martedì 28 novembre 2017

Anna Magnani - Matteo Persica

Il giorno dopo la sua morte, erano centinaia le persone immobili sotto la pioggia. Non c'era nulla da aspettare, ma loro aspettavano. 
Alle dieci del mattino di quel 27 settembre 1973, mentre il mondo della politica esprimeva il suo cordoglio, una folla si era riversata davanti ai cancelli della clinica Mater Dei, nel quartiere Parioli, prendendola letteralmente d'assedio. L'istinto popolare prese il sopravvento: le persone erano pronte a buttare a terra il cancello di ferro pur di vedere Annarella. 

Un giovane autore, studioso di cinema italiano, lavora per otto anni alla ricostruzione dettagliata della biografia di una delle più grandi dive del mondo e ne viene fuori un lungo testo in cui ci si immerge totalmente e dal quale si esce con un certo arricchimento. 
Ancora una volta è il teatro a portarmi sulle tracce di un personaggio. Sì, perché questo libro mi è stato donato da una cara amica, ottima attrice, che mi ha espressamente richiesto un copione che racconti Anna Magnani, la sua nume tutelare, penso io, perché ha verso essa una vera e propria adorazione. Come si fa a non accettare questa sfida? Mi getto su questo libro leggendolo "a balzi", tornando a leggere, prendendo appunti, a volte restando in silenziosa contemplazione dinanzi a un passaggio.
Questa non è semplicemente una biografia di grande valore, costruita facendo riferimento a migliaia di quotidiani e riviste, testi di cinematografia e interviste, come ci dice l'autore, ma è forse soprattutto un viaggio nell'Italia del XX secolo, attraverso teatri, accademie, set, ambienti privati, luoghi nel mondo, insomma tutti i territori calcati da Anna Magnani in decenni di carriera e di vita. 
Conoscevo Anna Magnani solo per aver visto qualche suo film, i magnifici Roma città aperta, Bellissima e Mamma Roma in primis, già solo questi tre a testimoniare il talento di questa artista, perfettamente diretta rispettivamente da Rossellini, Visconti e Pasolini. 
Con questa biografia si entra nelle sue stanze, così come idealmente nei suoi pensieri spesso travagliati, nel coraggio e la tenacia di Anna, ma si attraversano altresì le sue ombre, gli sbalzi d'umore, le scenate di gelosia agli uomini che ha amato, i capricci da diva.
Anna Magnani era una donna complessa, monumentale in tutto ciò che ha realizzato. 
La cieca di Sorrento, 1934
Di origini romagnole, la sua famiglia d'origine si trasferisce in diverse città prima di approdare a Roma. Roma diventa il luogo di eccellenza di Anna, che vi nasce il 7 marzo 1908, figlia di Marina Magnani e di padre sconosciuto. Marina affida la piccola alle cure di sua madre e Anna crescerà assieme a sua nonna e alle zie. Una famiglia tutta al femminile, nella quale la piccola è amatissima e crescerà felice, nonostante la mancanza di sua madre, che si trasferisce ad Alessandria d'Egitto. 
Anna conosce il Francese, studia il pianoforte, va al liceo: sua nonna vuole per lei una salda formazione. Sono gli anni del Primo dopoguerra, del Fascismo, e il teatro viene saldamente promosso dal regime, che finanzia accademie e teatri. Anna, che non è una brillante liceale, si innamora del palcoscenico, e si iscrive nel 1927 alla Scuola d'arte drammatica diretta da Silvio D'Amico - che oggi porta il nome del suo direttore. 
Anna emana una forza tale in palcoscenico che la sua carriera comincia a prendere forma, ottenendo dapprima una particina in un film del 1928 e soprattutto il ruolo di protagonista in La cieca di Sorrento del 1934. C'è da dire che l'approdo al cinema è preceduto da lunghe tournée in teatro, il luogo dove avviene la vera formazione di Anna Magnani. 
Negli anni della guerra il teatro e il cinema non si fermano. Possiamo immaginare città devastate e il brusco arresto di tutto, invece sono anni fervidissimi, in cui si affacciano i nomi di De Sica, Visconti e Rossellini, ai quali la Magnani deve la sua consacrazione. 
Questa avviene nel 1945, che non è solo l'anno in cui termina un terribile conflitto mondiale, ma anche quello in cui i cinema proiettano il capolavoro Roma città aperta di Roberto Rossellini, che consegna Anna Magnani alle platee di tutto il mondo. 
Qui la celeberrima scena dell'uccisione di Pina.


