lunedì 1 ottobre 2018

L'era dei libroidi (o la riscossa dei libri-spazzatura)

Non molto tempo fa, Michela Murgia, nella bella trasmissione di Augias su Raitre, dedicò il suo intervento a un "libroide", l'ennesima pubblicazione di Fabio Volo. 
Mi piacque la parola, su Volo avevo letto decine di stroncature e assistito ai vessilli levati dei suoi estimatori e non ci fu bisogno di approfondire. 
Libroide è un neologismo che descrive perfettamente il tipo di pubblicazione di cui stiamo parlando, ma per una definizione perfetta devo rifarmi al suo autore, Gian Arturo Ferrari. 

Libroidi, quegli oggetti che dei libri hanno tutte le fattezze, sia fisiche, sia commerciali, sia propriamente libriche (dispongono di un autore, anche se a volte solo nominale, di un editore, di un copyright, spesso di un indice), ma dei libri non hanno l'anima. O, più umilmente, non hanno il capo né la coda, l'invenzione di una storia, il bene di un concetto, un autore vero. 

In sostanza, ci riferiamo agli pseudolibri che occupano di solito una posizione ottimale in ogni libreria, in vetrina, surclassando i libri veri, che sono relegati a una posizione secondaria, di quelle che i lettori esigenti vanno a cercarsi perfino nelle latebre degli scaffali più irraggiungibili. 
Il libroide, manco a dirlo, è un'invenzione tutta americana. Pare che il fenomeno di vendite che fecero impallidire perfino gli stessi editori risalga ai primi anni Novanta, in occasione della pubblicazione del libro di ricette della cuoca di Oprah Winfrey. 
In poche settimane, salì in classifica fino a dominarne per molto tempo la cima, lasciando dietro di sé scrittori del calibro di McEwan, Auster e compagnia bella.
Per non incorrere nell'errore di credere libroidi solo i libri di ricette, che magari sono invece utilissimi e spalancano mondi sulla cucina molecolare o le ultime trovate della gastronomia vegana, correggiamo il tiro e ampliamo lo scenario. 
I libroidi sono tutti quei libri "generici" e monotematici che spaziano dalle barzellette agli aforismi, a come risolvere i casi di lite in condominio, a come trovare la vera felicità, ecc. ecc. 
Se questi ultimi sono in verità esistiti da che abbiamo memoria, i libroidi che suscitano un certo sdegno sono quelli i cui autori non sono veri autori, sono quasi sempre "casi editoriali" per ripercussione sulle vendite e diventano una gallina dalle uova d'oro per gli editori. 
Se una qualsiasi star televisiva o dello sport o di qualsiasi altro settore molto popolare si alza una mattina con l'intenzione di scrivere un libro, una schiera di ghost writer e correttori di bozze si prostreranno ai suoi piedi, un editore si mostrerà ben felice di pubblicare e stuoli di lettori faranno la fila davanti alle librerie. 
Per l'antica legge della domanda e dell'offerta, che governa il mondo, quello che il popolo vuole il popolo ottiene. Gli editori sono imprenditori e devono vendere, sono pertanto capaci di mettere in vendita qualsiasi oggetto che assomigli vagamente a un libro per forma e contenuto. 
La letteratura deve conciliarsi con le esigenze di guadagno del libraio, per altro, e non è cosa da poco. Scommetto che tutti i librai vorrebbero vendere esclusivamente classici, o letteratura contemporanea di certa fattura, e si ritrovano invece a battere il prezzo dell'ultimo di Volo, della D'Urso, della Clerici, delle Sfumature in proporzione nettamente maggiore e magari si abituano a questa cosa come ineluttabile, consapevoli di non avere alcun potere di movimento sul mondo del libro. 
Ho passato in rassegna i miei libri, in cerca di libroidi. 
Mi ritrovo:
L'arte di preparare la tavola, A. A. V. V.
Il guardaroba perfetto, di Carla Gozzi (sic!)
Amore, aforismi raccolti da Coelho (questo è stato un regalo)
Il magico potere del riordino, di Marie Condo

Torno al pc a scrivere, devo dire fiera di me stessa. La stragrande maggioranza dei miei libri è costituita da libri veri, dai classici senza tempo fino alla letteratura contemporanea, a libri di psicologia, di natura, di teatro, di etnologia. 
Chiunque si abbeveri alla fonte dei libroidi facendone la sola fonte, non sa cosa si perde. 

