giovedì 26 maggio 2022

La mia prima volta al Salone del Libro di Torino

Questa cosa è stata decisa nel giro di pochi minuti, uno di quei casi in cui tu e Dolcemetà vi guardate e quasi all'unisono dite "andiamoci". Biglietti ferroviari e tutto l'ambaradam dei preparativi in pochi giorni. 
Il desiderio di immergermi in questo evento invece lo coltivavo da anni, ripromettendomi di andarci, ed ecco fatto. Esperienza bellissima, dalla quale si esce frastornati, stanchi ma felici e desiderosi di tornare. 
Il Salone del Libro è una di quelle occasioni in cui, se ci si organizza bene (e io non sono stata proprio attentissima), si possono fare molti incontri difficili altrove, si viene a contatto con la grande editoria, ci si imbatte in autori e autrici, editori, giornalisti, persone dello showbizz, si assiste a dibattiti che svelano mondi nuovi. 

Con mia grande soddisfazione, i blogger hanno avuto diritto al pass d'ingresso, e mi sono affrettata a seguire le procedure che mi hanno permesso di parteciparvi da "stampa-blogger". 
Sono arrivata nelle prime ore del pomeriggio di sabato 21 e ho fatto un primo assaggio un po' sommario dell'ambiente, dedicando poi l'intera giornata di domenica al Salone e a tanti appuntamenti di quel giorno. 
L'organizzazione del Salone è decisamente più efficiente dell'evento romano Più Libri Più Liberi. Si tratta di gestire una mole di stand ed eventi almeno dieci volte superiore e la mia impressione a riguardo è stata positiva. I percorsi di arrivo al Lingotto ben organizzati, lo smaltimento delle file gestito senza ingorghi, la capienza delle sale tale da non creare l'effetto "struscio", ma permettere di camminare anche abbastanza distanziati.
L'uso delle mascherine era "fortemente incoraggiato" nelle sale, mentre per ogni evento con tanto di platea e palco c'era obbligo di mascherina Ffp2. Io mi sono concessa di restare senza nelle grandi sale e ho potuto godermi appieno le lunghe passeggiate. 
Una delle cose che mi ha colpito è stata l'efficienza e la cortesia del personale d'accoglienza e gestione, costituito da giovani sempre pronti a dare una risposta, mai "improvvisati". Non so, mi hanno fatto pensare all'efficienza torinese tout court, una caratteristica di questa città che mi stupisce ogni volta che vi capito. Forse perché da Roma in giù l'improvvisazione la fa da padrona un po' in tutto, oltre a risposte stizzite e superficiali che puoi ricevere ovunque quando cerchi di usufruire di un servizio. 

L'atmosfera del Salone del Libro è gioviale. Ho percepito questa "felicità" in ogni dove, perché la forza che riunisce tutte le migliaia di visitatori è la passione per il libro. C'è una forte emozione in tutti coloro che ne varcano la soglia, io avevo perfino gli occhi lucidi quando sono emersa dalla metropolitana e a poche decine di metri ho visto campeggiare i grandi manifesti dell'evento (sì, lo so, è folle). 
Fa parte di questa atmosfera gioviale l'assoluta certezza di potersi fidare. Non so, ho percepito una fiducia a pelle, non ho mai temuto di essere derubata, di subire una scortesia, di perdermi. 
Chi c'era stato prima di me aveva risposto con parole del tipo "solo se lo vivi puoi capire" e adesso ho compreso cosa intendessero. Perché il Salone non è solo una grande esposizione editoriale, ma un ritrovo di energie, anzi una sinergia di forze tutte positive, tutte inneggianti alla bellezza. 
Va da sé che ritrovare i grandi editori, aggirarsi fra i loro allestimenti, fra le centinaia di libri di ciascuno, è solo una parte di un tutto molto più complesso, più affascinante di quanto si pensi. 
Se guardiamo alla possibilità di reperire titoli anche introvabili, il Salone può essere una buona opportunità di acquisto per bibliofili esigenti, ma questo è un aspetto che non ho considerato.
Sì, perché un grande limite del Salone è che 9 editori su 10 non fanno promozioni sul prezzo di copertina, che resta integrale. Invece di caricarti lo zaino come un mulo, preferisci dunque comprare comodamente in una libreria sul tuo territorio. 
Unica (ma poi, chi lo sa?, non c'è stato il tempo di verificare tutti gli stand) eccezione Iperborea, che ha applicato lo sconto del 20% a patto di acquistare 3 libri. Ho colto un'occasione ottima, regalandomi fra gli altri un grande classico di Arto Paasilinna

