sabato 30 maggio 2015

Seta - Alessandro Baricco

Incipit: Benché suo padre avesse immaginato per lui un brillante avvenire nell'esercito, Hervé Joncour aveva finito per guadagnarsi da vivere con un mestiere insolito, cui non era estraneo, per singolare ironia, un tratto a tal punto amabile da tradire una vaga intonazione femminile. Per vivere, Hervé Joncour comprava e vendeva bachi da seta.
Una di quelle esperienze di lettura dalle quali esco come stordita.
Stilisticamente impeccabile. Piccolo, essenziale, una di quelle cose cui non aggiungeresti o non toglieresti nulla. Perfino gli spazi bianchi lasciati alla fine di un piccolo capitolo hanno un senso e si intrecciano alla narrazione, nell'intento di contribuire a quella sospensione del tempo che vige in tutto il romanzo.
La trama, in breve, si dipana tra la Francia e il Giappone, dove il protagonista si reca per acquistare larve di bachi da seta. In quel paese lontanissimo si imbatte in una giovane donna, compagna del potente commerciante che gli offre ospitalità. Hervé è stregato dal fascino di lei, per una volta giacciono assieme, e molto tempo più tardi riceverà in patria una lettera che crede scritta dalla giovane, una struggente confessione d'amore e al contempo un addio. Solo più tardi il protagonista saprà che la lettera era stata invece scritta da sua moglie, consapevole del folle innamoramento di lui.

In questo libro ci sono quelli che amo definire "snodi", quei passaggi inattesi e possenti, che arrivano suscitando una morsa allo stomaco. Accade perchè Baricco genialmente carpisce i segreti più profondi alle parole, con una cura delicata e allo stesso tempo forte, da scrittore che tocca con punta di penna per poi eternare come pochi riescono a fare. Quanto è verosimile il duplice modo di amare del protagonista... Hervé non potrebbe amare l'una meno o più dell'altra. E' in fondo il racconto di quella dualità racchiusa nell'essere umano, che oscilla fra spirito e carne, amore e passione, concretezza e sensi. 
L'innamoramento di Hervé non è amore ma appunto solo un sentimento cristallizzato in una visione, che pertiene quel lato onirico e immaginifico della nostra coscienza. Del resto, la donna cercata e inseguita è indistinta, non se ne sente la voce, non si sa perchè non abbia occhi orientali nè si sapra mai. Inoltre quella donna gli regala una concubina per una notte. Come se, di fatto, il legame che Hervè cerca in lei fosse tutto di natura fisica e per nulla spirituale. Il vero amore è quello che lo lega, e per sempre, a sua moglie. Questa dualità è ancora più contraddittoria ed insanabile per il fatto che l'una forma di amore ha in sé inevitabilmente anche l'altra, cosicché entrambi i sentimenti di Hervé - quello per Hélène e quello per la donna giapponese/occidentale - si completano a vicenda, si riversano l'uno nell'altro e a tratti si confondono. 
Da questo piccolo e mirabile romanzo è stato tratto un discreto film nel 2007, che sarebbe meglio considerare un'opera a sé, giacché parrebbe impossibile narrare su una pellicola le sfumature contenute nel libro. Ciò conferma la regola che un po' tutti conosciamo: una trasposizione cinematografica raramente può dirsi al passo con la bellezza di un buon romanzo. Lo ricordo come un film che mette in pratica un freddo esercizio di stile e goffamente tenta di avvicinarsi a quelle atmosfere.
Lo avete letto? Cosa pensate di Baricco? 

12 commenti:

  1. Quanto apprezzo Baricco, me lo ricordo ancora dai tempi delle sue bellissime trasmissioni su Raitre!

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    1. Non dirlo a me, io lo conobbi proprio da quelle trasmissioni. Una delle quali fu su L'aleph di Borges, ne rimasi estasiata. Ultimamente ne ho visto uno su Tolstoj, altrettanto coinvolgente.
      Non so perchè Baricco abbia così tanti detrattori.

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  2. Eh, non l'ho letto, ma mi ha sempre ispirata.

