giovedì 2 marzo 2017

Consigli ad un giovane scrittore - Vincenzo Cerami

Riprendo in mano dopo alcuni anni un piccolo libro di Einaudi Stile Libero per me doppiamente prezioso, perché contiene un ex libris di rilievo: dedica con firma del suo autore. 
Ho conosciuto Vincenzo Cerami - per intenderci lo stesso scrittore candidato all'Oscar per la sceneggiatura de La vita è bella e l'autore di Un borghese piccolo piccolo, solo per citare un paio di cose - diversi anni prima della sua scomparsa, in occasione di un incontro che tenne nella Biblioteca comunale di Ciampino, città in cui era vissuto ai tempi delle scuole medie.
Fu un incontro bellissimo, nel quale rimasi colpita dalla preparazione e la disponibilità a una vera e propria conversazione che si tenne con diversi cittadini del luogo. Io avevo con me questo libriccino che avevo consumato sottolineandolo e prendendo appunti nel periodo dei miei studi di Drammaturgia e lui fu felice di lasciarmi una traccia di sé che conservo con cura. 
Questo testo tocca alcuni punti nevralgici delle regole di una buona scrittura e si rivolge a coloro che vogliano cimentarsi anche nella scrittura per il teatro, il cinema e la radio. L'aspetto interessante sta proprio nel confronto delle diverse modalità di comunicazione: se intendo scrivere un libro, le regole per farlo saranno poi così diverse da quelle che dovrei osservare per scrivere un testo per il cinema o per la radio o per il teatro? Vediamo cosa emerge. 
Anzitutto mi piace molto un principio che Cerami esprime: le regole, in arte, vengono in un secondo momento, si scoprono dopo averle applicate. 
Sembrerebbe un paradosso se non fosse che il suo autore ebbe da ragazzino un insegnante di Lettere come Pier Paolo Pasolini. La loro amicizia rimase vivissima anche dopo le scuole - al punto che ne sposerà la cugina - e ciò diede modo a Cerami di guardare da vicino questo suo illustre maestro.

Vedevo il mio ex professore scrivere versi, saggi, romanzi e poi sceneggiature e tragedie; e infine l'ho visto diventare regista e polemista sui giornali. 

Cerami e Pasolini
Insomma, Cerami ebbe modo di stare a contatto con linguaggi diversi, frequentare gli ambienti in cui questi scritti prendevano corpo, e allora il senso di questo testo sta appunto nel tentare un confronto fra linguaggi, operazione che per altro in molti paesi è prassi comune di scuole e università. Legittimo chiedersi perché in Italia non esista questa tradizione, pur assistendo a contaminazioni fra generi, cosa che pare sia diventata il solo modo per essere originali. 
Mentre qui si tende a credere che lo scrittore sia colui che scrive libri, altrove, nei paesi anglosassoni in particolare, scrittore è considerato al pari di quello chi scrive buone sceneggiature e ciò spiega come uno scrittore di sceneggiature venga pagato a volte più dello stesso regista

Veniamo ai principi generali della scrittura secondo Cerami.
1. La chiave di ogni scrittura è evocare. Lo scrittore non fa altro che "tirare fuori, richiamare" qualcosa che ha regole differenti rispetto alla realtà. Evocare significa anche "spostare un oggetto da un luogo a un altro", come se ci fosse un aldilà che è la nostra fantasia, uno spazio che può percepire solo lo scrittore. 
2. Altra parola chiave è linguaggio. Qui bisogna citare il passaggio: Se dico " Quella è una casa", do una semplice informazione. Se invece dico: "Là dentro mangio, dormo, cresco i miei figli e ogni tanto piango", evoco la casa con un tono di voce accorato. Lascio indovinare qualcosa: insieme a un'informazione trasmetto un'emozione. 

Va da sé che la conoscenza dei segni, cioè del linguaggio da adoperare, deve essere profonda. Non solo, ma la scrittura letteraria, quella destinata cioè a un libro, non si riferisce che a se stessa, deve costruirsi, rappresentarsi da sé, deve avere in sé il proprio potere evocativo. 
Insomma, il lettore che legge il mio libro deve trovarvi un insieme di segni strategicamente orchestrato perché evochi in lui sensazioni uditive, olfattive, tattili, ecc. Non ho con me una macchina da presa, non ho una voce che racconta da una radio né attori che si muovono sul palcoscenico. Se ne deduce che lo scrittore ha un compito veramente arduo da svolgere. 
Ed ecco le analogie e le differenze fra i diversi linguaggi: ciascuno si serve di un proprio strumento, quindi la scrittura si muoverà inseguendo le opportunità date da quel determinato strumento. 
Qui mi verrebbero da aggiungere mille aspetti riguardanti la drammaturgia, ma vorrei dedicarci un discorso a parte. Per ora mi fermo qui, ma da questo libro si possono ricavare molti altri spunti di discussione. 
Quali differenze pensate ci siano fra un testo destinato a essere letto e altri destinati a essere ascoltati o trasformati in una sceneggiatura? 