L'incontro con Chiara Valerio
Vale invece acquistare i libri di scrittori e scrittrici incontrati sul posto, con tanto di firmacopie che rendono il tomo originale
, unico. 
Mi è capitato con Chiara Valerio, scrittrice che adoro, che mi ha firmato una copia di Così per sempre con tanto di dedica molto particolare, in cui cita anche Michela Murgia. Questo dopo uno degli eventi, in cui è stata intervistata da Francesco Pacifico, e ho potuto sedermi a pochi passi da lei. 
Ascoltare Chiara Valerio, che stavolta scrive una sua personalissima versione del Dracula di Stoker, è stato esaltante, perché è una fonte di conoscenza, ha dialettica da vendere e una certa vivacità che la rende simpatica. 
Trovarmici dinanzi è stato stupendo e sono stata felice di averle regalato un sorriso di soddisfazione quando le ho detto di aver citato interi brani di La matematica è politica a scuola.  
Non è mancata poi una visita allo stand Abe Editore (andate a sbirciare sul loro sito... originalissimi), dove con sommo piacere ho incontrato Laura Bartoli, curatrice dei due volumi Charles Dickens: una vita in lettere. Ho acquistato il primo e me lo sono fatto autografare con dedica. 
Non lo mostro, perché ad Abe Editore saranno dedicate due interviste sul blog: sia Laura Bartoli sia Lorenzo Incarbone, direttore creativo e grafico della CE, sono stati disponibili a offrirsi alle mie domande, quindi stay tuned

Fra gli altri incontri, fugaci ma intensi: il mitico Alessandro Barberio, Ermal Meta, Pino Insegno e niente po po di meno che Zerocalcare, incontrato all'ingresso del salone proprio quando vi stava accedendo anche lui, ben prima che il resto del mondo se ne accorgesse. 
Mi sono fatta immortalare accanto al fumettista più celebre e osannato del momento, la foto è un po' tarocca sulla mia faccia perché sono venuta strana, e me la sono fatta correggere coi filtri.  
Potete vedere dal confronto fra le due. 😜

Insomma, fate il confronto, sembravo sua nonna. 

Il professor Barbero è parso subito simpaticissimo. Stava firmando alcune copie del suo libro presso il suo editore Sellerio, solo che io Alabama ce l'ho già sul mio scaffale, quindi ho mollato l'opportunità, ma spero di rifarmi.
Ermal Meta col suo sorriso ecumenico e disarmante, più disponibile di quanto avrebbe voluto il suo editore La nave di Teseo
Con mia somma gioia ho incontrato anche Giovanna Nosarti, autrice del romanzo Processo a Zeus del quale avevo curato il reading lo scorso settembre. 
Nel salone "oval", una grande struttura esterna ai padiglioni principali, è stato allestito un pezzo di bosco, un bosco vero, dedicato agli scrittori. Chiunque volesse ricevere una boccata d'aria fresca e corroborante (oltretutto in giornate insolitamente torride), poteva rifugiarsi fra i suoi sentieri. 
Un piccolo appunto: si sarebbe potuto allestire anche di dimensioni maggiori e spero che ci penseranno, perché risultava risicato a chi volesse procurarsi una sedia. Immagino che i costi saranno stati notevoli già così, però con uno sponsor come Aboca si sarebbe potuto fare di meglio. Merita. 

