lunedì 2 ottobre 2017

Come si scrive un copione teatrale? #1

Eduardo De Filippo (1900 - 1984), uno
dei maggiori drammaturghi del '900
Prima o poi questo post s'aveva da fare e ultimamente ha stimolato in me il desiderio di metterlo assieme la bella serie di post di Cristina Cavaliere riguardanti la genesi del suo lavoro "Il diavolo nella torre", andato in scena con gran successo di pubblico. Qui trovate il post specifico sulla "nascita di un testo teatrale". 
Credo che il discorso sia talmente ampio da avere bisogno di due o forse tre fasi, quindi questo è il primo di alcuni post sulla drammaturgia. 
Bene, una premessa doverosa. Non vorrei che il titolo di questo post mi facesse passare per una drammaturga consumata, perché per diventarlo occorrerebbero due vite. Quello che so della drammaturgia è frutto di un corso specifico semestrale che seguii quindici anni fa, dal quale scaturì un testo che fu scelto dai maestri per essere rappresentato. Ecco. Tutto nacque per caso, per curiosità. Si trattava della direzione artistica del Teatro Testaccio di Roma che ai tempi ottenne un finanziamento dalla Regione Lazio per un laboratorio dal nome "Idee per un nuovo teatro popolare". Io vidi il volantino e mi segnai. 
Da lì mi si spalancò dinanzi un mondo. Anzi, diciamo pure che quel corso cambiò la mia vita.
Le lezioni erano divise fra teoria e pratica. Prima quindi occorreva farsi un'idea su cosa fosse la scrittura per il teatro, solo dopo potevi buttare giù qualcosa.
Oggi, dopo tanta tanta scrittura e pratica teatrale, se dovessi inventarmi un laboratorio di drammaturgia metterei insieme poche ed essenziali idee. Le sole possibili per scrivere un copione teatrale. Beh, diciamo pure che io cominciai nello specifico da come si scrive una commedia brillante, cosa che guidò i miei primi passi nel mondo del teatro. Lascio quindi da parte tutto ciò che riguarda la documentazione, indispensabile per affrontare una scrittura di genere storico, per fare un esempio. Su questo ha risposto già Cristina, valgono tutti i principi da lei tanto bene enucleati. 
Andiamo alle basi. Vi accorgerete che in alcuni aspetti la scrittura drammaturgica assomiglia non poco a quella narrativa
Per scrivere un copione teatrale bisogna partire da un'idea. Perché questo copione sia buono, anzitutto l'idea deve essere buona. L'idea, che è centrale in tutto il racconto, non deve imbrigliare l'autore, anzi questi si deve muovere all'interno della scrittura tenendola costantemente presente, ma dandole corpo mediante tutti i maggiori artifici della drammaturgia. 
Si sa, il teatro è rappresentazione della vita. Non è finzione, tutt'altro. E' ciò che i greci chiamavano mimesis biou, null'altro che imitazione. In questa imitazione della vita, il drammaturgo non deve ricorrere ad artifici impossibili, piuttosto devono essere verosimili. La ragione è presto svelata: lo spettatore è un tutt'uno con lo spettacolo, giacché non esiste rappresentazione senza un pubblico, pertanto il potere di identificazione nella scena deve essere agevole, fluido. 
Lo spettatore è l'obiettivo della scrittura drammaturgica, quindi nel momento in cui scrivo devo presagire le sue sensazioni, entrare in lui, essere in qualche modo veggente
Perché tutto questo sia possibile, va da sé che il drammaturgo deve essere un buon osservatore dell'umanità, essere curioso, guardarsi attorno, amare la gente sotto diversi aspetti, andare al di là delle apparenze, essere introspettivo. Il drammaturgo in tal senso è un po' psicologo. Se fa incontrare due persone in palcoscenico che si salutano, deve raccontare con quale animo l'uno e l'altro lo fa, magari può già mostrarlo semplicemente da come l'uno è vestito rispetto all'altro. 
Può accadere che i personaggi si svelino al drammaturgo mentre questo scrive. E' una delle cose più belle che possano capitare mentre sei immerso in questo tipo di scrittura.
Può capitare di avere una scaletta, delle intenzioni iniziali. Poi c'è come un punto di rottura, qualcosa che non avevi previsto. Scrivi una battuta e ti immergi nell'altro personaggio, quello che la riceve, e scrivi esattamente quello che sarebbe la tua reazione o una reazione più verosimile di quella che avevi pensato prima. E funziona, è più efficace. 
Da "soggetto immateriale", ciascun personaggio diventa vivo solo se compi questa imitazione. 
Strano a dirsi, nessuna scrittura drammaturgica racconta dei personaggi. In realtà quei personaggi raccontano una storia, quell'idea iniziale, sono costantemente a suo servizio assieme a paesaggio e ambiente. 
Bene, per adesso mi fermo qui. La prossima volta andremo "dentro" la scrittura, magari con un confronto fra diversi testi drammaturgici. 