Cosa pensate di questo fenomeno? Quali libroidi possedete? 

27 commenti:

  1. una mia vicina di casa dice che legge molto, ed è vero ma sono romanzi sul tipo degli Harmony, niente di complicato. In effetti, quando si dice che bisogna leggere bisognerebbe anche specificare cosa; comunque sia, sempre meglio dell'analfabetismo. Ho anche un ex collega Testimone di Geova, valgono come libroidi anche le loro pubblicazioni? Vale anche il Manuale delle Giovani Marmotte? :-)
    io ho una specie di numero chiuso sui miei libri, ogni tanto ne elimino un po'. Alle volte con dispiacere, alle volte con una certa sorpresa perché mi sono reso conto che quel libro non mi dice più niente (per dire, tanti anni fa avevo comperato il primo libro di Gene Gnocchi e mi era anche piaciuto...)

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    1. Anche se a molti non piace, questa idea che moltissime pubblicazioni debbano essere definite "libroidi" è più che legittima. Dici bene, pensiamo alle migliaia di libri di credi religiosi, alle millemila pubblicazioni Harmony o del Reader's Digest (mio padre ne possedeva alcuni che mi piacevano molto, salvo poi scoprire, con orrore, che erano selezioni di libri, riduzioni, brrr).
      Mia madre non legge, quando la vedo con una qualsiasi cosa in mano che non sia una rivista di gossip faccio i salti di gioia, anche se si tratta dell'ultimo della Clerici. Pertanto, per determinate generazioni, hai perfettamente ragioni, qualsiasi cosa, purché si legga.

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  2. Tutti i Romanzi di Daria Bignardi. Peggio che Fabio Volo. Oserei dire.

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    1. Addirittura? :)
      Vero è che della Bignardi ho letto "L'acustica perfetta" e un altro di cui non ricordo il titolo. Dei due non mi è rimasto neppure un vago ricordo...

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  3. L'ultimo libroide è quello di Totti, sponsorizzato dai vari salotti televisivi. E a proposito del personaggio e dei suoi libroidi possiedo Le barzellette di Totti, regalato da qualcuno a mio figlio... Un vero Capolavoro che non può mancare nelle librerie di chiunque!:D

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    1. Il trionfo della leggerezza. I libri di Totti poi sono caposaldi dei libroidi di successo. :)

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  4. Io in libreria ho un libro di Fabio Volo, però devo confessarti che a me è piaciuto leggerlo, tanto che ho anche persistito e ho comprato un eBook. Se poi consideriamo libroidi tutti i libri molto leggeri, allora la lista si allunga, ho un paio di libri della Kinsella, li ho letti volentieri in un periodo che ero molto giù e non riusciva a leggere libri troppo seri, mi hanno regalato un sorriso e mi hanno aiutato a non smettere di leggere. Per questo motivo non sminuirei troppo il potere "rilassante" di certi libri, leggere solo alta letteratura può essere anche controproducente e allontanare le persone dalla lettura. Poi si sa, le case editrici devono anche guadagnare e magari le alte tirature di Fabio Volo o di Totti garantiscono la possibilità di pubblicare anche il libro di alta letteratura che vende poco. È una legge di mercato che può non piacere, ma è così.

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    1. Leggeri, rilassanti, scorrevoli, sono le classiche definizioni dei libroidi.
      Dall'altra parte non definirei i libri veri e propri come "troppo seri" o "alta letteratura". Ci sono innumerevoli varianti che a ben diritto entrerebbero nel novero dei libri veramente tali, pur senza rischiare di far scappare i lettori. Secondo me è tutta una questione di tipologie di lettori.
      I libroidi vanno fortissimo perché tanta gente li compra, tutto lì. È un certo tipo di lettore che ne decreta il successo. Magari facessero tutti come te, che sai spaziare fra gli uni e gli altri. La maggior parte degli estimatori dei libroidi non credo abbia mai letto un libro realmente definibile come tale. Le vendite svelano questo aspetto.

