sabato 3 novembre 2018

Separarsi dalla propria storia narrata.


Scrivere. Interrogandoci sul perché si scriva, ci diamo una risposta simile a quella di tanti: è urgenza, bisogno. Ogni storia uscita dall'immaginazione è come una creatura che per molto tempo è stata dentro di noi. L'abbiamo pensata, ideata, accompagnata nel suo lungo cammino di "gestazione", per poi tornare indietro e ripercorrerla più e più volte. 

La mia storia narrata è un romanzo storico che è con me da più di vent'anni e sta lentamente prendendo una forma definitiva per essere portata... fuori
La mia protagonista con le sue avventure, le vicissitudini della sua epoca, il suo viaggio interiore e nel mondo e la strenua lotta alla ricerca di se stessa, è nata nella mia immaginazione durante un viaggio in America, nel 1997, in un pomeriggio assolato nel deserto dell'Arizona. Un viaggio desiderato a lungo e realizzato anche per guardare da vicino gli ultimi di una grande stirpe, i nativi americani, meglio noti come "indiani d'America".

sabato 27 ottobre 2018

Le domande esistenziali di un'autrice

Effetto domino per una bella idea di Sandra Faé, che potete trovare qui. Leggendo in giro i post delle amiche blogger che hanno seguito la scia, mi aggrego volentieri. 
Nadia Banaudi, Giulia Mancini e Cristina Cavaliere si sono raccontate qui, qui e qui
La scarpa di Amélie Poulain la dice già lunga sul tipo che sono. :) 
Bene, vado a sostanziare il discorso rispondendo alle tre domande. 



Chi siamo?
Dove andiamo?
Perché scriviamo?

Chi sono?
Ho cominciato da un pezzo a pensare che gli anni passano in fretta. Troppo, se si pensa che dai 40 ai 47 è stato un balzo. Li ho compiuti lo scorso giugno, mancano tre anni ai fatidici 50, e viene spontaneo fare bilanci. 

domenica 21 ottobre 2018

La sfortuna di essere "nativi digitali".

Boy reading adventure story (N. Rockwell)
Oggi è domenica, quindi giorno in cui capita di bighellonare fra gli scaffali della libreria per spolverare, curiosare, perfino rendersi conto di libri del tutto dimenticati (quando sono impilati in doppia fila, scompaiono alla vista per molto tempo). 

Quando ebbi una casa tutta mia, non portai via dalla casa dei miei genitori tutti i miei libri d'infanzia. Saranno rimasti sepolti negli scaffali più in alto o portati in garage ad ammuffire. Ho con me quelli più cari, come Le mille e una notte, per dirne uno, regalatomi quando ero bambina. 

Se rifletto sulla fortuna di non essere una nativa digitale, penso anche a quanto noi, entrati negli "anta" da un po' o al massimo i trentenni, abbiamo potuto apprezzare questo oggetto preziosissimo che è il libro

Sì, da insegnante guardo tutti i giorni alla difficoltà dei ragazzi di amare i libri, la fatica che fanno nel leggere (attività che non è di per sé facile, come ho scritto qui), la fatica che impieghiamo noi nell'avvicinarli al libro, questo sconosciuto. 
Per quanto sia uso affermare il contrario, sono fermamente convinta che i ragazzi nati nell'era digitale non siano stati fortunati. Si sono persi qualcosa.

domenica 7 ottobre 2018

Sherlock Holmes - Arthur Conan Doyle

"Ho messo gli occhi su un appartamento in Baker Street - disse. - Sarebbe proprio l'ideale per noi. Spero soltanto che non le dia fastidio l'odore del tabacco forte". 

Un frammento del primo incontro fra Sherlock Holmes e John Watson basti a dare inizio a questo post, che ho deciso di scrivere al termine della lettura dei quattro romanzi di Conan Doyle - Uno studio in rosso, Il segno dei quattro, Il mastino dei Baskerville, La valle della paura - facenti parte di un "canone" ben maggiore, costituito da questi e cinquantasei racconti. 

Non so quando esattamente conobbi la figura di questo straordinario personaggio, Sherlock Holmes, il geniale indagatore di delitti con al seguito il mite amico Watson. Io ricordo di conoscerlo da sempre, da bambina devo essermi imbattuta in una delle tante serie tv e poi nel tempo in qualcuno dei 125 film che sono stati girati. 

E sì che adoravo letteralmente Ellery Queen e la "signora in giallo" prima di avventurarmi ad approfondire la figura di questo ineguagliabile segugio. 

I quattro romanzi - e l'opera omnia di Conan Doyle - sono un esempio avvincente di letteratura vittoriana che accomuna in sé i migliori elementi della narrazione del XIX secolo: lo stile pulito ed elegante, il ritratto della società borghese così come dei ceti più marginali di Londra e delle zone limitrofe, i primi importanti passi del metodo scientifico che amalgama anatomia e indagine, e su tutto il tipico aplomb dell'english man.

lunedì 1 ottobre 2018

L'era dei libroidi (o la riscossa dei libri-spazzatura)

Non molto tempo fa, Michela Murgia, nella bella trasmissione di Augias su Raitre, dedicò il suo intervento a un "libroide", l'ennesima pubblicazione di Fabio Volo. 