Avete mai letto o scritto un copione teatrale? Quali aspetti in comune trovate che vi siano fra la drammaturgia e la narrativa?

13 commenti:

  1. Interessante!
    Di copioni teatrali ne ho letti un po’, soprattutto da quando ho iniziato a frequentare un corso di lettura scenica, anni fa.
    Con il mio gruppo ho collaborato a progettare dei copioni finalizzati alle nostre rappresentazioni, ma partendo da materiali già esistenti che andavamo ad adattare alla lettura scenica. Non ho mai scritto un copione partendo dalla creazione di una mia storia.
    Quel poco che so è che il testo teatrale è composto unicamente da dialoghi (e indicazioni di regia) perché si tratta di un testo che va raccontato attraverso i personaggi. Sono loro ad animarlo. Insomma, non è tanto facile nemmeno da descrivere in un commento! ;-)
    Ti elenco, per far prima, una serie di idee che mi sono fatta:
    1) il testo deve raccontare le conseguenze di un fatto (come insegnano i “grandi drammaturghi”)
    2) dev’essere rappresentabile in uno spazio limitato (per cui, a meno che non lo progetti per l’Arena di Verona, non ci metti dentro gli elefanti!)
    3) va ripartito in atti e scene
    4) prevedrà dialoghi credibili, facilmente pronunciabili, della durata ‘giusta’, ossia dosati/ orchestrati secondo l’importanza di personaggio/scena/significato, con un buon ritmo, e che non tormentano lo spettatore con spiegazioni tortuose e inutili.
    5) deve tener conto del climax, per cui bisogna immaginare una chiave di volta nella seconda parte
    Non so quanto si possa accostare alla stesura di un racconto/romanzo. Da un punto di vista tecnico, non tanto, mi verrebbe da dire. Però, ad esempio, la struttura del giallo, che è necessariamente chiusa in quanto chi lo scrive deve aver in mente uno schema preciso che gli permette di sistemare i pezzi al momento giusto eccetera, è quella che più si avvicina.
    Magari ho detto delle enormi scemenze, anzi è molto facile :D
    Aspetto di leggere i prossimi post con vivo interesse e, per il momento, inizio a ringraziarti!
    A presto! :-)

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    1. Clementina, è bello confrontarmi anche con chi ha in qualche modo toccato questa esperienza di scrittura.
      Veniamo ai tuoi punti.
      1) il testo deve raccontare le conseguenze di un fatto.
      Non ne ho compreso il senso, aiutami. Il teatro è tutto ciò che accade in quell'istante, la storia può dipanarsi nel momento stesso in cui viene narrata, è in fieri, si realizza davanti agli occhi dello spettatore.
      2) dev’essere rappresentabile in uno spazio limitato
      Sì, possiamo raccontare perfino una cosa come Peter Pan ma deve essere rappresentabile in una manciata di metri quadri di palcoscenico. :)
      3) va ripartito in atti e scene
      4) prevedrà dialoghi credibili, facilmente pronunciabili, della durata ‘giusta’, ossia dosati/ orchestrati secondo l’importanza di personaggio/scena/significato, con un buon ritmo, e che non tormentano lo spettatore con spiegazioni tortuose e inutili.
      5) deve tener conto del climax, per cui bisogna immaginare una chiave di volta nella seconda parte
      Di tutto questo mi occuperò nei prossimi post a tema drammaturgia.

