giovedì 22 febbraio 2018

Per ogni libro... il momento giusto.

Gli alunni delle due classi in cui insegno devono leggere un libro al mese. Un classico di tanti insegnanti di Lettere. 
Mi piacerebbe scrivere un altro termine al posto di quel "devono", ma tant'è. La lettura è imposta, diciamo una lettura coatta
Visto che è obbligatorio, sto molto attenta a non suggerire libri che fra i 12 e i 14 anni potrebbero detestare e di conseguenza odiare leggere piuttosto che vedere qualcosa di interessante nell'aprire libri di narrativa. 
Fra la prima e la terza media i ragazzi cambiano molto, pertanto se in prima spingo sui classici di Verne, Alcott, Sepulveda, Dahl, Salgari, in seconda punto su Pennac, Pitzorno, Ende, Rowling, London, per poi consigliare in terza Levi, Anne Frank, Hosseini, Asimov, King e altri. 
Sono solo alcuni dei grandi autori di classici, accuratamente scelti perché segnino in qualche modo il loro percorso, nella speranza che perfino accendano in loro il gusto per la lettura (sull'educare ad amare i libri ho scritto questo post). 
Non mi sognerei mai di suggerire Dickens a un ragazzino di prima media, semplicemente perché è un autore che richiede una certa maturità e profondità (io rimasi folgorata da David Copperfield nell'estate fra la quinta elementare e la prima media, ma questa è un'altra storia). 

Se a un adolescente va consigliato il libro giusto al momento giusto, non si può negare che anche in età più matura ogni libro debba arrivare allo stesso modo. 
Ci piace pensare che siano i libri a scegliere noi, ma una certa parte attiva dobbiamo pur riservarcela, quindi dobbiamo vigilare su potenziali scelte sbagliate. 
Prendete me: ebbi l'infelice idea di aprire la trilogia di Tolkien durante un'estate afosa di diversi anni fa. Ci rinunciai dopo una cinquantina di pagine. In piena stagione torrida, senza condizionatore, con zanzare che ronzavano nelle orecchie non riuscivo a tenere la mente ferma sulla Terra di Mezzo e la Compagnia dell'Anello. E sì che ne possiedo un'edizione da collezione, con tanto di cofanetto e cartine ripiegate.
Forse non è stato il momento giusto neppure per Se una notte d'inverno un viaggiatore, di Calvino, se come ho scritto qui, proprio non sono riuscita a terminarlo, anzi sollevata l'ho chiuso e riposto. 

Ci sono libri in grado di ispirarci, ci avete mai fatto caso? Per fare un esempio, lessi Jane Eyre nei primi anni universitari, quando mi accorsi di essermi iscritta a un corso di laurea che non mi convinceva più di tanto, una specie di Dams dell'Università degli Studi della Calabria. Prima di passare a Lettere, in qualche modo la tenacia di Jane Eyre mi ispirò, o perlomeno arrivò al momento perfetto. 

Così come per un certo periodo della mia vita ho ritenuto irrinunciabili i libri di Osho. Ogni volta che entravo in una libreria mi fiondavo sullo scaffale della psicologia, di tutti quei tomi che ti aiutano (ma poi sarà vero?) a capire perché certe cose vanno in un certo modo e a capirci qualcosa nei tuoi comportamenti.
Mi pareva che gli autori di quei libri mi parlassero. 
Ho avuto il mio periodo "zen", insomma, con tanto di testi sulla meditazione, sul feng shui, sulla new age, che oggi mi capita di sfogliare sorridendo un po'. 

Termino qui, rilanciando: ci sono libri che hanno segnato un momento importante della vostra vita, che hanno ispirato le vostre scelte? Ritenete anche voi che per ogni libro ci sia un momento perfetto? 

martedì 13 febbraio 2018

Nuovo anno, nuovo look (fra codici e stringhe a volteggiar)

Come farsi male trascorrendo un'intera mattina a toccare una materia che si conosce solo vagamente per ricavarne un template nuovo? 
Eccomi, ce l'ho. 
Era da un po' che vagheggiavo l'idea di svecchiare l'aspetto del blog cercando disperatamente il tempo per farlo, e finalmente ho trovato il  momento giusto. 
A onor del vero, quando Cristina del blog Il manoscritto del cavaliere modificò il suo - per altro raccontandone con grande simpatia le vicissitudini in questo post - mi piacque fin da subito e decisi pertanto fin da allora di darmi un aspetto nuovo. Di acqua sotto i ponti ne è passata, ma siccome questo 2018 mi sa proprio che sarà l'anno di cambiamenti importanti, comincio col dare una mano di vernice a questo posticino. 
Bene, approfittando del link segnalato da Cristina, mi metto a cercare durante l'estate scorsa un template che mi piacesse, e dopo averne visionato a centinaia, mi imbatto in questo
Non dissimile da quello di Cristina, mi piace perché è moderno ma con tocchi di colore, ha un aspetto dinamico, fresco, anche un po' "romantico" ma non in modo stucchevole. Quindi acchiappo. 
In quel frangente mi limito solo a fare copia e incolla del link, nulla di più, perché di fatto fare queste modifiche è un gran lavoro, e bisogna avere tempo e pazienza per farlo. 