Mi piacque la parola, su Volo avevo letto decine di stroncature e assistito ai vessilli levati dei suoi estimatori e non ci fu bisogno di approfondire. 
Libroide è un neologismo che descrive perfettamente il tipo di pubblicazione di cui stiamo parlando, ma per una definizione perfetta devo rifarmi al suo autore, Gian Arturo Ferrari. 

Libroidi, quegli oggetti che dei libri hanno tutte le fattezze, sia fisiche, sia commerciali, sia propriamente libriche (dispongono di un autore, anche se a volte solo nominale, di un editore, di un copyright, spesso di un indice), ma dei libri non hanno l'anima. O, più umilmente, non hanno il capo né la coda, l'invenzione di una storia, il bene di un concetto, un autore vero. 

In sostanza, ci riferiamo agli pseudolibri che occupano di solito una posizione ottimale in ogni libreria, in vetrina, surclassando i libri veri, che sono relegati a una posizione secondaria, di quelle che i lettori esigenti vanno a cercarsi perfino nelle latebre degli scaffali più irraggiungibili. 

Il libroide, manco a dirlo, è un'invenzione tutta americana. Pare che il fenomeno di vendite che fecero impallidire perfino gli stessi editori risalga ai primi anni Novanta, in occasione della pubblicazione del libro di ricette della cuoca di Oprah Winfrey. 
In poche settimane, salì in classifica fino a dominarne per molto tempo la cima, lasciando dietro di sé scrittori del calibro di McEwan, Auster e compagnia bella.

lunedì 24 settembre 2018

Due eroi del nostro tempo: Piero e Alberto Angela

Alzi la mano chi non è un Angelas dipendente
Io lo sono diventata negli anni Ottanta, quando l'Angela senior faceva incetta di ascolti con una serie di trasmissioni su un argomento specifico, poi nacque Quark, e da questo Superquark.

Ero adolescente e cominciai a collezionare puntata su puntata, non muovendomi da casa a ogni appuntamento, come fosse stato uno di quei serial di cui non ti perdi una scena. 
Piero Angela mi ha letteralmente catapultata in mondi a me sconosciuti, dallo spazio alla savana africana, dai segreti degli alimenti a curiosità su eventi storici, dalla psiche ai numeri, alla musica. Insomma, si direbbe tutto lo scibile o quasi. 

Il nostro, oggi novantenne da otto lauree honoris causa, era allora un uomo di mezza età, elegante nei modi e nell'eloquio, con un passato di giornalista Rai di quella vecchia guardia che ha fatto la gavetta vera. Figlio di un medico antifascista, fu plasmato da un'educazione rigida, in cui si dedicò anche allo studio della musica, e di fatto è stato un pianista jazz. Folgorato dal giornalismo, fu assunto in Rai e si occupò agli esordi del programma Apollo, culminato nel 1969 nell'allunaggio di cui fece una cronaca in diretta dagli Stati Uniti.

mercoledì 12 settembre 2018

Cecità - José Saramago

Incipit: Il disco giallo si illuminò. Due delle automobili in testa accelerarono prima che apparisse il rosso. Nel segnale pedonale comparve la sagoma dell'omino verde. La gente in attesa cominciò ad attraversare la strada camminando sulle strisce bianche dipinte sul nero dell'asfalto, non c'è niente che assomigli meno a una zebra, eppure le chiamano così. Gli automobilisti, impazienti, con il piede sul pedale della frizione, tenevano le macchine in tensione, avanzando, indietreggiando, come cavalli nervosi che sentissero arrivare nell'aria la frustata. 

Parte del lungo incipit di questo capolavoro introduce già a uno scenario e a uno stile che avvincono il lettore fin dalle prime pagine. Al termine di un libro come questo si resta spiazzati, per certi aspetti spossati da tanta forza narrativa.
Sono nuova alla lettura di un testo di Saramago, Premio Nobel per la Letteratura nel 1998, direi una fortuna poterlo apprezzare in età matura.

La cecità del titolo è l'infero nel quale vengono precipitati gli abitanti di una città non identificabile, l'azione è posta in un mondo contemporaneo, si libera in una modernità fatta di ambienti convenzionali. 
Dapprima un uomo fermo in auto al semaforo, poi progressivamente coloro con i quali viene a contatto, fino a un dilagare del morbo, tutti diventano ciechi. O meglio, alla vista si sostituisce la visione di una luce immersa in una nebbia lattea, pertanto non vi è tenebra negli occhi dei tantissimi ciechi, ma una fonte luminosa permanente.

giovedì 6 settembre 2018

Metafisica dei tubi - Amélie Nothomb

Incipit: In principio era il nulla. E questo nulla non era né vuoto né vacuo: esso nominava solo se stesso. E Dio vide che questo era un bene. Per niente al mondo avrebbe creato alcunché. Il nulla non solo gli piaceva, ma addirittura lo appagava totalmente. 
Dio aveva gli occhi perennemente aperti e fissi. Se anche fossero stati chiusi, nulla sarebbe comunque cambiato. Non c'era niente da vedere e Dio non guardava niente. Era pieno e denso come un uovo sodo, di cui possedeva anche la rotondità e l'immobilità. 

