Charlie Chaplin

Luci della città, 1931

Monk's House

La stanza tutta per sé di Virginia Woolf

Miranda - The tempest

John William Waterhouse, 1916 (particolare)

I nottambuli

Edward Hopper, 1942

martedì 13 febbraio 2018

Nuovo anno, nuovo look (fra codici e stringhe a volteggiar)

Come farsi male trascorrendo un'intera mattina a toccare una materia che si conosce solo vagamente per ricavarne un template nuovo? 
Eccomi, ce l'ho. 
Era da un po' che vagheggiavo l'idea di svecchiare l'aspetto del blog cercando disperatamente il tempo per farlo, e finalmente ho trovato il  momento giusto. 
A onor del vero, quando Cristina del blog Il manoscritto del cavaliere modificò il suo - per altro raccontandone con grande simpatia le vicissitudini in questo post - mi piacque fin da subito e decisi pertanto fin da allora di darmi un aspetto nuovo. Di acqua sotto i ponti ne è passata, ma siccome questo 2018 mi sa proprio che sarà l'anno di cambiamenti importanti, comincio col dare una mano di vernice a questo posticino. 
Bene, approfittando del link segnalato da Cristina, mi metto a cercare durante l'estate scorsa un template che mi piacesse, e dopo averne visionato a centinaia, mi imbatto in questo
Non dissimile da quello di Cristina, mi piace perché è moderno ma con tocchi di colore, ha un aspetto dinamico, fresco, anche un po' "romantico" ma non in modo stucchevole. Quindi acchiappo. 
In quel frangente mi limito solo a fare copia e incolla del link, nulla di più, perché di fatto fare queste modifiche è un gran lavoro, e bisogna avere tempo e pazienza per farlo. 

Nei primi di gennaio tento un approccio con questa ostica materia, mi creo un blog di prova e comincio a rendermi conto di cosa posso fare senza studiarci troppo. Illusa! Solo fare entrare immagini di mio gradimento nelle slide in alto è un'impresa. Devo ritagliarle della giusta misura, ma senza snaturarne il contenuto, poi devo incastrarle nelle stringhe html del template. 
Sono fortemente tentata di chiamare mio cognato ingegnere informatico, ma resisto. Meglio rinunciare, gennaio è stato un fiume di impegni per me, non era quello il momento. 
Mi riaffaccio a febbraio, ormai a metà mese, riproponendomi di fare finalmente questo passo e... voilà. Dopo sei ore (!) di tribolazioni ne vengo fuori. 
Il problema è che un codice html funziona solo in un certo modo e se provi solo a farlo arrabbiare spostando una virgola, ti mette in punizione, segnalandoti un errore ma senza offrire soluzioni. 
Comprendi che fra te e lui non ce la puoi fare e torni indietro, ripristinando di volta in volta il codice precedente, fino a che magicamente entri nel meccanismo e pian piano il tuo blog comincia ad assumere l'aspetto che volevi. Per esempio, far sparire le icone dei social... da rompicapo, ma la cosa veramente preoccupante è stata gestire la barra dei link in alto. Una l'ho eliminata, l'altra l'ho ridotta a poche voci. 
Ora mi sembra un gioco da ragazzi, ma per una mente poco avvezza con la logica come la mia, è stato eroico. :)

