mercoledì 26 aprile 2017

Diario - Anne Frank (ovvero quando l'immaginazione è salvifica)

Spero che potrò confidarti tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero mi sarai di gran sostegno.

Con questa premessa si apre uno dei libri più noti al mondo,  quello che si può definire "un caso editoriale senza precedenti" - tradotto in 60 lingue, venduto in più di 30 milioni di copie, trasposto in opera teatrale, pellicola cinematografica, serie tv, cartone animato. Fra i suoi lettori illustri perfino Nelson Mandela durante la sua prigionia.
Premetto che non sono alla prima lettura del celebre Diario, forse anzi non potrei contare le volte in cui lo abbia letto, o scorso alcune pagine, o tratto delle citazioni da leggere in classe. Questa volta però l'intento è stato diverso: voglio trarne una mia versione teatrale. 
L'idea di portare la storia di Anne Frank sul palcoscenico deriva dall'avere in questo momento del mio percorso artistico alcuni elementi che ben si accordano con una storia come questa. Ho la mia Anne, insomma, individuata da tempo in una delle giovani attrici dello spettacolo tuttora in cartellone Foglie d'erba di cui ho scritto qui e di cui Marina Guarnieri ha scritto qui un magnifico post. Ho la mia Anne, ma non voglio raccontare la stessa storia vista a teatro da quando Frances Goodrich e Albert Hackett nel 1955 ne scrissero un adattamento teatrale che ancora oggi spopola sui palcoscenici in Usa. Insomma, la mia sarà una storia nella storia, per il momento un'idea alla quale darò forma nelle prossime settimane. 
Otto Frank (1889-1980)
Del Diario ho acquistato la pubblicazione Bur con prefazione di Sami Modiano, un sopravvissuto ad Auschwitz, che fa una descrizione molto interessante dell'opera, offrendo il proprio punto di osservazione. 
Se Anne non fosse stata una ragazzina piena di immaginazione e con una spiccata propensione per la scrittura, non avremmo mai avuto questo piccolo gioiello fra le mani. 
In questa edizione si evidenzia che i quaderni di Anne erano tanti, che non si limitò a riempire fittamente il piccolo diario con la copertina a quadri donatole da suo padre, ma che compilò fogli, carte sparse, un lascito che rimase nel rifugio dopo la deportazione. Questo prezioso materiale fu salvato da Miep Gies, l'amica di famiglia che aveva aiutato i Frank e gli altri a nascondersi, e consegnato a Otto Frank, il padre di Anne e solo sopravvissuto alla deportazione. 
Quella di Otto Frank è una "storia nella storia" anch'essa, se vi va potete ascoltarne gli aspetti salienti da questa intervista di Rai Storia. Otto era un uomo brillante, intelligente, molto legato ad Anne e lei aveva una predilezione per suo padre, a fronte di un rapporto invece conflittuale con la madre. E' colui che esige che nel rifugio le proprie figlie studino, non perdano il senso della loro formazione, siano pronte al mondo esterno quando potranno essere libere. Vuole essere ottimista a riguardo. 
Otto emerge nel Diario in ogni sua sfaccettatura, anzi Anne ne fa un ritratto assai fedele e non sempre edulcorato dal suo affetto per lui. Questo è uno degli aspetti più profondi del Diario, la sincerità di Anne, la sua scrittura diretta, genuina, ironica, vera. A Otto si deve il successo del Diario. Questo padre addolorato e rimasto privo dei suoi affetti credo abbia avuto nelle carte di Anne un suo conforto, sentendo il dovere e la missione di farlo conoscere al mondo. 
La scrivania di Anne, nel museo omonimo.
Il Diario diventa con la sua pubblicazione non solo un documento storico di valore innegabile, ma un simbolo della Shoah di struggente bellezza. C'è chi non ne apprezza i limiti, racchiusi nei limiti spaziali in cui Anne si muove. Di fatto, come si può pensare di creare un'opera letteraria stando chiusi in un rifugio di pochi metri quadri? Eppure Anne ci riesce, forte della sua ricchezza interiore, del suo talento di scrittrice e della sua immaginazione, che rende il suo scrivere ogni volta nuovo. 
All'inizio si limita a scrivere una serie di lettere alle amiche, sollecitando perfino una risposta, rifugiandosi nell'illusione che quella risposta possa arrivare. Questa Anne si illude che la vita nel nascondiglio avrà breve durata, forte delle notizie confortanti della progressiva sconfitta di Hitler che giungono dalla radio. Poi lo scenario cambia, Anne appare sempre più disillusa e stanca, mentre il suo affacciarsi all'adolescenza la rendono curiosa verso i cambiamenti del suo corpo, verso i sentimenti che prova per Peter Van Daan, il figlio della coppia con cui i Frank condividono il rifugio. 
Le pagine più belle sono quelle in cui Anne ha la possibilità di guardare il mondo esterno, spiarlo e desiderare di poterlo vivere come un tempo. Vi trova una bellezza struggente che la rende gioiosa e ottimista. 
Ma guardavo anche fuori dalla finestra aperta, verso un bel pezzo di Amsterdam sopra a tutti i tetti, fino all'orizzonte che si tingeva di viola. Finché questo esiste, pensavo, e io posso viverlo, questo sole, quel cielo senza una nuvola, finché esiste non posso essere triste. 
(23 febbraio 1944)
Non sono semplici passaggi di una ragazzina che sogna e spera, perché Anne è perfettamente
Le fitte pagine del Diario.
informata riguardo alla Storia, a quello che accade fuori dal rifugio. E' preoccupata per gli amici che sono stati catturati, rivolge spesso i propri pensieri a tutti coloro che non ha neppure salutato. 
Anne ha nel suo diario l'oggetto più prezioso dei durissimi mesi di clandestinità, anzi per lei il Diario è un oggetto vivo, un interlocutore che la salva dalla sua inevitabile solitudine. Condivide pochi metri con altre sette persone, ma si sente spesso isolata perché diversa, in disaccordo con modi e caratteri altrui. Alla base del suo carattere c'è uno spiccato senso di libertà. Non dimentichiamo che Anne aveva studiato in una delle Scuole Montessori di Amsterdam, dove è noto che la creatività trova ampia possibilità di manifestazione. Nella sua scrittura questo senso innato è presente in ogni riga e l'aspetto veramente interessante è che Anne è consapevole del proprio talento, al punto che si chiede se diverrà mai una scrittrice, se il suo Diario potrà un giorno essere pubblicato. 
Entrando nella sua scrittura, con la volontà di cogliere ogni sfumatura del suo carattere perché possa appunto "caratterizzarne" il personaggio in palcoscenico, ho provato una certa commozione man mano che le sue pagine vanno verso quell'agosto del 1944 in cui tutti i clandestini vengono catturati. Anne non può immaginare che quello sarà l'epilogo degli anni della Casa sul retro né tantomeno può immaginare la propria fine. Avanza pagina dopo pagina fino all'ultima che riesce a scrivere e poi... è il silenzio. Un racconto brutalmente interrotto, di cui non resta che immaginare l'orrore e la paura. 
Da quel 4 agosto 1944, giorno fatale dell'arresto dei clandestini, traditi da qualcuno che la Storia non ha mai saputo rivelare, Anne sopravvive altri sei o sette mesi. Prima nel Campo di Westerbork e poi ad Auschwitz-Birkenau, dove viene trasferita il 3 settembre, assieme alla sorella separata dalla madre, che muore di inedia nel gennaio successivo. Qui Anne e sua sorella restano per un mese per poi essere trasferite a Bergen-Belsen, dove muoiono di tifo a poca distanza l'una dall'altra.

