venerdì 11 giugno 2021

Cronaca di un anno scolastico in pandemia.


Parte della mia terza durante una flipped classroom
su imperi coloniali e schiavitù
Se è il caso di ribadire che la scuola non finisce quando finisce la scuola, facciamolo. Siamo al termine dell'anno scolastico, ci siamo quasi. 
Le lezioni si sono concluse l'8 giugno, mentre si va avanti con scrutini, riunioni pre-esami, gruppi di lavoro per i piani personalizzati del prossimo anno, e fra pochi giorni inizieranno gli orali.  
Per noi docenti, inoltre, nonostante la stanchezza, al termine di un anno scolastico è normale gettare un occhio su quello che c'è da fare da settembre. Se è normale per alcuni, è necessario per tutti gli insegnanti che fanno parte di gruppi di pianificazione, il che è tutto dire. 


A proposito di stanchezza, quest'anno è stato particolarmente difficile. Abbiamo aperto quando le stime della pandemia erano alle stelle, con protocolli di sicurezza e tutta una serie di obblighi e restrizioni che a guardarli da lontano ci viene facile chiederci "come abbiamo fatto?". 
Con le mie due classi sono stata in tensostruttura per tre mesi, condividendo il destino di altre classi e colleghe/i. È stata un'esperienza di non facile sopportazione, perché letteralmente fra lamiere e teloni, con qualche visita di topolini del luogo, senza Lim (lavagna interattiva), senza l'opportunità di arredare le aule, con un banchetto a due al posto della cattedra anche quando ci hanno assegnato un'aula nell'edificio. 
Poi, appunto, siamo tornati in un'aula fra quattro mura, le cose sono migliorate, ma i protocolli sono rimasti ferrei. 
  • Immaginate cosa significhi insegnare con una mascherina. 
  • Immaginate cosa significhi per i ragazzi imparare con una mascherina.
  • Immaginate il non poter uscire, un anno scolastico senza tutte quelle attività scolastiche che di solito spezzano la routine della lezione frontale - attività sportive, teatrali, gite, condivisione di spazi in comune. Niente di niente. Chiusi nel nostro perimetro. 
La nostra aula per tre mesi in tensostruttura

Per le terze c'è stata l'eccezione di un progetto molto bello, di cui scriverò più avanti. 
Impossibile non pensare alle superiori, imprigionate per quasi tutto l'anno in una didattica a distanza, necessaria ma alle lunghe terribile, che lascerà un ricordo indelebile, una mancanza incolmabile. 
La pandemia, di cui speriamo di stare vivendo gli strascichi, è stata una brutta esperienza, ha compromesso la serenità, esasperato alcune problematiche, ha schiacciato i fragili, rubato un pezzetto di adolescenza e tante esperienze di condivisione, di crescita. 

Noi insegnanti non siamo invincibili, ma ci è stato detto come dovevamo agire e perché, appellandoci anche a una missione che sentiamo appartenerci anche quando siamo sfiniti. 
Ci siamo persi dei pezzi nel cammino, abbiamo lottato e perso, questo fa parte dello straordinario "gioco" che è essere prof. Abbiamo imparato qualcosa di più sul nostro modo di affrontare i problemi, sulla nostra capacità di comprendere e supportare. 
Lo confesso, ho vissuto un paio di crisi non da poco. La sensazione di essere in via di esaurimento delle forze, della tenacia, armi indispensabili durante una pandemia. Il crollo è anche uno snodo, un modo per fermarsi e respirare in un altro modo, guardarsi attorno e riflettere. E poi ripartire.
Chi non fa questo mestiere non lo sa, non potrà mai saperlo. 

E quella cosa che si chiama resilienza?
Poi c'è tutta la parte che non ti aspettavi. Lì impari a inventare mentre stai cercando di sopravvivere e i ragazzi sono capaci di venirti dietro. Intanto ti stupisci che esistano ragazzi e ragazze che incassano bene il colpo, che vanno avanti e costruiscono nonostante tutto. 
Possiamo non essere soddisfatti di questi giovanissimi che hanno accettato le regole e hanno capito la necessità di rispettarle? Anche solo questa è stata resistenza. Che poi è diventata resilienza nel momento in cui fai di necessità virtù. Ci siamo idealmente detti "siamo dentro questa cosa con tutte le scarpe, dobbiamo starci, dobbiamo in certo senso perfino farla nostra". 

