di grande successo del blog (accanto il numero di visualizzazioni): 


Come sempre, chiudo con un grazie a tutti coloro con i quali condivido questa esperienza.

sabato 13 gennaio 2018

Chaplin Award - Il premio ai migliori post del 2017

Un po' in ritardo sulla tabella di marcia - periodo folle tra lavoro e teatro - e finalmente eccoci all'assegnazione del premio ai post di blog che seguo, a mio parere fra i migliori della blog-sfera. 
Un premio che mi sono inventata lo scorso anno, qui potete leggere i migliori post premiati del 2016, se vi va. 
Il Chaplin Award ha un significato particolare per me, perché vuole essere occasione di menzione di quei post che per me hanno rappresentato un arricchimento culturale.
Da quando ho aperto questo blog, l'intento è stato fin da subito creare un luogo in cui scrivere, ma anche in cui condividere pensieri e opinioni con persone dai gusti e dalle propensioni affini ai miei. 
Va da sé che il mio occhio sia sempre attento verso blog che sono particolarmente orientati verso un aspetto di divulgazione, occasione di conoscenza.
Il Chaplin Award è un premio che non obbliga ad alcuna catena, sta lì e basta. Se vi va, inseritelo nelle vostre homepage. 
Squillino le trombe, ecco i 10 post più interessanti del 2017, cui tendo il mio modestissimo tributo:

1. In viaggio con Proust: la mia dipendenza, di Marina Guarneri del blog Il Taccuino dello Scrittore. Sempre acuta e dalla scrittura fluida e accattivante, Marina sa come esprimere il suo pensiero riguardo al "viaggio" intrapreso con la Recherche. 

2. "Ogni famiglia è infelice a modo suo": la famiglia nella letteratura, nei film e nei fumetti, di Cristina Cavaliere del blog Il Manoscritto del Cavaliere. Davvero avrei l'imbarazzo della scelta a cercare nel blog di Cristina il suo miglior post dello scorso anno. Sono tutti singolarmente speciali, ne prendo uno a rappresentanza di tutti. 

3. La vipera di Cleopatra, di Giuliano del blog Il cavallo di Brunilde. Una new entry fra i blog che seguo regolarmente. Un luogo ricco di citazioni, spunti di discussione, appunti. Il blog è tenuto da Giuliano e da Giacynta, un ottimo connubio di blogger. 

4. Il percorso casa per casa, di Cristina Malvezzi del blog Athenae Noctua, un percorso affascinante nell'arte che denota la grandissima cura della disamina che da sempre caratterizza Cristina. 

5. I miei 5 strumenti per trovare la "parola giusta", di Maria Teresa Steri del blog Anima di carta. Il nerbo di questo blog sta nelle centinaia di post utili all'aspirante scrittore. Questo è solo uno dei tantissimi di Maria Teresa, sempre generosa nel condividere le sue risorse. 

6. Ancora i sette vizi (ma in chiave letteraria), di Ariano Geta dell'omonimo blog. Un delizioso post sui sette vizi ravvisati in romanzi della tradizione letteraria, una di quelle chicche del web. 

7. Piroette funamboliche sul filo dell'arte della persuasione, di Clementina Sanguanini del blog L'angolo di Cle. Vero è che sono decine i post dello scorso anno degnissimi di attenzione, Clementina è una blogger raffinata e sempre aperta ad analisi letterarie e non, di grande pregio. 

8. Ho corso con Murakami Haruki, di Grazia Gironella del blog Scrivere Vivere, una recensione godibilissima di un libro che ho amato molto anch'io. 

9. Da pagina 210 del manoscritto, di Vincenzo Iacoponi dell'omonimo blog. Scoperto di recente e aggiunto ai miei blogger preferiti, Vincenzo è un vivace commentatore, una fucina di idee, di fantasia, e anche un buono scrittore. 

10. Lo Hobbit, J. R. R. Tolkien, di Julia del blog Tanto non importa. Giovane e brava blogger sempre all'altezza di ogni argomento che tocca. Questo in particolare è un gustoso viaggio nel celebre romanzo. 

Grazie agli amici blogger menzionati e a quelli che non compaiono nella lista, ai quali devo comunque sempre tanto. Buon 2018 di blogging a tutti!