Anne Frank (1929 - 1945)

mercoledì 19 aprile 2017

Se Calvino non avesse disobbedito - Dai diamanti non nasce niente 3

Dopo la prima e seconda parte, che trovate qui e qui, torniamo alle nostre dissertazioni sui giardini con una curiosità sconosciuta ai più. 
Attingo nuovamente al bel "Dai diamanti non nasce niente" di Serena Dandini, per raccontarvi di una disobbedienza al padre andata a buon fine, anzi provvidenziale. Mettetevi comodi, perché vi stupirà. 
Italo Calvino, il genio di Lezioni americane e de Il sentiero dei nidi di ragno, solo per citare due delle tante opere della sua fervida attività di scrittore, rischiò di diventare un botanico e di rinunciare a essere il grande e celebre Calvino che tutti conosciamo. Ma andiamo per ordine.
Il padre di Italo, Mario Calvino, era a suo tempo un botanico di fama e dirigeva la Stazione sperimentale per la floricoltura di Sanremo. Fra i suoi allievi ebbe colui che fino allo scorso anno, prima della sua scomparsa a 91 anni, fu uno dei grandi vecchi della botanica e floricoltura mondiale, Libereso Guglielmi
Libereso, un nome strano e inconsueto datogli dal padre e che significa "libero di pensiero, parola e azione", ebbe fra i suoi migliori amici proprio Italo, al tempo in cui, entrambi ragazzi con soli due anni di differenza, trascorrevano giornate intere in giardino, "io con gli arnesi da lavoro a imparare il mestiere, lui a scrivere".

sabato 8 aprile 2017

Cos'è il talento?

