venerdì 22 maggio 2015

Sul gusto di essere "blogger".

Lo so, lo so, non è un tema nuovo. Tutti voi blogger probabilmente avrete un articolo simile nel vostro spazio, ma voglio togliermi anch'io il gusto di pormi questa domanda e girarla a chi leggerà. Vi propongo un testo di Primo Levi che è un elenco di motivazioni sull'urgenza di scrivere. Credo che in alcuni punti possa riguardare non solo lo scrittore dilettante o professionista, ma anche chiunque ami scrivere, e in particolare mi soffermo appunto sul gusto di essere blogger. Eccolo.
Perché si scrive?

1) Perché se ne sente l'impulso o il bisogno. È questa, in prima approssimazione, la motivazione più disinteressata. L'autore che scrive perché qualcosa o qualcuno gli detta dentro non opera in vista di un fine; dal suo lavoro gli potranno venire fama e gloria, ma saranno un di più, un beneficio aggiunto, non consapevolmente desiderato: un sottoprodotto, insomma. Beninteso, il caso delineato è estremo, teorico, asintotico; è dubbio che mai sia esistito uno scrittore, o in generale un artista, così puro di cuore. Tali vedevano se stessi i romantici; non a caso, crediamo di ravvisare questi esempi fra i grandi più lontani nel tempo, di cui sappiamo poco, e che quindi è più facile idealizzare. Per lo stesso motivo le montagne lontane ci appaiono tutte di un solo colore, che spesso si confonde con il colore del cielo.

2) Per divertire o divertirsi. Fortunatamente, le due varianti coincidono quasi sempre: è raro che chi scrive per divertire il suo pubblico non si diverta scrivendo, ed è raro che chi prova piacere nello scrivere non trasmetta al lettore almeno una porzione del suo divertimento. A differenza del caso precedente, esistono i divertitori puri, spesso non scrittori di professione, alieni da ambizioni letterarie o non, privi di certezze ingombranti e di rigidezze dogmatiche, leggeri e limpidi come bambini, lucidi e savi come chi ha vissuto a lungo e non invano.

3) Per insegnare qualcosa a qualcuno. Farlo, e farlo bene, può essere prezioso per il lettore, ma occorre che i patti siano chiari. A meno di rare eccezioni, come il Virgilio delle Georgiche, l'intento didattico corrode la tela narrativa dal di sotto, la degrada e la inquina: il lettore che cerca il racconto deve trovare il racconto, e non una lezione che non desidera. Ma appunto, le eccezioni ci sono, e chi ha sangue di poeta sa trovare ed esprimere poesia anche parlando di stelle, di atomi, dell'allevamento del bestiame e dell'apicultura.

4) Per migliorare il mondo. Come si vede, ci stiamo allontanando sempre più dall'arte che è fine a se stessa. Sarà opportuno osservare qui che le motivazioni di cui stiamo discutendo hanno ben poca rilevanza ai fini del valore dell'opera a cui possono dare origine; un libro può essere bello, serio, duraturo e gradevole per ragioni assai diverse da quelle per cui è stato scritto. Si possono scrivere libri ignobili per ragioni nobilissime, ed anche, ma più raramente, libri nobili per ragioni ignobili. Tuttavia, provo personalmente una certa diffidenza per chi "sa" come migliorare il mondo; non sempre, ma spesso, è un individuo talmente innamorato del suo sistema da diventare impermeabile alla critica. 

5) Per far conoscere le proprie idee. Chi scrive per questo motivo rappresenta soltanto una variante più ridotta, e quindi meno pericolosa, del caso precedente. La categoria coincide di fatto con quella dei filosofi, siano essi geniali, mediocri, presuntuosi, amanti del genere umano, dilettanti o matti.

6) Per liberarsi da un'angoscia. Spesso lo scrivere rappresenta un equivalente della confessione o del divano di Freud. Non ho nulla da obiettare a chi scrive spinto dalla tensione: gli auguro anzi di riuscire a liberarsene così, come è accaduto a me in anni lontani. Gli chiedo però che si sforzi di filtrare la sua angoscia, di non scagliarla così com'è, ruvida e greggia, sulla faccia di chi legge; altrimenti rischia di contagiarla agli altri senza allontanarla da sé.

7) Per diventare noti. Credo che solo un folle possa accingersi a scrivere unicamente per diventare noto; ma credo anche che nessuno scrittore, neppure il più modesto, neppure il meno presuntuoso, neppure l'angelico Carroll sopra ricordato, sia stato immune da questa motivazione. Aver fama, leggere di sé sui giornali, sentire parlare di sé, è dolce, non c'è dubbio; ma poche fra le gioie che la vita può dare costano altrettanta fatica, e poche fatiche hanno risultato così incerto.
 
