mercoledì 30 novembre 2016

Giudicare un libro dalla sua copertina? Forse sì...

Uno degli aspetti che accomunano tutti i bibliofili è senza dubbio l'osservazione della copertina, questo "abito" di cui sono rivestititi i libri, una sorta di vetrina che dovrebbe offrire un'idea di ciò che vi è contenuto. Apparentemente un aspetto secondario rispetto al valore del messaggio espresso dal libro, in realtà uno degli aspetti fondamentali della sua pubblicazione e distribuzione.
Un tempo i libri venivano distribuiti in una veste tipografica neutra, il colore della copertina era quello del cuoio, il materiale di cui il libro era rivestito, e tutt'al più l'editore, all'epoca figura non ben definita e assimilabile allo stampatore, si riservava il vezzo di un piccolo marchio sul dorso o sulla copertina. Oggi la "veste tipografica" di una pubblicazione rappresenta una delle voci fondamentali della sua distribuzione.
Ci piace pensare che un libro "non vada giudicato dalla sua copertina" - sapevate che questo principio assai diffuso in realtà è una metafora espressa nel film Rocky Horror Picture Show? - ma poi la maggior parte di noi si lascia ipnotizzare da una bella "facciata", quasi come se le indicazioni in seconda e quarta di copertina finissero per un attimo in secondo piano. E sì che potremmo elencarne di libri che possediamo perché li abbiamo amati "a prima vista", prima di scoprire che magari erano anche buoni da leggere. Dalla mia esperienza, sono portata a pensare che 8 volte su 10 a una bella copertina si accomuni un buon contenuto, mentre a volte può capitare di perderci dei buoni libri solo perché diffusi in una veste tipografica inappropriata e brutta. Da buoni bibliofili, dovremmo bypassare pressoché del tutto questo aspetto e andare al sodo, ma... 
Comunemente è l'editore che sceglie il tipo di copertina per una pubblicazione. La narrativa "commerciale" - per usare un termine col quale voglio indicare il suo collocarsi in basso rispetto a quella "alta", di qualità, o semplicemente "classica" - spesso presenta soluzioni editoriali piuttosto
Una celebre collana Penguin Books
discutibili per quanto riguarda la copertina, il che avvalorerebbe la teoria secondo cui copertina e contenuto si assomigliano molto. Più raramente accade che un libro sia pubblicato con chiari riferimenti da parte dell'autore, in proposito basti citare Il giovane Holden al suo esordio, per il quale Salinger dettò tutte le condizioni di pubblicazione, con in primis l'obbligo da parte dell'editore di mantenere una copertina essenziale, senza immagine alcuna, con titolo e autore.
Ci sono editori con un marchio di fabbrica talmente riconosciuto e di valore che la copertina finisce per sovrapporsi al libro stesso, o addirittura a dargli un valore. Così il caso di Penguin Books (che ha chiuso ufficialmente battenti pochi anni fa per una di quelle fusioni che finiscono col fare danni a un marchio storico come questo), il brand riconoscibile dal grazioso pinguino e dai colori vivacissimi.
Il logo Einaudi
Per restare in casa nostra, potremmo citare le collane Einaudi, contraddistinte dal noto marchio in cui campeggia uno struzzo e la scritta in latino "spiritus durissima coquit" - alla lettera "lo spirito digerisce le cose più dure" - in riferimento all'impegno profuso pur in anni difficili come quelli del regime fascista.
E che dire dell'ottima veste tipografica di Fazi Editore, che ha fatto dell'eleganza il suo marchio di fabbrica? Le copertine di Fazi sono tutte piacevoli, nessuna esclusa, segno che l'investimento in questo aspetto rappresenta parte del concept di questa CE.
Assai spesso gli editori si avvalgono di bravi illustratori per dare carattere a una pubblicazione, e qui si aprirebbe un orizzonte troppo vasto elencando le migliori prove in proposito. Basterà citare alcuni esempi a mio parere eccellenti.
A fronte di illustratori di cui non riesco ad apprezzare il tratto, ce ne sono alcuni talmente bravi da suscitare un innamoramento immediato nei riguardi del libro in sé, come è capitato nel caso di una delle innumerevoli edizioni di Alice nel Paese delle meraviglie, con copertina (e illustrazioni) di Rébecca Dautremer. Copertina ammaliante, con una Alice di profilo, capelli neri e sguardo incantato.
Altra magnifica copertina è quella del libro I segreti di Heap House, disegnata dal suo autore assieme a tutto l'apparato di illustrazioni. Per non parlare dell'ultima edizione italiana della saga di Harry Potter, ben più efficace della precedente che era stata illustrata da Serena Riglietti - della quale mi piacque solo la prima delle sette copertine - e adesso affidata invece a Jim Kay.