A scuola, durante quattro chiacchiere fra colleghi - si parlava dei diversi stili di apprendimento degli alunni - è venuta fuori una bella quanto controversa parola: talento
Se per lunghi periodi sembra svanire, in altri torna prepotentemente, quasi a volersi fare strada in ambiti differenti, quelli almeno che mi capita di frequentare. A scuola se ne parla poco, perché "le eccellenze", come si usa definire gli alunni che hanno ottime capacità un po' in ogni materia, sono rare, anzi una specie in via di estinzione. 
Nell'ambito dell'apprendimento di abilità e di competenze, termini cari al nostro burocratese, ci sono in effetti elementi di spicco, che spaziano fra logica, umanistica e creatività con disinvoltura. Ma è adeguato definirli dei "talenti" pur in materia scolastica? Non so. Ne dubito. Credo che talento sia un termine in certo senso "estremo", e se mi affaccio su qualsiasi dizionario ne trovo conferma. 
Intanto, sapevate che deriva dalla parabola dei talenti narrata in Matteo 25, 14-30? Se vi va di leggerla, si trova qui. Insomma, si tratta di un'unità di peso, più spesso di una moneta, in uso anticamente presso Ebrei e Greci.

martedì 4 aprile 2017

Il mondo là fuori e la mente ondivaga.

Negli ultimi due giorni ho fatto un'esperienza strana, a tratti kafkiana, a tratti banalmente comune. Insomma, avevo un problemino di salute - da lungo tempo, noioso, avvilente - che andava risolto e mi sono decisa a farlo (anche dietro insistenza del medico). 
Degli ospedali detesto tutto: l'ingresso del Pronto Soccorso affollato, gli ascensori di metallo freddo, i corridoi dal pavimento lucido, le stanze dove in due si entra appena. Pur trovandomi in uno dei grandi ospedali di Roma, e non in una di quelle grottesche realtà del sud, non trovo alcuna differenza. Neppure l'odore di ambiente asettico sopporto. Insomma, mi ritrovo catapultata e immersa in questo mondo e ne traggo qualche spunto.
Umanità varia, molte persone di altre nazionalità spesso strapazzate dal personale. Diverso l'atteggiamento nei miei confronti, mi sono sentita trattare con gentilezza e perfino con giovialità.
Deve essere un piccolo intervento ambulatoriale e diventa invece un intervento in sala operatoria, quindi tutta la trafila di documentazione e di prelievi prima del grande evento.

mercoledì 29 marzo 2017

A scuola in trincea: genitori vs insegnanti.

Fa parte del dibattito attuale riguardante la scuola, la perdita di credibilità delle istituzioni, la perdita di autorevolezza della figura del docente. Tutto insieme, in un circolo vizioso che si ripresenta ogni anno in forme inedite.
Mi pare di avere già avuto modo di descrivere il mio modo di essere insegnante, per la precisione prof di Italiano, Storia e Geografia alle medie: spiegazioni "dinamiche", interattive, uso di materiali multimediali per rendere più vivace la lezione, verifiche scritte con temi anche singolari come riflessioni sul "talento" o su "come vorrei fosse la scuola", spinta verso il senso critico, dialogo come se piovesse, dentro e fuori l'aula. In generale posso descrivermi come un'insegnante attiva, me stessa in cattedra, senza "maschere istituzionali"
Insegno dal 2002, passata in ruolo nel 2008, con un'esperienza che ogni anno accresce il punto di osservazione di nuovi spunti, chiarisce i pro e i contro di questo mestiere. Se vi va di dare un'occhiata ad alcune mie "visioni" sul problema scuola, fatevi un giretto fra questi post.

giovedì 23 marzo 2017

Di teatranti, di spettatori e di cellulari molesti.

Il cartello all'ingresso dei tecnici, Teatro La Fenice, Venezia
Se si scrive di teatro, soprattutto se nel frattempo lo si pratica, diventa necessario improvvisamente dedicare uno spazio allo spettatore
Chiunque faccia esperienza di palcoscenico sa perfettamente che senza spettatori il teatro diventa impossibile. Per dare forza a questo principio, attingo a un passaggio di Grotowski, che sul rapporto attore-spettatore ha scritto pagine notevoli. 
Il teatro, nella sua più autentica essenza, è ciò che accade tra l'attore e lo spettatore. [...]
Nella  relazione tra attore e spettatore si instaura un flusso immaginativo che permette il contemporaneo manifestarsi di identificazioni e disidentificazioni, l'attivazione di emozioni e il giudizio, l'assorbimento e l'osservazione distaccata. 
Insomma, un nobile relazionarsi, un essere parte di un organismo unico, in cui il palcoscenico si fonde con la platea e questa "creatura" che è l'arte del teatro respira, vive. 
Ci sono fior di studi sulla fenomenologia dello spettatore, molti dei quali studiano questo indispensabile fruitore per creare strategie di attrazione, per andare incontro ai suoi gusti e per dirla tutta per fare in modo che il teatro non soccomba del tutto.

lunedì 20 marzo 2017

La fore-edge painting: quando il libro è pura arte.

