venerdì 9 marzo 2018

We can do it! (tra il serio e il faceto)

Farò in modo che non sia l'ennesimo post legato all'8 marzo, giuro. Anche perché non sono fra coloro che festeggiano questa ricorrenza, almeno non più. 
Voglio invece cercare di costruire una riflessione per immagini. 
La cartellonistica pubblicitaria, che ha mosso i primi passi agli inizi del XX secolo, diventa un moltiplicatore di immagini a metà secolo, negli anni di guerra. 
Possiamo farlo!, tuonava l'operaia diventata erroneamente una delle icone del femminismo dal poster illustrato da J. Howard Miller. 
Sì, perché, disegnata nel 1943, in tempo di guerra, si riferiva alle operaie che contribuivano all'industria bellica americana con il loro indefesso lavoro. 
Donna perché gli uomini erano al fronte, pertanto lei difendeva la propria patria entrando nei panni maschili da metalmeccanico sopperendo alla penuria di uomini. 
Pur apparendo come un vago riferimento all'aver conquistato una posizione riconosciuta e rispettata nella società, i fatti erano stati poi smentiti nei decenni successivi, quando la bella operaia sarà sostituita dalla sorridente casalinga degli anni Cinquanta e Sessanta. 
Finito il dopoguerra di ricostruzione, arrivano gli anni del boom economico, che vedono l'arrivo del notorio elettrodomestico, dal frigorifero alla lavatrice, al tostapane, al frullatore. 
La cartellonistica cambia inevitabilmente e ce la mostra totalmente immersa nei lavori domestici, immensamente felice di poter utilizzare i nuovi strumenti, in ordine, truccata, e soprattutto... realizzata. Guardate queste immagini dell'epoca. Occhio vivace e sorriso tripudiante. 


Nell'immagine di sinistra, la nostra icona femminile sta portando certamente quel vassoio al marito o ai bambini che, per carità, non possono recarsi direttamente in cucina a gustare le sue leccornie. 
Nell'immagine di destra, mentre il maritino lucida i fari della sua auto, lei perfino si specchia nella padella lustrata a nuovo, mentre si compiace della luce che emana dalle stoviglie restanti. 


Qui sopra la vediamo al settimo cielo mentre abbraccia il suo amico per sempre, il "nuovo miracolo del lavaggio", il detersivo in polvere Tide, colui che ha messo la parola fine a tutto il suo strofinare a mano colletti e polsini. Ora c'è Tide. 


C'erano anche ottime campagne pubblicitarie con tanto di fotografi professionisti, come questa della Candy, che invece addirittura ce la mostra in abito da sera mentre prende atto della bellezza ed efficienza di frigorifero e lavatrice. 

Ma... adesso, dulcis in fundo. L'apoteosi dell'antifemminismo. La campagna pubblicitaria della cravatta Van Heusen (marchio ancora esistente).


Cravatte. Lui resta a letto in camicia e cravatta (era andato a dormire vestito, probabilmente, oppure si è docciato, vestito e si è rinfilato nel letto), è fresco come una rosa, ha atteso e adesso la servizievole mogliettina gli porta la colazione... e gliela porge in ginocchio, in una dorata aura di venerazione. La schiava è in vestaglia, capelli in ordine, felice. 
E sì che esisteva la "Guida della buona casalinga". Qui sotto, se riuscite a leggere, le regole fondamentali per essere una perfetta moglie. Dal far trovare il pranzo sempre pronto al darsi 15 minuti di toletta prima del rientro del coniuge, allo spolverare, al sorridere sempre, al lusingarlo, al rendergli insomma la vita confortevole. 
Perché, amici... A good wife always knows her place. 


