mercoledì 26 aprile 2017

Diario - Anne Frank (ovvero quando l'immaginazione è salvifica)

Spero che potrò confidarti tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero mi sarai di gran sostegno.

Con questa premessa si apre uno dei libri più noti al mondo,  quello che si può definire "un caso editoriale senza precedenti" - tradotto in 60 lingue, venduto in più di 30 milioni di copie, trasposto in opera teatrale, pellicola cinematografica, serie tv, cartone animato. Fra i suoi lettori illustri perfino Nelson Mandela durante la sua prigionia.
Premetto che non sono alla prima lettura del celebre Diario, forse anzi non potrei contare le volte in cui lo abbia letto, o scorso alcune pagine, o tratto delle citazioni da leggere in classe. Questa volta però l'intento è stato diverso: voglio trarne una mia versione teatrale. 
L'idea di portare la storia di Anne Frank sul palcoscenico deriva dall'avere in questo momento del mio percorso artistico alcuni elementi che ben si accordano con una storia come questa. Ho la mia Anne, insomma, individuata da tempo in una delle giovani attrici dello spettacolo tuttora in cartellone Foglie d'erba di cui ho scritto qui e di cui Marina Guarnieri ha scritto qui un magnifico post. Ho la mia Anne, ma non voglio raccontare la stessa storia vista a teatro da quando Frances Goodrich e Albert Hackett nel 1955 ne scrissero un adattamento teatrale che ancora oggi spopola sui palcoscenici in Usa. Insomma, la mia sarà una storia nella storia, per il momento un'idea alla quale darò forma nelle prossime settimane.
Otto Frank (1889-1980)
Del Diario ho acquistato la pubblicazione Bur con prefazione di Sami Modiano, un sopravvissuto ad Auschwitz, che fa una descrizione molto interessante dell'opera, offrendo il proprio punto di osservazione. 
Se Anne non fosse stata una ragazzina piena di immaginazione e con una spiccata propensione per la scrittura, non avremmo mai avuto questo piccolo gioiello fra le mani. 
In questa edizione si evidenzia che i quaderni di Anne erano tanti, che non si limitò a riempire fittamente il piccolo diario con la copertina a quadri donatole da suo padre, ma che compilò fogli, carte sparse, un lascito che rimase nel rifugio dopo la deportazione. Questo prezioso materiale fu salvato da Miep Gies, l'amica di famiglia che aveva aiutato i Frank e gli altri a nascondersi, e consegnato a Otto Frank, il padre di Anne e solo sopravvissuto alla deportazione. 
Quella di Otto Frank è una "storia nella storia" anch'essa, se vi va potete ascoltarne gli aspetti salienti da questa intervista di Rai Storia. Otto era un uomo brillante, intelligente, molto legato ad Anne e lei aveva una predilezione per suo padre, a fronte di un rapporto invece conflittuale con la madre. E' colui che esige che nel rifugio le proprie figlie studino, non perdano il senso della loro formazione, siano pronte al mondo esterno quando potranno essere libere. Vuole essere ottimista a riguardo. 
Otto emerge nel Diario in ogni sua sfaccettatura, anzi Anne ne fa un ritratto assai fedele e non sempre edulcorato dal suo affetto per lui. Questo è uno degli aspetti più profondi del Diario, la sincerità di Anne, la sua scrittura diretta, genuina, ironica, vera. A Otto si deve il successo del Diario. Questo padre addolorato e rimasto privo dei suoi affetti credo abbia avuto nelle carte di Anne un suo conforto, sentendo il dovere e la missione di farlo conoscere al mondo. 
La scrivania di Anne, nel museo omonimo.
Il Diario diventa con la sua pubblicazione non solo un documento storico di valore innegabile, ma un simbolo della Shoah di struggente bellezza. C'è chi non ne apprezza i limiti, racchiusi nei limiti spaziali in cui Anne si muove. Di fatto, come si può pensare di creare un'opera letteraria stando chiusi in un rifugio di pochi metri quadri? Eppure Anne ci riesce, forte della sua ricchezza interiore, del suo talento di scrittrice e della sua immaginazione, che rende il suo scrivere ogni volta nuovo. 
All'inizio si limita a scrivere una serie di lettere alle amiche, sollecitando perfino una risposta, rifugiandosi nell'illusione che quella risposta possa arrivare. Questa Anne si illude che la vita nel nascondiglio avrà breve durata, forte delle notizie confortanti della progressiva sconfitta di Hitler che giungono dalla radio. Poi lo scenario cambia, Anne appare sempre più disillusa e stanca, mentre il suo affacciarsi all'adolescenza la rendono curiosa verso i cambiamenti del suo corpo, verso i sentimenti che prova per Peter Van Daan, il figlio della coppia con cui i Frank condividono il rifugio. 
Le pagine più belle sono quelle in cui Anne ha la possibilità di guardare il mondo esterno, spiarlo e desiderare di poterlo vivere come un tempo. Vi trova una bellezza struggente che la rende gioiosa e ottimista. 
Ma guardavo anche fuori dalla finestra aperta, verso un bel pezzo di Amsterdam sopra a tutti i tetti, fino all'orizzonte che si tingeva di viola. Finché questo esiste, pensavo, e io posso viverlo, questo sole, quel cielo senza una nuvola, finché esiste non posso essere triste. 
(23 febbraio 1944)
Non sono semplici passaggi di una ragazzina che sogna e spera, perché Anne è perfettamente
Le fitte pagine del Diario.
informata riguardo alla Storia, a quello che accade fuori dal rifugio. E' preoccupata per gli amici che sono stati catturati, rivolge spesso i propri pensieri a tutti coloro che non ha neppure salutato. 
Anne ha nel suo diario l'oggetto più prezioso dei durissimi mesi di clandestinità, anzi per lei il Diario è un oggetto vivo, un interlocutore che la salva dalla sua inevitabile solitudine. Condivide pochi metri con altre sette persone, ma si sente spesso isolata perché diversa, in disaccordo con modi e caratteri altrui. Alla base del suo carattere c'è uno spiccato senso di libertà. Non dimentichiamo che Anne aveva studiato in una delle Scuole Montessori di Amsterdam, dove è noto che la creatività trova ampia possibilità di manifestazione. Nella sua scrittura questo senso innato è presente in ogni riga e l'aspetto veramente interessante è che Anne è consapevole del proprio talento, al punto che si chiede se diverrà mai una scrittrice, se il suo Diario potrà un giorno essere pubblicato. 
Entrando nella sua scrittura, con la volontà di cogliere ogni sfumatura del suo carattere perché possa appunto "caratterizzarne" il personaggio in palcoscenico, ho provato una certa commozione man mano che le sue pagine vanno verso quell'agosto del 1944 in cui tutti i clandestini vengono catturati. Anne non può immaginare che quello sarà l'epilogo degli anni della Casa sul retro né tantomeno può immaginare la propria fine. Avanza pagina dopo pagina fino all'ultima che riesce a scrivere e poi... è il silenzio. Un racconto brutalmente interrotto, di cui non resta che immaginare l'orrore e la paura. 
Da quel 4 agosto 1944, giorno fatale dell'arresto dei clandestini, traditi da qualcuno che la Storia non ha mai saputo rivelare, Anne sopravvive altri sei o sette mesi. Prima nel Campo di Westerbork e poi ad Auschwitz-Birkenau, dove viene trasferita il 3 settembre, assieme alla sorella separata dalla madre, che muore di inedia nel gennaio successivo. Qui Anne e sua sorella restano per un mese per poi essere trasferite a Bergen-Belsen, dove muoiono di tifo a poca distanza l'una dall'altra.