Nei primi di gennaio tento un approccio con questa ostica materia, mi creo un blog di prova e comincio a rendermi conto di cosa posso fare senza studiarci troppo. Illusa! Solo fare entrare immagini di mio gradimento nelle slide in alto è un'impresa. Devo ritagliarle della giusta misura, ma senza snaturarne il contenuto, poi devo incastrarle nelle stringhe html del template. 
Sono fortemente tentata di chiamare mio cognato ingegnere informatico, ma resisto. Meglio rinunciare, gennaio è stato un fiume di impegni per me, non era quello il momento. 
Mi riaffaccio a febbraio, ormai a metà mese, riproponendomi di fare finalmente questo passo e... voilà. Dopo sei ore (!) di tribolazioni ne vengo fuori. 
Il problema è che un codice html funziona solo in un certo modo e se provi solo a farlo arrabbiare spostando una virgola, ti mette in punizione, segnalandoti un errore ma senza offrire soluzioni. 
Comprendi che fra te e lui non ce la puoi fare e torni indietro, ripristinando di volta in volta il codice precedente, fino a che magicamente entri nel meccanismo e pian piano il tuo blog comincia ad assumere l'aspetto che volevi. Per esempio, far sparire le icone dei social... da rompicapo, ma la cosa veramente preoccupante è stata gestire la barra dei link in alto. Una l'ho eliminata, l'altra l'ho ridotta a poche voci. 
Ora mi sembra un gioco da ragazzi, ma per una mente poco avvezza con la logica come la mia, è stato eroico. :)

martedì 6 febbraio 2018

Finding Anne Frank

Quando si vive un'esperienza molto particolare, di rara forza, si ha bisogno di assimilarla nei pensieri, cullarla nella mente per ridimensionarne la portata. 
E' quello che è successo con Finding Anne Frank, lo spettacolo teatrale in scena in questi mesi, il progetto sulla Memoria di cui avevo scritto qui in fase di costruzione del copione. 
Oggi, Marina Guarneri, mia amica e blogger, ne ha scritto una recensione a dir poco emozionante, non ve la perdete, è QUI, (grazie, Marina, è davvero uno splendido regalo) e questo mi dà ancora più verve per dare finalmente forma anch'io a questo post. 
Come fare? Da dove cominciare? 
Nulla di meglio che dirvi come è nata in me l'idea dell'incontro delle due Anne, di Anna, la giovane attrice che deve interpretarla e che lotta strenuamente per cercare dentro di sé una strada per trovarla, e Anne, la vera Anne Frank, che intanto si racconta dall'altra parte del palcoscenico. 
Ebbene, una sera di prove di Foglie d'erba, durante una delle scene che ho più amato di quello spettacolo, una delle due in cui Jane Perry incontra Lily Anderson ed entrambe si fermano a parlare, ecco, quella sera io ho letteralmente visto entrambe in quel nuovo ruolo e ho improvvisamente saputo che le avrei riviste nelle vesti di Anna e di Anne. Ho saputo che si sarebbero incontrate in un luogo/non-luogo, in una piega dell'anima, in quell'infinitesimo spazio che le vede affini, simili, spinte l'una verso l'altra. 
Come tanti spettatori hanno compreso, se è vero che la mia regia è di quelle buone, che il testo c'è ed è di pregio, è altrettanto vero che tutto questo nasce solo grazie al fatto di avere gli interpreti giusti per dare forma a una drammaturgia di questo tipo. 
Gaia e Chiara, rispettivamente Anna e Anne, sono praticamente perfette nel ruolo, perché quel ruolo è stato cucito addosso a entrambe, ogni parola scritta pensando al potenziale di entrambe, alla forza emotiva di cui queste giovanissime sono capaci. 

Chiara Cecchini (Lily Anderson) e Gaia Piatti (Jane Perry) in Foglie d'erba
Quanto valore può esservi in un copione che nasce ispirato da due anime così profondamente sensibili, talenti in palcoscenico, adolescenti che si affidano totalmente e incondizionatamente a chi le guida? Immenso. Forse inestimabile. A questo si aggiunge il valore di tutti coloro che recitano in questo progetto, impegnandosi al massimo delle proprie potenzialità. 
Finding Anne Frank è stato preparato in una manciata di prove, di corsa, immersi totalmente in questa storia per essere pronti a rappresentarla in gennaio, il mese della Memoria. Di ritorno da quella partecipazione al Premio Aenaria di Ischia, lo scorso ottobre, in cui poi saremmo stati premiati come Migliore gradimento del pubblico, ci siamo gettati a capofitto nelle prove, due a settimana, con interruzione di due settimane nel periodo natalizio. Un tour de force, in cui non mi sono sentita sola un attimo in questo desiderio di riuscire a portarlo in scena in tempo. Un lavoro di squadra costante e forte, sostenuto dall'affetto che ormai ci lega. 