      In generale, chiunque si sia accostato anche solo per curiosità alla scrittura teatrale, ne è rimasto in qualche modo colpito. Io ne sono rimasta folgorata, ma questa è un'altra storia. :)
      Grazie a te per il tuo vivo interesse!

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    2. Eh, lo vedi che non mi sbagliavo? Ho scritto stupidaggini! :D
      In merito al punto 1, intendevo dire che spesso, non sempre, si parte da un antefatto. Per esempio, Vladimiro ed Estragone si erano dati appuntamento per incontrarsi e da lì iniziano ad aspettare Godot. Montecchi e Capuleti si sono osteggiati per anni e anni e solo dopo generazioni arrivano Romeo e Giulietta.
      Teseo e Ippolita stanno per sposarsi e fervono i preparativi. In quel contesto arriva Egeo a chiedere a Teseo di pronunciarsi sul fidanzamento di Ermia con Demetrio.
      Potrei proseguire, ma non mi pare il caso. :)
      Sul punto 2, volevo solo dire che qualsiasi idea è realizzabile, a patto progettare scenografie ad hoc. Per esempio, come ne La Tempesta.

      Infine, concordo pienamente con ciò che hai scritto: la scrittura teatrale coinvolge e stravolge!

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  2. Ho dovuto leggere diversi testi teatrali all'università, però soprattutto di Shakespeare, quindi molto diversi rispetti a quelli moderni, con nessun riferimento alle emozioni che devono esternare i personaggi e pochissime riguardo lo scenario. Facendo un raffronto con quelli di Pirandello, per dire, c'è una quantità di informazioni extra-testuali enorme e assai utili per il regista.
    Trovo che l'unica similitudine tra narrativa e drammaturgia sia proprio nella stesura dei testi, per il resto il drammaturgo ha l'obbligo di esprimere tutto il non detto non tramite altre parole scritte ma tramite i gesti e le espressioni degli attori, o i giochi di luce sul palco e quant'altro "scenico".

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    1. Giusto, nei testi di Shakespeare è totalmente assente l'aspetto delle "note di regia".
      La drammaturgia classica non le prevede, proprio perché scaturita dall'uso di concepire il testo teatrale come "canovaccio" su cui il resto sarebbe stato fatto dall'attore. Poi, quando diventa in certo senso "letteratura", e il teatro si fa più "intimo", allora le note teatrali diventano perfino preponderanti.
      Penso ai testi di De Filippo e alle intere pagine dedicate alle sue note. In questo c'è stata anche consapevolezza di volere quel suo teatro in "quel" determinato modo e basta. Insomma, chi affronta Eduardo lo deve fare solo come vuole Eduardo.

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  3. Come prima cosa grazie della citazione! :) Alla prima domanda soprassiedo perché ho già risposto nel secondo guest post apparso sul blog di Elisa; anche se ne ho letto molti di più a dire il vero, sia prima che dopo uno spettacolo.

    Alla seconda domanda trovo più facile rispondere con le differenze tra un testo narrativo e un testo teatrale. La prima risiede nei dialoghi: nel primo caso possono essere in second'ordine, nel secondo sono la vera potenza motrice di ciò che va in scena. Poi risponderei che un'altra differenza sta nei personaggi: in narrativa è il lettore che li costruisce nella sua mente, nel secondo li costruiscono autori e attori insieme, e anche il regista naturalmente.

    Mi piacerebbe molto anche cimentarmi con un testo brillante. A me piacciono molto le commedie basate sugli equivoci alla Oscar Wilde, quelle frizzanti in cui non si strappa la risata facile. Adesso però mi riposo, perché Il Diavolo mi ha spompato!