Non è un segreto che per secoli il libro sia stato un vero e proprio strumento di "ostentazione sociale", volendo usare un termine un po' estremo, insomma uno status symbol. Diverse cronache riportano notizie riguardo ad alcuni incunaboli - i primi libri a stampa - acquistati o appositamente commissionati da famiglie potenti perché potessero fare bella mostra di sé nelle sale di rappresentanza. 
Un esempio è stato per diverso tempo il Canzoniere di Petrarca. Doveva essere tenuto esposto aperto perché gli ospiti potessero prenderne visione. Si trattava di libri rari, decorati finemente, rilegati con finiture di pregio. 
Se si pensa che la fantasia di un decoratore particolarmente creativo si esaurisse nel realizzare sontuose illustrazioni, si è fuori strada, perché diversi secoli fa comparve una tecnica assai affascinante, intrigante, la cosiddetta "pittura sul bordo anteriore". Vediamo di cosa si tratta.

domenica 12 marzo 2017

La saga dei Cazalet: Gli anni della leggerezza - Elisabeth Jane Howard

Incipit: La giornata cominciò alle sette meno cinque: la sveglia (sua madre gliel'aveva regalata quando era andata a servizio) si mise a suonare e continuò imperterrita finché Phyllis non la ridusse al silenzio. Sul cigolante letto di ferro sopra il suo Edna gemette e si girò, rannicchiandosi contro la parete; perfino l'estate odiava alzarsi, e d'inverno capitava che Phyllis dovesse strapparle di dosso le lenzuola. 

Mi sono lasciata incuriosire dalla ormai arcinota saga dei Cazalet e qualche mese fa ho acquistato i primi tre volumi. Una consistente spesuccia che mi sono concessa affidandomi alle numerose recensioni che ho letto a riguardo, a dir poco entusiastiche.
Non sono avvezza alle saghe, quelle che ho letto si contano sulle dita di una mano. In quelle in cui mi sono imbattuta ho trovato ampia soddisfazione e "nutrimento" - vago riferimento al post precedente - se penso ad esempio alla saga di Harry Potter o a quella di Monsier Malaussène di Pennac.
Con i Cazalet si deve essere fin da subito consapevoli di questi punti fermi, altrimenti non si può cominciare:

martedì 7 marzo 2017

"Divorare Proust è un ossimoro".

Prendo a prestito una frase dell'amica blogger Marina Guarnieri, che al termine della prima tappa del suo tour proustiano, descritto assai bene qui, commenta esprimendo le sue idee riguardo al predisporsi a questo tipo di lettura con l'idea di un'immersione
Parto dal presupposto che condivido totalmente il suo parere a riguardo, che più che un parere finisce con l'essere condizione essenziale per una lettura vera della celebre Recherche
Parto da questo presupposto ma vado oltre ed estendo la cosa a tutto quello che può definirsi "letteratura". Già in questo post un paio d'anni fa avevo argomentato sul mio scetticismo verso coloro che dicono di "divorare" i libri, manco fossero brasati di manzo della migliore tradizione culinaria. 
Che significa "divorare un libro"? Ma soprattuto che significa questa espressione applicata alla lettura di Proust, Dickens, Goethe, i grandi russi, solo per fare qualche esempio?
Tutt'al più si possono divorare un Fabio Volo, un Gramellini, una Gamberale, una Tamaro, qualche romanzino chick lit. Ecco, questi si possono divorare in una sera, una domenica pomeriggio o sotto l'ombrellone in mezzo a bambini urlanti e sabbia infilata nel costume. 