Flavia Lepizzera (Margot Frank) e Chiara Cecchini (Anne Frank)
Foto di Alessandro Borgogno
E quando siamo stati pronti, quando finalmente è arrivato quel fine settimana di debutto, ho dubitato fino all'ultimo che potesse funzionare. Reduci dal successo di Foglie d'erba, quell'Attimo fuggente grazie al quale avevamo camminato sul velluto, il pubblico come avrebbe reagito a questa "storia nella storia"? Il tema è difficile, delicato, fragile. Diversi hanno preferito non vederlo, con la superficialità di chi ha creduto che fosse solo l'ennesima rappresentazione del Diario e la volontà di non andare a teatro per piangere. Clamorosamente smentiti. 

La Compagnia teatrale che "cerca" il mondo di Anne
Foto di Alessandro Borgogno
Io, che raccomandavo alla mia squadra di andarci cauti, di aspettarci anche un'accoglienza tiepida, fin dalla prima sera ho visto svolgersi dinanzi ai miei occhi una magia, supportata da quella tensione che i teatranti possono trovare solo su un palcoscenico e dinanzi a un pubblico. 
Esausti di prove nelle quali avevano cercato, seguendo mie indicazioni ai limiti dell'ossessione, tensione emotiva, trasporto, capacità di restituire tutto questo a chi avrebbe guardato, hanno trovato una chiave, la chiave di volta, per entrare in contatto con gli spettatori, portarli idealmente in quel mondo e mostrare loro un modo diverso di raccontare una delle storie più note al mondo. 
Ricordare Anne Frank è doveroso, difficile anche, farlo cadendo in facile retorica, peggio nel patetico, avrebbe reso lo spettacolo una pantomima sgradevole. 
Il racconto ha preso tutt'altra direzione, le parole vibrano forti, la "ricerca" è intensa, fino all'incontro finale, travolgente, e l'inevitabile epilogo, che strazia e pone tutti dinanzi a un destino che non abbiamo il potere di cambiare. Ma abbiamo il potere di raccontare e gridare al mondo che Anne vive, possiamo lasciarci investire dal più incredibile dei paradossi: nonostante tutto quello che è stato, le sue parole restano l'eredità più possente che avremmo potuto immaginare, la fiducia nell'intima bontà dell'uomo

Anna e Anne, nel loro dialogo nel luogo/non-luogo.
Foto di Alessandro Borgogno
Una lezione sull'amore - il luogo ultimo cui sono giunti tutti coloro che hanno visto Finding Anne Frank - costruita passo a passo mediante lezioni sulla forza che ha in sé il teatro, luogo di verità.
Anna deve "vivere" Anne per poterla trovare, deve fissare in sé la certezza di essere simile a lei, di allungare una mano in uno spazio ideale e sentirla al tatto, come i grandi maestri della costruzione del personaggio ci hanno insegnato. 
Una lezione sul teatro e sulla sua straordinaria forza evocativa, anche, dunque. 
Questo teatro che scoprii quasi vent'anni fa, per caso, e che vivo oggi in modo totale, abbracciandone la missione educatrice. 

Chiudo ricordando tutto il pubblico e in particolare alcuni amici che hanno espresso il proprio pensiero partecipando al "viaggio" di questo spettacolo, ringraziandoli per la passione con cui hanno accolto Finding Anne Frank
Ringrazio quindi in particolare Alessandro Borgogno, autore delle meravigliose fotografie che testimonieranno questo spettacolo per sempre. Suo fratello Carlo, per avermi mandato un messaggio pieno di stima.
Anna Pompilio, per aver scritto un bellissimo articolo nel suo blog La Kasa imperfetta, e che trovate QUI. Sua sorella Emanuela, della quale mi piace ritrovare i dolci abbracci a ogni mio racconto. 
Sebastiano Biancheri, che ci ha donato questo splendido articolo.
Daniela Rosci, meravigliosa amica e attrice, che ci sostiene strenuamente. 

Finding Anne Frank continua il suo viaggio e il prossimo 18 febbraio racconteremo ancora, dinanzi alla Presidente della Comunità ebraica di Roma. 
Lo spettacolo sostiene l'Associazione Un ponte per Anne Frank