Breve carrellata di primizie di ciò che sono state le donne un paio di generazioni fa, non un secolo fa o mille anni orsono. Una riflessione è necessaria. Quelle donne erano ben felici di apparire obbedienti ed efficienti. Ne ho avuto esempio in mia nonna materna, per esempio. Donna dedita totalmente alla famiglia, fedelmente attaccata all'idea che il maschio fosse sacro, infallibile. Non fu la sola, ahimè, ma preferisco non rivangare. 
Se ancora oggi la parità di diritti non è stata raggiunta, sostengo fermamente che gran parte della responsabilità sia della donna stessa, di tutte le donne che non fecero eco alla strenua lotta di chi si batté per il diritto al voto e poi per un posto in società al pari dell'uomo
Se siamo unite in molti ambiti, è altrettanto vero che resiste in moltissime la certezza che il nostro compito resti essenzialmente quello di essere brave accuditrici
La lotta alla discriminazione, e al terribile fenomeno del femminicidio, deve cominciare dall'educazione della madre nei confronti del proprio figlio, dall'atmosfera che si respira nella famiglia d'origine, assieme all'esempio di un padre che non può né deve essere un prevaricatore. 
Valori lontani in una società ancora patriarcale e nella quale in moltissime ancora ritengono che sentirsi realizzate significhi avere un uomo che le protegge. 

Mi piacerebbe conoscere il parere di chi leggerà.   

34 commenti:

  1. Non c'è dubbio che inculcare l'idea della donna "casalinga per ruolo naturale" sia quanto di più errato si possa immaginare.
    Credo sia giusto enfatizzare il suo ruolo come madre un quanto, biologicamente, solo una donna può diventare madre. Non deve essere un obbligo, ovvio, però magari eviterei certe tendenze di oggi che fanno sembrare che mettere al mondo figli sia una cosa da "sfigata" o comunque che ti "rovina la vita", atteggiamenti del genere li trovo inopportuni.
    Non so se queste cose abbiano una reale attinenza con le violenze domestiche, credo che in quel caso dipendano piuttosto dalla responsabilità individuale del singolo visto che - come si è visto - i responsabili non sono necessariamente rozzi scaricatori di porto ma anche persone con un certo grado di istruzione.

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    1. Pensa che io provengo invece da un ambiente in cui averli rappresenta una piena accettazione da parte del gruppo (sia esso sociale, familiare), mentre non averne declassa senza se e senza ma a un ruolo di serie B.
      Concordo con quella visione del tipo di assassino dei tanti delitti che avvengono nella cerchia familiare. Di fatto, che sia mediamente una persona istruita e inserita in società rappresenta un campanello d'allarme assai preoccupante.

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  2. Ottimo excursus storico. Che appunto... deve tenere conto del periodo.
    Io sono convinto che gli spot 2 e 3, anni '50 e '60, siano davvero positivi. La donna, secondo me, amava quel ruolo. Regina del focolare ma moderna, non più come un tempo.
    È parte integrante della riuscita della famiglia.
    Lo spot della cravatta è ovviamente mirato agli uomini in una visuale quasi ironica :)
    Sul finale del post sono d'accordissimo con te.

    Moz-

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    1. A mio parere dire che li amasse forse è eccessivo. Diciamo che li preferiva, anzi li ricercava con impegno, perché restare senza marito era anche motivo di vergogna. Già la generazione del decennio successivo rappresenta la svolta. Però, malgrado il forte esempio degli anni '70, pochissimo è cambiato riguardo a un vero smarcarsi da vecchie abitudini, cliché. Questo non è un bene.

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  3. Uh che flash!
    Mentre leggevo pensavo e riflettevo. Quei cartelloni, e poi in seguito le foto delle pin up che io avevo come figurine da ragazzina, come mi piacevano. Mi davano l'idea delle donne felici, aiutate nei servizi di casa da detersivi ed elettrodomestici, soddisfatte di avere cucine splendenti e mariti innamorati.
    Ora lo so che si trattava solo di pubblicità, di una parvenza patinata del ruolo della donna come programma famigliare perfetto, ma allora... Mi facevano sognare.
    Io però adoravo e tutt'ora ricordo con grande simpatia il telefilm Vita da strega, che raccontava la donna come speciale, forse la rappresentava al meglio mantenendo il suo ruolo segreto di ammaliatrice, forse usciva un po' dagli schemi. Di certo non mi offendono e non mi infastidiscono nemmeno oggi.

