domenica 5 febbraio 2017

Dai diamanti non nasce niente - Serena Dandini - 1

Incipit: Credo che il problema del giardino dell'Eden sia stato proprio la perfezione. Le Scritture ci tramandano un luogo idilliaco, fitto di piante cariche di frutti e perennemente in fiore. Non era necessario annaffiare né concimare, tutto cresceva spontaneamente, in piena armonia. Non bisognava potare né togliere una fogliolina gialla dai gerani e le rose rifiorivano senza picchiettature e mal bianco. Se desideravi una nuova ortensia quercifolia all'angolo del gazebo, appariva "miracolosamente" proprio dove l'avevi pensata. 

No, non sono stata improvvisamente colpita dal desiderio di fare giardinaggio né credo di possedere un particolare "pollice verde". Le mie piante, quasi tutte rigorosamente grasse - che prediligo per la loro resistenza indefessa a qualsiasi sollecitazione - sono discretamente adagiate nei loro vasi e non si aspettano da me nulla di più che comunissime attenzioni. 
Ho semplicemente riletto volentieri, e questa volta con più attenzione, un delizioso libro scritto da Serena Dandini qualche anno fa. Rilegato in una piacevole brossura di Rizzoli Vintage, è una bellissima edizione ricca di immagini e citazioni, oltre che un lungo magnifico viaggio nella storia di tanti giardini e parchi europei. A studiarlo, si diventerebbe eruditi sui mille piccoli e grandi aneddoti di questo luogo tanto apprezzato e particolare come può essere il giardino.
Il libro è talmente ricco che ho deciso di dedicarci più di un post, recensendone alcuni passaggi e svelandovi alcuni di quei gustosi dettagli che si apprendono solo leggendo libri di questo tipo, pieni di curiosità non riportate sui libri di Storia. 
Per prima cosa ho imparato che in francese, lingua diffusa in tutta Europa per più di un secolo, tutto quello che riguarda il verde, i paesaggi e la vegetazione in generale, si dice "verdure". Insomma, quello che noi intendiamo per insalate e quant'altro in francese ha un senso ben più ampio. 
George Sand
Niente di meno che la scrittrice George Sand, in punto di morte, invocò proprio la "verdure" come ultima cosa da vedere assolutamente prima di morire, cioè avrebbe voluto posare gli occhi su un bel giardino. 
Per aiutarci a capire cosa intendesse dire, Dandini riporta alcune citazioni interessanti, come ad esempio: 
Chi pianta un giardino semina la felicità, che è un antico proverbio cinese, un po' stucchevole a dire il vero, oppure Se possedete una biblioteca e un giardino avete tutto quel che vi serve, come sapientemente dice Cicerone. 
Immancabile a questo punto la metafora Bisogna coltivare il nostro giardino, col quale si chiude il Candide di Voltaire. 
In molte culture le parole "giardino" e "Paradiso" significano la stessa cosa. Descrizioni del Paradiso come giardino di delizie si trovano in tanti libri sacri e anche in un libro profano come Paradiso perduto il poema epico di John Milton. Ebbene, l'autrice ci dice che nel poema i riferimenti alla bellezza abbacinante del giardino sono innumerevoli e sono lo scenario ideale per la caduta di Adamo ed Eva. Milton non fu apprezzato durante la sua epoca per questa opera a suo tempo definita "estrema", perché sembrò parteggiare decisamente per il Diavolo, ma quella chiostra di alberi immensi ricchi di splendidi frutti, che suscitano le sue invidie, sono alla base della tentazione che perpetra ai danni dei due, appunto per invidia di non poter vivere in quel giardino. 
Ma andiamo più indietro nei secoli, molto indietro, fino a risalire ad Alessandro Magno
Ricostruzione dei giardini pensili di Babilonia
Alessandro conquista Babilonia e quando incede nella grande città da vincitore, resta abbacinato dalla bellezza dei suoi giardini pensili. Ne vuole conoscere la storia, ne resta affascinato, e fino agli ultimi giorni della sua vita tornerà ogni volta che potrà in quell'Eden di aree pensili, ristorandovi lo spirito. 
Per avere un'idea di cosa potessero essere i giardini pensili di Babilonia, una delle sette meraviglie del mondo, basta leggere alcuni passaggi di Curzio Rufo, che li descrive insistendo sulla loro spettacolarità che resiste al clima poco felice del deserto. 

