mercoledì 25 febbraio 2026

Cime tempestose alla maniera di Emerald Fennell

Le mie grandi pene in questo mondo sono state le pene di Heathcliff, e io le ho conosciute e le ho sentite tutte una a una dal principio; la sola ragione di vivere per me è lui. Se tutto il resto perisse, e lui rimanesse, io continuerei a esistere; e, se tutto il resto rimanesse e lui fosse annientato, l’universo si cambierebbe per me in un’immensa cosa estranea.

Così una delle citazioni tratte dal celeberrimo romanzo di Emily Brontë, pubblicato nel 1847 e ancora oggi, quasi centottanta anni dopo, ristampato e letto. 
Cime tempestose continua a essere un unicum in tutto il panorama letterario degli ultimi secoli e per diverse ragioni. Per le sue origini, legate a una scrittrice che scrisse solo questo romanzo immersa in un mondo separato da tutto, per il tema trattato, per la sua fortuna. 
Fu una mia lettura dei primi anni Novanta, a poco più di vent'anni, al tempo della famosa collezione di classici a 3000 lire acquistabile in edicola. 

Come per i milioni di lettori in tutto il mondo fu ovviamente fulminante, ma non mi lasciò lo stesso struggimento di Jane Eyre, scritto dalla altrettanto celebre sorella Charlotte Brontë. Certo è che le tre sorelle Brontë - Charlotte, Emily e Anne - rappresentano quanto di più impossibile da classificare nella letteratura inglese e mondiale. Le prime due in particolare hanno lasciato un'eredità di altissimo pregio, con il dono dell'originalità, della indecifrabilità. 
Dopo più di trent'anni rileggerò Cime tempestose, ho voglia di ripercorrerne le pagine dopo averne visto l'ultimo film. Non ho più la mia copia vecchissima, ho preso l'edizione Garzanti. 

Veniamo al discusso film della regista Emerald Fennell
Val la pena ricordare che trattasi di un premio Oscar alla Migliore sceneggiatura originale, vinto nel 2020 per il film Una donna promettente, ma la Fennell è ancora molto altro. Qualcuno la ricorderà nel ruolo di Camilla Parker-Bowles nella serie The Crown, eppure la sua carriera da attrice ha una parte molto marginale. Il suo vero talento è la scrittura, come ha comprovato poi la Academy. 
Fennell ha scritto le tre sceneggiature dei film che ha pure diretto e prodotto, è eclettica, libera, e ha fatto incetta di candidature agli Oscar, ai Golden Globe, agli Emmy - dettaglio che è pure esso stesso un riconoscimento - e premi nei più importanti contest del globo. 
Mi riprometto di recuperare i suoi precedenti film, in particolare Saltburn, nei quali immagino riconoscerò lo stile ravvisato nel suo Wuthering Heights
Il film ha generato in queste settimane un certo dibattito, come tutte le produzioni divisive e lontane da un canone classico. È un dibattito anche abbastanza immotivato quando si tratta di chi neppure lo ha visto e si limita a ignorarne la visione per partito preso. 
Il leit motiv è: ho visto il trailer, inorridisco già; mi rifiuto di guardare questa profanazione. Poi probabilmente faranno come verso Sanremo, nessuno lo guarda e tutti sanno tutto. 
[…] lui non saprà mai quanto io lo ami: e questo non perché è bello Nelly, ma perché lui è più me di me stessa. Di qualsiasi cosa siano fatte le nostre anime, la sua e la mia sono simili; e l’anima di Linton è differente come un raggio di luna dal lampo, o il gelo dal fuoco.

Celebrazione o profanazione?
Premessa. Io il film l'ho visto e mi è piaciuto molto. Non urlerei al capolavoro, ma è una produzione che mi ha emozionato e convinto, un po' come il Frankenstein di Guillermo del Toro, nel quale, guarda caso, l'Heathcliff di Fennell era il mostro senza nome. 
È sempre più evidente che oggi trasporre un grande classico significa "rivisitarlo", prenderne il nucleo e farne un'opera estetica, un tentativo di costruire un gusto sempre più orientato verso la reinvenzione. Ciò significa, necessariamente, attingere ad altri linguaggi ed iconografie, spesso un "rifare" dove l'invenzione sta nella contaminazione di passato e presente, cultura classica e mainstream, tradizione e avanguardia. Dobbiamo smettere di illuderci di trovare in questi film esattamente quello che ci aspettiamo, l'orientamento è stupire, incantare, provocare una reazione - positiva o negativa che sia. 
Sì, perché, come sa bene Emerald Fennell, anche chi ne sta parlando malissimo fa il bene di questo progetto. È il vecchio adagio del "purché se ne parli". 



Cime tempestose è dunque un bello spettacolo. Lo è a partire dalle citazioni, dalla capacità di Fennell di guardare al passato e reinserirne l'iconografia dentro un classico ambientato nella brughiera dello Yorkshire. 
I costumi, disegnati dal premio Oscar Jacqueline Durran, sono un riproduzione fedele di tante opere d'arte e abiti di alta moda anni '50 e opere d'arte anch'essi. I puristi che storcono il naso urlando ancora allo scandalo perché non in linea con l'epoca non riescono a coglierne la semantica, i significati. 
Non sono scelte da considerare a compartimenti stagni, ma facenti parte di un unico "racconto" letterario e iconografico. E come sempre il costume racconta molto della storia stessa. 
Qui sopra vedete ad esempio una sala di Thrushcross Grange, la ricca tenuta di Edgar Linton sposo di Catherine. Il pavimento rosso sangue è tutt'uno con la gonna di Catherine. La passione distruttiva di lei contamina lo spazio bidimensionale del suo matrimonio apparentemente perfetto. 
Gli spazi della vita matrimoniale, e gli abiti e la postura di Catherine, sono perfetti, simmetrici, con un luogo costruito appositamente per lei, la sua camera da letto, che ha per pareti idealmente la stessa pelle della protagonista, con tanto di nei, vene, tonalità. Nella sala da pranzo c'è una riproduzione fedele della casa stessa, con tanto di miniaturizzazione dei suoi abitanti. 