Il prof Barbero, io e Giovanna Nosarti e il Bosco degli scrittori

Il Salone è stato anche occasione di incontro di molte "bookstragrammer", me compresa, cioè di tante lettrici e promotrici del libro che gravitano su Instagram. 
Tramite piattaforma abbiamo potuto concordare alcuni incontri, altri sono accaduti casualmente e sono stati ancora più piacevoli. Si tratta di quella energia di cui sopra, di quel desiderio di condividere, della sensazione forte di far parte di una categoria di persone, accomunate dall'emozione che può suscitare il libro. Ed è bello.

Una delle grandi novità sono state le giornate, e l'area, dedicate al self publishing. Ebbene sì, l'autopubblicazione entra a far parte dell'evento editoriale più importante del paese
Se fino a qualche anno fa il numero di chi storceva il naso imperava in rete, ora, in barba ai più feroci detrattori, il self è diventato un'azienda con una sua metodica, una realtà affermata. 
Il programma degli incontri era fitto, il nucleo tematico: dall'analisi dei dati di mercato alle esperienze di autori indipendenti di successo. Il peso del self publishing nel mercato editoriale italiano, le possibilità per gli autori, i servizi di supporto, il ruolo della distribuzione e le prospettive future.
Insomma, si è fatto sul serio. Per quanto tantissime autopubblicazioni facciano inorridire, e questo nessuno lo può negar, esiste però un mercato di qualità, autori che hanno catalizzato l'attenzione di editori in seguito, autori che hanno pubblicato perfino all'estero, pur cominciando dal "fai da te". 
Secondo me bisogna imparare a distinguere in questo mondo quello che realmente vale. Perché, da quello che ho sentito durante gli incontri, non tutto è spazzatura, anzi. 

Ho potuto assistere all'incontro con Carmen Laterza, nota come Libroza (qui il suo sito), autrice self e editor, paladina dello spirito imprenditoriale applicato all'autopubblicazione, e all'incontro con la nota Stefania Crepaldi, che assieme a tre autori self di successo ha parlato di approcci all'autopubblicazione (mi sono riservata per lei una domanda sui beta readers cui ha risposto con entusiasmo).
Altri appuntamenti che non mi è stato possibile seguire sarebbero stati assai interessanti: i miti da sfatare, i libri pubblicati in self nell'ottica della loro distribuzione nelle librerie, primi passi per la pubblicazione su Amazon Kindle. E tanto altro. 
Purtroppo, nei due grandi stand dedicati ai libri self, ho notato una certa sciatteria. Diamine, sei invitato al Salone e non ti organizzi minimamente? Se pensiamo che tutti gli "aventi diritto" di esporre possono gestirsi l'immagine come più desiderano, investi qualche soldo, fatti fare un cartonato, elabora un'immagine attraente, invita i lettori a una certa curiosità! 
Ma niente, ho notato molte copertine poco curate, slogan scritti su fogli A4, scrittori o pseudotali perfetti sconosciuti che pretendevano di vendere qualcosa ma senza un minimo di progetto editoriale d'immagine. Io come minimo mi sarei fatta fare un cartonato, avrei indossato un costume d'epoca, avrei fatto scena! Bah. 

Carmen Laterza (a sinistra) e una panoramica dell'incontro con Stefania Crepaldi nella Sala business