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  5. Mi hai fatto venire in mente anche il caso editoriale di "L'intestino felice" che si piazzò in testa alle classifiche di vendita per lungo tempo. Poi bisogna vedere quanto reggano, appunto, questi libri o libroidi... che possono avere anche un loro utilità al momento, beninteso. I libroidi sono tutti quelli che non rimangono, secondo me, né nella mente né nel cuore. Libri che non rileggeresti una seconda volta, anche se non necessariamente libri irritanti. Ci sono anche i libri irritanti, cioè libri declamati come capolavori e che ti fanno perdere tempo e soldi tra cui anche molti premi Nobel. Sono persino peggio dei libroidi, secondo me.

    Nella mia libreria penso di avere ancora qualche libro di barzellette, di quelle comprate sui mercatini o ai remainder's al prezzo di pochi euro, o stupidari scolastici che facevano ridere mio figlio. In considerazione del fatto che ho più di milleottocento libri censiti, posso asserire che si tratta di una netta minoranza! ^_^

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    1. Milleottocento libri??? :O
      Complimenti, perché collezioni simili regalano anche una panoramica piuttosto ampia e poi sapendo che sono tuoi, posso immaginare quanto infinitesima sia la percentuale dei libroidi. :)
      Sì, la penso come te. In fondo una delle possibili definizioni dei libroidi è proprio la propria auto condanna a non restare, a non segnare il passo di una vera e propria letteratura.

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  6. Posseggo e ho letto un sacco di libroidi, perché mi ritengo una persona dalla mentalità aperta e mi discosto dall'idea della lettura d'elite. I miei libroidi, che qualcuno indicherebbe in qualche volumetto Harmony delle superiori, i Kinsella, i Fabio Volo, i Twilight, i Moccia, le Sfumature, sono posizionati in libreria tra i Manga, le Enciclopedie, i manuali di informatica-fisica-meccanica-marketing-economia-finanza-giardinaggio-nautica-cucina-fotografia, le mie vecchie Barbie, e i classici, per lo più in economica della BUR. L'unico libro biografia di un personaggio acquistato è quello su Steve Jobs.
    L'unico vero libroide passato per casa mia, gentilmente rifiutato anche se era un regalo, è stato "Il dolce potere del disordine" di Anne Marie Canda, una vergognosa scimmiottatura de "Il magico potere del riordino" di Marie Kondo pubblicato addirittura dalla Bompiani, scritto da un ghostwriter che aveva tanto bisogno di soldi.
    Giusto lo scorso sabato ho avuto l'opportunità di chiacchierare con una bibliotecaria convinta che la saga Outlander fosse un libroide, e il suo giudizio lo basava sulla tipologia di persone che lo prendono a prestito, ragazzine e casalinghe (cioè chi non ha potere economico per comprare tutti i libri che desidera e probabilmente si reca in biblioteca proprio per quelli più "leggeri"). Non ho fatto altro che girarle il link di quel mio articolo scritto tempo fa, intitolato giust'appunto "Il pregiudizio del lettore". E' tornata a casa con occhi nuovi.
    Anche "Il signore degli anelli" di Tolkien quando uscì fu giudicato dalla critica un libroide, oggi è considerato addirittura il patriarca della letteratura fantasy.

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    1. Barbara, l'apologeta del libroide. :)
      Apprezzo comunque la tua consapevolezza di averli preferiti senza se e senza ma. È una scelta, ed è una scelta consapevole.
      Non ho capito se nel tuo repertorio di libri letti, e pertanto della tua formazione, ci siano pure i classici, la letteratura contemporanea, quella di genere.
      "Il signore degli anelli" non fu giudicato dalla critica un libroide (quindi un non-libro, un libro non destinato a segnare il passo della letteratura, e secondo una definizione più estrema un libro-trash), semplicemente ne furono messi in discussione alcuni aspetti, la prolissità, le scelte stilistiche, insomma, parte della critica non si sperticò in commenti favorevoli, ma questo accadde anche alla Woolf, per citare un personaggio di spicco a caso. Nessuno si azzardò a non riconoscerne il valore letterario.