giovedì 2 marzo 2017

Consigli ad un giovane scrittore - Vincenzo Cerami

Riprendo in mano dopo alcuni anni un piccolo libro di Einaudi Stile Libero per me doppiamente prezioso, perché contiene un ex libris di rilievo: dedica con firma del suo autore. 
Ho conosciuto Vincenzo Cerami - per intenderci lo stesso scrittore candidato all'Oscar per la sceneggiatura de La vita è bella e l'autore di Un borghese piccolo piccolo, solo per citare un paio di cose - diversi anni prima della sua scomparsa, in occasione di un incontro che tenne nella Biblioteca comunale di Ciampino, città in cui era vissuto ai tempi delle scuole medie.
Fu un incontro bellissimo, nel quale rimasi colpita dalla preparazione e la disponibilità a una vera e propria conversazione che si tenne con diversi cittadini del luogo. Io avevo con me questo libriccino che avevo consumato sottolineandolo e prendendo appunti nel periodo dei miei studi di Drammaturgia e lui fu felice di lasciarmi una traccia di sé che conservo con cura. 
Questo testo tocca alcuni punti nevralgici delle regole di una buona scrittura e si rivolge a coloro che vogliano cimentarsi anche nella scrittura per il teatro, il cinema e la radio. L'aspetto interessante sta proprio nel confronto delle diverse modalità di comunicazione: se intendo scrivere un libro, le regole per farlo saranno poi così diverse da quelle che dovrei osservare per scrivere un testo per il cinema o per la radio o per il teatro? Vediamo cosa emerge. 
Anzitutto mi piace molto un principio che Cerami esprime: le regole, in arte, vengono in un secondo momento, si scoprono dopo averle applicate. 
Sembrerebbe un paradosso se non fosse che il suo autore ebbe da ragazzino un insegnante di Lettere come Pier Paolo Pasolini. La loro amicizia rimase vivissima anche dopo le scuole - al punto che ne sposerà la cugina - e ciò diede modo a Cerami di guardare da vicino questo suo illustre maestro.

lunedì 27 febbraio 2017

Dai diamanti non nasce niente - 2

Claude Monet, Ninfee - 1906
Rieccoci al nostro appuntamento mensile con l'arte dei giardini e le curiosità legate a questo particolare luogo. 
Le notizie sono desunte dal libro "Dai diamanti non nasce niente" di Serena Dandini, del quale ho parlato qui
Come promesso, scriverò di Claude Monet, uno dei grandi maestri dell'Impressionismo. Partiamo dalla lunga e generosa serie di dipinti dell'ultima parte della sua vita, le 250 tele raffiguranti le ninfee. La Storia dell'arte ci dice che la passione del Monet degli ultimi anni fu questo giardino situato a Giverny, che si ostinò a dipingere ripetutamente anche quando era ormai affetto da cataratta, andando, per così dire, "a memoria". 
Quello che in pochi sanno è che Monet non si limitò a osservare, amare e dipingere incessantemente questo scenario, ma si appassionò all'arte del gardening al punto di stringere fraterna amicizia con un noto ibridatore dell'epoca, Latour-Marliac. 
Ora, siccome non siamo esperti di questa raffinata arte, andiamo a cercarci il significato della parola "ibridatore", ed ecco qua che viene fuori la figura di un esperto capace di produrre ibridi nella orticoltura, floricoltura e frutticoltura, ossia in grado di fare germinare nuove categorie fra le colture note, praticando inseminazione o unione di elementi delle due piante ibridate.

lunedì 20 febbraio 2017

Scrivere nel Medioevo

Salterio di Macclesfield, 1330 ca.
Sono trascorsi diversi anni, ma questa è stata una delle più belle e interessanti esperienze che abbia fatto: un anno di studi presso la Scuola Vaticana di Biblioteconomia, a Roma in Vaticano. 
Mi ero appena laureata ed ero venuta a vivere a Roma da pochissimo, desideravo proseguire i miei studi, specializzarmi, attratta da alcuni mesi di volontariato in una biblioteca civica. 
Tentai una prima volta invano di accedere alla prestigiosa scuola, l'ammissione non andò a buon fine perché le cosiddette "lettere di malleveria" occorrenti non erano sufficienti. Ebbene sì, occorreva una o più lettere di presentazione, a garanzia della mia serietà e desiderio di studiare in un luogo ambitissimo da tanti. 
Il secondo anno, forte di un carteggio alto un paio di centimetri, fui ammessa. Oggi, ricordo quell'anno con affetto e un pizzico di malinconia. Fitto di studio, ore in aula, la conoscenza di insegnanti che sono tuttora grandi nomi nell'ambito della conservazione dei beni librari in Vaticano. 
E soprattutto un periodo in cui ho imparato cosa fosse realmente l'umiltà, quella di cui furono esempio proprio loro, i miei insegnanti, che con dedizione e passione ci portarono fino ai faticosi esami. Ricordo anche il viaggio che facemmo a fine anno accademico, a Parma e Milano, in visita alle biblioteche parmense e ambrosiana. E ricordo un bel pomeriggio a Roma in visita all'Istituto per la Patologia del Libro, in cui imparai argomenti ai quali dedicherò un post a parte.

giovedì 16 febbraio 2017

Bagliori nel buio - Maria Teresa Steri

A due anni dalla nascita del blog, ho deciso di inaugurare una rubrica con le mie recensioni dei libri scritti dai blogger che frequento abitualmente e dei quali intendo leggere col tempo le pubblicazioni. Non prometto una tempistica veloce, mi prefiggo di leggere man mano e come viene, ma ho intenzione di leggervi tutti. 
La mia curiosità riguarda lo stile di ciascuno, il genere prescelto, le modalità di pubblicazione. E' anche un modo per accostarmi al mondo complesso delle pubblicazioni con CE o attraverso il self-publishing e capire come muovermi col mio romanzo al momento sottoposto a revisione - o come si dice nell'ambiente, a editing.  
Ma veniamo a questa prima esperienza.