Curioso come fu girata questa scena, doppiata successivamente. Buona la prima. 
Rossellini diede ad Anna piena libertà, la scena non fu provata. Anna era istintiva, potente, il regista sapeva che non avrebbe potuto guidarla, chiedeva naturalezza e le affidò letteralmente il girato. Anna dirà poi che le era apparso tutto molto naturale, perché aveva visto tante volte i tedeschi accerchiare le case e brutalizzare la gente.
Non pensavo più al film. Mi misi a correre come una pazza, disperata... E quelle popolane, bianche in volto, come me. Tutti credevamo che fossero tornati i tempi dell'occupazione. Credo che non recitai la scena, ma la vissi. Non ci fu bisogno di fare una prova né di recitare: sulle facce delle comparse si poteva vedere lo stesso terrore pallido con cui avevano assistito alle vere retate. Alcune popolane, accorse a vedere le riprese, piansero.
Una delle assistenti dirà che nella caduta Anna si era rovinata letteralmente le gambe e che non batté ciglio nei giorni successivi, andando al lavoro senza lamentarsi. 
Il film fu distribuito in alcune sale cinematografiche negli Stati Uniti - col titolo Open city - e fu letteralmente osannato. 
Roberto Rossellini e Ingrid Bergman
A New York una celebre rivista di settore decretò Anna migliore attrice del 1946.
Con Rossellini Anna Magnani in quegli anni era legata da una relazione sentimentale che l'aveva letteralmente travolta e che la gettò nella disperazione quando lui si innamorò di Ingrid Bergman.
La rottura con Rossellini fu uno dei periodi più travagliati e cupi della sua vita. Anna era uscita dal successo di Roma città aperta e da L'amore, diviso in due atti, il primo dei quali ispirato a La voce umana di Jean Cocteau, diretta nuovamente da Rossellini. Lo trovate qui
Curiosità di questo monologo: Cocteau scrisse appositamente per Anna il dialogo dell'uomo dall'altra parte del telefono, quindi la scena fu girata con un assistente alla regia che leggeva rispondendo in un telefono realmente funzionante. Rossellini viene colto da colpo di fulmine verso la Bergman dopo la lettera piena di elogi che riceve da lei, desiderosa di lavorare col celebre regista italiano. Sarà l'inizio di una collaborazione professionale e di una relazione dalla quale nasceranno tre figli. 
Piccola digressione: ho avuto il piacere di conoscere Renzo Rossellini, figlio del regista, al termine di un workshop con Sergio Rubini, diversi anni fa. Eccomi alla consegna degli attestati, mentre lui, dopo aver visto all'opera alcuni attori su un mio testo scritto di getto per il laboratorio, mi chiede "Come mai strapazza in quel modo i ruoli maschili lei?". 


Rossellini, ormai lontano dalla Magnani, gira con la Bergman il film Stromboli, terra di Dio. In quello stesso periodo, Anna, travolta dal furore, chiede al regista William Dieterle di dirigerla in un film simile, Vulcano, girato anche questo alle Eolie, precisamente a Lipari. I giornalisti si gettarono a capofitto in questa storia, ricordata come la "guerra dei vulcani" o "battaglia delle Eolie". 
C'è da dire che entrambi i film sono rimasti noti per gli scandali e i pettegolezzi del loro dietro le quinte che per il loro effettivo valore. 

