sabato 26 novembre 2016

Le notti bianche - Fëdor Dostoevskij

Incipit: Era una notte incantevole, una di quelle notti che succedono solo se si è giovani, gentile lettore. Il cielo era stellato, sfavillante, tanto che, dopo averlo contemplato, ci si chiedeva involontariamente se sotto un cielo simile potessero vivere uomini irascibili o irosi. 

Inizia così il brevissimo celebre romanzo di Dostoevskij che ho avuto il piacere di rileggere ieri, nel silenzio della classe immersa nel compito di Storia. Non credo di essere alla seconda volta, deve trattarsi probabilmente della terza. Di tanto in tanto, sapendo di avere un'oretta e mezza o due di tempo, mi è capitato di afferrarlo dalla libreria e immergermi di nuovo in queste particolari atmosfere. 
Cosa possiede questo piccolo libro - oltre al merito della brevità, diciamolo pure -  da renderlo così affascinante? Probabilmente tutto ciò che rende particolarmente affascinante quello che definiamo "romantico" in senso squisitamente letterario. Sì, perché il suo protagonista, il sognatore di cui non si saprà il nome, ma che incarna perfettamente il carattere e le prerogative dell'eroe romantico, ci conduce attraverso il suo esprimersi in prima persona - quindi rivelando ogni movimento dell'anima - nei pensieri, la cupezza, i desideri, i sogni di questa figura centrale di tanta letteratura.
C'è da dire che Le notti bianche è un piccolo romanzo tragico. Dostoevskij, raffinato narratore, dipinge un ritratto apparentemente "leggero", legato forse ai cliché dell'eroe di metà Ottocento, ma svela pian piano, attraverso il sofferto racconto del protagonista, l'ineluttabilità del destino del sognatore, totalmente e caparbiamente slegato dalla vita, amante delle passeggiate notturne, attento osservatore di cose e genti, consapevole della sua condizione di uomo insoddisfatto. 
Il sognatore ama la città in cui si muove, la Pietroburgo descritta generosamente in alcuni dei suoi dettagli, ne sente il fascino e allo stesso tempo la distanza. La stessa sensazione che gli danno le persone di cui incrocia i passi durante il suo vagare, pur attratto di tanto in tanto da uno sguardo, una cortesia, che gli instillano un po' di fiducia nell'altro. Egli è solo, immerso totalmente nella sua solitudine. C'è come una voluptas dolendi in questa solitudine, il che è tipico dell'eroe romantico, cosciente di non avere vie di fuga nel mondo. 
Poi il "miracolo", l'incontro con Nasten'ka, una ragazza di appena diciassette anni che catalizza la sua
Fëdor Dostoevskij (1821 - 1881)
attenzione, una sera, per caso. Ciò non accadrebbe se Nasten'ka non fosse immersa nella sofferenza d'amore, e di fatto è questa tristezza che attrae il sognatore, destinato a intrecciare con lei una profonda e sofferta amicizia che durerà appena quattro notti. Sulle prime, il sognatore crede di poterne esserne il "salvatore", non conoscendo i motivi della sua costernazione, e si getta a capofitto in questa amicizia speranzoso di fare breccia in lei, arditamente certo che stia avvenendo "qualcosa" nella sua vita vuota di senso, poi lo svelamento della storia di Nasten'ka gli mostra ancora una volta che il suo destino non è la felicità. Il giovane è innamorato, Nasten'ka invece ama un altro, qualcuno che aveva promesso di tornare e che invece pare essersi volatilizzato. Dopo aver sentito il racconto di Nasten'ka, il sognatore non fugge lontano da lei, ma le resta accanto, pur travolto dai sentimenti che a un certo punto deve necessariamente rivelare. In ciò il protagonista è fedelmente legato ai valori del Romanticismo. Si immerge totalmente nell'angoscia della ragazza, nutrendosi della sensazione salvifica che sente gli stia donando l'amarla, consapevole al tempo stesso di essere immerso nella sua propria sofferenza del non essere oggetto dei sentimenti di lei. 
Un vortice nel quale troneggia l'ineluttabile: Nasten'ka le è stata destinata solo per un breve lasso di tempo in cui lui, amico devoto, può offrirle il braccio su cui sostenersi, e nulla di più. 
Mentre la ragazza corre verso la risoluzione alle sue angosce, il sognatore si richiude fra le pareti della sua angusta cameretta, il suo non-luogo da cui fugge ogni sera immergendosi nel buio - il non-luogo che è l'antitesi della vibrante Pietroburgo oltre le finestre - che ora gli appare il solo rifugio possibile. Ci si potrebbe attendere un epilogo come nel Werther di Goethe o nell'Ortis di Foscolo, ma invece il sognatore sceglie la rassegnazione, il ritorno ai pensieri consueti di inadeguatezza verso gli uomini, il mondo, tutto. 
Da questo romanzo, Luchino Visconti girò un film nel quale l'intreccio fu riadattato e ambientato in epoca contemporanea.  
Le notti bianche, film del 1957

Avete letto "Le notti bianche"? Cosa avete letto di Dostoevskij?