A qualche miglio di distanza, Wuthering Heights è l'opposto: tragicamente lugubre, asimmetrica, costruita attorno alle rocce che si infilano negli spazi umani. La luce è fredda, le cose sono toccate dal tempo, coperte da una patina di grasso, sporche. In quegli spazi Catherine e Heathcliff bambini si conoscono, si riconoscono anzi, esplorano, condividono rituali e costruiscono un legame potente più della morte e del tempo. 
La casa e il suo esterno sono spesso percepite senza soluzione di continuità, la sua natura selvaggia sta anche in questo. Il vento che frusta la brughiera e le piogge scroscianti non sono al di fuori, ma si integrano nella casa degli Earnshaw, penetrano nei suoi anfratti sporcando la materia di carne o pietra. 
"Cime tempestose" è dunque un tutt'uno con l'aspra terra su cui è stata costruita, scenografia perfetta anche qui. 
[…] che cosa nella mia mente non è associato a lei? e che cosa non me la ricorda? Non posso guardare questo pavimento senza vedere i suoi lineamenti raffigurati nelle pietre! In ogni nube, in ogni albero, riempiendo l’aria la notte, e balenando in ogni oggetto il giorno, io sono circondato dalla sua immagine!
Fennell quindi ha scelto per tutto il film di rappresentare cose, persone, spazi nella loro forma più estremizzata, in un amalgama in cui il significato è racchiuso non solo nelle parole ma nelle cose. Con una colonna portante che è l'amore profondo, l'appartenenza totale dei due protagonisti. 



Il merito sta tutto nell'aver compreso, a mio avviso, il senso ultimo del racconto di Brontë e rivelato la sua essenza più autentica. Cime tempestose, ci dice la regista, è questa cosa qui, ve ne offro una rappresentazione senza patina né romanticismo, anzi tocco alcune corde profondamente umane, come l'assenza, l'identificazione nell'altro, lo struggimento delle carni che si toccano, le contraddizioni dell'appartenenza. Catherine e Heathcliff si vogliono, desiderio e volontà coincidono, si promettono da bambini, si riconoscono e poi si distruggono reciprocamente. 
Per concludere questo post in cui ho tentato di mettere insieme la mia idea di questo film, ne cito tre degli aspetti che mi sono piaciuti in particolare. 
La scelta di Owen Cooper nel ruolo di Heathcliff ragazzino. Eh sì, proprio il giovane attore prodigio della miniserie Adolescence. Anche qui sprigiona tutta la sua verve drammatica. 
L'idea del passaggio del tempo con focus prima sulle ferite del giovane Heathcliff e poi sulle cicatrici di Heathcliff uomo. E poi quel tenerissimo gesto di Heathcliff che protegge il volto di Catherine dalla pioggia, nato per caso durante le prove come atto spontaneo dello stesso Elordi. 
Tre aspetti dei tantissimi che potrei citare, ma meglio che mi fermi qui. 

Vi lascio al trailer ufficiale.




Hai detto che ti ho uccisa io… perseguitami, dunque! Credo che gli uccisi perseguitino i loro uccisori. So di spiriti che hanno vagato sulla terra! Rimani con me sempre, prendi qualsiasi forma, fammi diventar pazzo! Soltanto non lasciarmi in questo abisso, dove non posso trovarti!

Conoscete il romanzo, lo avete letto? Avete visto o vedrete il film? 
Cosa pensate delle trasposizioni non del tutto fedeli?

3 commenti:

  1. Ammetto con non poca vergogna di non aver mai letto il romanzo (e non so se andrò a vedere il film).
    Riguardo le "reinterpretazioni" di un libro tutto dipende dal regista. Parlando di un libro di puro intrattenimento come "L'ultima legione" il regista ha voluto modificarlo rispetto al testo scritto e ha fatto un film inguardabile pur avendo a disposizione un ottimo cast di attori.
    "L'amico ritrovato" è un libro più intenso, il regista Jerry Schatzberg si è assunto il rischio di "espandere" la trama basandosi sull'essenzialità del testo scritto e ha realizzato un film capolavoro.
    Il regista è l'artefice, se fa le scelte giuste anche la "trasposizione infedele" rende ugualmente giustizia al romanzo.

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  2. Libro amatissimo, letto due volte in due traduzioni differenti, non vedrò il film almeno per ora, vado poco al cinema, purtroppo ma con due abbonamenti a teatro diventa complicato, magari più avanti quando arriverà su qualche piattaforma. Le trasposizioni non del tutto fedeli devono essere molto, molto ben fatte, non è raro che capiti, anche per motivi di dover condensare come per La casa degli spiriti, 3 personaggi in uno ma uscì molto bene comunque. Sandra

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  3. La scrittrice di un solo libro. Penso ai tanti scrittori contemporanei che sfornano, invece, un libro all'anno. L'ho letto tanti anni fa. Devo dirti, però, che non serbo un buon ricordo. Le storie gotiche non mi appassionano molto. Anche se quell'atmosfera cupa che aleggia nella narrazione e quei personaggi, spesso violenti e brutali, non ti lasciano del tutto indifferente. Ciao Luz

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