venerdì 31 luglio 2015

Suite francese - Irène Némirovsky

Incipit: Fa caldo, pensavano i parigini. Aria di primavera. Una notte di guerra, l'allarme. Ma la notte svanisce, la guerra è lontana. Quelli che erano svegli, i malati a letto, le madri che avevano i figli al fronte, le donne innamorate con gli occhi sciupati dal pianto coglievano il primo respiro della sirena.

Ero stata attratta da Suite Francese dalle diverse ottime recensioni in rete e da alcuni frammenti di biografia della sua autrice. Probabilmente è proprio dalla Némirovsky che bisogna partire per comprendere appieno le intenzioni di questo epico intreccio. Ma gettiamo alcune salde basi al commento: è un'opera incompiuta, perché la scrittrice non molto tempo dopo veniva deportata ad Auschwitz e lì moriva di febbre tifoide. Singolare questa esperienza di lettura, perché non puoi non pensare a Irène e le sue vicissitudini per entrare nel nucleo del romanzo e farne uno scenario dai contorni netti. Perché in quel quadro narrativo è collocata la sua stessa vita, la Francia occupata dai nazisti che fa da sfondo alle vicende dei molti personaggi è la stessa Francia nella quale la scrittrice vive e scrive, rifugiata in un paese straniero perché in fuga dal regime sovietico. Irène vive molte disavventure, è una fervida scrittrice che riempie i suoi taccuini di appunti con una scrittura fittissima, ha bisogno di esternare questa sua generosa vena creativa, le pubblicano diversi romanzi, diventa una scrittrice nota e stimata, ma Irène è anche ebrea e un giorno subisce l'arresto e poi la deportazione.
Uno dei quaderni di appunti della Némirovsky
Veniamo al romanzo. Suite francese racchiude le due prime parti di un progetto più vasto che avrebbe dovuto comprenderne cinque. Il titolo è pertanto generico e rimanda proprio a questo "poema" che doveva essere l'intera epopea narrata, un intreccio complesso riguardante i giorni dell'occupazione tedesca della Francia. Nella prima parte, Tempesta di giugno, i tanti personaggi, appartenenti a famiglie di diversi ceti sociali, rappresentano i diversi volti dei francesi che la Némirovsky ha imparato a conoscere, sono tutti in fuga da Parigi, diversi altri sono gli abitanti di fattorie e piccole contrade presso le quali gli sfollati chiedono asilo. Il racconto procede come a "episodi" per ciascuno, così ci imbattiamo nei Péricand, i Michaud, Charlie Langelet, Gabriel Corte. La singolarità del romanzo è che ciascuno procede nel suo percorso di fuga, ciascuno col proprio stile e carattere, a volte i diversi personaggi si incontrano, altre invece per puro caso procedono in direzione opposta. Ogni famiglia o personaggio singolo è fortemente caratterizzato ed emerge su tutto la superbia, la sopraffazione, il tradimento, l'opportunismo, tutti atteggiamenti messi in atto per sopravvivere e riuscire a raggiungere la meta. Sugli sfollati si abbatte la scure della guerra, i bombardamenti, gli ostelli chiusi, la mancanza di viveri e acqua, di benzina. Ciascuno sopravvive come può, alcuni sopravviveranno, altri no e non sempre a causa della guerra, poiché la morte può arrivare anche in modo inaspettato e "banale". 
Irène Némirovsky
C'è dell'ironia nel romanzo, c'è un respiro di umanità che non può non coinvolgere e far riflettere. Soprattutto c'è il racconto di qualcosa che abbiamo sempre creduto essere in un modo e invece in chi l'ha vissuto è apparso diverso. Nella seconda parte, Dolce, l'azione si concentra a Bussy, il paesino nel quale i tedeschi si sono acquartierati, e si fa solo apparentemente statica. Le azioni, gli atteggiamenti, le scelte sono tutte dinamiche, in fieri, e hanno come nucleo la forte attrazione fra Lucile, la dolce e bella fanciulla che condivide con la superba suocera la magione degli Angellier, e il tenente tedesco Bruno von Falk, cui sono costrette a cedere parte della casa. I loro incontri sono teneri, romantici, una francese e il nemico tedesco scoprono piani sui quali realizzare un dialogo, la musica e la letteratura, la natura, il confronto su temi difficili. Ne nasce un amore tenero e furtivo, con cui la scrittrice intelligentemente ritrae un'umanità, quella tedesca in particolare, non legata all'uso di armi, al sopruso, all'eccidio. Apparentemente il romanzo sembra virare verso il feuilleton, ma la Némirovsky racconta un'epoca che ella ben conosce e la sua scrittura rimane salda alla realtà, realistica, lucidissima. 
Il film tratto da "Dolce", la seconda parte del romanzo.
Toccante il fatto che questo romanzo sia stato interrotto dalla crudeltà dell'uomo, che strappa questa splendida scrittrice al suo mondo ricco di scenari da narrare. Di questo intreccio e del seguito che avrebbe dovuto essere scritto restano solo degli appunti, che le figlie di Irène recuperano e pubblicano con tutta la produzione non ancora data alle stampe, nel 2004. Nonostante sia un'opera incompiuta, non sarebbe potuta restare chiusa in un cassetto e sconosciuta al mondo. 
Irène probabilmente sa che non potrà mai completarla, sente su di sé la morsa di un destino che sta per compiersi. Nel luglio del 1942 viene arrestata e deportata ad Auschwitz. La sua vita si spegnerà di lì a poco a 39 anni. A uno dei personaggi di Tempesta di giugno Irène fa dire: «La certezza della mia libertà interiore, questo bene prezioso, inalterabile, e che dipende solo da me perdere o conservare. La convinzione che le passioni spinte al parossismo come capita ora finiscono poi per placarsi. Che tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò, prima di tutto vivere: Primum vivere. Giorno per giorno. Resistere, attendere, sperare».