12 commenti:

  1. "Le notti bianche" è l'unico libro che ho letto di Dostoevsky, e l'ho letto due volte, con un intervallo tra la prima e la seconda volta di circa venticinque anni. Se si eccettua la Cvetaeva, non mi sono mai dato alla letteratura russa.
    Volevo avere un assaggio della scrittura di Dostoevsky e ho approfittato della brevità, e dell'alta considerazione di cui gode l'opera, anche se posso immaginare che leggere "L'idiota" o "Memorie del sottosuolo" sia ben altra esperienza. Mi sembra comunque una storia dagli accenti universali, che colpisce dritto al cuore, come traspare bene anche dalla tua recensione.

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    1. Sono nelle tue identiche condizioni. Devo intraprendere una lettura seria di almeno tre delle grandi opere di Dostoevskij: "L'idiota", "Memorie dal sottosuolo" e "Delitto e castigo".
      Dalla postfazione al libro, di André Gide, leggo che Dostoevskij è lo scrittore russo che fa uno scandaglio introspettivo dei suoi personaggi, il che lo distingue dagli altri. Per i miei gusti in fatto di letture, questo è un aspetto in più che mi rende certa che leggerò quei tre romanzi.

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  2. Di Dostoevskij ho letto: Note invernali su impressioni estive, una breve raccolta di appunti di viaggio dell'autore russo, Povera gente, il suo primo romanzo, non eccelso ma pieno di spunti interessanti e poi Le notti bianche letto cinque anni fa (a vent'anni, l'età giusta per berselo avidamente la prima volta) ma non serbo un ricordo fortissimo della lettura, infatti conto di riprenderlo prima o poi, possibilmente in un'edizione diversa (lo lessi su quella a 99 cent della Newton...).
    Proprio in questi giorni invece sto iniziando , il monologo di un uomo che racconta a se stesso la triste vicenda della moglie appena morta suicida, il cui corpo ancora giace accanto a lui. Dall'introduzione sembra un testo molto interessante e denso, nonostante conti solo 72 pagine. Staremo a vedere!
    Buone letture e a presto :)

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    1. Proprio in questi giorni sto iniziando "La mite" - pubblicando il commento il titolo era scomparso!

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    2. Julia, benvenuta e grazie per la tua risposta.
      Mi incuriosisce questo monologo, che non conosco, e certamente leggerò la tua recensione. Conosco quelle edizioni della Newton e a volte non sono proprio un supporto "felice" per apprezzare ciò che leggiamo.
      P. S. Seguirò volentieri il tuo blog, che mi piace.

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  3. Tanto di cappello di fronte alle notti bianche di Dostoevskij. Credo sia uno dei libri che più di ogni altro ho letto e riletto, anche se non sempre dall'inizio alla fine.
    La prima volta credo avessi avuto più o meno vent'anni, uno di quei periodi nei quali spesso letture come questa si vanno proprio a cercare. Una storia che può fare molto male, specie se lo si legge nel momento giusto (o sbagliato, dipende dai punti di vista) della propria vita. Difficile non immedesimarsi nell'anonimo protagonista; necessariamente anonimo mi verrebbe da aggiungere, forse proprio per facilitare quel processo di immedesimazione che Dostoevskij aveva in mente.
    Il film di Luchino Visconti è riuscito perfettamente a cogliere l'atmosfera che si percepisce in quelle pagine, sarà forse per via del bianco e nero, sarà forse per via di quei paesaggi immersi nella bruma. Una visione imprescindibile... e con un Marcello Mastroianni insuperabile!
    Aggiungo che giusto un paio di anni fa ho assistito, freqantando un festival di cinema, ad un'ennesima trasposizione de "Le notti bianche": si trattava di un film intitolato "Priklyuchenie" (Adventure), del regista kazako Nariman Turebayev. Siamo ovviamente lontani anni luce da Visconti ma ricordo che mi aveva colpito la capacità del regista di spostare la scena in un luogo e in un'epoca completamente diversi. Solo nel finale mi ero reso conto di essere di fronte ad una storia che conoscevo già così bene....

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    1. Scusa, TOM, avevo perso questa tua risposta.
      Non ho visto il film di Visconti, me lo "regalerò" in questi giorni di festa, magari. Mi incuriosisce quella versione del regista kazako di cui ti accorgi solo alla fine trattarsi di una storia che conoscevi assai bene.

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  4. io dopo la lettura di questo libro ho scoperto di non essere affatto romantica: quando il sognatore ha portato la lettera all'altro, lo avrei preso a sberle.... che brutta persona che sono ;)

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    1. Invece è comprensibile! :) Ammetto di essere rimasta stupita anch'io. Ma sarà la forza dell'amore, e qui l'autore vuole farne una rappresentazione purissima.

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  5. Non ho letto il libro e nemmeno visto il film, mi ha colpito l'accostare Dostoevskij al romanticismo :O Sarà che io lo conosco unicamente per il meraviglioso capolavoro I fratelli Karamazov, letto poco tempo fa *__* Mi ha letteralmente sconquassata questa lettura: sai quando termini un libro e ti occorrono un po' di giorni per fare un minimo di chiarezza su ciò che ti ha provocato??? Ecco, ne sono uscita così XD E devi leggerlo, quando sarà il momento adatto.

    (Tu non sai da quanto volevo commentare questo post, che mi invoglia a un recupero del titolo!!!)

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    1. Allora devo leggere assolutamente I fratelli Karamazov.
      Mi piace questa tua sensazione di esserne uscita "sconquassata". :)

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