martedì 6 febbraio 2018

Finding Anne Frank

Quando si vive un'esperienza molto particolare, di rara forza, si ha bisogno di assimilarla nei pensieri, cullarla nella mente per ridimensionarne la portata. 
E' quello che è successo con Finding Anne Frank, lo spettacolo teatrale in scena in questi mesi, il progetto sulla Memoria di cui avevo scritto qui in fase di costruzione del copione. 
Oggi, Marina Guarneri, mia amica e blogger, ne ha scritto una recensione a dir poco emozionante, non ve la perdete, è QUI, (grazie, Marina, è davvero uno splendido regalo) e questo mi dà ancora più verve per dare finalmente forma anch'io a questo post. 
Come fare? Da dove cominciare? 
Nulla di meglio che dirvi come è nata in me l'idea dell'incontro delle due Anne, di Anna, la giovane attrice che deve interpretarla e che lotta strenuamente per cercare dentro di sé una strada per trovarla, e Anne, la vera Anne Frank, che intanto si racconta dall'altra parte del palcoscenico. 
Ebbene, una sera di prove di Foglie d'erba, durante una delle scene che ho più amato di quello spettacolo, una delle due in cui Jane Perry incontra Lily Anderson ed entrambe si fermano a parlare, ecco, quella sera io ho letteralmente visto entrambe in quel nuovo ruolo e ho improvvisamente saputo che le avrei riviste nelle vesti di Anna e di Anne. Ho saputo che si sarebbero incontrate in un luogo/non-luogo, in una piega dell'anima, in quell'infinitesimo spazio che le vede affini, simili, spinte l'una verso l'altra. 
Come tanti spettatori hanno compreso, se è vero che la mia regia è di quelle buone, che il testo c'è ed è di pregio, è altrettanto vero che tutto questo nasce solo grazie al fatto di avere gli interpreti giusti per dare forma a una drammaturgia di questo tipo. 
Gaia e Chiara, rispettivamente Anna e Anne, sono praticamente perfette nel ruolo, perché quel ruolo è stato cucito addosso a entrambe, ogni parola scritta pensando al potenziale di entrambe, alla forza emotiva di cui queste giovanissime sono capaci. 

Chiara Cecchini (Lily Anderson) e Gaia Piatti (Jane Perry) in Foglie d'erba
Quanto valore può esservi in un copione che nasce ispirato da due anime così profondamente sensibili, talenti in palcoscenico, adolescenti che si affidano totalmente e incondizionatamente a chi le guida? Immenso. Forse inestimabile. A questo si aggiunge il valore di tutti coloro che recitano in questo progetto, impegnandosi al massimo delle proprie potenzialità. 
Finding Anne Frank è stato preparato in una manciata di prove, di corsa, immersi totalmente in questa storia per essere pronti a rappresentarla in gennaio, il mese della Memoria. Di ritorno da quella partecipazione al Premio Aenaria di Ischia, lo scorso ottobre, in cui poi saremmo stati premiati come Migliore gradimento del pubblico, ci siamo gettati a capofitto nelle prove, due a settimana, con interruzione di due settimane nel periodo natalizio. Un tour de force, in cui non mi sono sentita sola un attimo in questo desiderio di riuscire a portarlo in scena in tempo. Un lavoro di squadra costante e forte, sostenuto dall'affetto che ormai ci lega. 

Flavia Lepizzera (Margot Frank) e Chiara Cecchini (Anne Frank)
Foto di Alessandro Borgogno
E quando siamo stati pronti, quando finalmente è arrivato quel fine settimana di debutto, ho dubitato fino all'ultimo che potesse funzionare. Reduci dal successo di Foglie d'erba, quell'Attimo fuggente grazie al quale avevamo camminato sul velluto, il pubblico come avrebbe reagito a questa "storia nella storia"? Il tema è difficile, delicato, fragile. Diversi hanno preferito non vederlo, con la superficialità di chi ha creduto che fosse solo l'ennesima rappresentazione del Diario e la volontà di non andare a teatro per piangere. Clamorosamente smentiti. 

