martedì 10 ottobre 2017

L'imprevedibile viaggio di Harold Fry - Rachel Joyce

Incipit: Era un martedì quando arrivò la lettera che avrebbe cambiato ogni cosa. Un normalissimo mattino di metà aprile che profumava di bucato fresco e di erba tagliata. Harold Fry era seduto a far colazione, sbarbato a puntino, con la camicia immacolata e la cravatta, in mano una fetta di pane tostato che però non stava mangiando. Dalla finestra della cucina guardava il prato tosato, trafitto a metà dal filo telescopico del bucato di Maureen e intrappolato sui tre lati dallo steccato dei vicini. 

Questo è il tipico libro in cui ti imbatti per caso, acquisti per curiosità e dopo averlo letto ti lascia un sapore dolce, imprevedibile. Successo editoriale in diversi paesi, ha ottenuto ottimi risultati anche qui in Italia, scalando le classifiche e restandoci per diverso tempo. 
La trama è semplice e allo stesso tempo attraente: un pensionato inglese riceve da una vecchia conoscente, una "signorina" che lavorava in contabilità nell'azienda dove Harold era stato per decenni, una lettera di addio, nella quale dice di essere ormai nella fase terminale di un cancro. La stima e l'affetto verso la sua vecchia amica lo spingono a scriverle di rimando una lettera di saluto, ma quando si trova nei pressi del luogo in cui imbucarla, decide d'istinto di continuare a camminare. Ed è lì che comincia il vero racconto.
Da lettrice, quando ho letto i passaggi in cui Harold decide di non fermarsi alla buca, sono rimasta spiazzata. Perché già sai che quello sarà un lungo viaggio e ti rendi conto della dose massiccia di coraggio che occorre per prendere una decisione del genere. E poi perché quella decisione è appena percettibile fra le righe. Semplicemente Harold osserva che troppo presto è arrivato alla buca e calcola la piccola distanza che ha percorso fino a quel punto da casa sua. Poi si guarda attorno e si dice che "in fin dei conti è una bella giornata", e comincia a camminare.
La decisione è folle, ma non c'è alcuna razionalità nel protagonista. Agisce d'istinto, col cuore, ingenuamente pensando che fino a quando sarà in cammino Queenie non morirà.
Il cammino è lunghissimo, da sud a nord, fino alla Scozia. 
Il tragitto di Harold fino alla Scozia
La narrazione del viaggio è molto bella e ha il merito di essere verosimile. L'autrice parla delle scarpe che lentamente si logorano, dei vestiti troppo leggeri e degli espedienti per procurarsene altri, per lavarsi e radersi, per procurarsi del cibo, per dormire in modo dignitoso, ma prima anche della telefonata che fa a sua moglie, che semplicemente lo aveva visto uscire per andare a imbucare una lettera e invece si ritrova a saperlo in cammino verso la destinataria della stessa. 
La bellezza di questo racconto sta nel seguire passo a passo Harold in questo piano, vederlo trasformarsi, cambiare, perché il viaggio lo logora assieme ai suoi vestiti, ma anche nel suo relazionarsi con le decine di persone con le quali viene a contatto. C'è tutta una umanità in cui si imbatte, a volte si tratta di persone perbene e a modo, che intendono aiutarlo, altre volte Harold assiste alla miseria della superficialità e del disprezzo. In ogni caso, ogni incontro è occasione di confronto, di ascolto. E Harold è un ottimo ascoltatore di storie altrui.
In fondo, questo romanzo non sta narrando il raggiungimento di un traguardo, ma il lungo segmento fra il punto di partenza e quello di arrivo, come ogni buona narrazione che riguardi il viaggio e la ricerca di sé. 
Ciò che non ti aspetti è il fluttuare di Harold verso una consapevolezza che solo un'esperienza forte come questa può dargli, lui che ha vissuto un'intera vita nella monotonia. Harold cambia irreversibilmente, perde peso e allo stesso tempo assume un certo disincanto. E' la sua opportunità per conoscere il mondo e lo vive nel profondo come un dono che Queenie gli ha fatto. 

Credo che questo romanzo possa essere accostato alle grandi narrazioni che trattano di protagonisti in viaggio, narrazioni che si fanno metafora di vita e di conoscenza. 
Avete mai letto uno di questi romanzi? Potreste consigliarne qualcuno?

18 commenti:

  1. Bellissimo post e bella proposta di lettura!
    Il primo romanzo che mi sovviene è In Patagonia, di Chatwin, in cui il viaggio è sia reale che percorso interiore di cambiamento e crescita individuale.

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    1. Uno di quei libri che dovrei assolutamente leggere, ma la lista è lunghissima. :(
      Grazie, Clementina

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  2. Molto originale. Tu, poi, ne hai fatto una recensione che viene voglia di leggerlo. La mia curiosità è maggiore proprio perché non ho esperienza di letture del genere. Non le vado a cercare perché per pregiudizio penso non possano piacermi, invece,alla fine,nascondono belle sorprese.