12 commenti:

  1. Ho molto apprezzato questo libro, perché diversamene dai manuali di scrittura creativa americani non è schematico, non restringe il mondo della scrittura a delle regole fisse, ma scava in ogni genere di scrittura mettendo in luce alcuni aspetti, non tutti, su cui semplicemente riflettere. Non dà soluzioni, ma apre scenari e problematiche.

    Un testo cinematografico parla per immagini, non ha dignità letteraria, è funzionale al film. Sapersi muovere nella scrittura cinematografica aiuta però nell'affrontare lo spazio scenico in letteratura, di solito trascurato, velocizzare alcuni passaggi, eliminare quelle parti inutilmente psicologiche che frenano senza motivo la narrazione. Però certe profondità della letteratura, da sceneggiatore non si possono concepire. Scrivere di tutto crea il mestiere. E aiuta ad allargare le competenze. In pochi però riescono a eccellere in tutto. Credo quindi che ognuno debba anche capire in quale campo della scrittura è più versato e puntare soprattutto a quello, sfruttando qua e là competenze di altri campi. Bisogna poi applicare le competenze giuste rispetto al contesto. Perché altrimenti si crea un disastro anziché un arricchimento ulteriore.

    Helgaldo

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    1. Helgaldo, benvenuto e grazie per la tua risposta articolata.
      Condivido la tua opinione riguardo al fatto che questo libro risulti essere non il solito manuale ma qualcosa che nasce da un'esperienza non solo diretta ma vissuta intensamente. Cerami infatti non ha mai escluso questa componente "affettiva", ricca di quel percorso che è stata la sua vita.
      Mi piace la riflessione seguente. In effetti, sperimentare generi diversi, registri diversi, gioverebbe molto all'aspirante scrittore. Il principio è sempre quello: spaziare consente di ampliare la propria visione, stratificare le proprie competenze, dotarsi di abilità che possono essere utilizzate al momento opportuno.
      Spesso nel blogging si discute di quanto sia lecito definirsi "scrittori". Questo testo ci offre uno stimolo in più, forse insospettabile, muovere dei passi concreti in altri ambiti e comprendere di conseguenza meglio il proprio.

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  2. Non mi sono mai veramente soffermata a pensarci, a dire il vero. Forse perchè io mi dedico quasi esclusivamente alla lettura di romanzi e il teatro (e dunque la piece teatrale) è lontano dalle mie abitudini. Eppure amo vedere film e la sceneggiature è una delle cose che guardo di più.
    Credo che le regole di fondo rimangano le stesse, quelle che hai poi sommariamente elencato tu nel post: evocare sensazioni ed emozioni tramite principalmente il linguaggio. E la visualità, se si pensa che cinema e teatro sono visivi.
    La difficoltà maggiore, a mio parere, di un testo teatrale (ad esempio) rispetto a un libro è che non hai a disposizione lunghi periodi per spiegare le circostanze e le emozioni ma devono giungere nella sinteticità al lettore. Se qualcosa fuori dalla scena ha influito sul personaggio, l'unico modo per spiegarlo senza abbandonarsi a infodumop vari è un mix di scrittura e recitazione: lo scrittore, dunque, può solo dare una base e il resto del lavoro lo fa l'attore. Una performance scadente, secondo me, può incidere molto sulla percezione della sceneggiatura stessa.
    Però, ripeto, è un tema al quale non ho mai davvero pensato. Una buona occasione per iniziare a farlo ora.

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    1. Credo che se c'è qualcosa di realmente differente da una scrittura destinata alla narrativa questa sia proprio la drammaturgia. Scrivere solo ed esclusivamente dialoghi fra personaggi o monologhi ti porta verso il rispetto dell'immediatezza, verso il creare suggestioni che hanno nella parola la base su cui l'interpretazione lavora simultaneamente.
      Ti consiglio di leggere qualche opera teatrale, potrebbe schiudersi per te un mondo, credimi, e potrebbe piacerti anche molto.