                      

Nel 1951 arriva l'esperienza di Bellissima, che ebbe un percorso controverso, poiché dapprima fu stroncato dalla critica, che si scagliò contro "il plateale vociare trasteverino" della Magnani e di tutto il cast, arrivando a esprimersi in termini di "assedio violento di cattivo gusto popolaresco" e "la solita cartolina illustrata con i soliti quattro stracci italiani stesi al sole". 
Commovente la testimonianza che rilascia Concetta Apicella, la bambina del film, che di Anna conserva un ricordo tenero e materno. Addirittura Anna avrebbe voluta adottarla, pensando a una sorellina per suo figlio Luca - avuto dall'attore Massimo Serato - ma i suoi genitori rifiutarono categoricamente. 
La consacrazione per Anna Magnani avviene con il film La rosa tatuata, che segna il suo esordio e al contempo il trionfo nel cinema americano. Notata oltreoceano dai tempi di Roma città aperta e apprezzata anche in Bellissima - splendide le parole di stima che le invia Bette Davis - Anna firma un contratto per una produzione sceneggiata dal celebre Tennessee Williams. Il film è un grande successo, l'accademia le assegna l'Oscar come Migliore attrice protagonista. 
Avrà degli Stati Uniti e di Hollywood sempre un'opinione severa, la vita frenetica, la superficialità dell'ambiente, il modo di lavorare così diverso da quello italiano, pur restando grata per il premio. 
Accetterà due altre produzioni americane, che non riusciranno neppure lontanamente a bissare il successo de La rosa tatuata: Selvaggio è il vento, diretta da George Cukor (per intenderci uno dei registi di Via col vento) con Anthony Queen, e Pelle di serpente, diretta da Sidney Lumet con Marlon Brando. 
Nella città l'inferno, 1959
Fra queste produzioni, se ne colloca una italiana in cui la Magnani dà ulteriore grande prova di sé: Nella città l'inferno, che racconta la vita di alcune donne recluse in un carcere femminile. 
Se avete voglia di vedere un'interpretazione eccellente, potete guardarlo qui
Nel film, le è accanto una giovanissima Giulietta Masina, con la quale avrà rapporti burrascosi per tutte le riprese. 
Di fatto, Anna ebbe rapporti controversi con tante giovani attrici che si affacciavano in quegli anni alla ribalta. Una fra queste, Sophia Loren, in quegli anni lanciata al successo dall'Oscar per La ciociara. In un'intervista la Magnani dirà che quel ruolo era stato pensato per lei ma lo aveva rifiutato perché il produttore voleva metterle accanto proprio la Loren nel ruolo della figlia. Anna aveva replicato suggerendo di prendere la Loren nel ruolo di protagonista, perché non sarebbero state credibili assieme. 
Dopo il flop di Risate di gioia, girato accanto a Totò, Anna accetta di lavorare con Pier Paolo Pasolini a quello che sarebbe stato uno dei film più ricordati: Mamma Roma. Il rapporto con il regista fu conflittuale, Pasolini voleva realmente dirigerla, la Magnani era da sempre uno spirito libero e non apprezzò che lui la definisse "troppo borghese". E sì che non sempre i rapporti con i registi erano stati per lei positivi. Se con Rossellini ebbe un'intesa perfetta, con Visconti e Zeffirelli fu controversa. In particolare restò in pessimi rapporti con Luchino Visconti, che in diverse interviste la descrisse come "impossibile da dirigere".
Anna comincia a pensare che non ci siano più ruoli adatti a lei. La società sta cambiando, dopo gli anni del boom economico, arrivano i Beatles, le minigonne, la gioventù reazionaria. Può cercarsi un suo pubblico nella vecchia generazione, che continua ad apprezzarla, ma constata che i produttori cercano ben altro che il talento: gli attori non escono più dalle accademie, si cercano stelline dalle belle forme, comincia un cinema spogliereccio che non le appartiene. 
La lupa, 1966
Decide così di tornare a calcare le scene in teatro e si affida alla sapiente regia di Franco Zeffirelli ne La lupa, tratto da un racconto di Giovanni Verga. 
E' un successo travolgente, nonostante i pessimi rapporti fra la stampa e Zeffirelli, che penalizzeranno lo spettacolo. Anna in scena è perfetta, intensa, potente. Arriva ogni sera sul palcoscenico con la tensione di non riuscire a rendere perfettamente il personaggio, e questo a ogni replica carica la sua interpretazione di un'intensità che lascia il pubblico estasiato. 
Accade anche qualcosa che per altre interpreti è impensabile: circa tre minuti di silenzio, la protagonista immobile, l'atmosfera satura di tensione emotiva che non fanno muovere un muscolo in platea. 
Un regista, Mario Ferrero, dice: Una pausa di una lunghezza e di una intensità che era molto più forte di dieci battute. E in quella pausa non si sentiva volare una mosca. Pur essendo regista, non credevo che in teatro potesse esistere la possibilità di fare una pausa del genere, senza che il pubblico facesse il minimo rumore, rimanendo anzi come ipnotizzato. 
La lupa è per Anna il ritorno a una recitazione pura, originale. Ama il contatto diretto con il pubblico, sente nel teatro la sua vera essenza. Lo spettacolo ha una tournée eccezionale. Varca i teatri di molte capitali europee, dove si accorre a vedere la Magnani pur senza comprendere l'italiano. In Italia, al Teatro Quirino di Roma, La lupa fa diciottomila spettatori in 14 giorni. 
Medea, 1967
Fa bene Anna a non tornare al cinema, che le consegna copioni scadenti, grotteschi. 
Vorrebbero ritrovare la Magnani dei tempi d'oro facendole il verso, offrendole perfino il ruolo di una Nannarella del west che parla in romanesco. Lei si fa beffe di quelle proposte, le rifiuta una a una, torna al teatro, questa volta con la Medea di Jean Anouilh. 
Anna ama visceralmente questo personaggio. Ritiene Medea un'eroina moderna, che può ancora raccontare molto di sè. Per Anna ciascuna donna può essere destinata ad avere un Giasone accanto, e lei ne sa qualcosa. Non vuole indossare parrucche, vuole usare i propri capelli che arruffati e caotici sono parte di ciò che è Medea, li usa in scena affondandovi le mani nella sua disperazione e nel furore prima dell'uccisione dei propri figli. 
Con Medea, nonostante l'interpretazione perfetta, non riuscirà a replicare il successo de La lupa. Resterà a suo parere uno dei personaggi più amati, più sentiti. 
Gli ultimi anni della sua carriera la vedranno accettare alcune produzioni televisive. Dapprima diffidente, Anna riconosce che i personaggi proposti sono validi, e il successo di pubblico le daranno ragione. Nel 1972 comparirà per l'ultima volta in una produzione cinematografica nel film Roma, di Federico Fellini. 
Anna Magnani si spense a soli 65 anni il 26 settembre 1973, a causa di un cancro, lasciando la grande eredità di un'artista immensa e indimenticabile. Roberto Rossellini, che era rimasto suo amico, la compose nel feretro e ne truccò il volto. 

