martedì 19 maggio 2015

Burnout

Sia chiaro: non sono il tipo di insegnante fotografata in queste immagini, è un cliché che non mi appartiene. 
Insegno Lettere nelle scuole medie ormai da un quindicennio, di ruolo dal 2008, e sono il tipo da jeans e giacca sportiva, borsa pachidermica al fianco, scartoffie in disordine fra le braccia. Sono nella categoria "nuove leve", sto poco in cattedra, sono una "passista" in classe, mi capita anche di sedermi fra i ragazzi.
Mi piace utilizzare le cose in modo creativo, e mi hanno detto che le mie lezioni di Storia paiono monologhi teatrali (!) Nonostante mi possa annoverare fra gli insegnanti "cool", un termine che prendo a prestito dall'inglese e dai miei giovanotti di terza, anch'io secondo le stime sarei a rischio "burnout". Il bornout è termine che si utilizza per tutti quei lavoratori che hanno condizioni di stress elevato, derivante soprattutto dalla condizione di relazione interpersonale accentuata. Si tratta di Assistenti Sociali, Educatori professionali (specie quelli che agiscono in situazioni "limite": tossicodipendenze, devianze, ecc.), addetti a front-office per molte ore al giorno, perfino selettori del personale e "motivatori" dei quadri dirigenti d'azienda.

Devo dire che di docenti, cioè di colleghi, in vero e proprio bornout non ne ho mai conosciuti, mi sono, però, imbattuta in colleghi/colleghe che hanno maturato vere e proprie patologie psichiche e colleghi che sono entrati in sofferenza psichica a causa dello stress da relazione. Gestire una o più classi con 20/25 ed anche 30 bambini, ragazzi, pre-adolescenti o adolescenti/giovani che non hanno tutti la medesima motivazione alla frequenza scolastica e non posseggono il medesimo supporto dalla famiglia, non è per niente facile. 
Ogni gruppo classe è diverso dall'altro, perché diversi sono i ragazzi inseriti ed eterogeneo il gruppo che si determina. Se in una classe può funzionare fare "l'amicona" o la "bonaria" per "coinvolgere" gli studenti alla lezione, in un'altra potrà servire apparire più severi o più "seriosi"... il tutto senza creare delle reali disparità di trattamento didattico-valutativo tra le classi e, quindi, tra gli studenti. Si chiede all'insegnante, in altre parole, di saper mutare rapidamente e credibilmente "modalità di approccio relazionale" a seconda del gruppo che incontra. Il rischio "schizofrenia" (non parlo della patologia, naturalmente), è evidente ed è stancante. Per questo "fare teatro", ad esempio, può essere di grande utilità per il docente. Insegnare e relazionarsi non significa "recitare uno o più ruoli", per carità! Ma imparare a gestire "diverse interpretazioni o perfomances" a seconda dei diversi "uditori" è cosa molto opportuna.
Cerco di centellinare le mie energie, ne sto diventanto sempre più consapevole. E' importante tenersi sotto controllo, saper gestire dinamiche e relazioni in modo intelligente, mediare, essere diplomatici e perfino "strategici". Questo è un mestiere che si impara sul campo, è innegabile.

23 commenti:

  1. Stavo per scrivere "non sai come ti capisco", ma immagino che tu lo sappia!
    Io in più sono precaria, sballottata di anno in anno qui e là e con una certa ansia dovuta all'imminente riforma...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il reclutamento dei docenti è l'aspetto più delicato della riforma. Spero che queste assunzioni previste saranno effettivamente realizzate. Tu in che fascia sei?

      Elimina
    2. In quella degli eliminati: seconda fascia. Troppo giovane per aver fatto la SISS e l'ultimo concorso (in cui dovevi esserti laureato prima del 2002), mi sono abilitata a marzo con il PAS e, a quanto pare dalla votazione di ieri, ho solo buttato tempo e denaro.