La Compagnia teatrale che "cerca" il mondo di Anne
Foto di Alessandro Borgogno
Io, che raccomandavo alla mia squadra di andarci cauti, di aspettarci anche un'accoglienza tiepida, fin dalla prima sera ho visto svolgersi dinanzi ai miei occhi una magia, supportata da quella tensione che i teatranti possono trovare solo su un palcoscenico e dinanzi a un pubblico. 
Esausti di prove nelle quali avevano cercato, seguendo mie indicazioni ai limiti dell'ossessione, tensione emotiva, trasporto, capacità di restituire tutto questo a chi avrebbe guardato, hanno trovato una chiave, la chiave di volta, per entrare in contatto con gli spettatori, portarli idealmente in quel mondo e mostrare loro un modo diverso di raccontare una delle storie più note al mondo. 
Ricordare Anne Frank è doveroso, difficile anche, farlo cadendo in facile retorica, peggio nel patetico, avrebbe reso lo spettacolo una pantomima sgradevole. 
Il racconto ha preso tutt'altra direzione, le parole vibrano forti, la "ricerca" è intensa, fino all'incontro finale, travolgente, e l'inevitabile epilogo, che strazia e pone tutti dinanzi a un destino che non abbiamo il potere di cambiare. Ma abbiamo il potere di raccontare e gridare al mondo che Anne vive, possiamo lasciarci investire dal più incredibile dei paradossi: nonostante tutto quello che è stato, le sue parole restano l'eredità più possente che avremmo potuto immaginare, la fiducia nell'intima bontà dell'uomo

Anna e Anne, nel loro dialogo nel luogo/non-luogo.
Foto di Alessandro Borgogno
Una lezione sull'amore - il luogo ultimo cui sono giunti tutti coloro che hanno visto Finding Anne Frank - costruita passo a passo mediante lezioni sulla forza che ha in sé il teatro, luogo di verità.
Anna deve "vivere" Anne per poterla trovare, deve fissare in sé la certezza di essere simile a lei, di allungare una mano in uno spazio ideale e sentirla al tatto, come i grandi maestri della costruzione del personaggio ci hanno insegnato. 
Una lezione sul teatro e sulla sua straordinaria forza evocativa, anche, dunque. 
Questo teatro che scoprii quasi vent'anni fa, per caso, e che vivo oggi in modo totale, abbracciandone la missione educatrice. 

Chiudo ricordando tutto il pubblico e in particolare alcuni amici che hanno espresso il proprio pensiero partecipando al "viaggio" di questo spettacolo, ringraziandoli per la passione con cui hanno accolto Finding Anne Frank
Ringrazio quindi in particolare Alessandro Borgogno, autore delle meravigliose fotografie che testimonieranno questo spettacolo per sempre. Suo fratello Carlo, per avermi mandato un messaggio pieno di stima.
Anna Pompilio, per aver scritto un bellissimo articolo nel suo blog La Kasa imperfetta, e che trovate QUI. Sua sorella Emanuela, della quale mi piace ritrovare i dolci abbracci a ogni mio racconto. 
Sebastiano Biancheri, che ci ha donato questo splendido articolo.
Daniela Rosci, meravigliosa amica e attrice, che ci sostiene strenuamente. 

Finding Anne Frank continua il suo viaggio e il prossimo 18 febbraio racconteremo ancora, dinanzi alla Presidente della Comunità ebraica di Roma. 
Lo spettacolo sostiene l'Associazione Un ponte per Anne Frank

martedì 30 gennaio 2018

Terza candelina...