L'umanità mi fa molta pena, me compresa. I tempi felici sono tanto brevi per tutti, sono attimi, mezze ore. Però... la vita è bella lo stesso.

L'ultima apparizione. Roma, di Federico Fellini, 1972
Un lungo post, grazie a chi è arrivato a leggerlo interamente. 
Conoscete Anna Magnani? Quali suoi film avete visto?

16 commenti:

  1. Impossibile non conoscere "la Magnani".
    Di film con lei ho visto solo "Roma città aperta", un'interpretazione straordinaria.

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    1. Decisamente straordinaria, sì.

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  2. Adoro. Adoro. In Mamma Roma fantastica interpretazione, come sono fantastiche e meravigliose le sue prove nelle riduzioni cinematografiche delle opere di tennessee Williams. Un grande mito, non uso a caso il termine. Hai fatto bene a ricordare questa grandissima attrice e Donna.

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    1. Noi italiani siamo un po' "distratti" riguardo a quello che ci appartiene.
      Si apprezzano ancora troppo poco questi grandissimi artisti.
      Strano come il riconoscimento del loro valore sia più facile all'estero.

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  3. Ed io mi sento enormemente arricchita per aver letto questo tuo approfondimento, dall'inizio alla fine e con crescente coinvolgimento. Grazie a te per averlo scritto.