      Elimina
    3. Ahi, mi dispiace... Mia sorella, che è architetto, sta tentando a Reggio Emilia questo ultimo treno dei Pas. Sta messa maluccio perchè insegna da poco ed è senza abilitazione. Lei è convinta che non ci sia nulla da fare ma sta tentando ugualmente il tutto per tutto.
      Sono certa che, nonostante i presagi non siano felici per moltissimi insegnanti, la scuola ha comunque bisogno di copertura cattedre. Ricordo che quando andai a scegliere per il ruolo c'era un enorme registro pieno di cattedre per l'insegnamento di Lettere nelle medie (io ho scelto questo perchè avevo il mio monte punti quasi totalmente in questo grado di scuole, poco altro per aver insegnato un quadrimestre in un Liceo scientifico), insomma i posti vacanti ci sono e ci saranno anche con questa ondata di assunzioni annunciata, perchè i docenti in dirittura d'arrivo per la pensione sono migliaia.

      Elimina
  2. Posso dire di capirti. Io ho dedicato all'insegnamento solo tre anni della mia vita. Due come insegnante di arti marziali e uno come insegnante di sceneggiatura di fumetti. E' veramente dura avere a che fare con determinati soggetti ed è matematico che ce ne sia almeno uno per classe :P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, Ivano, insegnare da una cattedra, in un sistema scolastico come quello italiano, è veramente arduo. Stamani riflettevo sul mio grado di motivazione a questo mestiere. Diminuisce in proporzione al livello dei servizi e di preparazione del dirigente scolastico, ma questa è una lunga storia.
      Insegnante di sceneggiatura di fumetti? Dove precisamente?

      Elimina
    2. A Firenze, in una scuola privata di nome ICIP. E' successo più o meno per caso, nel 1992: un mio amico (che adesso disegna fumetti, soprattutto per l'America) non poteva permettersi di continuare a insegnare e ha proposto me come suo sostituto. I responsabili della scuola, che evidentemente si fidavano di lui, non mi hanno fatto problemi.
      Avrei anche continuato l'esperienza, ma l'anno successivo ha aperto a Firenze la Scuola internazionale dei comics e la mia scuola ha trovato inevitabile chiudere il suo corso di fumetto.

      Elimina
    3. Pensa che tanti tanti anni orsono, i primi anni Novanta, feci l'esperienza di un mio romanzo a fumetti, ambientato a New York nel mondo dell'alta moda. Sceneggiatura mia! Non disegno da una vita. Un mio docente universitario, di Semiologia delle arti, mi mise in testa che sarei potuta diventare qualcuno con quelle tavole, ma poi ci perdemmo di vista.
      Suppongo che la sceneggiatura destinata al fumetto sia particolare. Te la sentiresti di costruire assieme a me un giorno o l'altro un post su questo particolarissimo linguaggio a disegni?

      Elimina
    4. Io, Luz, ho già parlato nel mio blog di un mio vecchio progetto di sceneggiatura di graphic novel. Se clicchi tra le mie etichette la voce "Australia" ti compaiono i post.
      Comunque con i miei allievi avevo fatto loro prima ricavare una storia a fumetti da un fatto di cronaca, poi da un breve testo di narrativa. Dopodiché avevo fatto ideare loro due brevi storie, una di carattere autobiografico e una di pura fantasia. Era questa la progressione che avevo usato.

      Elimina
    5. Vado a leggermi l'articolo sul tuo blog. Grazie, Ivano!

      Elimina
  3. Sarei curioso di sapere se i tuoi alunni conoscono questo blog....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per questa domanda, che mi permette di descrivere in breve qualcosa che mi appartiene molto da vicino. Non ho mai fatto mistero coi miei alunni circa i miei interessi in rete. Sanno che curo da sola il mio sito di teatro, che ho aperto un blog, che amministro una pagina fb. Molti di loro sono fra i miei contatti, inclusi i loro genitori per quanto riguarda alcuni. Ho una casella postale esclusivamente dedicata alle famiglie (di mia iniziativa, non istituzionale), con la quale comunichiamo quotidianamente. Li invito a leggermi, e di fatto alcuni lo fanno regolarmente, e a volte qualche post diventa materiale di discussione in classe. Non sono fatta per account finti, io devo mostrare la mia faccia e il mio nome (Luana, dim. Luz) e tutto questo è parte di me esattamente come il mio essere insegnante e tutto il resto. Non vado a compartimenti stagni, insomma. :-)