8) Per abitudine. Ho lasciato ultima questa motivazione, che è la più triste. Non è bello, ma avviene: avviene che lo scrittore esaurisca il suo propellente, la sua carica narrativa, il suo desiderio di dar vita e forma alle immagini che ha concepite; che non concepisca più immagini; che non abbia più desideri, neppure di gloria e di denaro; e che scriva ugualmente, per inerzia, per abitudine, per "tener viva la firma". Badi a quello che fa: su quella strada non andrà lontano, finirà fatalmente col copiare se stesso. È più dignitoso il silenzio, temporaneo o definitivo.

Orbene, in quale o quali di queste voci vi ritrovate?

19 commenti:

  1. Sai che sono in difficoltà? o.O Prima di tutto, io non scrivo seriamente, non ho aspirazioni in questo senso. Direi che scrivo i miei post per confrontarmi e scambiare idee e punti di visuale su argomenti che mi stanno a cuore, interessano, infastidiscono...
    Le sole motivazioni dell'elenco che sento abbastanza vicine al mio modo di intendere il blogging, sono la n°2 e la n°5. Non voglio convertire masse, non ho da riversare angosce perosnali; questa è una passione, ci mancherebbe diventasse "abitudine": ne ho a sufficienza in altri campi XD
    Son curiosa di leggere altri commenti! *__*

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    1. Anch'io curiosissima... Blogger, fatevi sentir!
      Ora scrivo sotto le mie motivazioni.
      P. S. Comprendo le tue, leggerezza anzitutto!

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  2. Mumble mumble... io mi sento appartenere ai punti:

    1) Perché se ne sente l'impulso o il bisogno.
    E' proprio così, lo sento come un bisogno, un'urgenza, un impulso irrefrenabile. Da quando ho scoperto l'universo mondo web, mi sono appassionata ai social forum, a blog, alle community in generale. Col tempo ho capito che si può scrivere anche per se stessi, ma tutto questo senza un confronto non avrebbe senso.

    2) Per divertire o divertirsi.
    C'è un lato di me che ho avuto modo di affinare in particolare facendo teatro: l'ironia. Il mio spazio web deve rispecchiarmi in tutto e per tutto, perchè non comprendere anche questo aspetto? Col tempo, ne saprò di più, questo posto si può dire ancora "neonato".

    3) Per insegnare qualcosa a qualcuno.
    Sarà la vecchia "deformazione professionale", ma essendo anche prof non posso fare a meno di immaginarmi nelle vesti di una divulgatrice d'assalto!

    5) Per far conoscere le proprie idee.
    Come spesso ripeto ai miei alunni, l'uomo è la risultante delle proprie idee. Sviluppare un certo senso critico e farlo sapere al mondo. Ecco un altro dei miei obiettivi... sempre che sia possibile attuarlo.

    Insomma, potrò un giorno ritenermi una "blogger"? Non so, il tempo saprà dirlo. Nel frattempo, navigo, scrivo, cesello, condivido, commento... e mi piace.

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  3. La mia motivazione principale non è compresa nell'elenco ed è per esplorare me stesso. Vale sia per la mia scrittura extra-blog che per il blogging. Per questo prediligo il romanzo autobiografico come genere di scrittura e i miei due principali modelli di scrittura sono Marcel Proust e Henry Miller.
    Poi, certo, mi piacerebbe diventare ricco e famoso (motivazione 7) ma sarebbe più un effetto collaterale che qualcosa di cercato ;)

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    1. Motivazione eccellente, Ivano. Che potrei considerare anche mia.
      Scrivo da decenni, in forme diverse, e la sensazione di quest'oggi è che tutto può essere inteso come un percorso di conoscenza di sé. Giusto ieri sera parlavo con la madre di una mia allieva di laboratorio teatrale. Le dicevo che le ragioni della mia richiesta di trasferimento da una scuola ad un'altra (sua figlia è anche mia alunna di scuola) sono legate all'esigenza di esplorare nuovi ambienti e trovare nuove motivazioni. Tutto ciò che facciamo è probabilmente traducibile come "esplorazione di sé".
      P. S. Hai letto anche "Insomnia" di Henry Miller?

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    2. No, di Miller sono a quota otto libri letti per il momento ma Insomnia non vi è compreso. Per la verità non ce l'ho mai avuto presente neanche solo come titolo...

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    3. Pensa che invece questo è il solo che abbia letto di Miller. Un piccolo libro che parla della sua ossessione amorosa in tarda età nei riguardi di una giovane ragazza. Un po' inquietante ma assai interessante.

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  4. Di diventare nota non me ne importa un gran che, ma nel resto mi ci rivedo eccome. Da buona prof migliorare il mondo (anche solo il piccolo mondo del singolo lettore), far conoscere le proprie idee e insegnare qualcosa (magari una vecchia storia ritrovata che secondo me val la pena di essere conosciuta) non sono fattori secondari.
    E sì, è anche un'abitudine che, quando viene meno, mi manca. Trovo oltremodo rilassante il gesto fisico di battere le dita sui tasti del computer.