Incipit: Si svegliava ogni mattina con la stessa fantasia in testa: un ispettore di polizia bussava alla sua porta. Se lo figurava sempre nello stesso modo, con folti baffi, aria da gentiluomo inglese e cravattino a farfalla, un'immagine che aveva tratto dal film di Hitchcock Il delitto perfetto. 

lunedì 13 febbraio 2017

Cartoline da Sin'opah

Mi aggrego al meme lanciato da Chiara Solerio in questo post e tento di seguire una mia personale visione di questa proposta. 
Mi piace l'idea che siano i personaggi del romanzo - o dei romanzi - che abbiamo scritto a inviarci delle cartoline dai luoghi che attraversano o da particolari momenti della loro vita. 
Ebbene, devo fare qualche forzatura, perché la mia Teddy vive nel XIX secolo nell'America dei pionieri e delle lotte fra bianchi e nativi e non ha un emporio dove acquistare delle cartoline, ma... con uno sforzo di fantasia posso farle inviare del materiale assai interessante. 

Teodora, o Teddy per chi la conosce più da vicino, è la terza dei quattro figli di Jacob Fletcher, un commerciante di pelli di Crookston, nel Minnesota. Sua madre, una fredda donna dell'alta borghesia di Washington, avrebbe già scelto per lei il destino di ragazza di buona famiglia, fra studi e ottimo matrimonio. Ted si piega a malincuore alle imposizioni della madre, più attratta dal mondo difficile e "selvaggio" di suo padre, ma desiderosa anche di non fornire ulteriori dispiaceri alla famiglia, prostrata dal dolore per la perdita del primogenito nella battaglia di Fredericksburg, uno dei numerosi scontri della Guerra Civile terminata pochi anni prima. Ted quindi si avvia verso un destino già scritto, quando un evento tragico muta improvvisamente i piani e la scaglia verso nuovi e inattesi scenari.

giovedì 9 febbraio 2017

The good wife

Si è da poco conclusa una delle serie di maggior successo anche in Italia, quella che potrei annoverare fra le più interessanti che abbia avuto modo di seguire. 
In sette stagioni, due bravi sceneggiatori hanno narrato le vicissitudini, i trionfi, le cadute e le diverse riprese di una protagonista forte e ammirevole, la "buona moglie", interpretata da Julianna Margulies, già nota negli anni Novanta per la fortunatissima serie "E.R". 
Alicia Florrick è un'avvocatessa molto in gamba che torna a lavorare dopo diversi anni in cui si è occupata esclusivamente dei propri figli, ma ciò che è importante è che torna alla pratica forense nel momento in cui suo marito, un noto uomo politico, è investito da uno scandalo che lo costringe a otto mesi di prigione: un'indagine lo inchioda mentre paga alcune prostitute di alto bordo in un albergo. 
La "buona moglie", pur tradita e umiliata, decide di restare accanto a suo marito, di esserne l'ombra, di fare da paravento dinanzi all'opinione pubblica e indurre chi guarda a riscattare l'immagine di lui proprio per il suo indefesso sostegno, nonostante tutto. 
Ecco, questo è lo sfondo, la base su cui in sette anni gli sceneggiatori costruiscono cosa significhi per Alicia portare un nome importante, decidere di "metterci la faccia", di essere il perno su cui la famiglia Florrick regge al peso di una tempesta mediatica come quella iniziale e a tutte quelle che seguiranno.

domenica 5 febbraio 2017

Dai diamanti non nasce niente - Serena Dandini - 1

Incipit: Credo che il problema del giardino dell'Eden sia stato proprio la perfezione. Le Scritture ci tramandano un luogo idilliaco, fitto di piante cariche di frutti e perennemente in fiore. Non era necessario annaffiare né concimare, tutto cresceva spontaneamente, in piena armonia. Non bisognava potare né togliere una fogliolina gialla dai gerani e le rose rifiorivano senza picchiettature e mal bianco. Se desideravi una nuova ortensia quercifolia all'angolo del gazebo, appariva "miracolosamente" proprio dove l'avevi pensata. 