Vita Sackville-West in un angolo del suo giardino
Non mancano in questo delizioso libro i riferimenti a cosa significhi fare del giardinaggio. Un lavoro vero e proprio, che richiede anzitutto amore incondizionato verso le piante, ma anche pazienza e tenacia. Doveva saperlo bene Vita Sackville-West, un nome che forse ad alcuni suonerà familiare, perché si tratta dell'amante di Virginia Woolf (della celebre scrittrice ho scritto in questi post). Vita riuscì a realizzare attorno al suo castello di Sissinghurst uno dei rari giardini europei tutti "in bianco", ossia completamente realizzati con fiori di colore bianco. 

Fare del giardinaggio significa sperimentare all'infinito, e questo è il lato divertente, dirà. 

Per ora chiudo qui, altrimenti si rischia di essere dei logorroici della tastiera, e mai sia. La prossima volta vi scriverò fra l'altro di Claude Monet e della sua esperienza di giardiniere. 
Al termine di ciascuno di questi post dedicati ai giardini e all'aneddotica a essi connessa, vi porrò una domanda, la prima di tutte è questa: 
avete un vostro piccolo o grande giardino? se sì, quali fiori e piante coltivate? 

14 commenti:

  1. Ma bella questa serie! Per altro io un po' la fissa dei giardini la ho... anche degli orti botanici, tappe imprescindibili di gite varie!
    Non ho uno spazio adeguato mio, per poter realizzare un giardino, sarebbe uno dei miei sogni... Nel piccolo terrazzo poco soleggiato ed esposto troppo a nord, cerco di far sopravvivere alcune piante in vaso ma il pollice verde non basta a volte -_-
    Credo che la passione per la verzura derivi dal fatto che i nonni paterni abitavano in campagna e si occupavano della "terra": nonna adorava i fiori e ne aveva molti tipi.
    Segno questo libro della Dandini, se non ne avessi accennato credo che me lo sarei perso! :O

    A presto allora, con Monet *_*

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    1. Io adoro i giardini botanici. Qui a Roma ce n'è uno che lascia un po' a desiderare e se davvero si vuole realmente respirare un'atmosfera di "verdure" si può andare ai Giardini di Ninfa. Dovrò tornarci prima o poi e scriverne.
      E' bello constatare dai commenti che un po' tutti hanno a che fare con le piante prima o poi, anche solo indirettamente. :)

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  2. L'articolo che hai scritto è veramente gradevole. Non ho un giardino e non ho mai coltivato fiori. Ho però goduto dell'opera di giardinaggio nella casa dei miei nonni. Fiori, piante, profumi, sensazioni, tutto vissuto come uno spettatore. Non mi è mai balenata l'idea di metterci mano. Mai. Credo che dipenda dalla mia incapacità di accudire con pazienza ciò che è delicato. Fose, non lo so. Collaboro però alla manutenzione dei vasi che mia moglie ha in casa, ma con una punta di fastidio e solo perché alcuni sono molto pesanti da tirar giù, annaffiare e riposizionare. Diciamo che lo faccio non per amor delle piante ma per lei. Adesso, mentre scrivo, mi viene in mente che il giardino mi evoca anche altro, ad esempio la cura che mia nonna metteva nel coltivare le sue rose. Non solo per la loro bellezza, ma anche per far crescere rose particolari da cui ricavava uno delizioso sciroppo. Però, anche qui le mie considerazioni si riducono a uno sviluppo pratico della questione. Oppure no. In fondo il suo amore per i fiori si trasformava in amore per me, beneficiavo anche io della bellezza, addirittura la assaporavo oltre che a goderne con gli occhi.
    Alla fine mi rendo conto che il cerchio si chiude, probabilmente non amo le piante e i giardini, ma amo chi li possiede e se ne prende cura. Sempre di amore si tratta. Contagioso direi, da amore nasce amore.
    Aspetto anche io il tuo prossimo post.

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    1. Anche mia nonna amava profondamente le sue piante.
      Me la ricordo china sui vasi, a strappare foglioline secche, dare acqua al terriccio con estrema delicatezza, carezzare a volte i petali, soddisfatta.
      Una delle pratiche umane più belle al mondo, anche questa in via d'estinzione...

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    2. Sì, quel minimo di delicatezza, quell'infima parte di tenerezza che ho, la devo a mia nonna. Mio Nonno era da campo, alberi da frutta e sementi. Con la pensione si era ritirato a fare il contadino, cosa che prendeva terribilmente sul serio.