      Elimina
  4. Ho scoperto un attimo fa in un tuo commento a un post della Leggivendola che sei un'insegnante! Hai tutta la mia stima... è una professione che può dare grandi soddisfazioni, ma che come hai sottolineato tu non è affatto semplice da gestire. Per un po' ho accarezzato l'idea di insegnare, ma l'ho accantonata perché... mi sono arresa in partenza. Dopo la laurea l'idea di fare un concorso per poi trovarmi precaria per chissà quanto mi ha fatto desistere. E poi, a dirla tutta, non credo fosse per me, appunto per lo stress che ne deriva.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pamela, quando mi sono laureata in Lettere neppure io avevo questa intenzione. Credo che ben pochi insegnanti abbiano sognato di insegnare, da bambini. Personalmente mi ci sono trovata in mezzo a questo mestiere, perchè uscì poco dopo la laurea un concorso importante che ovviamente non volli perdermi. Di fatto è stato l'ultimo vero grande concorso "a cattedre", anno 1999, quindi ho fatto solo 7 anni di precariato e poi sono entrata ufficialmente.
      Io sognavo piuttosto di lavorare in un'agenzia letteraria o una casa editrice, oppure lavorare come bibliotecaria (ho un'abilitazione post laurea a riguardo), ma mi sono ritrovata in cattedra e cerco di fare del mio meglio per svolgere questo lavoro.

      Elimina
  5. Uh, dimenticavo! Sì, mi dai decisamente l'idea di essere una prof molto cool ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ah ah ah ...stamani c'è stata una prova di evacuazione. Suona imporovvisamente l'allarme, io con il libro di geografia in mano comincio a mimare il panico, gli alunni ridono, cominciamo a muoverci a rallentatore, facendo apposta a far passare tutti avanti, poi ci ritroviamo fuori e faccio l'appello, chiedendo "quanti feriti, quanti dispersi, quanti colti da colpo apoplettico". Ecco, io sono così. Abbiamo fatto tutto bene bene mesi fa, questa seconda prova è pura prassi e ce la siamo giocata "teatrando" un po'. :-)

      Elimina
  6. Eh, diciamo che posso immaginare quanto sia dura. Non sono un'insegnante, ma ne conosco e capisco quanto sia importante essere mentalmente forti e mantenere i nervi soldi... poi, ovviamente, c'è anche la stanchezza fisiologica.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Proprio così. Un esempio: a maggio si arriva stremati. Lo sono anche gli alunni, e destreggiarsi fra decine di verifiche e chiusura programmi diventa doppiamente difficile. Ecco perchè oggi è maggiormente importante saper essere un punto di riferimento per i propri allievi. Sempre tenere alta la guardia.

      Elimina
  7. Si capisce molto bene la passione e l'impegno che metti nel tuo lavoro ;)

    RispondiElimina
  8. Ho molto rispetto per il vostro lavoro, nonostante, e anzi proprio perché, gli insegnanti davvero bravi non sono tanti. Come i genitori, anche gli insegnanti dovrebbero essere perfetti e avere risorse interiori ed energie infinite, perché la materia con cui lavorano è la più delicata e meravigliosa che ci sia. Non deve essere facile!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io col tempo, Grazia, mi sono resa conto dei limiti di tanti insegnanti. La vecchia guardia è caratterizzata da stanchezza fisiologica, spesso da fatica nell'adeguarsi alle nuove tecnologie e a metodi che attingono al mondo contemporaneo.
      Molti, in ruolo o non, si sono casualmente ritrovati in cattedra, giacché la crisi del lavoro li ha automaticamente portati a "provare" questo mestiere, e c'è da dire che il reclutamento dei docenti è stato in passato assai penoso, poiché ha fatto della scuola un ammortizzatore sociale.
      Queste cause, unite a tutta una serie di variabili derivanti da fatto che ogni persona costituisce un unicum, ha fatto del corpo docente italiano qualcosa su cui si doveva profondamente riflettere. E' vero, siamo pagati poco rispetto a un lavoratore di settimo livello, ma la distribuzione delle risorse è sbagliata a monte, e poi ci si troverebbe nel paradosso di avere dinanzi un insegnante ben pagato solo perchè tale, per anzianità, senza nessun effettivo sguardo sul suo lavoro, la sua formazione, il suo percorso.
      Questo mestiere richiede energie infinite, hai ragione, e prerogative che oggi sempre più sono legittimamente richieste.

      Elimina