    Purtroppo il cinema è un campo nel quale sono vergognosamente ignorante; da persona curiosa verso tutto ciò che è arte, storia e bellezza appena vengo a contatto con dei cenni che ne raccontano le pietre miliari mi si accende dentro un entusiasmo che mi spingerebbe a recuperare di getto intere filmografie. Solo che non c'è tempo per dedicarsi a tutto.
    Forse un giorno mi procurerò un buon manuale sulla storia del cinema e mi dedicherò finalmente ai nostri grandi registi ed interpreti.

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    1. Julia, il miglior modo per conoscere questa straordinaria forma di comunicazione è vedere i film, piuttosto che partire da un buon manuale.
      Ce ne sono di imperdibili, esattamente come per i libri. La cinematografia d'autore è come la letteratura, uno specchio fedelissimo dell'epoca.

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  4. Un gran bel post, che mi ha commosso. Perché io Annarella l'ho conosciuta nei tempi dei primi anni di Università, quando io e Gianni Digati facevamo i fotografi della Ponti-De Laurentis per guadagnare i nostri soldini.Una sera a via Veneto in uno di quei caffè che erano frequentati da attori e registi e insomma la Roma storica di via Veneto. Noi avevamo un appuntamento con un aiuto regista per non ricordo più cosa. Lei sedeva in un angolo con il Messaggero spalancato davanti e noi due sedemmo ad un tavolo vicino, cominciando a chiacchierare fra noi del lavoro che ci avrebbero assegnato, quasi sempre scoprire esterni in paesotti dispersi in Italia.
    "Ma io a voi due ve conosco" fa lei ad un certo punto con la sua voce inimitabile. Noi zitti. E chi fiata. "Sete de la Delaurentis?"."Beh, sì". "Comparsate?"."No, fotografi". "Ma tu quant'anni ciai?" a me. "Ventidue". "Sei sicuro? Me pari un pupo". "Sì, lo so; ma dipenne dar fatto che so biondo". Se fa na risata a gola piena. "Me sa che dipenne dar fatto che nun ciai un pelo de barba". Ce so rimasto secco. A quel punto entra uno che conoscevo, un regista e lei lo saluta. Poi me fa "Ciao biondì". Così come una qualsiasi.
    Io ho visto tutti i suoi film, sempre immensa. Ero pure io al Quirino a vedere "La lupa" e già tutta Roma parlava di quella pausa di tre minuti che lei faceva sulla scena nel secondo atto. Ti garantisco che non volava una mosca. A me sembrava di trattenere il fiato. Lei non muoveva un muscolo, sembrava che nemmeno respirasse. Ma alla fine sembrava che fossero passati un pugno di secondi. Un'interpretazione carnale, viscerale.
    Capisci mo perché questo tuo bel post mi ha così emozionato?

    PS. "Sembrava" ripetuto tre volte di seguito. Così m'è venuto e così lo lascio. Dà il senso di immobilità o forse mi illudo io.

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    1. Oddio, a momenti salto sulla sedia. Hai incontrato la Magnani in persona, hai scambiato con lei qualche parola. Eri fotografo ai tempi della Ponti-De Laurentis.
      Qui sarebbe bene sul serio raccontare. Raccontare i ricordi di una vita, esperienze, incontri fugaci come può essere stato questo.
      Vincenzo, Vin o Enzo che dir si voglia, dobbiamo "fermare il tempo". :)

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    2. Ma davero? Io lo fermo quando mi pare. Ciò un occhio davanti e uno di dietro, cammino de traverso. Gianni e io cominciammo con "Rocco e i suoi fratelli". L'ho già scritto in un commento come anniede.
      Qualcuno ci aveva indirizzato alla Ponti-De Laurentis, allora ancora uniti. Lì girava Visconti sto film con Annie Girardot e Alain Delon, che allora era giovanissimo e che poi è diventato molto intimo -dissero- con Luchino. A noi due ci smicciò subito. Beh non potevamo essergli indifferenti Gianni e io, perché beh insomma eravamo proprio belli. Però ci ha invitati a casa sua, ci ha portati a cena fuori ma non eravamo mai soli, sempre una mezza dozzina. Ci osservava critico e muto mentre cicevamo stronzate, ma non ha mai messo le mani avanti. Se vuoi continuo coi ricordi. Dimmelo. Adesso mi tocca andare in cortile a spalare quei cinque grammi di neve che è venuta giù stamattina: ci sono un paio di vecchiette che non si fidano a camminarci, nemmeno Emu, la gatta della vicina si degna di andare giù.
      Ci risentiamo.