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    1. In realtà le pin up erano le donnine mezze nude che venivano disegnate proprio sulla falsariga delle perfette casalinghe. :) Se cerchi "pin up" in rete, non ti vengono fuori casalinghe felici, tutt'al più una loro ironica rappresentazione. Anche molto spogliereccia.
      Ricordo bene "Vita da strega" di cui non mi perdevo una puntata. :)
      Ricordo anche che in effetti era la rappresentazione della classica casalinga obbediente, ruolo in cui sua madre, la terribile suocera di Darren, non sopportava di vederla. Quindi serie ironica e antischemi. Samantha gliela faceva letteralmente sotto il naso, riusciva a essere se stessa nonostante dovesse obbedire a quegli schemi sociali. :)

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    2. Sì esatto, io amavo le pin up, così provocanti eppure mai troppo volgari. Osavano in un'epoca molto limitante. Avevo riempito le pagine del diario di quelle figurine. Se non ricordo male erano legate al logo della Coca cola, ma nella mia mente di ragazzina erano la quintessenza di libertà. Mia madre mai si sarebbe vestita così.
      Credo davvero che all'epoca in cui sono stati fatti i cartelloni che menzioni nel post le donne stessero alzando la testa, già solo perché indossavano i primi pantaloni...
      Esatto Samantha rappresentava già la donna scaltra che accetta ciò che viene imposto dalla società nonostante sia ricca di doti nascoste. Una donna che sta maturando una pazienza titanica.

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  4. Che dire, a part che condivido?
    Ho scritto da me la mia costernazione dopo una discussione in una classe dov'ero finita a far supplenza sui "ruoli da maschi e i ruoli da femmine". Addirittura l'idea è che certe cose andrebbero proibite alle femminucce o ai maschietti (testuali parole "se una gioca a calcio a casa sua può anche farlo"). Sono uscita dalla classe (per altro deliziosa e educatissima) chiedendomi dove esattamente era andato storto qualcosa. Perché è ovvio che se una è realizzata in quello che fa va benissimo. Prendiamo la donna che lava le padelle mentre l'uomo lucida l'auto. Sono evidentemente due maniaci della pulizia, una coppia felice e probabilmente paritaria, lui tiene perfetto il l'esterno della casa e lei l'interno: patti chiari e matrimonio lungo. Il problema è se invece l'essere donna o uomo comporta degli obblighi e dei divieti specifici e il non poter fare anche se lo si desidera.

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    1. Anch'io mi imbatto spesso a scuola in queste visioni molto legate a una certa discriminazione dei due ruoli. Lo scorso anno assistemmo per altro anche a un video in cui per rappresentare la violenza sulle donne utilizzarono dei bambini cui veniva chiesto di colpire una loro amica. La cosa finiva con lo slogan, banalissimo, "le donne non si toccano nemmeno con un fiore". Paradossalmente intendevano educare al rispetto dei ruoli calcando sulla presunta differenza di genere.
      Se fisiologicamente i due generi si differiscono, tutto ciò che è sovrastruttura è derivante da una cultura accreditata da secoli. Hai voglia a ripeterlo a scuola. Ma il punto è che le ragazze, molte mie alunne per altro, preferiscono il ruolo della "protetta". Se lo cercano attentamente. Da qui è un crescendo.

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  5. Attingo un po' da quello che ho letto fin qui nei commenti precedenti, non perché non abbia un'idea mia, ma fondamentalmente perché sono d'accordo con quanto detto: Ariano ha ragione quando parla del ruolo di donna-madre ormai diventato quasi un peso (basti pensare al casino che hanno montato quando al festival di Sanremo hanno osato intonare canzoni sulla mamma, che scandalo!); Miki Moz fa riferimento al periodo storico che conta, perché essere una donna efficiente in casa era anche motivo di orgoglio per la stessa (erano i tempi in cui pulire in casa o cucinare non era considerato degradante), condivido quell'alea di sogno di cui parla Nadia e Tenar dice una cosa giustissima: se c'è un equilibrio nei ruoli, il problema non si pone, mio marito si stira le camicie e io sostituisco lampadine e va più che bene così.

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    1. Il ruolo femminile degli anni Cinquanta e Sessanta in realtà ha creato un divario quasi insanabile in quegli anni. Il ruolo attivo della donna durante la guerra è stato risucchiato dalla costruzione del nucleo familiare, e si è calcato la mano sul fatto che dovesse accudire, fare figli, piuttosto che accedere al mondo del lavoro non dico al pari ma in modo simile all'uomo.
      Fu un ventennio in cui la donna gettò ulteriori basi per la sua posizione fortemente discriminata. Anche inconsapevolmente, intendo.