Tornando a copertine non illustrate da disegnatori ma progettate da grafici di talento, qui sotto pubblico tre esempi di copertine a mio parere eccellenti, molto diverse fra loro e ciascuna straordinariamente efficace. La loro bellezza sta non solo nel tratto in sé ma nell'assoluta coerenza fra copertina e testo. Le prime due opere sono celebri, quindi reinventare diverse edizioni è difficile e richiede la maestria di chi sa proporre qualcosa di non visto, che renda accattivante la pubblicazione al punto che molti bibliofili probabilmente desiderano possederne un doppione. La terza è semplicemente geniale, poiché esprime in pochi tratti l'essenza di un volto e il suo forte potere evocativo.


La copertina ha su di voi un certo ascendente? Quale vi ha particolarmente conquistato?

45 commenti:

  1. Ragionamento che non fa una piega. Anzi. Sicuramente il contenuto è primario, ma lo diamo per scontato, c'è poco da dire. Una bella copertina è il valore aggiunto, alle volte l'unico mezzo per veicolare i contenuti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E oggi oltremodo necessario perché ci sia garanzia di vendita del prodotto.

      Elimina
  2. Argomento vastissimo quello che hai toccato, e sono d'accordo su tutto ciò che hai scritto (tra l'altro, adoro anche io la Dautremer!).
    Quand'ero ragazzina e conoscevo ancora poco della letteratura, la copertina era la prima cosa che mi avvicinava ad un libro, ma poi la decisione di acquistarlo o meno era subordinata alla trama riportata in quarta di copertina. Quando più tardi ho iniziato a frequentare i mercatini dell'usato, invece, lo stupore di trovare libri ad uno o due euro mi ha fatta impazzire ed in un primo momento mi portavo a casa qualunque titolo mi interessasse, a prescindere dal suo stato o dall'edizione. Oggi sono cambiata molto, e potrei dire di essere una lettrice-collezionista... I libri che compro hanno un grande valore per me, staranno sugli scaffali della mia libreria per il resto della mia vita. Ho le mie case editrici preferite, anche se non snobbo nessuno (ok, la Newton sì). Di ogni libro che desidero, lo desidero in una specifica edizione, il che dipende dalla copertina, dal rapporto qualità-prezzo e quando si tratta di un classico o di un testo importante, dipende anche dall'apparato di note, introduzioni ecc che può offrirmi. Insomma, faccio un po' la schizzinosa, ma devo dire che ne vale proprio la pena perché di rado mi trovo in mano un libro brutto o presentato male.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il discorso riguardante le note introduttive e quant'altro esula verso altri aspetti, che magari richiederanno approfondimento a parte. Piuttosto mi hai riportato alla mente il mio "vizio" di comprare quelle bancarelle, tanti anni fa, quando fummo investiti da una quantità enorme di libri a buon mercato, spesso anche in ottime edizioni. Concomitante al fenomeno, quello degli acquisti in edicola, e proprio la Newton faceva dei prezzi stracciati, per esempio la formula "100 pagine a 1000 lire". In questo modo, lo ammetto, ho avuto la possibilità di avere il mio primo incontro con i grandi classici, molti dei quali poi ricomprai in una veste non economica. Queste pubblicazioni non avevano nulla di bello in copertina, che anzi era giallastra e con carta di riciclo, ma a parlare era il titolo, l'autore.
      Insomma, uno dei rari casi in cui a importare era realmente solo il contenuto.
      Abbiamo molto in comune, Julia.