No, non sono stata improvvisamente colpita dal desiderio di fare giardinaggio né credo di possedere un particolare "pollice verde". Le mie piante, quasi tutte rigorosamente grasse - che prediligo per la loro resistenza indefessa a qualsiasi sollecitazione - sono discretamente adagiate nei loro vasi e non si aspettano da me nulla di più che comunissime attenzioni. 
Ho semplicemente riletto volentieri, e questa volta con più attenzione, un delizioso libro scritto da Serena Dandini qualche anno fa. Rilegato in una piacevole brossura di Rizzoli Vintage, è una bellissima edizione ricca di immagini e citazioni, oltre che un lungo magnifico viaggio nella storia di tanti giardini e parchi europei. A studiarlo, si diventerebbe eruditi sui mille piccoli e grandi aneddoti di questo luogo tanto apprezzato e particolare come può essere il giardino.

giovedì 2 febbraio 2017

Mi getto sulla scrittura di getto: tra copioni e palcoscenici che scricchiolano

Gettarmi nella scrittura di getto è per me un bel compromesso perché sono precisina ma mi travesto per un po' in una scribacchina immersa nel caos e senza senso dell'orientamento e mi abbandono ai pensieri di questi giorni. Ebbene sì un nuovo allievo è arrivato al laboratorio, un tale F. molto bravo che ebbi modo di conoscere l'anno scorso, uno nato per il palcoscenico uno che non si ferma mai e che vuole i riflettori su di sé. Arriva solo adesso!! a tre mesi dall'inizio e io lo accolgo a braccia aperte anzi noi, noi tutti lo accogliamo a braccia aperte, ci è mancato, lo vogliamo fra noi, è un animatore nato, un fremente arlecchino talentoso e deve esserci!! 
Solo che... solo che il copione è già fatto, già scritto, già distribuito, le parti assegnate, i gridolini di gioia già tutti sentiti, la lettura da seduti già fatta, i compiti affidati, ecc. ecc. ecc. ecc.
E' Alice nel Paese delle meraviglie, mica bruscolini, non è facile metterla in scena e per affidare una parte a tutti e 19 ho faticato non poco ma adesso.... ma adesso è arrivato F. è un bel problema, le parti principali sono tutte assegnate!!!
Non c'è tempo non c'è tempo non c'è tempo per inventarsi altro, per fare come il Bianconiglio e correre di qua e di là si rischia di non combinare niente..... come si fa????

lunedì 30 gennaio 2017

Seconda candelina...

Spontaneo pensare che il tempo passi in fretta... inevitabile. Già due anni dalla nascita di Io, la letteratura e Chaplin! Ho riletto il post scritto esattamente un anno fa ed è piacevole ripercorrere i sentimenti di allora. Tanti i ringraziamenti, che potrei ripetere uno ad uno. 
Sempre più chiaro in me cosa significhi tenere un blog. Il primo bilancio che intendo fare è che tutto sommato, io, che ero appassionata di forum fino a qualche anno fa (un tipo di social che col tempo è andato in crisi), posso dire che nel blogging non si ha nulla di meno, se non proprio qualcosa di più. I forum finivano con l'essere luoghi circoscritti, anche insidiosi, troppo variegati. Per quanto potessi dargli un certo stile e impostazione, raccoglievano troppa "emotività" che a volte diventava incontrollata e spiacevole. 
Il blog invece ti impone una scelta ben precisa, è più semplice da gestire, è un angolo virtuoso dove gravitano le persone che hai scelto di frequentare per affinità, culturalmente ti impone di misurarti con le tue reali capacità e il desiderio di fare bene. Da quegli anni è subentrata anche una certa maturità e una volontà diversa, meno attaccata alla rete, più libera.

martedì 24 gennaio 2017

Cult movie - Dogville

Rivedere un film come Dogville dopo quasi 14 anni dalla sua uscita nelle sale è un'esperienza molto interessante, come suppongo sia per tutti i film che si rivedono dopo molti anni, con animo e occhi differenti. Se alla sua uscita questo film mi aveva semplicemente spiazzata, questa seconda visione mi ha invece estasiata, facendomi pensare a Lars von Trier come a un genio assoluto. 
Anzitutto ho gustato la sua visione integrale, che ha una durata di quasi tre ore, ridotte di mezz'ora quando fu distribuito nelle sale. Credo che neppure un minuto dovesse essere tagliato, perché ogni istante è magistralmente orientato verso il racconto di una storia straordinaria e agghiacciante allo stesso tempo. 
Lars von Trier scrive la sceneggiatura e ne firma la regia, concedendosi di essere il solo cameraman di tutto il girato. 
Girare quasi ogni scena "a spalla" - esperimento perfettamente riuscito per altro nell'indimenticato Schindler's List di Steven Spielberg - rende il racconto quasi "palpabile", lo spettatore vive ogni sequenza con la sensazione di una certa veridicità, e questo von Trier doveva saperlo bene.