Anne Frank (1929 - 1945)

16 commenti:

  1. Una bella sfida Luana. Proprio interessante. Aproposito di... mettersi in gioco.
    Come te ho letto alcune volta Il diario, a differenza di te sono anni che non lo riprendo più. Fu una lettura di cui colsi la vera essenza negli anni della post adolescenza, quando lo lessi da studente delle medie rimasi comunque colpito (ne parlammo molto a scuola, ne discutemmo, vedemmo anche la riduzione cinematografica), talmente colpito che mia madre aggiunse alle mie letture un testo di Judith Kerr: "Quando Hitler rubò il coniglio rosa". Nulla a confronto, ma servì a stimolare ulteriormente la mia già presente passione per la storia partendo da storie minute e personali in grado di rivelarsi poi, al contrario, immense e capaci di abbracciare i grandi temi.
    Complimenti per questa tua nuova impresa. Cavoli, complimenti sì.

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    1. A proposito, ovviamente, sorry.Soffro di digitopressione compulsiva e non mi rileggo :D

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    2. La tua digitopressione compulsiva è molto apprezzata, tranquillo. :)
      Il senso dei fatti, quello che accadde durante i tristi anni della persecuzione ebraica del XX secolo può essere restituito solo dalle tante testimonianze dirette, e il Diario in effetti è una di queste.