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    1. Sì, in fondo non credo si possa aggiungere altro alla tua definizione sulle differenze e affinità fra romanzo e testo teatrale.
      Veniamo alle tue intenzioni di cimentarti prima o poi con una commedia brillante: penso che saresti bravissima. Semplicemente per il fatto che hai scritto già dei copioni e perché ami il Settecento, per dirne una, allora ti immagino alle prese di una commedia brillante posta ai tempi della corte di Luigi XVI e della Rivoluzione francese, che magari racconti dietro lo stile brillante luci e ombre dell'epoca.
      Torno a dire, pensaci su. :)

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  4. da ragazzo ho avuto molte difficoltà nel leggere i testi teatrali, poi mi hanno portato a teatro (al Piccolo, La Tempesta, regia di Strehler...) e ho capito definitivamente che attori e registi sono importanti, un testo teatrale non è un romanzo o un racconto. Sembra facile, ma a 15 anni mica si può sapere tutto :-) Poi ho imparato anche questo: attori e registi possono rovinare un testo. Va un po' meglio con l'opera lirica, perché - per fare un solo esempio - basta seguire cosa ha scritto Verdi per realizzare le sue intenzioni. In conclusione, bisogna sempre avere rispetto per l'autore, soprattutto se è un Autore. Alle volte i tagli sono necessari, per esempio, ma andrebbe sempre detto: "purtroppo" (non è che Shakespeare fose scemo e abbia scritto cose troppo lunghe, siamo noi che viviamo in tempi diversi: anche questo sembra una banalità, invece...) Comunque sia, buon lavoro :-)

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    1. Grazie, Giuliano, per questa risposta piena di ironia. :)
      Intanto, sul fatto che a 15 anni hai potuto vedere quello spettacolo... beato te. Pensa che io invece arrivo da una realtà in cui vidi qualcosa solo attraverso la scuola (ricordo un Berretto a sonagli con Ugo Pagliai e Paola Gassman nel cineteatro del paesello, poi un Antigone portata da una Compagnia siciliana di bravi attori) e nulla di più. Lo percepivo come un mondo lontano, da cui mi sentivo affascinata, ma anche irraggiungibile. Un po' come il cinema.
      Viverlo dall'interno, per quando attraverso il mio teatro, che non è quello dei titoli blasonati e dei grandi nomi, è un'esperienza di cui non potrei più fare a meno.
      Concordo sul fatto che diversi registi distruggano opere. Aggiungo che in giro c'è pure tanta tracotanza nell'affrontare testi molto difficili, che richiederebbero risorse immani. Lo si fa e lo sia fa spesso con superficialità. I risultati sono quelli che sono, ma tant'è. Fare teatro è difficile, spossante, a volte avvilente. E' una missione "totale", in particolare quando la senti come una missione educativa verso le nuove generazioni. Proprio oggi avrò quattro ore di laboratorio coi miei ragazzi divisi in due gruppi, so già quante energie assorbirà. Quello che manda avanti tutto questo è essenzialmente il rispetto per ciò che faccio.
      Tutto qui. :)

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    2. purtroppo non posso venire a vedere i tuoi spettacoli :-)
      però, sì, abitare vicino a Milano è stata una bella fortuna, soprattutto in quegli anni lì.
      Ti lascio la risposta che ho dato qualche giorno fa a un mio amico, allenatore di basket con i ragazzi, per pura passione: il vero sport è quello che fai tu con i ragazzi. Vale anche per te con il teatro :-) qualcosa poi rimane dentro, anche se non si diventa campioni si cresce comunque

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    3. E' come scrivi, senza se e senza ma. :)

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  5. Finalmente posso leggere in santa pace il post: mi aspettava da un po', ma volevo godermelo con calma, anche perché stai esaudendo una mia curiosità, conosco talmente poco di teatro. Immagino che le intenzioni siamo le stesse che in narrativa: coinvolgere il pubblico, portarlo dentro la storia. Solo che qui funziona il meccanismo visivo: mi immedesimo in base a quello che vedo e a come percepisco quello che ho sotto gli occhi, non in virtù di parole ben congegnate.
    Resta un mondo affascinante e stimo molto la tua dimestichezza (a parte che sai pure recitare), la tua dedizione e la tua bravura.

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    1. "...mi immedesimo in base a quello che vedo e a come percepisco quello che ho sotto gli occhi, non in virtù di parole ben congegnate".
      Diciamo che è un misto dell'una e dell'altra cosa. Anche perché lo spettatore anche più inesperto percepirebbe l'incoerenza fra il gesto e il testo. Entrambi devono muoversi verso la stessa direzione.
      Grazie, sai quanto sia contenta di averti fra i miei fan. :)

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