      Elimina
  3. Altroché.
    Oggi i vari sistemi di comunicazione si contaminano a bestia.
    Come per una canzone (che ha spesso bisogno di un videoclip, almeno come valore aggiunto), anche per un libro l'occhio vuole la sua parte.
    E' arte, è parte del libro stesso, in un frangente collaterale.

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, e io che amo pazzamente la grafica (mi assemblo da sola perfino le locandine degli spettacoli teatrali), ritengo come te che sia "arte".

      Elimina
    2. Ecco, e allora capisci perfettamente cosa intendo.
      Arte che si contamina con altra arte... :)

      Moz-

      Elimina
  4. Difficilmente compro un libro di cui non mi piace la copertina. Succede, per fortuna, visto che perdo la testa per il contenuto anche se l'involucro non era il massimo, ma tendo a leggere storie che hanno una cover... piacevole. Negli ultimi mesi mi ero fatta conquistare da quella di "Borderlife". Peccato che la storia non fosse memorabile come pensavo. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Insomma hai vissuto anche tu entrambe le esperienze.
      Ho visto la copertina cui ti riferisci, me la sono cercata or ora in rete. Beh, attraente, in effetti.

      Elimina
    2. Vero? Il libro è bello, ma me l'aspettavo più intenso.

      Elimina
  5. Io vado controcorrente e dico che la copertina non mi influenza praticamente mai. La considero come uno spot pubblicitario: può essere molto grazioso, ma non ti dirà mai la verità, cercherà solo di rifilarti il prodotto pubblicizzato.
    Se vedo copertine particolarmente belle sul piano grafico realizzate da esperti di design, beh in quel caso... leggo sulla controcopertina chi è il designer che l'ha creata e cerco un libro con le sue illustrazioni :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Uhm... diffido un po' di chi dice di poterne fare totalmente a meno (lo scrivo in modo franco e ironico, ovviamente).
      Questo aspetto rappresenta oggi più che mai una parte rilevante del marketing. Essere scettici ci sta, ma non totalmente o categoricamente. Dai, Ariano, avrai anche tu una copertina prediletta che si accorda perfettamente col contenuto. ;-)

      Elimina
  6. Tutti sappiamo che l'abito non fa il monaco, ma ci facciamo influenzare lo stesso da come una persona è vestita. Lo stesso vale per le copertine: per quanto proviamo ad andare oltre, ci lascia un'impressione positiva o negativa.

    Le copertine di Harry Potter non mi sono mai piaciute. Ho passato la mia infanzia e metà dell'adolescenza a chiedermi che senso avessero... Però ho amato la storia e lo stesso vale per la maggior parte dei libri di Bianca Pitzorno e Roald Dahl (scusatemi, ma a me i disegni di Quentin Blake proprio non piacciono).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Su Quentin Blake mi divido, non saprei ritenerlo uno dei miei prediletti ma neppure lo scarterei.
      Mi sa proprio che uno dei miei prossimi post sarà esclusivamente sull'illustrazione e mi piacerà leggere il giudizio di tutti in merito alle proposte che inserirò. :)

      Elimina
  7. Io, come ho detto altre volte, sono appassionato della vecchia grafica dei tascabili anni '60 e '70. Ho, per esempio, molti dei vecchi Oscar Mondadori nella loro prima veste grafica che per me rimane la migliore. Stesso discorso per i pocket Sansoni o Longanesi. Ma ciò che più amavo erano gli Urania con le copertine di Karel Thole. Alcuni li conservo solo per quelle.
    Per quel che riguarda i non pocket mi piacciono graficamente le edizioni Adelphi, Guanda e Se, che hanno stili abbastanza simili tra loro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In generale quindi le collane, e in particolare tutte quelle che presentano una grafica lineare, semplice, e probabilmente proprio per questo efficace. Anch'io amo gli Adelphi, che si riservano questa essenzialità accanto a una qualità dei materiali.