Mi piacerebbe scambiare opinioni con chi lo ha letto o ha intenzione di leggerlo. 

24 commenti:

  1. maria c. costabile31 luglio 2015 12:33

    l'ho letto l'anno scorso. non ricordo come Irène sia arrivata a casa mia. forse il regalo di un amico, di un collega. ma son più propensa a pensare che a far questo dono sia stata una donna. e comunque è stato un dono, inaspettato e sorprendente. una lettura fitta, con la continua voglia di andare avanti, ma senza fretta di arrivare alla fine, col piacere di assaporare intrecci e parole col gusto di scoprire lo sviluppo delle vicende e delle anime che vivono le storie e la Storia. emergono soprattutto caratteri e personalità negative, dici bene, Luana, ma la tenera amorosa complicità dei Michaud riscalda il cuore, non trovi?

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    1. Ciao, benvenuta! I Michaud credo siano quell'universo nel quale la scrittrice dipinge la possibilità di una umanità onesta e generosa. Ricordi? Nel seguito che avrebbe dovuto essere scritto, proprio i Michaud avrebbero dovuto ospitare Benoit il fuggiasco. La sola porta che si sarebbe probabilmente aperta dinanzi alla necessità di aiuto.

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  2. Ciao Luz, ecco questo non l'ho letto! Da cosa hai scritto deve essere però un libro che non può mancare tra le letture di chi appunto adora questo passatempo. Che passatempo vero e proprio non è, però...molto di più!

    Deve essere molto forte il lato umano e questo mi interessa e mi piace.
    Ci faccio un pensierino.

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    1. Uno di quei romanzi che non leggi d'un fiato, che hanno bisogno di abnegazione e un po' di pazienza, per lettori che "decantano" un capitolo dopo l'altro. Se lo leggi, mi dirai. :-)

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    2. Ne ho molto in casa in attesa, mo leggerò senz'altro perchè mi hai proprio incuriosita.
      Ti farò sapere

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    3. Luz, in ritardissimo ma arrivo ahhaha
      Letto il libro. FAvoloso! E' stato come guardare il mondo di oggi. L'unica differenza è la guerra che per fortuna ora non c'è. Per il resto non mi pare che gli esseri umani siano cambiati poi tanto. Stesso opportunismo, stesso egoismo di allora. I Corte, i Langelet...quanti e ne sono ancora in giro!
      Quanto mi è piaciuta la figura tribolata di Lucile! Quanto ho parteggiato per lei e sarei stata disposta a seguirla in qualunque sua scelta.
      Credo che lei e tutto sommato anche Von Falk siano i personaggi più riusciti.

      A giorni parlerò anch'io di questa lettura ma farò senz'altro riferimeto a questo tuo post. In fondo è merito tuo se ho letot il libro. :)
      Ciao e buona domenica

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    4. Bellissima questa risposta a un paio di anni di distanza!
      Grazie per esserti ricordata, leggerò volentieri il tuo post a riguardo. :)

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    5. Infatti il libro era lì da parecchio ma se ne compro più di quanti riesca a leggerne... :)
      Buon pomeriggio a te!

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    6. Pubblicato oggi il postsul libro.
      https://hermioneat.blogspot.it/2017/09/suite-francese.html
      Ciao e buona serata

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  3. C'è un particolare che hai descritto, Luz, che mi tocca in prima persona, anche se in realtà solo di riflesso. Anche la famiglia di mio padre dovette cedere una parte della propria casa ai tedeschi. A volte mi hanno riportato aneddoti, certo non piacevoli ma comunque sempre abbastanza ironici e lontani dagli eccessi di crudezza che di solito associamo automaticamente a queste situazioni.

