lunedì 26 settembre 2016

L'ora del tè: Jane Austen, Virginia Woolf e Henri de Toulouse-Lautrec

I am no bird, and no net ensnares me.
Avevamo lasciato le nostre Jane e Virginia qui alle prese con un interessante dialogo sulle rispettive "stanze". Si erano incontrate qui. Sono due ottime conversatrici, pertanto continuano nel loro scambio dialettico, parlandosi da due epoche diverse. Un pomeriggio autunnale, l'aria è fresca, frizzante. Il solo lentamente tramonta. Questa volta un nuovo personaggio sarà invitato alla loro tavola. 

Jane: "Troppo orgoglio e pochi pregiudizi": è così che mi ha spesso descritta mia sorella, riferendosi ironicamente al titolo di uno dei miei romanzi più apprezzati dai miei contemporanei. Non ha tutti i torti, in effetti. E' forse per orgoglio che non mi sono mai sposata, rifiutando di piegarmi a certe ottuse e disumane usanze secondo cui, se una donna in età da marito non si sposa, o è troppo povera per qualunque partito o è troppo sgraziata per qualunque miope. Quasi nessuno dei miei conoscenti sembra aver mai preso in considerazione la possibilità che una moglie possa anche essere contemporaneamente una donna felice e realizzata.
Ebbene, per me la vita di coppia non è mai potuta esistere, se svincolata da questi elementi: affetto reciproco, stima e ironia da ambo le parti, disponibilità e gratitudine, dolcezza e fermezza di carattere.
E' forse stato il mio orgoglio a farmi credere di non aver incontrato nessuno degno di avermi come consorte, lo riconosco, ma è stato ugualmente il mio orgoglio a preservarmi da un'esistenza probabilmente fiacca ed inconcludente, riempita di insofferenza e di autocommiserazione costante.
Se sono riuscita a scrivere fino a poco tempo prima della mia morte senza temere il giudizio di alcuno, senza neppure riposare fra la stesura di un capitolo e l'altro, senza dover subire umiliazioni personali nel delineare i caratteri delle mie protagoniste favorite e ribelli rispetto al buon costume, è stato grazie al mio orgoglio, ed è dunque ad esso che devo la mia generale serenità.
Meno devota sono, invece, a quell'assenza di pregiudizi che mi ha fatto perdutamente innamorare di uno fra i pochissimi uomini che avrei voluto avere al mio fianco, ricambiata, e che la vita non mi ha permesso di conoscere, se non per un fugace periodo della mia già inoltrata gioventù.

Virginia: Nei miei studi mi sono imbattuta spesso nella tua forte personalità. Ho la passione delle biografie, tante ne ho anche scritte, io stessa ho generosamente narrato di me in tante lettere. E la tua mi è parsa quella più interessante. Come non identificarmi nelle tue scelte? Quante volte mi sono domandata se avrei ragionato come te, in un'epoca in cui il matrimonio pareva essere una necessità scevra da qualsiasi possibilità di scelta?
Io non volli restare zitella, tu sì, e questo fa di te una donna coraggiosa. Vivesti dei proventi ricavati dai tuoi romanzi (forse pagati molto al di sotto di quanto meritassero), desti in qualche modo scandalo, ti opponesti a quelle convenzioni che osarono definire "morali", come se chiunque le rifiutasse fosse immorale. Hai la mia totale ammirazione. Forse non avrei avuto la tua stessa forza. Tu, rispetto a me, prendesti decisioni dettate da grande lucidità e abbastanza orgoglio da non permettere neppure a te stessa di cedere a un facile destino. 

Jane: Perché avresti dovuto ragionare come me, Virginia? Tu hai avuto la fortuna di incontrare un uomo capace di amare e al quale affidare ogni tua debolezza.
Hai avuto la fortuna di non sposarti per interesse, né per una scelta premeditata della tua famiglia d'origine. Anche questo è da ritenersi coraggio, e fra i più alti. Talvolta mi chiedo se il mio orgoglio smisurato non sia anche stato il responsabile del mio rifiuto categorico, che mai mi ha fatto presagire una decisione diversa da quella di restare zitella, specie dopo l'allontanamento di colui che amavo...
Non è da deboli sposarsi nella maniera in cui l'hai concepito tu, Virginia. Avresti ceduto anche tu ad un destino facile, se fossi rimasta sola e in preda alle tue fragilità. E' stato un atto risoluto e determinato quello di condividerle con qualcuno degno di te, a me non hai davvero nulla da invidiare.
Guarda, qualcuno sta arrivando.

Virginia: Non ho mai visto un uomo più piccolo di statura in vita mia. Invitiamolo alla nostra tavola.