Avete presente quei libri che vi capita di sfogliare più volte in libreria, quegli autori di cui sapete l'esistenza e che sapete leggerete prima o poi, eppure non vi decidete a farlo? 
È il caso mio e di Amélie Nothomb, prolifica scrittrice belga di cui ho preso questo gustoso piccolo libro consigliatami da una collega. La ringrazio qui pubblicamente, ottima giovane insegnante costantemente in contatto con l'editoria, grande lettrice, promotrice di numerose iniziative culturali fra le mura scolastiche e fuori, insomma una di quelle prof il cui modello dovrebbe portare il brevetto. 
Metafisica dei tubi è il punto di partenza ideale di un lungo percorso autobiografico nel quale la Nothomb racconta di sé come di un personaggio di fantasia. Non le occorre molto artifizio, di fatto la sua vita sembra uscita dal romanzo di un bravo scrittore.
Figlia di un diplomatico, nasce in Giappone, terra amatissima che dovrà lasciare per trasferirsi prima in Cina, poi in Bangladesh, Amélie resterà aggrappata al ricordo della patria nipponica, si sentirà perfino straniera in Belgio, sceglierà poi l'esperienza newyorkese, per poi tornare in Giappone. 
Insomma, una apolide mai pienamente integrata, che fa della propria vita repertorio di diversi libri di grande successo. La scrittura in tal senso è valvola di sfogo per la Nothomb, le serve per riordinare un percorso e dare senso alle cose.

lunedì 3 settembre 2018

Cercando Goran - Grazia Gironella

Incipit: Sono sveglio. Cosa significa? Tornare a me stesso, al mio mondo? Da tempo non è così.
Devo aprire gli occhi. È un movimento semplice. Se solo le palpebre non fossero una saracinesca che mi proietterà da una coscienza all'altra, senza rispetto, senza lasciarmi il tempo di recuperare il punto zero: chi sono. 
Nel sogno, nevicava. 

Eccomi al termine della lettura del romanzo di Grazia Gironella, scrittrice e blogger di Scrivere Vivere
Mi sono avvicinata a questo romanzo anzitutto attirata da una  copertina molto ben congegnata, un bell'impatto con quello scorcio di paesaggio innevato, una baracca, un inverno che a guardarlo appare gelidissimo. Ottima idea quella di suscitare la curiosità del lettore attirandolo in uno scenario così iconico. 
Si rivelerà essere una Finlandia senza confini, strade infinitamente lunghe, paesaggio piatto, attraversato dal protagonista, Goran, colpito da amnesia dopo un grave incidente d'auto. Goran è un personaggio che non si può non amare. È un uomo smarrito in una vita della quale deve ricostruire l'antefatto, ossessionato anzi da un passato che gli si manifesta sotto forma di visioni, stati di shock, momenti di brutalità nei quali stenta a riconoscersi. È un antiquario, socio in un negozio che getta le sue luci calde sul grigiore di una città che intuiamo trovarsi nel nord Italia, non lontana dal confine che deve oltrepassare per intraprendere un lungo viaggio.

mercoledì 29 agosto 2018

Chi sono gli scrittori più ricchi al mondo e perché vendono tanto?

Rieccoci a bloggare dopo la pausa estiva (e il ritorno al vecchio e amato template), partendo da questa riflessione.
Lungi da me l'essere venale, la mia innocente ricerca ha seguito il filo rosso di una curiosità stuzzicatami da quella vecchia querelle riguardante la ghost writer Elena Ferrante
Ricordate tutto l'ambaradam del nome, della caccia all'autore, ecc. ecc.? Culminò con la pubblicazione dei redditi della signora sul Sole 24 Ore, con l'indignazione di buona parte degli scrittori italiani. E sì che la nostra aveva suscitato qualche invidia, visto che addirittura il Time l'aveva annoverata fra le persone più influenti al mondo. Forse proprio il successo negli Stati Uniti, costruito a suon di intrecci appassionati e di riserbo sull'identità dell'autrice, scatenò una ricerca finita nello svelamento di nome e guadagni. Un po' squallido, ma tant'è. 
Ebbene, per L'amica geniale, e/o Edizioni dichiarò un bilancio di più di 7 milioni di euro per il 2015 e contemporaneamente Anita Raja, nota per essere solo traduttrice per questo editore, fu compensata dall'editore con il 150% in più rispetto all'anno precedente, il che svelò si trattasse della stessa persona autrice del noto romanzo. L'inchiesta entrò nel merito di acquisto di immobili e quant'altro e diventò piuttosto molesta, mi fermo qui.