Per ogni anno che passa si resta sempre un po' stupiti di quanto veloce trascorra il tempo. Sono già tre anni ed eccomi qui a festeggiare virtualmente il mio compleblog. 
Volendo immaginare bilanci, direi che procede tutto come agli inizi, la voglia di scrivere, di confrontare il mio pensiero con quello altrui è una delle mie passioni, del resto.
Rispetto a tre anni fa, noto invece che la blogsfera sta cambiando. Noto purtroppo che c'è una flessione verso il basso per quel che riguarda il gruppo frequentato per diverso tempo. Alcuni blog che seguivo con molta partecipazione hanno praticamente chiuso, per esempio, me ne dispiace. 
Peccato aver scoperto in una fase tarda il gusto di tenere un blog, perché l'impressione è di stare vivendo l'ultima parte di un periodo che probabilmente è stato fervido, come del resto leggo in diversi blog di amici che hanno evidenziato come il fenomeno si sia indebolito non poco. 
A domandarsi come mai questo accada non facciamo fatica a formulare una risposta. Da una parte l'attrazione verso social media che offrono una comunicazione più immediata e veloce, dall'altra la fisiologica flessione di modalità di comunicazione che raggiungono un apice e poi si spengono gradualmente. Davvero un peccato, dal mio punto di vista. 
Mi piacerebbe confrontarmi con chi leggerà riguardo a questo punto: cosa pensate di questa "crisi"?
Io continuerò a scrivere, perché farlo non solo mi piace, ma per me rappresenta un allenamento imprescindibile per tenere sempre sveglia questa "abilità". La comunicazione è il mio pane e non intendo rinunciarci. Mettere per iscritto idee, opinioni, fare un'analisi del testo, ordinare i propri scritti in un "archivio" virtuale è cosa utilissima, quindi sappiate che mi trovate qui, malgrado il tempo in certi periodi in particolare sia veramente ridotto.

Con grande soddisfazione, vi mostro l'elenco dei post di grande successo del blog (accanto il numero di visualizzazioni): 


Come sempre, chiudo con un grazie a tutti coloro con i quali condivido questa esperienza.

sabato 13 gennaio 2018

Chaplin Award - Il premio ai migliori post del 2017

Un po' in ritardo sulla tabella di marcia - periodo folle tra lavoro e teatro - e finalmente eccoci all'assegnazione del premio ai post di blog che seguo, a mio parere fra i migliori della blog-sfera. 
Un premio che mi sono inventata lo scorso anno, qui potete leggere i migliori post premiati del 2016, se vi va. 
Il Chaplin Award ha un significato particolare per me, perché vuole essere occasione di menzione di quei post che per me hanno rappresentato un arricchimento culturale.
Da quando ho aperto questo blog, l'intento è stato fin da subito creare un luogo in cui scrivere, ma anche in cui condividere pensieri e opinioni con persone dai gusti e dalle propensioni affini ai miei. 
Va da sé che il mio occhio sia sempre attento verso blog che sono particolarmente orientati verso un aspetto di divulgazione, occasione di conoscenza.
Il Chaplin Award è un premio che non obbliga ad alcuna catena, sta lì e basta. Se vi va, inseritelo nelle vostre homepage. 
Squillino le trombe, ecco i 10 post più interessanti del 2017, cui tendo il mio modestissimo tributo:

1. In viaggio con Proust: la mia dipendenza, di Marina Guarneri del blog Il Taccuino dello Scrittore. Sempre acuta e dalla scrittura fluida e accattivante, Marina sa come esprimere il suo pensiero riguardo al "viaggio" intrapreso con la Recherche. 

2. "Ogni famiglia è infelice a modo suo": la famiglia nella letteratura, nei film e nei fumetti, di Cristina Cavaliere del blog Il Manoscritto del Cavaliere. Davvero avrei l'imbarazzo della scelta a cercare nel blog di Cristina il suo miglior post dello scorso anno. Sono tutti singolarmente speciali, ne prendo uno a rappresentanza di tutti. 

3. La vipera di Cleopatra, di Giuliano del blog Il cavallo di Brunilde. Una new entry fra i blog che seguo regolarmente. Un luogo ricco di citazioni, spunti di discussione, appunti. Il blog è tenuto da Giuliano e da Giacynta, un ottimo connubio di blogger. 

4. Il percorso casa per casa, di Cristina Malvezzi del blog Athenae Noctua, un percorso affascinante nell'arte che denota la grandissima cura della disamina che da sempre caratterizza Cristina. 

5. I miei 5 strumenti per trovare la "parola giusta", di Maria Teresa Steri del blog Anima di carta. Il nerbo di questo blog sta nelle centinaia di post utili all'aspirante scrittore. Questo è solo uno dei tantissimi di Maria Teresa, sempre generosa nel condividere le sue risorse. 