A un certo punto è stato perfino normale parlarsi attraverso la mascherina, parlarsi con gli occhi. Se sorridi, gli occhi si strizzano e capisci che l'altro sorride. Ci siamo guardati, io e gli alunni con cui hai quel non so che e ci siamo "parlati" anche così. Ci siamo "parlati" così fra adulti. 
Nel frattempo, abbiamo creato una "memoria muscolare", con gesti e azioni sempre uguali, sempre in accordo alle restrizioni. Non è stato più un "devo fare così e non come facevo prima", piuttosto è sorta una spontaneità, e lì abbiamo capito che sappiamo seguire la corrente, adeguarci, imparare a disimparare.  

Il florilegio...

- non sostiamo troppo in una stessa stanza 
- non voglio finire intubato
- apriamo le finestre 
- aprite la porta 
- chiudete la porta ché non si sente niente 
- chiudete le finestre, c'è troppo rumore da fuori
- chiudete una finestra 
- chiudete entrambe e aprite la porta 
- ehi, siete troppo vicini 
- che è quel naso fuori dalla mascherina? 
- chi si abbassa la mascherina per mangiare se ne stia lontano
- hai sanificato le mani di ritorno dal bagno?
- sanifica le mani, hai toccato la penna del compagno
- distribuisco io i fogli, prof?
- sì, ma metti i guanti
- prof, posso andare in bagno? non riesco a respirare
- che fai, ti abbassi la mascherina e mangi le unghie?
- solo un pezzetto, prof, mi dà fastidio
- ti rendi conto che non è per niente igienico?
- ho sanificato le mani, però
- dopo hai toccato il banco
- il banco è stato sanificato, prof
- sì, ma siamo in terza ora
- prof, è finito il gel
- signora, può venire a portare il flacone nuovo?
- mi presta alcool e pezzuola?
- facciamo decantare i fogli
- tu come fai?
- ho un dispositivo particolare
- colleghi, ho comprato un apparecchio sanifica-fogli
- e per la prova Invalsi che si fa?
- sono stati sanificati i pc?
- aspetti, prof, devo passare la sedia prima
- eccola, è qui
- no, dicevo, la devo passare con uno spray sanificatore
- colleghi, ho fatto la prima dose
- come ti senti?
- come sotto un treno
- evviva, ho fatto la seconda dose!
- come faccio a caricare un documento sul registro elettronico?
- dammi, ti spiego io
- no, non puoi toccare il mio tablet
- ma ho sanificato le mani
- non si sa mai
- siamo in troppi qui dentro

... ma vi garantisco che è solo una parte. 

Villa Grazioli

La luce in fondo al tunnel...
... è stata una cosa bellissima, scrivevo, realizzata con le terze, ma aperta anche a primaria e infanzia.
Difficile spiegarne l'ampiezza e quello che ha rappresentato per noi in questo anno buio. 
Un progetto vinto e realizzato con fondi europei, lo abbiamo chiamato Colori e Forme di Grottaferrata.
Si trattava di mettere in risalto le specificità e le ricchezze del territorio, ma attraverso, qui viene il bello, la realizzazione di un cortometraggio per ogni classe partecipante. 
Sono venuti fuori lavori straordinari, fra stop motion, scenografie, videoracconti dei percorsi, e poi questi film che dobbiamo vedere, al momento nelle mani di professionisti per il montaggio. 
Io ho scelto di raccontare Villa Grazioli, uno degli splendori del territorio, e assieme alle ragazze del sopralluogo ho inventato una storia misteriosa, con tanto di spettro che spunta da un ritratto per parlare delle bellezze del suo interno. 
Autori televisivi e cinematografici, sceneggiatori, registi, professionisti del settore, hanno tenuto videolezioni per diversi mesi, instradando noi prof e i ragazzi verso questi mestieri così complessi e misteriosi. Hanno creato in noi una consapevolezza nuova, un modo diverso di guardare al cinema e ai suoi mestieri. Anche per me, che avevo attraversato questi temi in studi ed esperienze, ha significato imparare. 
La costruzione di sceneggiatura, storyboard, disegno costumi, la condivisione fra colleghe e classi diverse, è stata significativa. E poi abbiamo girato, affidandoci a chi è di mestiere, divertendoci e immaginando quel che sarà. Dall'alto c'è arrivato il perentorio ordine del rispetto del protocollo, pertanto con mascherina (avevamo proposto il tampone per i partecipanti), il che segnerà per sempre questo lavoro, ma tant'è. Resta l'aver vissuto qualcosa di unico, e per me che vivo il teatro e i mille momenti di gioia e dolore, ansia e felicità che sa darti, ha rappresentato un modo per imparare qualcosa di più su un linguaggio diverso, che voglio sperimentare io stessa con i miei laboratori. 