Un giorno e mezzo al Salone del Libro è una grande esperienza, abbiamo cercato di viverla senza perderci nulla, ma è stato impossibile. Il programma fittissimo ha richiesto di fare scelte, anche dolorose ma necessarie. 
Qui ho cercato di farne una sintesi brevissima, quel che è possibile raccontare. Chiudo con l'incontro con Nicola Lagioia, curatore e direttore artistico del salone. 
Era uno dei momenti di bilancio, il giorno dopo sarebbe stato l'ultimo e cominciavano ad apparire i primi risultati. Si sarebbe arrivati alla cifra di oltre 168.000 visitatori, una cifra da successo. Come ogni grande evento, andrà pensato a partire da adesso, e il team è già al lavoro per offrire un insieme che possa superare le aspettative. È appena il caso di dire che il mio desiderio è farlo diventare per me un appuntamento fisso di ogni anno. 
Lagioia ha detto parole importanti, incoraggianti. Dopo aver espresso la propria soddisfazione per il successo del Salone, non mancando di fare riferimento a tutto il team, ha suggerito ai presenti di continuare a creare bellezza, a riunirsi, ad aggregarsi. Perché il Salone non sia un'oasi nel deserto, un insieme di eventi isolato, mentre il resto della vita scorre fra mille impegni e l'angoscia che può portare questa epoca travagliata. Mi hanno colpito molto queste parole, semplici eppure vere, sacrosante. 

Forse è quello che cerco di fare io stessa, con il mio laboratorio ragazzi del venerdì, strappandoli ai soliti giochi e alla noia, forse quello che fa la mia collega Delia D'Onofrio ideando eventi, sostenendoli, partecipando attivamente sul territorio a divulgare cultura. 
E forse non basta, perché possiamo fare di meglio, di più.
Possiamo parlare di quanto siano fondamentali i libri, necessari. Salvifici. Possiamo parlare di autori e autrici, aggregarci creando associazioni, cenacoli, gruppi di lettura. Possiamo fare del libro uno strumento sempre più efficace di educazione e di aggregazione. 
Siamo chiamati insomma a una missione, a non lasciarci tentare troppo dall'isolamento ma aprirci agli altri, portare le nostre competenze all'esterno delle nostre mura di casa, promuovendo un tipo di aggregazione oltretutto non piramidale ma orizzontale, aperta e democratica. 
Dobbiamo fare tutto questo certi che ogni iniziativa di questo tipo sarà ossigeno, una lunga strada lastricata di buoni intenti, un obiettivo del quale chiunque possa raccogliere il testimone. 


Siete mai stati al Salone del Libro? Che ricordo ne avete? Credete che la missione suggerita da Lagioia sia possibile? 

19 commenti:

  1. Avevo già "sbirciato" su instagram :-D
    Io non ci sono ancora mai andato, mi dai speranza che non è mai troppo tardi per iniziare.
    Anche se devo ammettere che questi eventi affollatissimi cominciano a risultarmi problematici, sto diventando insofferente alla densità umana quando è particolarmente elevata.

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    1. Pensa che ho raccontato il grosso dell'esperienza su una piattaforma su cui mi conoscono poco e su Fb ancora in tanti aspettano un minimo di resoconto. :) Anch'io soffro gli ambienti affollati, ma come ho scritto nel post un po' la buona organizzazione, un po' la passione dell'esserci e vivere il più possibile diverse esperienze, me lo hanno reso tollerabile.

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  2. Che bello il Salone! Spero tanto di poterci tornare uno dei prossimi anni. Quando ci sono stata, l'unica volta, nel 2016, ho avuto le stesse tue impressioni: sono rimasta colpita positivamente dall'entusiasmo che si respirava ovunque e negativamente dalla scarsità di sconti sugli acquisti, ma nel complesso i punti di forza superano qualsiasi critica si possa sollevare. Sarebbe bellissimo incontrarci proprio in quella cornice, Luz! :)

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    1. Magari, Cristina! Il prossimo anno vorrei organizzarmi anche meglio e chissà se non sia l'occasione giusta per vederci finalmente di persona. Spero di convincere anche Marina. :)

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  3. Non sono mai stata al Salone del libro, non è mai capitato finora, ma mai dire mai. Il tuo entusiasmo è contagioso, fa venir voglia di organizzarsi per il futuro, certo che è un peccato che non facciano degli sconti sui prezzi dei libri, secondo me perdono delle occasioni...in fondo il lettore va stimolato