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  2. Ho letto il Diario un'unica volta, ormai una decina di anni fa. Neanche a farlo apposta, ho recentemente approfittato di una promozione per portarmelo a casa sotto Pasqua, decisa a riscoprirlo. Con il tuo articolo mi confermi di aver fatto bene. Di questo romanzo ho un ricordo parziale, lacunoso e un po' distorto, e sono ansiosa di scoprirlo nuovamente. Interessante anche l'idea di portarlo a teatro, in una riscrittura inedita. Tienici aggiornati, sono curiosa:)

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    1. In fondo forse non è una lettura adatta ai ragazzi molto giovani, si presta invece assai bene a essere letto e commentato in classe, per farti un esempio dall'ambito scolastico. Il ritmo lento, i fatti molto circoscritti, lo rendono una lettura che si può apprezzare in età matura assai meglio.

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  3. Anna è stata, suo malgrado, una grande autrice (non credo l'eleganza della sua scrittura sia solo merito di buone traduzioni) e un meraviglioso personaggio, che ha avuto, purtroppo, ulteriori sviluppi al di fuori del libro, nei campi maledetti. Anna è il lato umano e più semplice di un mondo ferito, che emerge in tutta la sua forza proprio perché Anne racconta sì anche la Shoah, le paure connesse alla guerra, le persecuzioni, ma non solo quelle, anzi, esse appaiono come l'inevitabile infiltrazione del male in un'esistenza come tante, piena di sentimenti travolgenti e di sogni.
    Mi piacerebbe molto poter assistere alla rappresentazione teatrale, sono certa che tutto questo animo che hai profuso nella lettura e nel racconto di essa verrà fuori con altrettanta energia sul palcoscenico.

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    1. Lo sguardo di Anne non è che un filtro di questo insinuarsi del male in una vita ricca di vivace curiosità.
      Spero di rendere il senso di questo racconto, il problema maggiore è fuggire le scelte scontate, entrare nella storia in punta di piedi e portarla fino al pubblico offrendo anche un prodotto non ancora visto.

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  4. Sarebbe interessante per te, in vista della tua trasposizione, recuperare l'anime Anne no nikki, sottotitolato visto che in Italia risulta ancora inedito -_-
    Lo lessi ai tempi del liceo, ebbe un effetto decisamente "forte" su di me.

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    1. Nel cercare in rete notizie e approfondimenti, ho visto su YouTube questo cartone, ma solo di sfuggita ancora. Lo aggiungerò presto alle cose da vedere nei prossimi giorni. :)

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  5. Il tema è forte ma molto significativo, se hai l'idea giusta per trasporlo teatralmente fai bene a provarci.

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    1. Per ora è solo in germe, ma attraverso una drammaturgia che non ho ancora sperimentato deve poter diventare un'opera significativa come lo è l'opera. Vedremo. :)

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  6. Non sapevo che Anna avesse compilato anche fogli e carte sparse, oltre al celebre Diario. Anch'io l'ho letto più volte e questa lettura mi è sempre stata particolarmente cara in quanto fu uno dei primi libri che mio padre mi regalò quando ero in grado di leggerlo e capire. Inoltre mi era naturale fare un parallelismo tra l'affetto forte che legava questa figlia a suo padre, esattamente come io ero legata al mio. Il grado di maturità di questa bambina dimostra il ricco mondo interiore che molto spesso esiste nei nostri giovani, e che a volte non sappiamo vedere.

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    1. Il problema oggi - per altro come ho evidenziato nel mio Foglie d'erba - è tirar fuori dai giovani questo mondo interiore, che è troppo inquinato da tutto ciò che hanno.
      Diciamo che questa mia futura trasposizione teatrale mirerebbe anche a essere significativa in tal senso.

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  7. Hai avuto un'idea molto bella e sono convinta che ti riuscirà benissimo. Hai la sensibilità giusta per cogliere le sfumature più preziose e poetiche di una storia come questa.
    A quale delle tue allieve attrici hai pensato? Sono tutte molto brave.

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    1. Se le ricordi bene: nel ruolo di un'attrice che deve cercare il modo di interpretare al meglio Anne Frank metterò Gaia (che era Jane Perry), nel ruolo della Anne Frank che man mano la giovane attrice trova metterò Chiara (Lily Anderson).
      In sostanza, l'idea è quella di una Compagnia che deve cercare una strada appropriata per rappresentare il Diario e tutte le vicissitudini (compresa una certa ironia e comicità) che comporta essere all'interno di un gruppo teatrale che si trova dinanzi a questo problema. Teatro nel teatro. :)

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    2. Un'idea intelligente, soprattutto perché portare in scena Il diario di Anna Frank nasconde il rischio di drammatizzare in modo poco accattivante una storia che insomma, non è proprio facilissima. E poi le due ragazze sono perfette (certo che me le ricordo!) 😊

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