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  3. Questa tua si annuncia una bella serie di post, Luz, almeno a giudicare dalla partenza :-)
    Venendo alla tua domanda, ho avuto un giardino fino ai miei dieci anni e mezzo di età, anche se i miei hanno preferito farne un orto. Al posto dei fiori c'erano filari di viti e di pomodoro. Ricordo anche vi trovavano posto una rimessa per gli attrezzi, lo spazio bucato, un pesco e un albero di cachi, oltre a una parete tutta ricoperta d'edera. Percorrevo i vari vialetti che separavano i quadrati di terra sulla mia macchina da corsa rossa a pedali.

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    1. Ecco, tu invece mi fai ricordare gli alberi da frutto sapientemente piantati da mio padre, le erbette attorno, da cui teneva lontana la gramigna, i muretti a secco accanto, quelli che aveva costruito lui stesso pietra su pietra.
      Parlare di giardini ha un forte potere evocativo, in questo trovo conferma del potenziale di questa mia nuova iniziativa. :)

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  4. Ciao Luz bell'articolo e non solo perché mi piacciono i giardini :).
    In città è difficile averne uno, purtroppo, e bisogna accontentarsi dei ricordi di quello che avevamo al mare. Ti assicuro però che il balcone viene trattato con tutto il rispetto di un giardino 😃
    Adoro Monet!
    Attendo il prossimo articolo.
    Marina

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    1. Grazie, Marina e benvenuta da queste parti.

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  5. Io adoro i giardini e ho sempre desiderato averne uno. Mi piace il prato verde e mi piacciono i fiori, le macchie di margherite, in particolare e le rose, sì, amo le rose. Il mio pollice verde si esaurisce, tuttavia, solo nella cura delle piante da interni che tengo a casa: risalgono tutte al mio matrimonio e non sono ancora morte, nonostante i traslochi cui le ho sottoposte negli ultimi anni. Resistono perché sono amate: sono due ficus benjamin, un tronchetto della felicità e un rampicante di cui non ricordo il nome. Tre anni fa, quando sono venuta a vivere qui a Roma, sono andata a stare in una casa che aveva un giardino bellissimo, con alberi di limoni e una magnolia stupenda. Ma il mio pollice verde si è un po' impigrito e ammetto che stare dietro al prato e a tutte quelle piante è stato faticoso.
    Ultima cosa: da piccola ho visitato i Castelli della Loira. La prima cosa che mi incantava erano i loro immensi giardini. Non ti dico Versailles.
    Ho idea che mi piacerà questa serie di post che hai inaugurato. :)

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    1. Cara Marina, io invece nonostante diversi tentativi non sono riuscita a coltivare piante in appartamento. E così un bel ficus artificiale troneggia nel mio soggiorno, che ho comprato talmente "verosimile" da essere scambiato per vero.
      Conosco alcuni quartieri a Roma dove hanno la fortuna di avere un pezzo di giardino, alcuni nel quartiere storico sono molto belli. Beata te!
      Quanto ai Castelli della Loira, li ho ammirati finora da lontano, certa che anch'io un giorno vorrò fare l'esperienza di vederli. Giardini splendidi, è vero.

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  6. Bellissimo e interessante post! A differenza di mia madre che è una botanica esperta, io sono una sterminatrice di piante, cactus compresi. Però adoro la natura e i giardini di tutti i generi: alla francese, all'inglese ecc. Ho una lieve predilezione per il giardino un poco incolto, all'inglese per intenderci. Non mi piacciono le villette con i praticelli rasati e le piante irreggimentate. Avevi visto il film Le regole del caos che avevo tra l'altro recensito sul blog?

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    1. Come fai a distruggere perfino una pianta resistente come il cactus??? :)
      Anch'io amo il giardino all'inglese, mentre mi piace meno quello alla francese, che sceglie di seguire geometrie e simmetrie.
      Sì, ho visto quel film e avevo pensato di menzionarlo in uno dei prossimi post sui giardini. Invece mi è sfuggita la tua recensione, che leggerò.

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  7. Che bellissimo articolo! Ho sempre sentito parlare di questo libro ma non sono mai stata spinta dalla curiosità di leggerlo, eppure non è così stano accostare la letteratura, l'arte o la storia con la passione per il giardino o la natura...

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