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    1. Diciamo che al Salone si disseta anche quella sete dell'incontro di autori e personalità legate al mondo dell'editoria. Credo che i vari stand e camminare in lungo e in largo per guardare e acquistare siano solo una parte dell'esperienza. Il grosso del Salone si regge invece sugli eventi, e se si ha questa passione dell'assistere a convegni di questo tipo, allora è il posto giusto. Dai, facci un pensiero. :)

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  4. Il Salone lo conosco bene e l'ho visto cambiare in questi anni. Questa mi dicono sia stata una bella edizione, avevo già spiegato il perché della mia assenza sul mio blog e non sono affatto pentita. Pensa che i primi tempi, quando il Salone serviva davvero a promuovere la lettura e non il mercato dei libri, trovavi molti libri scontati. Ma poi hanno perso subito l'intenzione... Sono felice che ti sia piaciuto. Ma sei riuscita a vedere anche la mia Torino? :)

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    1. Credo sia molto cambiato negli anni proprio sulla scia di una crisi di cui lo stesso Lagioia parlava. Il Salone rincorreva la crisi del libro, poi miracolosamente si è ripreso proprio con la pandemia. Sia lo scorso ottobre che questa edizione sono state un successo di pubblico e di partecipazione di scrittori e scrittrici anche importanti. Sììì, ho visto un po' Torino, ne parlerò in un post su Fb magari. :)

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    2. Ma l'editoria non è affatto in crisi, non lo era nemmeno prima! Lo showbiz si che l'ha fermato la pandemia. Ma per fortuna non la lettura. Le case editrici continuano a nascere e a crescere. Alcune chiudono, è vero. Ma è qualcosa di naturale a mio avviso. Ch'è impressione hai avuto dal tuo osservatorio sul presunto turn over di proposte?

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    3. Il quinquennio 2012-2017 aveva registrato una certa preoccupante flessione, ricordo i vari dibattiti a riguardo. Oggi l'editoria ha ritrovato un suo smalto, in particolare le vendite online garantiscono agli editori un margine di mantenimento dei bilanci in positivo. Non è certo il bengodi ma fino a qualche anno fa si parlava di clamorose perdite, flessione dei guadagni anche dei grandi scrittori, ecc. Credo che oggi facciano tantissimo proprio i social, perché si sono create schiere foltissime di lettori e lettrici che alimentano il discorso attorno al libro. I giganti dell'editoria al Salone erano al top, per non dire delle proposte editoriali regionali. Questa la "vetrina", poi per i dati bisognerebbe chiedere direttamente a loro. A me è parso che l'entusiasmo generale faccia ben sperare.

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  5. Sul salone c'è un post da me, come li ho sempre scritti dopo ogni visita, ci sono stata 10 volte ed è sempre una festa. Sto commentando per comodità con l'account di Google, quindi ricordo il mio blog che è illibridisandra.wordpress se qualcuno fossse interessato alla mia esperienza. Trovo quantomeno singolare che ci si indigni per la promozione del mercato dei libri a discapito della lettura (per me sono strettamente connesse e comunque il visitatore può segnarsi i titoli e poi cercarli in bibllioteca per esempio) mentre si hanno i propri libri in vendita al Salone. Sconti? Da Giuntina spendevo 48 euro per 3 libri e me ne hanno fatti pagare 40. Gli sconti ci sono se si comprano più volumi o se ci si fidelizza, non a pioggia, tranne qualche caso, dove sì, mi hanno fatto anche uno sconto su un singolo volume. Non sono sbandierati, quando si paga magari ti tolgono uno o due euro.
    Il salone è business, muove fantastiliardi, non un’azione di beneficienza e va declinato al nostro personalissimo sentire, ognuno ha il proprio. Ho mosso delle critiche anch’io ma l’intento di chi è lì a farsi un gran mazzo, perché questo succede allo stand e magari si viene pure da lontano, è vendere i libri. E’ un’immensa libreria, da questo punto dobbiamo partire per capire il salone.

