mercoledì 11 marzo 2026

E se smettessimo di leggere?

Vi siete mai chiesti che ne sarebbe di noi se smettessimo di leggere? Per "noi" intendo tutto il popolo di lettori idealmente riunito sotto un unico vessillo, il libro, quindi immaginate una categoria senza distinzioni etniche o culturali. 
Una sorta di distopia sulla falsariga di Farenheit 451, una società in cui leggere non è dato, senza necessariamente immaginarlo come proibito. Via gli editori, i librai, le biblioteche. 
A ben pensarci tutte le distopie hanno immaginato un futuro senza libri e di conseguenza la perdita del pensiero divergente, del senso critico, dell'immaginazione. Niente di niente. 
In queste storie i libri sono il nemico, ma nel nostro presente stanno diventando progressivamente un oggetto sconosciuto, con cui si familiarizza poco o nulla. 

Lo scorso autunno l'AIE (Associazione Italiana Editori) ha rilevato un calo della media di ore di lettura in una settimana. Si parte da un dato che vuole essere ottimista: il 73% degli italiani fra i 15 e i 74 anni ha letto almeno un libro fra il 2022 e il 2025 (nel novero è incluso pure chi lo ha ascoltato, quindi non effettivamente letto). 
Uno, un solo libro in un triennio. Si parte da questa base.
L'osservazione del triennio ha reso possibile un secondo dato: nel 2022 in media si trascorrevano 3 ore e 30 minuti a leggere, mentre nel 2025 la media scende a 2 ore e 47 minuti e la tendenza parrebbe in questa direzione. 
Leggere richiede immersione, tempo, silenzio, assenza di stimoli. Bene, a quanto pare sono tutti lussi ormai.
Se prima ricavarsi queste condizioni risultava più semplice, oggi è l'esatto opposto. Va da sé che i veri appassionati di lettura si ricavano quel tempo, silenzio, assenza di stimoli perché trainati dall'urgenza di leggere, non è più un segmento così semplice dentro il nostro vivere quotidiano. 

Mentre scrivo questo post, ripenso a un mio alunno di classe prima e al nostro scambio di pochi giorni fa. Un ragazzino molto intelligente, sveglio, direi brillante. Oggi anche un ragazzino così è attratto dalla velocità, dall'accorciare i tempi di lettura di un testo, anzi pare abbia frequentato una sorta di campus per ragazzi plusdotati in cui gli hanno insegnato a leggere un libro... a blocchi
Mentre inorridivo, ho avuto la pazienza di farmi spiegare la cosa. 
Le parole non vengono lette rigo per rigo, ma a gruppi, appunto a blocchi, per cogliere il senso generico di una pagina e poi passare direttamente all'altra. Dice di terminare in un'ora anche 200 pagine. 
Danni provocati dai fuffa-guru che imperversano non solo in rete, ma anche in questi campus costosissimi. 
La lettura veloce è un metodo consolidato e probabilmente utile e necessario in determinati ambiti. Il problema è immaginarlo applicato a un testo di narrativa, letteratura, insomma un testo che richiede il soffermarsi, la riflessione, l'assimilazione dei contenuti. 
Inculcare nei ragazzi - immaginate in un ragazzino di 11 anni - il metodo di lettura a blocchi facendolo passare per valido in qualsiasi ambito devasta il lavoro, faticosissimo e spesso donchisciottesco, di noi insegnanti nella promozione alla lettura. 
Un mondo senza letteratura si trasformerebbe in un mondo senza desideri né ideali né disobbedienza, un mondo di automi privati di ciò che rende umano un essere umano: la capacità di uscire da se stessi e trasformarsi in un altro, in altri, modellati dall'argilla dei nostri sogni.
Mario Vargas Llosa
Il problema non è neppure del tutto generazionale. Tutto sembra scorrere, o correre, sempre più velocemente e ciò sta provocando un abbassamento della qualità in moltissimi ambiti. 
Secondo le nuove indicazioni nazionali, la scuola deve farsi carico di generare non tanto nuovi lettori, ma persone capaci di capire un testo, ne parlerò probabilmente in un post a parte. 
Il senso è mirare agli effetti pratici del saper leggere un testo, la formazione umanistica non è un problema che il governo si pone. Basti pensare alla riduzione delle ore di Italiano nelle classi quinte degli istituti tecnici. 
Altro aspetto, la qualità delle letture. Fra le migliaia di libri pubblicati ogni anno in Italia, imperversano sempre più testi di narrativa prét à porter, facili, leggeri, alla portata di tutti. Ben venga tutto quello che si vuole leggere, per carità, il punto è che il dibattito è sempre più attorno a questo tipo di narrativa di consumo, mentre la letteratura è andata a farsi benedire, è diventata di nicchia. 
Non so, onestamente, se leggere sia questa cosa qui, leggere qualsiasi cosa. Continuo a pensare che leggere sia anche, e soprattutto, dotarsi di letture solide e magari spaziare poi come si vuole. 

In uno scenario del tutto pessimistico, smettere di leggere potrebbe essere proprio ignorare per sempre la "letteratura" e ostinarsi nelle mille storie e storielline che oggi possono raggiungere risultati da best seller. Oppure non leggere e basta, come continua a fare più del 50% della popolazione. 
Per essere "lettori forti" basterebbe leggerne uno al mese in questo paese. E magari fosse così. 

Stamattina, proprio nella stessa prima classe, ho parlato del mio tempo di lettura. Non sono una lettrice accanita, ci sono diversi periodi in cui fra lavoro o teatro non riesco ad aprire un libro. Generalmente, però, faccio in modo di non perdermi la mia oretta quotidiana. Dopo pranzo in modo particolare, o durante un'ora buca a scuola. Cerco di mantenermi costante, 3/4 libri al mese, dividendoli fra narrativa e saggistica, un ritmo che cerco di sostenere anche rimandando scadenze. 
Sono molto rigorosa sul mio spazio e il mio tempo. Ho stabilito le mie priorità. 

Cosa ne pensate? Come vi organizzate per le vostre letture? Riuscite a ritagliarvi quotidianamente del tempo per immergervi senza distrazioni? 

QUI tutto ciò che ho scritto finora sull'argomento libri. 

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