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    1. I racconti di viaggio mi suscitano da sempre una certa curiosità. Diciamo che questo è un libro sui generis a riguardo. Di fatto è un viaggio a piedi, nato per caso, attraverso il proprio paese e con un fine preciso.
      Grazie per aver apprezzato. :)

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  3. Un romanzo che mi viene in mente - peraltro bellissimo - è "Zorba il greco" di Nikos Kazantzakis. In quel caso il protagonista compie un viaggio sino a Creta e poi, soprattutto, soggiorna a Creta. Il viaggio simboleggia il suo ritorno a una Grecia più "primitiva", diversa da quella della capitale. E poi però c'è, inscindibile dal protagonista, il suo accompagnatore Zorba. Se il protagonista simboleggia la riflessività della ragione, Zorba è la materialità del corpo, in tutti i sensi. E in questo caso è la mente che deve imparare molto dal corpo durante questo soggiorno a Creta.

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    1. Se non sbaglio ne trassero un film con Anthony Queen.
      Mi piace l'idea alla base del romanzo che citi. Dietro il protagonista se ne nasconde un altro, il personaggio che dà significato al racconto. Interessante.

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  4. Non conoscevo questo libro e sembra una lettura molto interessante. Il tema del viaggio che a valore non in quanto puntato a una meta ma in quanto esperienza di vita è vecchio come il mondo e, dall'Odissea a oggi, non ha ancora smesso di appassionare. Grazie per il consiglio:)

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  5. Ho letto soltanto il titolo del tuo post per evitare spoiler, perché mi hai dato subito l'impressione di voler leggere questo libro... che ho testé comprato su Amazon. Il tema del viaggio mi è molto caro. :)

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    1. Dai, che bello, lette poche righe e preso su Amazon. Mi rendi felice. Lo sarei ancora di più se leggessi tutto il post, perché sono stata attentissima a non spoilerare. Ma se poche righe sono bastate, va bene lo stesso. :)
      Poi mi dirai.

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    2. Preferisco leggere il tuo post dopo il libro, che ormai è in arrivo. Mi piace molto la sensazione di non sapere assolutamente nulla del libro che sto per leggere. :)

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  6. Penso di averne letti diversi di libri che hanno il viaggio come strumento di conoscenza. Il primo che mi vine in mente è "Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" di Pirsig. Libro in cui lo Zen c'entra poco in realtà; semmai, oltre alla manutenzione della motocicletta, c'entrano il Taoismo e la filosofia greca.

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    1. Perché ero assolutamente convinta di avere questo libro di Pirsig e invece spulciata rapidamente la libreria non me lo ritrovo? Spero che non sia fra i prestati che non mi sono stati più restituiti.
      Bel riferimento. :)

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  7. Bell'invito alla lettura. Devo dire che mi piace più il modo di raccontare che hai adottato tu in questo post di quello dell'autore; le descrizioni con espressioni ormai usurate ( "Un normalissimo mattino di metà aprile che profumava di bucato fresco e di erba tagliata " mi stancano e non mi invogliano a proseguire la lettura, ma naturalmente questo è un mio problema :-)
    Sono reduce dalla rilettura di "Orlando" della Woolf che porta il protagonista a spostarsi nel tempo e addirittura tra un sesso e l'altro: direi che il tema del viaggio è importante in questo romanzo.
    C'è anche un altro libro che mi viene in mente, "Treno di notte per Lisbona". Uno dei due protagonisti è soprannominato "Mundus "... Il tema del viaggio c'è ma è essenzialmente metaforico.

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    1. Intanto grazie per aver apprezzato il mio arzigogolare dialettico.
      Sì, l'incipit non dice nulla di che. Forse è perfino banale, sempliciotto. Il romanzo si rivela in seguito, e in particolare questo cambiamento di Harold viene supportato da una scrittura che non mi è dispiaciuta affatto.
      Anch'io ho letto "Orlando", qualche anno fa, prima di uno spettacolo proprio su Virginia Woolf e ricordo in modo particolare un'immagine, quella di navi intrappolate nel ghiaccio del Tamigi. Spettrale, affascinante. Vissi quelle righe come se fossi stata in quell'aria gelida e dinanzi a quello scenario.

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    2. Sì, sono pagine che ricordo distintamente anch'io:-)

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  8. Il tema del viaggio è sempre affascinante, ma per paradosso preferisco i romanzi sui viaggi, come questo che hai recensito, ai diari di viaggio veri e propri. In questa sede non posso non citare Il Milione, che è il viaggio per eccellenza, e anche I viaggi di Gulliver di genere fantastico e grottesco.

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    1. Ah beh, due capisaldi.
      Il Milione dovrebbe essere un libro più sostenuto dalle CE perché è una delle perle della nostra letteratura. Io ne farei edizioni anche per bambini, sempre che non ci abbia già pensato qualcuno.

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