      Elimina
  8. Io a momenti neanche ci faccio caso alle copertine. Piuttosto mi perdo nella quarta e bisogna dire che poche volte ne viene realizzata una "adeguata": molto spesso mi da la sensazione del tentativo di venire turlupinato (cioè che il contenuto non sia all'altezza dell'entusiastica quarta), lasciandomi desistere.
    Personalmente a me piacciono molto le copertine della Marcos y Marcos con quelle tonalità pastello che usano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho appena guardato nella mia libreria e... non ho nulla di Marcos y Marcos, che pure ha ottime edizioni. Sacrilegio. :-(

      Elimina
  9. Io mi ricordo ancora le copertine dei romanzi di Salgari della mia adolescenza, edizioni Paoline. Erano molto classiche e figurative, ma di grande impatto.Le copertine sono importantissime, ricordo che quando lavoravo come interna in casa editrice scoppiavano risse furibonde sulle copertine, e parliamo di corsi di scolastica di lingue straniere, e non di narrativa! Ultimamente guardo poco le copertine, mi baso molto sul passaparola per leggere e acquistare i romanzi; però convengo che ci si lascia influenzare... eccome!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Conosco quelle edizioni di Salgari, non sai quanto ne sono piene le biblioteche (o pseudotali) scolastiche, che spesso attingono ai vecchi libri di generosi donatori per rimpolparsi un po'.
      Mi affascina quel tuo periodo di lavoro in una editrice scolastica, poi ti scrivo di una cosa che avrei in mente di provare.
      Buona idea basarsi sul passaparola, che però dovrebbe riguardare anche le edizioni. Metti un romanzo mal tradotto e male impaginato da un editore che distribuisce libri "scadenti". Sia mai! :)

      Elimina
  10. A proposito... hai cambiato la "copertina" del blog? Ho sempre amato quel quadro di Hopper. :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sìììì! Grazie per questa osservazione. Questo blog ha cambiato spesso abito e per una come me, assai legata al suo "senso", non è facile trovare uno stile. Anch'io adoro Hopper e questa opera in questo momento descrive perfettamente il nuovo corso di questa esperienza di scrittura. I nostri guest-post ne sono stati in qualche modo un inizio. Arricchirlo di nuovi spunti, sui quali sto pensando.

      Elimina
  11. Ciao, bella la nuova veste del blog, per rimanere in tema:)
    Io guardo molto la cover, è un po' il biglietto da visita del libro. Certo, non è l'unico fattore. La primissima cosa che mi attira è l'autore. Se lo conosco e lo amo, non basta una cover orribile a farmi desistere dall'acquisto (certo, qualche parolaccia mi scappa). Se invece non conosco l'autore, sono cover e titolo ad attirare l'occhio, a mio parere. Poi guardo la trama (la guardo sempre, se non mi interessa il libro può essere il più bello - esteticamente - del mondo, ma non lo prendo). Alcune CE sono particolarmente raffinate. Apprezzo moltissimo la già citata Fazi e la Neri Pozza. Mi piace molto anche NN, ed Einaudi. E Iperborea. E molte altrexD
    Fra l'altro, a parte la cover il libro ha tutta una dimensione tattile per me importantissima. Ad esempio, vado pazza per gli Iperborea, particolarissimi. Mi piacciono molto i libri "morbidi", non in copertina rigida (al momento mi sfugge il nome, mannaggia!). Insomma, mi faccio infinocchiare facilmentexD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Iperborea per altro si è inventata anche un formato diverso dal solito, il che concorre alla sua "unicità".
      Grazie per aver apprezzato la nuova "cover". ;-)

      Elimina
  12. Non faccio caso alla copertina di solito, anche perché più spesso ho con me una lista di titoli da acquistare :P Quindi, nel mio caso, l'osservazione è soltanto successiva: adoro le copertine delle collane eleganti delle vecchie CE, quelle monocolore, quelle possibilmente semplici con immagini astratte.
    Se devo citare espressamente le CE che a mio avviso azzeccano quasi sempre la cover scelgo: Adelphi-Piccola Biblioteca soprattutto, Iperborea, Guanda, Minimum Fax, Voland, collana Grandi Classici Mondadori (vecchia), Einaudi in generale con riserve.
    Un caso contraddice quanto scritto finora :D ossia l'incontro, nella libreria di fiducia, con il meraviglioso Creazione di Gore Vidal, del quale non sapevo nulla all'epoca, che mi stregò con la sua bellissima copertina nell'espositore a cestello delle novità: totalmente bianca con una "O" argentea nel centro, ovviamente un rimando all'ouroboros *_*