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    1. Credo che chiunque abbia vissuto questa esperienza sappia che, esattamente come in questo romanzo, la realtà dell'occupazione tedesca ha in sé anche aspetti volutamente ignorati. Ci hanno insegnato, attraverso i libri di storia, il pensiero dominante, documentari e film, che la Germania ha sformato in quegli anni solo un'immensa massa indistinta di tirannici rapinatori e spietati assassini, ma doveva pur esserci qualcosa da salvare, barlumi di umanità.
      Cosa ti hanno raccontato di questi giorni di forzata ospitalità? C'è un aneddoto che potresti raccontare?

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    2. Per esempio, uno dei soldati si era innamorato di mia zia, allora bambina, e scherzava dicendo che l'avrebbe portata con sé in Germania per sposarsela...
      Un altro aneddoto, un po' più crudele, ma in fondo anche ironico visto chi era il soggetto preso di mira: i soldati costrinsero il parroco del paese a ingollarsi tutta la carne di maiale avanzata dal loro pranzo e quello si beccò una brutta indigestione...

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    3. Ah, però. Nel romanzo, e torno a dire che il valore suo vero sta nel fatto che l'autrice ha vissuto l'occupazione, si lascia intendere che spesso i soldati tedeschi non sanno come occupare il tempo e si inventano giochi e divertimenti anche "dispettosi". Hanno un ottimo rapporto coi bambini, altra cosa che ritrovo nelle tue parole, infatti li lasciano giocare accanto a loro, o coi loro cane lupo. Sì, decisamente aspetti che non conoscevamo.

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  4. Io l'ho letto un paio di anni fa e mi era piaciuto moltissimo, tanto è vero che avevo scritto una recensione sul blog. Se la cerchi penso che tu possa trovarla facilmente, nel blog che ora è più ordinato. A me era piaciuta molto la prima parte, durante la fuga francese da Parigi, e a come si comportano i diversi esseri umani in condizioni di difficoltà. Varie volte mi sono chiesta come mi sarei comportata io negli stessi frangenti, ma a queste domande non c'è risposta.

    Mi hai fatto venire in mente anche "Il silenzio del mare" di Vercors, in cui un tedesco cerca disperatamente di scambiare una parola con una famiglia di francesi, chiusi viceversa in un silenzio assoluto e impenetrabile. Anche di questo avevano fatto il film.

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    1. Cercherò il tuo articolo. :-)
      La prima parte del romanzo mi piace per la sua ironia, che a volte compare, timidamente, per poi essere una parte importante della narrazione. Mi piace il personaggio del vecchio completamente rimbambito che fugge al seguito della sua famiglia ma su una carrozzina a rotelle, con la gabbia di uccellini sulle gambe. Ecco, la trovo molto "francese" come immagine.
      Sì, i francesi, gli occupati, risultano muti e impenetrabili, fa eccezione Lucile che ha un'intelligenza diversa e aperta, frutto della sua insoddisfazione coniugale.

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  5. Mi manca, devo ancora leggerlo. Ne ho sentito parlare e ne ho letto benissimo, proprio come in questo tuo post. Anche molti altri lettori in cui mi sono imbattuta sono rimasti colpiti dall'umanità che l'autrice attribuisce a quello che, tecnicamente, per lei era un nemico e, soprattutto, un 'cacciatore' che voleva sterminare lei e i suoi simili.

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    1. Più che "cacciatore", un soldato che deve obbedire a degli ordini, che vede in quel suo mestiere un dovere altissimo nei riguardi della sua patria. Non una traccia di antisemitismo nel romanzo, come se la Shoah non stesse facendo le sue vittime. Ecco, questo da parte della Némirovsky, ebrea, parrebbe decisamente singolare. Forse è tutta questa singolarità a farcela amare.

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    2. Saltando un attimo di palo in frasca, non vedo l'ora di leggere il tuo post sulla Ferrante e i tuoi ragionamenti sui ghostwriter... Sei riuscita a incuriosirmi molto.

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    3. Ho appena finito l'articolo su I giorni dell'abbandono, ma ne ho programmato la pubblicazione a mercoledì. Un post sul romanzo e non ancora quello su questi "scrittori fantasma" cui voglio dedicarmi probabilmente verso fine mese. Sulla Ferrante c'è anche molto da dire! Grazie per il tuo entusiastico interesse! :-)

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  6. Non l'ho letto quindi non posso offrire nessun contributo, posso però dire che grazie a te è probabile che questa bella storia si sia conquistata un nuovo lettore.

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    1. Mi fa piacere, Massimiliano. :-)

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  7. Ho letto soltanto Jezabel della Némirovsky (bellissimo *__*) e ho intenzione di continuare proprio con questo titolo. Deduco sia un romanzo appassionante e duro al contempo...

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    1. Sì, lo è. Non potrai fare a meno di considerare l'autrice all'interno di questa costruzione.
      Sei la seconda persona nello stesso giorno a consigliarmi Jezabel. Lo avrò! :-)

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    2. Jezabel è stupendo! Ne ha chiacchierato TOM sul suo blog e pure io ho scritto alcune impressioni. E sarà interessante sapere come valuterai tu la protagonista Gladys, personaggio, assai complesso :P

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