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    1. Io ho fatto talmente "orecchio" a questo tip tip tip che ormai è sfondo sonoro di parte dei miei giorni. :)
      Che dire, Tenar? Per noi insegnanti l'aspetto del migliorare il mondo e dell'insegnare qualcosa sono imprescindibili. Del resto, come si potrebbe concepire di scrivere solo ed esclusivamente per se stessi? Per me sarebbe pressoché impossibile. Questi commenti, così come tanti altri, danno vita al blog, mi portano a leggere, incuriosirmi, rispondere accuratamente. Fa parte di questo tipo di scrittura, che se ben svolta assume grande valore.
      Conosci altri insegnanti blogger?

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    2. Sì, ma al momento sono tutti fermi, stremati dall'anno scolastico...
      Federica, che ho linkato in "amici di penna e di pixel" l'ho conosciuta al PAS (che però sembra essersi rivelato letale per il suo blog, in pausa da novembre)

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    3. Beh, speriamo facciano pian piano ritorno... :-)

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  5. Ciao! Io non ho mai fatto un post così...
    Non so dirti perché scrivo, ma so che mi diverte, che mi piace farlo e che quel che faccio piace. So che ci ho pensato tanto, forse troppo! , prima di iniziare, ma ora non mi fermo più!

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    1. Ciao, Antonella! Io come saprai ho iniziato da pochissimo e al momento sono desiderosa di continuare, poi chissà... Questo posto finisce con l'essere una buona abitudine. :)

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  6. Non ho mai scritto un post su quest'argomento ma più volte, tra una cosa e l'altra, mi è capitato di accennare alle motivazioni che mi spingono a tenere un blog. Tra le otto possibilità che citi non ce n'è una in cui mi identifico completamente. Forse la seconda è quella su cui punterei: divertirsi innanzitutto e magari (sperare di) divertire.
    La motivazione primaria in realtà è un altra e forse assomiglia più a quella di Ivano che non alle otto di cui sopra: scrivere è un modo per soddisfare la propria curiosità. Scrivo un post non solo per raccontare storie, trasmettere conoscenza o divulgare opinioni.... in primo luogo scrivere è un dialogo con me stesso, mi permette di imparare, Scelgo un argomento e inizio a studiarlo da tutte le angolazioni, mi documento, cerco collegamenti di ogni genere e, infine, cerco di tirarne fuori qualcosa di originale. Se alla fine il risultato mi soddisfa diventa un post del blog, altrimenti non diventa niente: Comunque vada avrò acquisito esperienza, avrò imparato qualcosa, avrò fatto luce su qualcosa che mi era oscuro... e tutto ciò di per sé è davvero fonte di grande entusiasmo..
    Questo è ovviamente solo il primo aspetto perché sarei ipocrita se dicessi che scrivo solo per me stesso. Il vero premio è riuscire a comunicare, trovare il modo di condividere le proprie cose, i propri gusti e passioni, e sperare di ottenere in cambio qualcosa, un piccolo riscontro, un motivo di dialogo.
    Il dialogo, ecco. Il dialogo è la vera benzina della scrittura. Scrivere non si esaurisce con la parola fine. Quello è solo l'inizio. Tutto ciò che viene dopo è il premio più grande.

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    1. Bellissimo, Tom, quello che scrivi. Non è la prima volta che leggo un tuo scritto in cui dici (contraddizione in termini ma tant'è) di preparare sempre accuratamente i tuoi post. Questo ti fa onore, ma non solo: traspare dai tuoi post in Obsidian Mirror. Non possiedo questa tua caparbietà e te la invidio un po'. Io sono l'esatto opposto, scrivo di getto, in modo istintivo, raramente mi è capitato di studiarmi prima qualcosa. Sono molto pigra a riguardo e probabilmente questo blog finisce con l'essere uno spazio leggero e "disimpegnato", ma al momento è ciò che sento nelle mie corde.
      Per mia formazione e per il mestiere che faccio, ammiro molto chi si impegna profondamente in tutto ciò che riguarda la parola e il suo uso migliore. Quanto al condividere, dal tuo blog questa volontà traspare con evidenza e ciò lo rende invitante. Questo penso, nonostante, come già sai, i nostri gusti sul cinema non siano proprio affini. :)

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  7. Le mie motivazioni le conosci. Tra queste aggiungo anche il piacere di conoscere tanta gente splendida che condivide le mie passioni.

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    1. Nick, benvenuto! Il fine, è verissimo, coincide col nostro desiderio di condividere, quindi mi allineo al tuo pensiero.

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  8. All'inizio pensavo di farmi conoscere e insieme dare una mano agli altri, usando le conoscenze che avevo acqusito. Adesso spero ancora di essere d'aiuto, ma ho scoperto di amare la compagnia dei colleghi, e sì, per quanto possa far sorridere, lo considero uno dei modi a mia disposizione per migliorare il mondo.

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    1. Probabilmente, col tempo, anch'io mi renderò conto delle infinite opportunità nell'essere blogger.
      Non è un caso se, appena arrivata, mi sono cercata gli affini a me, al mio modo di vedere le cose, con le mie stesse passioni. E' bello questo mondo, belle le persone che vi ho trovato, belle le possibilità che offre.

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