domenica 22 gennaio 2017

Di Franken-meme, di Apollo, di premi e di belle cose

Sarà che il premio ricevuto da Cristina Cavaliere del blog Il manoscritto del cavaliere mi è piaciuto in modo particolare, sarà che la sua originalità nel creare attribuzioni per ogni premio assegnato è una delle cose belle che ho letto negli ultimi tempi, sarà che vedermi attribuito niente di meno che il dio Apollo mi riempie di orgoglio, insomma, eccomi qui a mettere assieme una replica con cui ringraziare a mia volta Cristina. 
Andiamo per ordine. Questo premio è un prodotto della fantasia di Nick Parisi del blog Nocturnia, che devo ammettere frequento raramente, per mancanza di tempo il più delle volte, e rientra a pieno titolo nel novero dei premi che i vari blogger si scambiano fra loro. Io ne ho da poco creato uno mio, il Chaplin Award, che trovate qui
Bene, andiamo al premio attribuitomi da Cristina, di cui riporto qui la splendida motivazione:

mercoledì 18 gennaio 2017

Il diritto dei bambini di credere all'impossibile

Lo scorso Natale è accaduto un fatto increscioso che riguarda i bambini e il loro diritto a sognare e credere che anche l'impossibile possa essere vero. Ne avrete letto o sentito parlare un po' tutti: dopo il concerto-spettacolo "Frozen" all'Auditorium Parco della Musica di Roma, il direttore d'orchestra, Giacomo Loprieno, ha preso in mano il microfono ed esclamato bellamente "... e comunque Babbo Natale non esiste!". Pare lo abbia detto indispettito dal fatto che, a spettacolo concluso, molte famiglie stessero uscendo dal teatro senza partecipare agli applausi. Ebbene, ne è seguito un caos totale. Piogge di critiche sul direttore dai social, sulla pagina Fb dell'Auditorium e dell'evento, da parte di centinaia di genitori inviperiti per il trauma nel quale sarebbero caduti gli innocenti pargoli e dai tantissimi genitori e non che si sono sentiti in dovere di alimentare il linciaggio mediatico con insulti e minacce.

mercoledì 11 gennaio 2017

Il Barbiere di Siviglia, illustrato da... me

Qualche tempo fa avevo annunciato di aver ripreso in mano matite e pennarelli dopo tanti anni, trovate il post qui  Avrei di lì a poco cominciato un'esperienza del tutto nuova ed esaltante: illustrare la nuova edizione del libro didattico di Opera Domani, una grande organizzazione con sede a Como che promuove l'educazione musicale nelle scuole. 
Come avranno fatto a scovarmi? E' presto detto. Mio cugino, Danilo Rubeca, è il regista dello spettacolo che debutterà a Como il prossimo 14 febbraio e mi segnalò come papabile illustratrice per la realizzazione delle immagini a corredo dei contenuti. Sottopose lui stesso alcune mie vecchie tavole alla commissione e fui scelta fra alcuni candidati. Mi dissero che il tratto semplice e "fresco" era quello che stavano cercando in quel momento (e se guardo al basso compenso ricevuto, sono certa di avere affrontato e realizzato questo lavoro per la proverbiale "gloria" e per darmi l'opportunità di una pubblicazione importante). Il libro è uscito nello scorso novembre, mi è stato inviato in più copie dalla redazione e averlo fra le mani è fonte di immensa soddisfazione.

venerdì 6 gennaio 2017

Chaplin Award - Il premio ai migliori post del 2016

Da quando sono diventata blogger, o pseudo tale, una delle cose belle in cui mi sono imbattuta è il riconoscimento al merito di alcuni post di amici blogger di essere particolarmente interessanti, accurati, di averci smosso qualcosa dentro, suscitato il nostro interesse, magari anche simpatia e un senso di affinità. Io stessa sono stata insignita a volte di questi piccoli premi che fanno piacere e ci fanno sentire apprezzati accrescendo in noi la voglia di scrivere e confrontarsi. 
Innegabile che esista in giro roba davvero interessante, a mio parere meritevole di pubblicazione, di divulgazione, frutto di ricerca, di impegno, di passione. Bene, se non si avrà la soddisfazione di essere noti nell'universo-mondo culturale, almeno è doverosa una menzione, così ho pensato di ideare anch'io un mio premio. Questa che vedete accanto ne è l'icona, una semplice immagine di Chaplin, il mio nume tutelare nell'arte, che se vorrete potrete inserire nei vostri blog. 
Il Chaplin Award esordisce premiando i dieci post del 2016 a mio parere migliori fra i blog che seguo assiduamente, in futuro potrà diventare un premio trimestrale o semestrale, si vedrà. Eccovi i miei prescelti, cui voglio tributare la mia stima e il mio ringraziamento per avere arricchito il mio percorso culturale. 

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