Toulouse-Lautrec: Et voilà! Je vais me présenter à vous. Je suis Henry de T.L., uniquement pour les amis Henri. Cosa dire di me, molto è stato scritto e si continua a scrivere: mi descrivono raffinato, curioso, portato a gustare i piaceri della vita. Ma anche gracile, deforme e inadatto a qualunque normale attività fisica.....basso, sì, basso di statura mes amis, quasi un nano.
Ma sono amico di tutti, dalle ballerine a Monet, dalle prostitute a Van Gogh, a Montmartre tutti mi conoscono. E mi conoscerete anche voi, frequentatori di questa valle. Passerò du temps avec vous, mi racconterò, vi racconterete. Et vous me pardonnerez se qualche volta userò espressioni della mia lingua natìa. Je vous apporte le don d'une de mes affiches, ma lasciatemi raccontare! Iniziò tutto con una bottiglia di champagne.
Quando ne vidi una riprodotta in un manifesto di Bonnard (si trattava del France Champagne), capii subito che anche la pubblicità era una forma d’arte. Mi buttai a capofitto e da allora il linguaggio pubblicitario cambiò, grazie a me. Modesto, n'est-ce pas? Ma io sono così, un po' come si direbbe ora, "fuori dalle righe".
Mais laissez-moi vous dire ce manifeste: quando la sala da ballo aprì sul Boulevard de Clichy, nel 1889, uno dei miei dipinti venne esposto vicino all'ingresso. Diventai (c'è bisogno di dirlo?) un assiduo frequentatore del luogo e fui incaricato di creare il manifesto che lanciò la mia carriera di pubblicitario e che mi rese famoso. 

Virginia:  Benvenuto, gaudente artista. Conosco la tua opere e il fervore nel quale ti formasti.
Quanto assomigliano quei salotti nei quali ti sei aggirato al ritrovo di Bloomsbury. Hai vissuto nella vivace Parigi dell'epoca a me contemporanea, tanto avremo da dirci. 

Jane:  Ecco giunto anche un Francese, finalement!
Cher Henry, di basso in te mi sembra sia rimasta solo la statura: non la prontezza di spirito, non il talento artistico, non l'abilità del conversare. Sei il benvenuto fra noi, tanto più che già da tempo io desideravo trascorrere del tempo con i compatrioti di Diderot e di D'Alembert, senza esserci quasi mai riuscita. Ho appreso la tua lingua quando ero ragazzina, grazie all'insistenza bonaria di mio padre, e adesso non rimpiango la fatica iniziale nell'apprenderla, perché mi sta consentendo di apprezzare la tua originalità ballerina integralmente.

giovedì 22 settembre 2016

Downton Abbey

Non ho ancora scritto in questo mio modesto angolo qualcosa riguardo alle serie tv, è tempo di arricchirlo di nuovi spunti. Comincio col dire che nell'ultimo ventennio le serie tv americane sono diventate un vero business per chi le produce. Fece da apripista E. R., che andò in onda per 15 stagioni e fu il vero record credo mai superato, scritto da una "penna" sopraffina come può essere Michael Crichton. L'elenco di successi sarebbe lunghissimo e magari vi dedicherò un post a parte. Voglio cominciare con una serie di grande successo, durata sei stagioni, che chiunque ami il mondo patinato ed elegante inglese non può perdere. 
Downton Abbey ha tutti gli ingredienti giusti per catturare il pubblico, a cominciare dal luogo in cui è stato girato, lo splendido Highclere Castle. Situato nello Hampshire, il castello è il prodotto di numerosi interventi sull'antica sede georgiana costruita nel XVIII secolo poi rimaneggiata e completata dal parco nel quale è immersa. Gli interni, perfettamente conservati e tutt'ora abitati dagli attuali proprietari, sono anche sede di un museo egizio dal 1922, dopo essere stato ospedale di guerra.

venerdì 9 settembre 2016

Sogno di una notte di mezza estate - William Shakespeare

Teseo: Oh, bella Ippolita, l'ora delle nostre nozze s'avvicina con passo veloce. Quattro giorni lieti ancora e sorgerà la luna nuova. Ma con quanta lentezza cala questa vecchia luna! Essa ritarda l'appagamento dei miei desideri, come matrigna, o ricca vedova, che, indugiando a morire, il retaggio assottiglia dell'erede. 