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  6. Sembra incredibile che sia passato così poco tempo da quando circolavano le idee di cui parli nel post, molto interessante. Forse l'evoluzione richiede più tempo per passare sottopelle e uscire dal regno della teoria, ma serve anche la volontà di perseguirla, quella evoluzione.

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    1. Esattamente, non si può prescindere dalla volontà.

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  7. Sostengo da una vita, la mia, che parte della colpa se noi uomini siam diventati dei pascià sia della donna. In casa mia c'era chi stava alla finestra ad aspettare che mio nonno tornasse dal bar dove giocava a carte con gli amici e per un quarto d'ora circa non volava un fiato. Io e mio fratello di vedetta alla finestra, mio papà che sbuffava ma nonna, mamma a mia zia attendevano l'arrivo del Capotribù. Entrava senza dire una parola si sedeva e mangiava e guai ad iniziare prima di lui. Tollerava solo mio padre di cui era grande amico.
    Come si recuoerano secoli di sudditanza? Con un colpo di spugna, pensavate voi. Anime sante! Stiamo e state ancora scontando lo sconquasso che l'emancipazione della donna ha provocato nel "masculo", dalla diminuizione della libido al femminicidio nei peggiori di noi. È un dato di fatto che i più deboli dei maschi non riescano ad emergere più. Proprio ieri in un grande supermercato l'esempio vivente della pochezza del maschio tedesco in particolare:
    un veramente gran bel ragazzo a spingere il carrello di una immane culona con un bel viso, certamente, ma come fai se devi abbattere un muro della cucina per poterti muovere in casa tua? Succede troppo frequentemente qui, dove il maschio non è capace di approcciarsi con una bella ragazza, e allor si lascia conquidere da quella che oltre alle chiappe abbia anche una faccia tosta, e qui ne trovi a bizeffe.
    Questo è un caso; da noi capita di peggio e ce ne lmentiamo senza apere come difenderci.
    Un paio di sberle i più da ragazzini e insegnar loro il rispetto per l'altro sesso sarebbe servito, dico io.

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    1. Interessante un confronto fra la donna italiana e quella tedesca. Il tuo breve racconto conferma che nel nord Europa in prevalenza la donna tende a ritagliarsi un ruolo paritario. Me lo confermi?

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    2. Assolutamnte no, per parafrasare le frase più brutta che abbiano coniato ultimamente, dato che NO è già un assoluta negazione.
      Nel Nord Europa -prettamente in Germania- la donna ha un ruolo di assoluta preminenza, che si risolve in molti casi in un dominio sul maschio. Mi dicono che questo metodo sia arrivato al massimo grado dopo la seconda guerra mondiale: le donne ed i vecchi hanno ricostruito quedsta nazione, mentre gli uomini -frustrati da sconfitte, progionie e vessazioni e soprattutto dall'essere indicati come seguaci fino alla morte di un tiranno in cui avevano follemente creduto. A Berlino hanno combattuto non solamente nei pressi del Bunker della Cancelleria quando oramai la guerra era strapersa, ma anche in cento altri focolai, e non erano reparti delle SS già scappati quasi tutti in Sudamerica, ma reparti di reduci della Wehrmacht.
      Gli è rimasta ai maschi come retaggio disonorevole.
      Forse le prossime generazioni si riprenderanno-

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    3. Questo è decisamente interessante. Ha una motivazione storica ben precisa. Pensavo fosse paritario invece è preminente.
      Comunque, sta di fatto che le nostre origini latine ci rendono diversi a prescindere. Il sistema è stato da sempre tendenzialmente patriarcale. Anche nella fase romana della Storia si è potuto vedere il ruolo neppure comprimario ma proprio assoggettato della donna. Per non parlare del Medioevo, con tutta la cristianità cattolica che per alcuni versi scade nella misoginia pura. I nordici europei hanno avuto il Protestantesimo per prendere tutt'altra direzione.