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho dato un'occhiata all'edizione Fazi di "Creazione"... Bellissimo impatto visivo, che è impossibile che sfugga all'occhio anche di un osservatore distratto. Questa grafica essenziale mi affascina molto.
      Mi incuriosisce l'aspetto di come conservi i tuoi libri sugli scaffali. Per editore, prediligendo quella uniformità delle collane?

      Elimina
    2. Allora... tendo a suddividere per argomento/genere (intendo "teatro", "poesia", "classici", ovvero grandi categorie eh) e poi per edizioni, colore/collane, sì XD In verità posso ritrovare tutto - circa - ad occhi chiusi, diciamo che è una disposizione mentale prima, in qualche modo realizzata praticamente XD (non tutto è così perfetto, sia chiaro!)

      Elimina
    3. Io preferisco non ordinare per collana, proprio per evitare quelle librerie troppo monocolore o troppo "in ordine". Ho suddiviso per nazionalità degli autori e ho una multicolorata biblioteca, anche se non mi sembra di trovare tutto a occhi chiusi come te.

      Elimina
  13. Complimenti per la nuova veste grafica, molto bella e attrattiva! Riguardo alle copertine dei libri devo dire che anche io vengo catturata dai colori, dalle immagini e dalla sua forma. Sicuramente è un elemento importantissimo e a volte decisivo ma purtroppo non sempre corredato da una bella introduzione, note bio e bibliografiche e a quel punto mi sento ingannata.Le copertine che ho sempre trovato non solo belle ma originali sono quelle dei gialli di Agatha Christie, molto "inglesi".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per aver apprezzato la nuova veste grafica, Michela.
      Quindi anche tu sei sensibile alla veste tipografica di un libro. Il giallo delle collane di genere è certamente attraente, forse è proprio il genere che ha tenuto fede a un colore e solo a quello, e per questo resta perfettamente riconoscibile.

      Elimina
  14. Un bel libro è un bel libro a prescindere, ne ho letti di meravigliosi con copertine orrende (in particolare una raffinatissima antologia della mia autrice preferita pubblicata con una copertina su cui campeggia una sorta di vampiro su una lapide che non ha nulla nulla a che vedere con il contenuto), ma è chiaro che una bella copertina aderente al libro è meglio. E qualche volta, sì, influenza anche l'acquisto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In particolare, non ti sembra che i libri fantasy o fantathriller abbiano copertine banali, con quelle illustrazioni puntate su una grafica "invadente"? Di solito proprio questi generi vengono distribuiti con un "abito" davvero brutto.

      Elimina
    2. Veramente brutti, poveretti. Alcuni in edizione originale hanno delle copertine meravigliose... Sig...

      Elimina
  15. Per quanto mi piaccia dire che la copertina non conta, devo ammettere che mi lascio spesso incantare dalle belle copertine: difficilmente resisto dall'acquistare un libro con una copertina che mi piace moltissimo (anche se a volte rischia di rivelarsi una delusione) e a volte mi disturba quando un libro che vorrei tantissimo leggere ha una copertina che non mi piace. Ovviamente poi la trama è sempre la cosa più importante e non ha mai la meglio sulla copertina: un libro valido con una copertina brutta lo comprerò comunque. Però mentirei se dicessi di non lasciarmi spesso influenzare dalla grafica della copertina.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il punto è proprio questo, non lasciarsi ingannare dalla bellezza dell'involucro. Per fortuna che accade molto raramente che a un buono studio di immagine non si accompagni un buon contenuto.