Non si può amare Shakespeare senza riconoscere l'unicità di questa commedia, la più rappresentata al mondo, la più adattata, trasposta, reinventata. Cos'è che rende speciale il Sogno di Shakespeare? Praticamente tutto, ma andiamo per gradi.
Il suo autore la scrive probabilmente negli anni 1593-95. Ancora una volta la certezza a riguardo non esiste, gli studiosi desumono quelle date per attinenza con altre opere dello stesso periodo. Per i suoi contenuti, si può tranquillamente ipotizzare che sia un'opera richiesta e poi scritta per le nozze di qualche dignitario di corte o addirittura per qualche sovrano in visita a Londra, o forse soltanto per divertire, come è d'uso in tanto teatro dell'epoca. Vi si parla di nozze importanti, quelle del duca di Atene, Teseo, con la regina delle Amazzoni, Ippolita, ma queste nozze finiscono con l'essere la cornice entro cui si svolge l'azione centrale, un'azione a più livelli, brulicante di personaggi e situazioni da lasciare senza fiato.

giovedì 28 luglio 2016

Per far ridere bisogna mettere in scena le cose tristi: l'assurdo e la commedia.

Uno dei grandi autori del Novecento è il rumeno Eugène Ionesco. Tempo fa conoscevo Ionesco solo in modo marginale, per averlo letto su diverse antologie scolastiche che propongono suoi testi nell'unità che tratta di teatro e recitazione. Noto come commediografo del "teatro dell'assurdo", Ionesco è un autore geniale. Nel 2011 ebbi la fortuna di partecipare e vincere il Premio di Regia organizzato dalla Federazione teatrale italiana della sede di Roma con una scena di 15 minuti tratta da La cantatrice calva: fu per me esperienza straordinaria per aver vinto il primo premio, ma anche perché per la prima volta ebbi l'opportunità di mettere in scena un testo dell'assurdo nel quale ho cercato una nota tragica, che è stata poi l'idea vincente.
Il nome di Ionesco è legato al Théatre Huchette della Rive Gauche a Parigi. Su un articolo tempo fa lessi uno scenario del 1956: il quartiere latino era ancora un quartiere di studenti, esistenzialisti e sbandati vari che chiedevano "cinquante balles" per andarsele a bere. Nella Cave Huchette suonava Bud Powell. Ebbene, il Théatre Huchette avrà una cinquantina di posti, forse meno, e da allora ha un unico programma: La Cantatrice chauve e La leçon, i suoi capolavori, spettacoli che chi li ha visti reputa indimenticabili. Oggi il quartiere latino è diventato un quartiere turistico, gli studenti non sono più alla Sorbona, l'esistenzialismo è morto e andare a cercare quel Ionesco di altre opere come ad esempio Il rinoceronte, ce lo fa percepire come “dimezzato”. C’è chi dice “tutto passa, anche il talento”.

lunedì 25 luglio 2016

I più antipatici della letteratura.

Mi è capitato ultimamente di leggere alcuni commenti sui personaggi di Romeo e Giulietta, fra le tante opere del repertorio shakespeareano, ritenuti "antipatici" da alcuni lettori del dramma - o da chi semplicemente ne conosce la storia e non apprezza né l'uno né l'altra - e mi è venuto in mente un articolo che circolava in rete qualche anno fa. Si tratta di un elenco, o perlomeno il tentativo di un elenco, di personaggi che la maggior parte dei lettori ritengono antipatici, sgradevoli.
A leggere il contenuto di questo articolo, si comprende come non sempre il "cattivo" di una storia suscita la nostra antipatia, non è detto che sia così, e piuttosto il suo protagonista o qualche personaggio comprimario che nell'immaginario è comunemente apprezzato, può invece essere ritenuto sgradito. Ma andiamo all'elenco semiserio, che ho integrato con mie aggiunte.

mercoledì 13 luglio 2016

Spoleto - Festival dei Due Mondi 2016

Il primo dei regali che mi sono concessa in questa estate di spostamenti: finalmente assistere al Festival dei Due Mondi a Spoleto. Questo insieme di eventi di portata internazionale è noto ai più ma viverlo è davvero qualcosa di irrinunciabile per chiunque ami la cultura in tutte le forme possibili. Calendario ricchissimo, con apertura il 24 giugno e chiusura ufficiale il 10 luglio, anche quest'anno il Festival non ha deluso, anzi a detta di molti ha presentato perfino qualcosa di più. Però... però devo fare una doverosa digressione. Non si può andare a Spoleto esclusivamente per il Festival, perché questa piccola cittadella umbra arroccata sul Colle Sant'Elia, vicino alla Valnerina e alle fonti del Clitunno cantate da Virgilio, Giovenale e tanti altri, antico ducato longobardo poi divenuto possedimento dei Franchi, si deve vedere a prescindere. Non mi spiego perché raggiungerla sia difficile - si lascia l'autostrada a circa 20 km dalla cittadella e si percorrono strade tutte curve in salita - ma il viaggio un po' disagiato si può dimenticare un attimo dopo esservi arrivati.