mercoledì 8 aprile 2026

Luci e ombre di Calabria


Quando in classe si parla di emigrazione, non possiamo esimerci dal menzionare l'emigrante interno, quello che si sposta per la maggior parte dei casi da sud a nord. Io sono un'emigrante.  
Nel 1997, dalla Calabria mi trasferii in Lazio e da allora vivo qui, in una bella zona collinare a sud di Roma. Mi fa una certa impressione pensare di aver superato gli anni che ho vissuto in Calabria dalla nascita. Ventisei versus ventinove. 
Sono un'emigrante senza il richiamo forte delle origini, ho con la Calabria un rapporto di equidistanza, forte probabilmente delle mie concomitanti origini siciliane. Mi descrivo dicendo "sono calabra", oppure "vengo dal sud", ma in pochi poi si incuriosiscono attorno al dove. Essere calabresi comunemente significa qualcosa di vago, magari legato alla cronaca oppure a ridenti paeselli sul mare, per cui o vieni da una terra pessima oppure da una terra meravigliosa. 
Fino a cinque anni fa, il grosso delle mie vacanze estive si svolgeva a Paola, piccolo paese del cosentino inerpicato sui monti che scendono a picco sul mare. Diversi blogger che mi leggono sanno che dalla morte di mia madre quelle vacanze sono finite, la casa è stata prima chiusa e poi venduta e tutto è stato da reinventare. 

Paola è stata la cittadina nella quale non sono nata ma sono vissuta fino ai 26 anni, una cittadina sul mare con un centro storico sviluppato in altezza e il celebre Santuario di San Francesco. Con questo luogo ho avuto un rapporto odio-amore. Per tutta la mia giovinezza ho desiderato lasciarlo, poi, nell'età matura, perdute le abitudini e i luoghi di famiglia, ci penso con nostalgia.
La spiaggia di Paola è di quel tipo sassoso, sabbia grigia, mare che si inabissa dopo qualche decina di metri dalla costa. Questo paesino dalla storia millenaria ha problemi molto seri, assieme a molti altri centri vicini. Amministrazioni locali scadenti, denari spesi malissimo. Le risorse sono quindi addirittura spesso invisibili, perché gestite male e senza criterio. Cominciando dal mare, per molti giorni d'estate sporco e impraticabile (pare che vi si scarichino fogne, addirittura). Un vero peccato, insomma.
Diversi anni fa, quando andai in Costa Azzurra in Francia, mi stupii dinanzi alla somiglianza con la costa tirrenica che tanto bene conosco. Solo che laggiù si lavora alla valorizzazione del territorio.




Le bellezze di Calabria, è noto, non sono poche né trascurabili. Una delle tante, Cirella di Diamante, una perla con un mare splendido e montagne ancora più belle, persone semplici e genuine, buona cucina. E perfino una Rassegna teatrale: "Magna Grecia", un'iniziativa intelligente che ebbe fra le altre rappresentazioni una magnifica edizione del "Delirio delle Baccanti". Scenario le rovine della vecchia Cirella, un teatro all'aperto sotto un cielo stellato, un ricordo bello, se non fosse per l'umiliazione di professionisti che diedero l'anima per la realizzazione. Un teatro da 2000 posti e un centinaio di spettatori, enti locali e pro loco che non seppero pubblicizzare l'evento. Meno male che il giorno precedente a Crotone era stato un successone. Non credo possibile che con tante centinaia di migliaia di turisti uniti ai residenti non sia stato possibile fare di meglio.
Ma sono questi i fatti dinanzi ai quali ci si trova andando in Calabria. Nulla da invidiare a nessuno, solo lo spirito di iniziativa, il senso della promozione e valorizzazione del territorio... come se fosse poco essere carenti in questi aspetti.

Lasciate che vi racconti infine un'esperienza a Capo Rizzuto, sulla costa jonica. Un mare davvero splendido che è Parco Marino protetto: acque cristalline, trasparenti, con una fauna da invidia (c'è un rigorosissimo divieto di pesca), ma scogliere e spiaggette spesso sporche e in stato di abbandono. Spesso, sulle spiaggette si trovano lattine, bottiglie, ombrelloni vecchi e arrugginiti, sedie sdraio in disarmo lasciate lì, a testimoniare che un tempo qualcuno c'è stato. La domanda che ho posto a persone del luogo è stata: "Ma ci vuole poi molto ad incaricare, con i meccanismi consentiti dalla legge, un gruppetto di giovani o disoccupati del luogo che tenga pulite spiaggette e scogliere"? La risposta, prevedibile: "Non ci sono i soldi". È vero che non dovrebbe neanche essere difficile semplicemente non sporcare, non contaminare porzioni di territorio, ma tant'è.

Un'altra cosa: in molti comuni la raccolta differenziata della spazzatura è superficiale, sciatta. Io conservavo tutte le bottiglie di plastica dell'acqua minerale per smaltirle negli appositi contenitori della differenziata. Alla fine erano moltissime, ebbene: durante gli ultimi giorni di vacanza, andavo ai cassonetti - posizionati solo vicino al comune - della plastica per gettare le bottiglie, ma erano rotti, deteriorati e che dentro c'era di tutto. Solo che la plastica non dovrebbe puzzare. Una signora mi spiegò che alla discarica "tutto finisce nello stesso posto". Insomma, se anche io getto le bottiglie nei cassonetti della plastica, i camion li conferiscono nel medesimo sito indifferenziato.
La raccolta differenziata dei rifiuti, intendiamoci, è cosa onerosa e complicata, ma certamente è un'urgenza, una priorità per tutti. Specie per zone turistiche così belle e frequentate.
I cittadini residenti hanno una grande responsabilità in tutto ciò, ma lì non usa seguire la vita politica e amministrativa e sollecitare gli amministratori a realizzare almeno le opere indispensabili. 

Tutto questo mi ha fatto pervenire a conclusioni un po' estreme ma inevitabili: sono i calabresi a non voler cambiare, a non pretendere, a non valorizzare, a fare spallucce dinanzi a questo disastro. E credetemi, è un vero peccato sapere una risorsa così straordinaria soccombere nella più totale indifferenza.

Come pensate che venga mantenuto il territorio in cui abitate o quello delle vostre origini?

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