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  3. Dopo questo post credo di desiderare fortissimamente il libro di Cerami

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  4. Già una persona che, invece di fornire centinaia di regole, ne dà solo due, mi piace. Quando poi leggo la parola emozione, è detto tutto. Purtroppo la parola evoca erroneamente sentimentalismi e lacrime facili, mentre è qualcosa che sorge da strati molto profondi dell'essere umano. Scrivere è un'operazione magica, al suo meglio.

    Nel teatro, la maggiore difficoltà che ho incontrato è che devi esprimere tutto attraverso i dialoghi e i monologhi, e avendo in mente tempi molto ristretti. Non puoi permetterti il lusso di gigioneggiare, dilatando le scene. Nello stesso tempo è una sfida esaltante perché devi arrivare davvero all'osso del personaggio e della situazione e quindi ogni parola, e ogni frase, deve avere un peso specifico. Questa difficoltà aumenta con un dramma di tipo storico, dove lo spettatore non è tenuto a sapere nulla a priori! E quindi aumenta anche il rischio dell'infodump.

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    1. La scrittura per il teatro, la drammaturgia, è proprio come la descrivi tu.
      Il problema è creare una parola efficace, credibile, essenziale.
      La parola nel teatro, quello d'attore, il teatro che definisco più autentico, ha in sé qualcosa di sacro.

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  5. Bellissimo post, non ho letto il saggio ma lo farò. La questione del saper utilizzare bene e consapevolmente i registri della lingua dovrebbe appartenere a tutti per lo meno rispetto a quella madre.
    Stupisce che non si abbia immediata capacità di adattare il proprio linguaggio a situazioni e circostanze. Se ci spostiamo nel campo della scrittura, non si può assolutamente ignorare ciò che hai suggerito. Penso che la capacità di essere efficaci rispetto alle varie tipologie dipenda anche dalla conoscenza e dalla lettura di molta letteratura. Troppo spesso sento dire da aspiranti scrittori: non leggo gli altri. Male, malissimo.
    Quando non di rado mi imbatto in pareri del tipo "preferisco il libro al film", mi dico: ma dai?! XD Penso che, eccezion fatta per prodotti oggettivamente brutti, in parte non si comprendano le difficoltà e le necessità che comporta una sceneggiatura. Impossibile replicare un testo destinato alla lettura personale, soprattutto silenziosa e solitaria. Per quanto riguarda il teatro, avendo letto un po' di testi, penso che si richieda amore per la parola "minima", quella che colpisce subito, che cattura. Incisività e significato. Assai difficile, ci vuole un talento particolare.

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    1. "Penso che la capacità di essere efficaci rispetto alle varie tipologie dipenda anche dalla conoscenza e dalla lettura di molta letteratura".
      Concordo e me ne rendo conto sempre più. Non faccio che ripeterlo a scuola, dalla cattedra dalla quale almeno tento di impartire lezioni di lingua italiana o quando mi appello alla bellezza di certe pagine di letteratura. Leggere non è solo molto importante, è una condicio sine qua non della creazione verbale, di qualunque natura essa sia.
      Mi fa piacere che tu sia avvezza a leggere anche della buona drammaturgia. C'è poca consapevolezza riguardo a questo genere, che rientra a buon diritto nella buona letteratura.

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  6. Alla base c'è una grande verità in comune: il potere di evocazione che deve garantire tanto una sceneggiatura quanto un'opera di narrativa. La sceneggiatura, certo, poi, si avvarrà di strumenti che più facilmente aiuteranno a evocare: mettere in scena non è come usare le parole per descrivere. Anche il linguaggio cambia: nel cinema (anche nel teatro) l'effetto è dato dalla giusta battuta, dalle sequenze eseguite o montate nel modo corretto, in un libro puoi abbondare in descrizioni o spiegare uno stato d'animo.
    È normale che un film possa essere da sé efficace e regalare al pubblico delle emozioni legate alle immagini, all'ottimo copione, ai bravi attori, ma nel confronto con il libro da cui è tratto, secondo me, perde sempre qualcosa. Infatti io tengo sempre le due esperienze separate.

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    1. Tendo a farlo anch'io e realmente sono davvero rare le prove di cinema che riescano a eguagliare la bellezza di un testo letterario o a replicarne fedelmente pur con altri linguaggi contenuti e stile.
      Cinema e teatro, pur essendo due mondi lontani, rendono viva la parola, ed è giusto che la sceneggiatura abbia un peso enorme in alcuni paesi occidentali. Noi siamo più legati alla forma esteriore, sarà un retaggio "classicista" che ci impone questo modello.

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