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    4. Bravissima. Strana questa misoginia del cattolicesimo, considerata la funzione primaria ed assoluta assunta dalla Vergine Maria, con tutte le nefandezze che ne seguirono, tipo caccia alle streghe. La donna accusata di stregoneria -e bastava veramente un niente- veniva legata come un salame e inabissata in uno stagno o un torrente. Se dibattendosi riusciva ad emergere quella veniva considerata la prova della sua colpevolezza in quando il demonio l'aveva aiutata. Se invece affogava veniva compianta come innocente.
      Li masculi, soprattutto quelli in sottana nera da preti e monaci, ce l'hanno sempre avuto nell'anima nera il femminicidio.
      Il Protestantesimo ha emancipato molto la società cristiana nordica, ma non dimentichiamoci quanto i cattolici abbiano cercato di distruggerlo, per farci un'idea di quanto fossero bui quei secula seculorum.

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    5. Sì, è strano, tanto più che l'immagine della Vergine Maria è venerata come una dea. Sotto certi aspetti rappresenta una divinità femminile, come se il cattolicesimo fosse una religione multitasking celata sotto un'aura di monoteismo (per non parlare del culto dei santi...).
      L'abbattimento della leadership cattolica con Lutero ha aperto una nuova via, un modo nuovo di concepire le cose, se guardiamo al suo sedimentarsi anche nei costumi sociali.

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  8. Fantastica questa carrellata storica di cartelloni pubblicitari sulla donna. Siamo partiti con una donna forte che afferma di poter fare tutto come un uomo alla donna inginocchiata davanti a una cravatta...ahi davvero terribile questo declino pubblicitario che, purtroppo, si riflette nei costumi e nella realtà sociale. Finché la donna viene vista sorridente come angelo del focolare, accanto a uno stuolo di bambini o in pose sexi al servizio dell'uomo non ci sarà mai vera evoluzione. Il carico delle attività familiari solo sulle spalle della donna e anche questo un abuso, secondo me. Hai ragione bisogna cambiare il modo di pensare.

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    1. ... e non ho menzionato la cartellonistica degli ultimi vent'anni, dove spesso la donna viene rappresentata come "oggetto", ammiccante e sottoposta alla volontà del maschio. Certi cartelloni pubblicitari si riferivano perfino al femminicidio con una battuta veramente poco edificante anche solo per la dignità maschile.

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  9. Mi sono mangiata l'accento sulla è

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  10. Purtroppo la donna è sempre stata sfruttata dove e quando era più utile, a seconda dei momenti storici. Quindi bene lo sforzo femminile per sostituire gli uomini al fronte nelle fabbriche, soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale, salvo a ricacciarle in casa non appena non c'era più bisogno di loro. Dico sempre che la vera libertà di una donna sta nel poter scegliere senza essere bollate di "qualcosa" al negativo, sia nel fare la casalinga sia nel vivere da single.
    Piuttosto, nell'esaminare la tua carrellata pubblicitaria, mi sono chiesta se la pubblicità non fosse, e sia, uno specchio sociale puntuale, o a volte non sia un passo indietro rispetto alla realtà.

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    1. La pubblicità in fondo è quasi sempre lo specchio fedelissimo di un'epoca. Pensa per esempio allo spot televisivo sulla madre che cerca di svegliare il bambino in tutti i modi. Questa venerazione è di fatto lo specchio di una società che pone il bambino al centro di tutto ma mediante esempi molto negativi, diseducativi.

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  11. Ricordo un pomeriggio universitario di ricerche sulle riviste per un esame sulla pubblicità. Corpo femminile come oggetto abbinato ai più diversi prodotti e spesso smembrato, tanto che in una pausa finimmo per fare una gara: seni contro sederi. Quella volta vinsero i sederi e forse qualche nuovo neurone cominciò a lavorare nel cervello degli imbarazzatissimi maschietti presenti.

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    1. Non mi meraviglia. In Italia in particolare si punta molto sul corpo femminile come oggetto di scambio per l'ottenimento di piacere, anche del tutto lontano dal corpo stesso. Basti guardare le molte pubblicità su merce di consumo che adoperano l'immagine femminile per rendere il prodotto accattivante.

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  12. Post documentario interessante che mi ha affascinato. Certa grafica americana poi, con al centro la famiglia felice, mi riconduce inevitabilmente agli anni dell'infanzia quando era facile reperirla anche nei libri, nelle riviste e nelle cartoline pubblicati in Italia. Ti dirò, anzi, che è da un po' che medito un post in tema e credo che prima o poi (più probabile poi) arriverà ;-)

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    1. Che leggerò molto volentieri.
      Al di là del loro significato, sono immagini davvero assai belle.