    Le tue parole sulla natura duale dell'uomo sono molto interessanti. Anche se — penso — questa dicotomia sia vista oggi come meno naturale perché siamo tutti figli del nostro tempo e, per quanto ci si porti tutti dietro dei retaggi biologici e bisogni spirituali primitivi, è dall'inizio del Novecento che la cultura occidentale ha più o meno completamente abbracciato il concetto di un solo amore in cui convergono comunione fisica, mentale e spirituale. Ciò non significa che non esistano eccezioni, ma vengono considerate un po' fuori norma, per così dire.

    Io stessa ammetto di trovarmi a leggere in modo più confortevole di questa dicotomia nelle poesie di Baudelaire o nella letteratura passata o ambientata nel passato e non nelle ambientazioni contemporanee.

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    1. Il punto è che oggi, in questo oggi dove tutto è transeunte, provvisorio, la dualità umana ha assunto il volgare aspetto del non soffermarsi, non legarsi, non restare. Il concetto di dualità nel romanzo è ben più alto e comprendo perfettamente il tuo pensiero: ambientato nel nostro tempo risulterebbe poco credibile, anacronistico.
      Mi piacciono sempre in modo particolare i tuoi commenti, Ludo.:)

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  3. Mai letto nulla di questo scrittore. Sia perché non si può leggere tutto, sia perché, come dici anche tu in un commento, mi sono imbattuto spesso in critiche negative sui suoi libri che certo non mi hanno invogliato a leggerlo.

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    1. Io te ne consiglio vivamente tre di Baricco: Novecento, Oceano mare e Seta.
      Non comprendo l'antipatia nei confronti di questo grande conoscitore della parola. Non apprezzo tutto di Baricco, per esempio ho trovato bruttini Castelli di rabbia e Tre volte all'alba. Ma quelli che ti consiglio compensano vivamente.

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  4. Nemmeno io ho mai letto Baricco ma, dovendo cominciare (prima o poi lo farò) credo che mi butterò su questo "Seta". La trama sembra interessante e la tua recensione invoglia alla lettura...

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    1. Si legge in un paio d'ore e te lo consiglio. Potrebbe piacerti questo e il bellissimo Novecento, da cui fu tratto il film di Tornatore.

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  5. Io faccio parte dei detrattori :D Non lo sopporto, prima di tutto come "personaggio" (intendendo che quello che posso sapere di lui, deriva da come si mostra pubblicamente). Questo potrebbe passare in secondo piano in effetti. Non mi piace come scrive, mi sembra di leggere "Volo". Non odiatemi! Ma proprio Baricco, no! Trovo la sua prosa vuota, pretenziosa, un abbellimento del nulla.

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    1. Oddio, in che senso ti sembra di leggere Volo? :-O
      Io non ho avuto il piacere, ma credo da quello che so che Volo possa essere paragonato a Moccia, non a Baricco! Comprendo perfettamente che possa anche non piacere. E' un narratore sui generis, che divide, ma il suo valore è innegabile e non solo a parere mio. Capisco quello che senti perchè anch'io dinanzi a diversi scrittori, veri scrittori, non riesco a emozionarmi e anzi non arrivo proprio a sopportare la loro prosa.
      Mi è capitato con Eco, e il suo valore è innegabile (ma mi sono concessa ugualmente Il nome della rosa, L'isola del giorno prima e Baudolino); mi è capitato con Marquez quando non sono riuscita a concludere Cent'anni di solitudine. Insomma, è assolutamente vero che uno scrittore possa anche non "arrivare". E comprendo che l'uomo tu possa detestare proprio. Ma Volo, no, ti prego!!!
      Baricco è innegabilmente uomo di certa levatura intellettuale. Il Baricco scrittore è solo una delle sue sfaccettature. :-)

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    2. Ahahahah! Sono stata perfida e pessima! No, non lo identifico col Volo! XD Però seriamente non lo tollero :P E come dici tu, non è possibile farci molto! Condivido con te la bestia nera Cent'anni :P Non l'ho terminato!
      E, per esempio, a me Eco piace moltissimo e so e capisco perfettamente, che sia detestabile per altri!

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    3. Oh, bene... sono sollevata! :-)
      Comunque, su Eco mi sono espressa male: mi piace eccome! Ho trovato solo molto faticose alcune sue opere. Quanto a Cent'anni di solitudine... felice di leggere che qualcun altro oltre a me non l'ha mai finito! :-P

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