6. Ancora i sette vizi (ma in chiave letteraria), di Ariano Geta dell'omonimo blog. Un delizioso post sui sette vizi ravvisati in romanzi della tradizione letteraria, una di quelle chicche del web. 

7. Piroette funamboliche sul filo dell'arte della persuasione, di Clementina Sanguanini del blog L'angolo di Cle. Vero è che sono decine i post dello scorso anno degnissimi di attenzione, Clementina è una blogger raffinata e sempre aperta ad analisi letterarie e non, di grande pregio. 

8. Ho corso con Murakami Haruki, di Grazia Gironella del blog Scrivere Vivere, una recensione godibilissima di un libro che ho amato molto anch'io. 

9. Da pagina 210 del manoscritto, di Vincenzo Iacoponi dell'omonimo blog. Scoperto di recente e aggiunto ai miei blogger preferiti, Vincenzo è un vivace commentatore, una fucina di idee, di fantasia, e anche un buono scrittore. 

10. Lo Hobbit, J. R. R. Tolkien, di Julia del blog Tanto non importa. Giovane e brava blogger sempre all'altezza di ogni argomento che tocca. Questo in particolare è un gustoso viaggio nel celebre romanzo. 

Grazie agli amici blogger menzionati e a quelli che non compaiono nella lista, ai quali devo comunque sempre tanto. Buon 2018 di blogging a tutti!

mercoledì 3 gennaio 2018

Le braci - Sándor Márai

Incipit: In mattinata il generale si soffermò a lungo nella cantina del vigneto. Vi si era recato all'alba insieme al vignaiolo perché due botti del suo vino avevano cominciato a fermentare. Quando finì di imbottigliarlo e fece ritorno a casa, erano già le undici passate. Ai piedi delle colonne, sotto il portico lastricato di pietre umide ricoperte di muffa, lo attendeva il guardacaccia, che porse una lettera al padrone appena arrivato. 

Un bell'inizio del nuovo anno voltare l'ultima pagina di questo romanzo, per me una rivelazione, al momento fra i più letti e noti nel circuito di lettori abituali o "forti" che dir si voglia (a proposito, le statistiche ci restituiscono un resoconto annuale a dir poco scoraggiante, meriterà un approfondimento).
Intreccio e stile godibilissimi, scrittura lucida, ferma, elegante quella di Márai, che si rivela un narratore meritevole di essere conosciuto più di quanto non lo sia già fra coloro che ne hanno apprezzato anche altri romanzi (ho già La donna giusta e non vedo l'ora di leggerlo).
Le braci, scritto nel 1942 e pubblicato per la prima volta in Italia nel 1998, è la storia, soffertissima, di una resa dei conti. Se guardiamo a tutto l'intreccio con una visuale larga, ci appare all'inizio come un affresco affascinante dell'alta società ungherese ai tempi del grande Impero austro-ungarico, puntellata di gentiluomini in alta uniforme con un grande senso dell'onore e del servizio verso la patria. Il panorama comprende anche la grande pianura ungherese, la puszta, nel quale si muove il padre del protagonista - un ufficiale della guardia che sposa una fragile gentildonna parigina, sofferente nell'immensa solitudine del castello immerso nell'aspro territorio cui i suoi occhi non sono avvezzi. Da costoro nasce Henrik, il generale col quale il romanzo ha inizio, un protagonista nel quale scopro essersi celata molta parte del carattere dello stesso Márai.

sabato 23 dicembre 2017

Profumo di bucce d'arancia.