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  13. Gli americani dicono "barefoot and pregnant in the kitchen", ovvero che il posto di una donna dovrebbe essere a casa (a piedi nudi, cioè senza scarpe per andarsene), incinta (intenta alla prole) ed in cucina (dedita alle faccende domestiche). Non si conosce l'origine effettiva di questo detto popolare, ma certo guardando queste pubblicità non me ne stupisco. Anzi, ti dirò di più: ci siamo dimenticati dello spot natalizio a tutta metropolitana? "Un ferro da stiro, un pigiama, un grembiule, un bracciale Pandora: secondo te cosa la farebbe felice?"
    Ecco, abbiamo ancora davvero parecchio da fare qui...
    (Io scelgo il ferro da stiro per poi lanciarlo dietro al responsabile marketing, sicuramente uomo, posso??)

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    1. Due cose: anzitutto che emerge sempre più prepotentemente l'anima conservatrice americana. Quello slogan made in Usa svela ciò che gli americani progressisti hanno cercato di inabissare, ma è una lotta impari e l'avvento del conservatorismo di Trump la dice lunga (anche se con questo parrebbe che ogni affermazione possa portare a Trump).
      Seconda cosa, ricordo quello spot e ricordo pure la campagna di sensibilizzazione per la maternità. Manifesti ai limiti dell'insulto e dell'intolleranza. La donna ne emergeva come "fattrice", una giumenta che può e quindi deve riprodursi. Non fosse altro che per contrastare l'uomo nero che ha varcato i nostri confini e che si riproduce, lui. Ben triste, sì.

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  14. La tua ricerca è veramente interessante, Luz. I cartelloni pubblicitari rimandano a una società che non esiste più, nei quali la donna sembra relegata a un ruolo di secondo piano. Ma la mia esperienza è di tutt'altro tipo: provengo da una famiglia di donne fortissime: nonne, zie e la stessa madre con gli attributi che con le donnine mansuete e sorridenti della pubblicità hanno poco a che fare. Figure che rappresentano ancora oggi un esempio luminoso di dignità e di forza femminile, nonostante la loro vocazione totale alla famiglia. Oggi una condizione simile forse è discutibile, ma per me rimane comunque un'eredità da ammirare e non da deprecare. Al contrario, trovo deprecabile che alcune, ancora oggi, scelgano di ricoprire il ruolo della donna oggetto, lasciandosi usare dai potenti e dal mondo dello spettacolo come suppellettili :)

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    1. La donna che in passato si occupava tenacemente della famiglia, che faceva questo di "mestiere", ha tutta la mia stima. Valori ormai tramontati, di cui restano ultimi barlumi nelle nostre madri. Quello che non ho mai sopportato è la tendenza maschilista accompagnata a questa tenacia tutta femminile. La donna forte che si sobbarca la conduzione di una casa e allo stesso tempo ritiene che i maschi di famiglia siano quelli sacri e inviolabili. Atteggiamento tipico italiano, sebbene vivaddio non di tutto il paese.

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  15. Sì, Luz ho capito la tua posizione, è uno spaccato di una mentalità maschilista che in Italia come in altri paesi latini è dura a morire. In ogni caso ti dico, che certe donne che sembravano succubi all'esterno, in realtà guidavano la famiglia e le scelte dei loro mariti forse anche più di noi che in genere abbiamo rispetto per le decisioni del nostro compagno. Le donne che ho in mente io tenevano il coltello dalla parte del manico anche in fatto di soldi e della gestione del patrimonio familiare. Non credo fosse un'eccezione, soprattutto al sud, la famiglia è fortemente matriarcale , lo si può dedurre anche da certe commedie di De Filippo.. Se poi ti riferisci a un certo modo quasi servile della donna di farsi in quattro per gli uomini della casa sì, mi trovi d'accordo

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    1. Ho grande ammirazione per le donne che descrivi, che saranno state a milioni in quegli anni. Non mi piace l'idea delle tante che invece erano totalmente assoggettate alla volontà e il comando del coniuge.
      Fenomeni che non sono scomparsi del tutto, in particolare al sud.

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