      Elimina
  16. Le copertine sono sempre la prima cosa si nota e sarebbe assurdo sostenere il contrario. Senza una bella copertina (e senza un bel titolo) difficilmente si concede al libro la chance di poter essere prelevato dallo scaffale della libreria e di gettare l'occhio alla quarta di copertina. Purtroppo il più delle volte ad una bella copertina non corrisponde un'altrettanto bel contenuto, ma questo è un altro discorso. Siamo nel mondo del marketing ed è ovvio che non è tutto oro ciò che luccica. Le copertine oggi sono fatte per attirare quelle persone che della quarta di copertina non frega poi molto... basta che una copertina somigli vagamente a quel paranormal romance di cui parlano tutti ed il gioco è fatto. E' lo stesso meccanismo per cui, anni fa, le librerie erano piene di titoli che contenevano la parola "codice".
    Personalmente preferisco copertine più "timide", meno sgargianti, come quelle delle vecchie collane Einaudi con lo struzzo, o quelle Adelphi, o quelle della già citata Marcos Y Marcos (di cui possiedo però solo tre John Fante).. oppure quelle meravigliose (e ingiustificatamente costose) pubblicazioni delle edizioni SE.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per essere passato TOM.
      In questo fine settimana sto seguendo un workshop sull'immagine da offrire al pubblico nella fase di promozione di uno spettacolo, e il principio è molto simile a quello che si applica per la promozione di un libro. Colori, immagine, font giusto per il titolo. Sono essenziali per vendere.

      Elimina
  17. Anche per me, lo ammetto, la copertina ha un grande peso nella scelta dei libri: quando devo decidere quale edizione di un classico acquistare, se non posso affidarmi alla conoscenza del traduttore, la copertina è determinante (dal solo abito, per esempio, mi sono fatta influenzare nell'acquisto di Guerra e pace). A volte, poi, per la sola copertina vorrei ricomprare libri che già possiedo (ad esempio l'Odissea, unico poema classico che non possiedo nella serie Einaudi, con le figure greche e romane essenziali e fluorescenti). Condivido l'entusiasmo per le copertine di Fazi editore e ci aggiungo quello per la fiabesca grafica di Iperborea, che rende ogni volume un piccolo gioiello non solo per il suo contenuto ma anche per l'elegante presentazione estetica.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Capita infatti di voler riacquistare, mi è successo con un'edizione di "Jane Eyre", troppo appetibile per perderla anche se in fondo si trattava della semplice economica Oscar. L'immagine in copertina e le ghiotte note di introduzione mi hanno indotta al doppione.
      Quale edizione di "Guerra e pace" possiedi?

      Elimina
    2. Una cartonata della Garzanti completamente rivestita con un dipinto che rappresenta la ritirata dei Francesi attraverso la Beresina... ne sono innamorata!

      Elimina
    3. L'ho cercata e trovata in rete. Hai ragione, è un'edizione assai bella. Stai seguendo la serie su LaEffe? Davvero ben fatta.

      Elimina
  18. La copertina è importante per le mie scelte di lettura, soprattutto quando acquisto in libreria o prendo in prestito dalla biblioteca. Nell'ultimo caso mi permetto di andare a istinto, come se fossi in un negozio di frutta e verdura e venissi colpita da una bella mela o da un cavolfiore monumentale. Acquistando online l'impatto della copertina diminuisce un po', ma non sparisce.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi piace questo paragone con un negozio di frutta e verdura. Mi sento allo stesso modo quando vago lentamente fra gli scaffali di negozi e biblioteche. :-)

      Elimina
  19. Sì, sì, per me la copertina è fondamentale. L'impatto visivo, che è sempre il primo, ha la meglio su tutto il resto, quarte di copertina, incipit, ... Certo, se è un libro che comunque ho intenzione di leggere, in qualunque veste me lo si presenti, io lo acquisto, ma se vado in libreria per scegliere qualcosa la copertina è quella che mi fa soffermare su quel libro.
    Aggiungo la grafica delle edizioni Iperborea: bellissima, di grande effetto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti percepisco molto diretta su questo aspetto.
      Brava, Marina.

      Elimina