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    3. Necessita ordire un'intervista.
      Ti invio email.

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  5. "Rossellini diede ad Anna piena libertà, la scena non fu provata. Anna era istintiva, potente, il regista sapeva che non avrebbe potuto guidarla, chiedeva naturalezza e le affidò letteralmente il girato." :è il metodo dei grandi registi, quelli che fanno recitare tutti, bambini e animali compresi (basta pensare a Umberto D di De Sica...). Ogni tanto penso che con Rossellini e De Sica avrei potuto recitare anch'io - ma no, questo non è possibile :-) sono proprio negato.

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    1. In fondo era anche la costante di tanto neorealismo. Un tipo di cinema che si prefiggeva di essere arte fin dal suo nascere. Prendere la gente vera, farle dire delle cose, lasciando che si ispirasse all'esperienza... è semplicemente potente.
      Amo il cinema neorealista esattamente per questo motivo. Quei volti dei film di Pasolini (pur se non tutti) ti si stampano nella memoria.

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  6. aggiungo, per evitare equivoci: è un metodo che vale anche con i grandi attori... lo raccontano un po' tutti, con Robert Altman per esempio, o con Ken Loach. A me piace guardare i film di Mattoli e Mastrocinque, per esempio: sceglievano bene l'inquadratura, e poi lasciavano fare a Totò e Peppino de Filippo. Sembra facile, e invece... Anna Magnani è particolarmente bella nelle inquadrature che le dedicò Fellini in "Roma".

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    1. In questa biografia una parte è dedicata a questo.
      Lei pensava che c'erano registi in grado di essere "poetici" nelle inquadrature e nella valorizzazione delle prerogative di ciascun interprete. Prerogative in senso "fisico", quindi un bel volto, o se non bello almeno interessante dal punto di vista dell'inquadratura, e in senso squisitamente attoriale. Concordo pienamente con te. Mi è capitato di pensare che una determinata storia, un soggetto indiscutibilmente bello, diventa tale solo se affidato in buone mani.
      Vale in teatro in modo essenziale.

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  7. Credo che Anna Magnani sia stata, prima ancora di trasformarsi nel personaggio mitico che tanti illustri registi ci hanno restituito, una donna intelligentissima e dotata di un’espressività emotiva ancor più che intensa. Di lei credo di aver visto e rivisto tutti i suoi film, vuoi perché era considerata un idolo da mia madre, vuoi perché una volta assistito a una sua interpretazione non potevi che rimanerne incantata, desiderando fruire di tutte le pellicole disponibili. L’immagine che ne hai tratteggiato in questo post le rende onore, sei stata bravissima, e svela retroscena per me inediti, quindi molto trascinanti.
    Sono altresì convinta che il suo stile interpretativo appartenga a un’epoca cui oggi si guarda anche con una certa nostalgia, così come penso che sia improponibile ai giorni nostri lo stile e l’impostazione rigorosa di Vittorio Gassman, ma entrambi, oltre ad aver lasciato un segno indelebile nella storia del cinema, hanno saputo tracciare un solco che invita chiunque si cimenti in un’attività attoriale a ripercorrerlo per imparare l’abc del calcare le scene. Tu parlavi giustamente di presenza scenica, in riferimento a quei tre minuti di silenzio durante La Lupa, che sappiamo benissimo quanto siano e-stre-ma-men-te lunghi, e quel passaggio racconta moltissimo della sua immensa grandezza, che non può che essere il frutto di uno studio profondissimo.

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    1. Grazie, Clementina, per queste tue parole di apprezzamento.
      Sì, questi artisti appartengono a un'altra epoca. Direi che l'ultima grandissima dopo la Magnani sia stata Mariangela Melato, anche lei appartenente a una generazione che ha fatto della recitazione un "mestiere" artigiano, costruito con tantissima fatica.
      Oggi tutto questo è progressivamente scomparso. Credo che meriti prima o poi un approfondimento.

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