C'è una cosa molto bella che si chiama "memoria olfattiva", quella capacità di ricordare sentendo un profumo, un odore. A me capita quando mangio un'arancia o un mandarino e metto le bucce sul termosifone. 
Si espande un profumo che mi riporta automaticamente all'infanzia e all'adolescenza, in quel periodo fra gli anni Ottanta e i Novanta in cui tutto era più semplice, forse più bello. 
Il Natale a quel tempo era per me una festa molto attesa, mi piaceva organizzarmi in tutto e per tutto, occupandomi dell'albero, il presepe, i tanti pacchi e pacchetti che si accumulavano ai piedi del piccolo abete. Lo trascorrevo con famiglia e parenti, componevamo una di quelle proverbiali tavolate anche di trenta persone, per altro tipiche del sud. 
Erano anni di liceo e poi di università, nel piccolo paese poco altro, qualche uscita al cinema o in pizzeria, passeggiate sul lungomare, giri in motorino. Non era una vita ricca di esperienze, era piuttosto semplice, ecco perché il Natale significava vivere un evento vero e proprio.

sabato 16 dicembre 2017

A Più libri più liberi 2017

Sono tornata alla Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria dopo un bel po' di anni, complice un invito di Marina Guarneri che non si poteva proprio declinare. Marina ne ha scritto un piacevole resoconto qui.
Sarà che quest'anno l'evento è stato spostato dal consueto luogo di ogni anno, il Palazzo dei congressi, alla celebre Nuvola di Fuksas, ma pare che abbia registrato più di centomila presenze e molta affluenza a tutti gli eventi in programma. Ottimi dati trattandosi di libri, vero?
Un pomeriggio bello e divertente, come sanno renderlo tale due amiche blogger che si incontrano e si avventurano fra corridoi ricchi di proposte e tante novità. 
C'è da dire che a Marina io e mio marito dobbiamo l'aver saltato una fila di un'ora, che appena arrivati ci aveva fatto crollare il morale. Il messaggio provvidenziale "venite a raggiungermi, sono quasi all'ingresso ormai" ci ha salvati dall'accodarci a un serpentone di avventori contrariati.
Riabbracciare Marina è ogni volta bello e questa volta - sarà che la passione per i libri rende tutti più complici - trascorrere delle ore assieme è stato esaltante.

mercoledì 6 dicembre 2017

Come un dio immortale - Maria Teresa Steri

Incipit: Era una tiepida giornata di primavera quando Vera annunciò di essere incinta. 
«Avremo un bam… bino?», balbettò Teo. 
Si erano trasferiti in città due anni prima per studiare giurisprudenza, ma non avevano mai messo piede all’università né dato esami. 
«Se avremo un figlio, diventeremo proprio come tutti gli altri, gli ordinari che tu odi tanto», le fece osservare Teo, appena riprese fiato dopo la notizia. 
Lei scosse la testa con aria sdegnosa. «Non accadrà. Siamo diversi, noi conosciamo la verità».

Eccomi pronta a recensire il secondo dei tre romanzi di Maria Teresa Steri, scrittrice e animatrice del blog Anima di carta.
Per essere precisi, la storia di Lyra è il terzo dei suoi romanzi. Ho avuto il piacere di recensire il precedente, Bagliori nel buio, in questo post
Come un dio immortale è un lungo romanzo che rivela pagina dopo pagina anzitutto un aspetto tipico della scrittura di Maria Teresa: l'accuratezza. E' una scrittura carica di attenzione per i dettagli, di ricerca. 
Come nel primo post, devo precisare di non trovarmi dinanzi a un genere fra i miei preferiti. Difficile che apra un libro il cui nucleo narrativo sia l'esoterismo. Essere blogger mi ha fatto conoscere questa appassionata scrittrice e ne sono contenta, perché un libro autopubblicato rischia di essere solo uno fra i tanti e a volte possiamo perderci qualcosa di interessante.

martedì 28 novembre 2017

Anna Magnani - Matteo Persica

Il giorno dopo la sua morte, erano centinaia le persone immobili sotto la pioggia. Non c'era nulla da aspettare, ma loro aspettavano. 
Alle dieci del mattino di quel 27 settembre 1973, mentre il mondo della politica esprimeva il suo cordoglio, una folla si era riversata davanti ai cancelli della clinica Mater Dei, nel quartiere Parioli, prendendola letteralmente d'assedio. L'istinto popolare prese il sopravvento: le persone erano pronte a buttare a terra il cancello di ferro pur di vedere Annarella. 