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    1. Io ne ho apprezzato un po' tutto, perché mi è parso esattamente quello che il Salone deve essere, in particolare per l'aspetto degli eventi. Poi è vero che ogni scrittore presentava il suo firmacopie e quindi alla fine è tutto business, ma noi lettori volevamo proprio questo. Io ascolto Chiara Valerio, compro il suo libro, lei me lo autografa. Siamo contente in due. Le polemiche le lascio a chi ne conosce più di me, io sono una neofita dell'esperienza e m'è parso tutto talmente bello e prezioso. Con le dovute distanze da quello che poteva essere organizzato meglio, come ho scritto nel post. :)

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  6. Caspita, sei stata molto fortunata se in pochi giorni dal Salone sei riuscita a trovare anche dove pernottare. Una mia collega doveva andare dalla figlia a Torino, ma non ha trovato proprio niente in città, tutto pieno e prenotato proprio per il Salone del Libro. Anch'io nel 2018 ricordo di avere prenotato tutto, compreso il pass stampa-blogger, almeno un mese prima! :)
    L'atmosfera invece di giovialità, quell'entusiasmo dei lettori di fronte alla più grande libreria mai vista, la riconosco. Certo nel 2018 ho vissuto bene solo la domenica mattina, poi verso l'orario del pranzo è cominciata una confusione pazzesca, dove non ci si muoveva quasi più in alcuni punti dove il passaggio era appena per due persone. Probabilmente le norme di sicurezza post Covid hanno migliorato questo aspetto. Non posso fare paragoni con altre fiere italiane, ma sono stata a Parigi per il Livre Paris, sempre nel 2018, a marzo (quindi prima del Salone), per incontrare di persona Diana Gabaldon, e lì l'organizzazione era impeccabile, sotto ogni aspetto. Spero sempre di riuscire a venire a Roma per Più Libri Più Liberi, vedremo in futuro.
    Ma hai incontrato Alessandro Barbero, lo storico? Perché Alessandro Barberio, con la i, mi risulta figura di spicco, ma di altro settore...
    Ecco, non sono riuscita a vedere in rete foto dell'area dedicata ai self-publisher e forse il motivo è in quello che hai riportato tu. Sostanzialmente, la mancanza di fantasia e creatività nel presentarsi. Un cartonato o un costume te lo puoi anche preparare in casa, se proprio non c'è budget. E in questo momento mi vengono mille idee per riempire uno stand, fosse anche legare un palloncino ad ogni libro. O prendere gli scatoloni vuoti del supermercato (li lasciano in un angolo da me) e preparare dei "blocchi" tutti colorati, stile mattoncini Lego. Magari per un romance sarei andata alla ricerca di raso e tulle rosso e fucsia in qualche negozio di scampoli-tessuti. Certo dipende da quanto tempo prima vengono fornite le specifiche dello stand affidato, dalla possibilità di movimentare materiale, ma se hai una presenza in un evento del genere, è un'occasione da sfruttare al massimo. Una vetrina che può dare visibilità, se si riesce però ad attirare l'attenzione dei lettori distratti dalle luci dei personaggi famosi. :)

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    1. Oddio, avevo sbagliato e tu te ne sei accorta! Ho corretto, il cognome è Barbero. :)
      Ricordo quando andasti al Salone di Parigi e ricordo l'incontro con la Gabaldon, grande momento. Mi piacerebbe poter confrontare la loro organizzazione, che non faccio fatica a credere eccellente, con quella di Torino. Spero di vederti a Roma a dicembre, allora! Io e Marina ti accoglieremmo a braccia aperte. Hai colto nel segno per quanto riguarda ciò che intendevo con gli allestimenti degli scrittori autopubblicati. Si trattava di creare all'occorrenza anche dei diorami, avrebbero attirato molto, l'immagine è fondamentale in certe circostanze. Ho guardato qua e là, sotto gli occhi scorrevano anche copertine stampate fai da te, con colori sbiaditi, font inappropriati, senza nessuna cura né competenza. Altri ben stampati ma nulla che attirasse la mia attenzione, nessun impegno sui contenuti, nessuno nella presentazione, ed erano tutti presenti! Ma guarda che belle idee sarebbero venute a te. :)