Le alunne durante il sopralluogo alla villa

Questo post non può realmente essere una cronaca e non può restituire il senso di tutto ciò che è stato questo anno scolastico. Scriverlo significa un po' lasciarselo alle spalle, sperare di non vivere mai più ciò che è stato, pur fermando i diversi momenti che non vogliamo dimenticare. 
Quante volte ho pensato ai "veri problemi", a coloro che neppure ce l'hanno una scuola, ai milioni di ragazzi e insegnanti nel mondo che vivono ben altro. Abbiamo forse sfiorato quello che nel nostro mondo, a queste latitudini e nel frastuono del troppo e qui e ora non avremmo mai pensato di sfiorare. 
Ci ha investiti l'onda dell'incertezza, del presente instabile e il futuro incerto. 
Abbiamo forse imparato qualcosa, forse no, ma siamo certi di portare con noi l'esperienza di esserci saputi resistenti e resilienti, consapevoli di trovarci in un modo che si trasforma. 


8 commenti:

  1. Mentre leggevo questo post ho
    sentito la tua energia, il tuo essere  estrosa, il tuo essere riflessiva e critica, il tuo buttarti a capofitto nelle cose che fai....ho sentito la tua voce

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  2. Mentre leggevo questo post ho
    sentito la tua energia, il tuo essere  estrosa, il tuo essere riflessiva e critica, il tuo buttarti a capofitto nelle cose che fai....ho sentito la tua voce

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  3. Che sia stato un anno duro e difficile per la scuola, gli operatori scolastici e per gli allievi l'avevo capito da tante cose. Ho alcuni amici che insegnano come te e me hanno raccontate di ogni. In Italia chi lavora nell'insegnamento lavora in condizioni che in altri paesi europei non esistono.

    Quindi il Covid ha peggiorato ancor di più una situazione scolastica italiana già difficile di suo, oltre al fatto che a livello contributivo gli stipendi sono fra i più bassi in Europa. Ma da anni i settori come l'educazione, la cultura, la sanità e le pensioni sono bersagliate da tagli lineari, come se fossero settori che pesano e invece producono, sono la base della nostra società.

    Posso solo augurarti che la situazione migliori, almeno un po'.
    Un salutone

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  4. Io l'ho vissuto indirettamente vedendo mia figlia nei giorni di DAD. Dire che era demoralizzata è un eufemismo.

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  5. Hai la mia ammirazione, cara Luz, tu e tutti gli insegnanti che si sono trovati a lavorare in tempi di pandemia. Mi è piaciuto molto il tuo "florilegio" perchè, al di là di tanta teoria che si può fare sulla scuola, ce ne restituiscono la quotidiana concretezza!

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    1. Ce ne restituisce...(soggetto il florilegio). Scusa, ma avevo in mente le tante battute citate.

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  6. Quest’anno è stato difficilissimo soprattutto per la scuola, quindi hai tutta la mia ammirazione e solidarietà. Nel 2020 la DAD, tutto sommato, è stata limitata agli ultimi mesi, invece quest’anno è stato un intero anno scolastico da organizzare e vivere in continua emergenza, immagino la fatica di stare tante ore a parlare con la mascherina. Però è vero che nei momenti difficili si scoprono risorse che non ti aspetti e nella scuola è stato dimostrato. Speriamo che sia tutto alle spalle e si possa ricominciare con la normalità...e con le gite scolastiche!

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  7. Anno difficile, difficilissimo, ma ce l’abbiamo fatta. I ragazzi e noi.

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