Un giovane autore, studioso di cinema italiano, lavora per otto anni alla ricostruzione dettagliata della biografia di una delle più grandi dive del mondo e ne viene fuori un lungo testo in cui ci si immerge totalmente e dal quale si esce con un certo arricchimento. 
Ancora una volta è il teatro a portarmi sulle tracce di un personaggio. Sì, perché questo libro mi è stato donato da una cara amica, ottima attrice, che mi ha espressamente richiesto un copione che racconti Anna Magnani, la sua nume tutelare, penso io, perché ha verso essa una vera e propria adorazione. Come si fa a non accettare questa sfida? Mi getto su questo libro leggendolo "a balzi", tornando a leggere, prendendo appunti, a volte restando in silenziosa contemplazione dinanzi a un passaggio.

sabato 25 novembre 2017

Là dove tutto è cominciato.

Qualche pomeriggio fa ho ricevuto una telefonata dalla mia vecchia scuola. Da quella segreteria è partita una cosa molto incresciosa che si chiama "ricostruzione della carriera". Praticamente ti chiedono di fornire tutto quello che riguarda il tuo lavoro a scuola, dal primo giorno in cui hai messo piede in un'aula. 
Burocrazia pura, lunga e tortuosa la strada che porta al termine di un percorso e al momento in cui dal Ministero arriva l'imprimatur perché si possa procedere con la messa in regola della tua "posizione". 
Fra i documenti che mi hanno richiesto c'è anche la Relazione finale dell'anno di prova, una dispensa che scrissi quasi dieci anni fa, al termine dell'anno scolastico in cui sei "in prova", appunto, ma già all'interno di un'assunzione a tempo indeterminato. Nell'ufficio è andata smarrita, un classico di tante segreterie scolastiche, e mi sono precipitata al vecchio pc per recuperare il file. Dopo una ventina di minuti di batticuore, l'ho trovata. 
Che ricordi, e quanta tenerezza. Quante cose sono successe in dieci anni, quante scuole vissute, quanti ragazzi mi sono passati dinanzi agli occhi, quanti esami in commissione a giugno, quanta strada.

venerdì 17 novembre 2017

Comunicare è una faccenda seria (fra webeti, troll, haters e altre amenità)

Oggi vorrei soffermarmi su una riflessione che riguarda tutti noi, fruitori della rete, frequentatori di gruppi, blogger o semplicemente comunicatori d'ultima generazione. 
L'uso scorretto della comunicazione in rete è diventato ormai fenomeno endemico, frutto dell'accessibilità di questo sistema, fatto per essere "intuitivo" per chiunque. In altre parole, l'accesso alla rete è permesso a tutti, da telefono smartphone, tablet, pc, semplicemente con un account realizzabile in pochi minuti. 
Da uno stesso dispositivo ci si collega con più account, per altri versi in una stessa piattaforma social si entra con più profili, se ne può cancellare uno per crearne uno nuovo in pochi clic, insomma tutto estremamente facile, come i bravi programmatori che stanno dietro a tutto questo hanno voluto. Va da sé che per milioni di utenti questo è diventato un "paese dei balocchi" per dare sfogo ai propri "appetiti". 
A chiunque abbia un profilo Facebook e abbia intenzione di farne un uso equilibrato ed equidistante dalle molte cose più importanti da fare, è ormai chiaro che il social più frequentato al mondo è anche il maggiore veicolo di false informazioni (ossia fake), scambi accesi (in gergo flame), incursioni di disturbatori spesso senza un grammo di sale in zucca (i cosiddetti troll), attacchi di persone che odiano quelle di successo (gli ormai noti haters) e, last but not least, webeti, nella felice definizione che ha ideato un noto giornalista, termine che racchiude tutti gli analfabeti funzionali della comunicazione via web (o per dirla in maniera semplice, i cretini).