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  7. Mi sono goduta questo post, perché mi sono immaginata lì: dev’essere stato uno spettacolo, se già per me l’evento romano è una bellissima occasione. Almeno una volta nella vita l’esperienza va fatta (lo dico sempre e non m’è mai ancora capitato. Ma, forse, bisognerebbe fare come avete fatto voi: pensarsela e partire). Chiara Valerio è fortissima, seguivo il podcast con la Murgia e mi divertivano entrambe moltissimo e adoro Alessandro Barbero, la sua comunicabilità, una dote preziosa.
    È così, hai beccato pure il fumettista dalle code infinite a PLPL, ci sperticavamo per fargli una foto anche da lontano e ora eccovi qua vicini vicini! :)
    Mi piace l’aggettivo che hai usato per il sorriso di Ermal Meta: “ecumenico”! 😁
    I libri senza sconto... anche al Salone romano era così, se ci pensi e abbiamo criticato la cosa, perché, in effetti, una Fiera a tema dovrebbe prevedere una scontistica, proprio per sottolineare l’unicità dell’evento in sé. Quando vado alle fiere dell’arte creativa, mi porto a casa l’inferno, perché costa tutto meno e credo che lo spirito giusto sia anche questo.
    Mi fa piacere per l’autopubblicazione: resto sempre dell’idea che ci sia poca roba buona, ma l’importante è, comunque, che ci sia e mi auguro che abbia altre sorti di quelle che finora si è meritata.
    Aspetto di vederti per sapere tutto tutto di queste giornate memorabili, intanto leggerò volentieri gli ulteriori post di approfondimento, godendomeli sempre nella mia nuova condizione (ancora non risolta) di anonimato.
    Marina

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    1. Il sorriso "ecumenico" di Ermal Meta veniva dispensato con una generosità senza pari. Figurati che Franco gli ha chiesto una foto insieme (io non ero d'accordo, perché quanto meno avremmo dovuto acquistare il suo libro, altrimenti è pura invadenza e basta), ma proprio in quel momento i suoi assistenti lo stavano portando via dallo stand La nave di Teseo, aveva altro appuntamento in altro punto del Salone. Lui in tutta fretta gli ha detto "mi dispiace, purtroppo qui non posso, ma seguimi e ce la facciamo di sicuro". Cioè, uno che ti si rivolge e ti parla. Caruccio. :)
      Vorremo trovare degli sconti, ma purtroppo non parrebbe previsto. Mi chiedo se l'ultimo giorno tirino fuori sconti e occasioni, chissà. Presto ci vedremo e ti saprò raccontare di più (c'è un libro per te).

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    2. 🤗 (sempre io)

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  8. Il Salone del Libro è il mio sogno. Non ci sono mai andata per cui mi sono emozionata leggendo il tuo post ben approfondito da cui traspaiono chiaramente l'emozione e l'entusiasmo che hai provato, visibilissimi nelle foto. Che bello poter incontrare tanti scrittori e personaggi di un certo spessore, è un' esperienza impagabile. Mi fa piacere sapere che hanno dato spazio anche al self publishing. Certo, si trova tanta roba scadente in questo filone, ma anche prodotti di valore secondo me. Bisogna ben distinguere, però se è fatto bene il self publishing offre comunque una possibilità a degli scrittori che potrebbero finire nelle mani di editori che pensano solo al profitto e che ti costringono a comprare i tuoi stessi libri, senza farti poi una vera pubblicità. Purtroppo siamo nell'era del business, l'unico obiettivo è il profitto. Ad ogni modo grazie di averci donato un pò di questa bella esperienza.

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    1. Grazie a te per avere apprezzato questo mio post-resoconto. Se è uno dei tuoi desideri vedere il Salone, allora devi realizzarlo. Fatti questo regalo prima o poi perché è davvero una gran bella esperienza. :)

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