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    2. "Non ho capito se nel tuo repertorio di libri letti, e pertanto della tua formazione, ci siano pure i classici, la letteratura contemporanea, quella di genere."
      Ma... la frase "I miei libroidi [...] sono posizionati in libreria tra i Manga [...] e I CLASSICI, per lo più in economica della BUR." non è sufficientemente esplicativa?!
      Su Tolkien, chiedi a qualche lettori duro e puro del fantasy che abbia più di 60 anni (ho la fortuna di conoscerne) e ti dirà che no, Tolkien è stato sbeffeggiato parecchio alla sua pubblicazione ('54 inglese, '67 italiana), non dai giornali, non dai lettori, ma da certa critica letteraria. Si fa presto a puntare il dito sui libroidi per darsi un certo tono. ;)

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    3. Ammetto che la parola mi era sfuggita, ero come caduta dalla sedia per i libroidi elencati. :D
      Riguardo a Tolkien, che ti devo dire, a me risulta l'esatto opposto e ho cercato di spiegare in che termini.
      "Si fa presto a puntare il dito sui libroidi per darsi un certo tono. ;)". In che senso, scusa? :)
      Io non intendo darmi un certo tono, semplicemente espongo idee, per i più innegabili, per altro. Qui non si tratta di giudicare chi ami certa narrazione, ma il tipo di narrazione in sé.
      Se chi la predilige o ci trova qualcosa di interessante si sente colpito, in qualche modo, non posso farci nulla e non è mia intenzione offendere nessuno.
      Basta farsi una ragione del perché ci sia gente che qualifichi questa roba come scadente, come io mi faccio una ragione del fatto che ci sia gente che la ritiene letteratura. Ma non è che mi voglia dare un tono, sono semplicemente osservazioni oggettive di una realtà di fatto.
      Tutto ciò, in amicizia, Barbara. :)

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    4. Ma ci mancherebbe Luz! :)
      Come diceva Tallentyre, erroneamente attribuita a Voltaire: "Disapprovo ciò che dite ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo." Non credo che nessuno voglia elevare a letteratura quella che è semplice narrativa commerciale, o popolare, ma usare un dispregiativo per un oggetto è facilmente interscambiabile con il disprezzare chi quell'oggetto lo utilizza. Se per te esistono i libroidi, per me esistono anche i criticoidi. E mi chiedo sempre cosa muove un criticoide, cosa lo spinge, cosa lo motiva, che gusto ne trae? Sa benissimo che i libroidi non lo toccano, perché mai vi si accanisce così duramente contro? Che cosa mai lo terrorizza nei libroidi?

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    5. Per quanto mi riguarda, da autrice di questo post (quindi rispondo per me stessa), scrivere di "libroidi" non significa automaticamente esprimere un giudizio su chi li legge. Anzi, come ho scritto anche nel corpo stesso del post, vorrei che mia madre fosse una grande appassionata di libroidi, pur di vederla leggere (facendole evitare qualche inutile rivista).
      Nella fattispecie del mio discorso con te, sapendoti una donna notevolmente intelligente e preparata, cercavo di spostare il discorso su cosa ti era piaciuto fra classici, letteratura contemporanea, di genere, ecc., anche a rischio di uscire fuori argomento, proprio perchè davvero non so nulla a riguardo.
      I libroidi non toccano chi li legge, tocca solo farsi una ragione del perchè molti si limitino a leggere solo quelli, perdendosi tanta ottima roba. È un po' come quando inviti a teatro persone abituate alla tv trash del Grande Fratello e dell'Isola, e vedi che ne escono stravolti e desiderosi di tornare per tuoi nuovi lavori. :)

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    6. *I libroidi non toccano chi ne esprime un giudizio negativo.

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  7. Sono indulgente e credo che anche i "libroidi" abbiano il loro perché. Sicuramente spesso sono letture rilassanti (voglio dire: un libro di ricette o un libro sugli origami si leggono con molta leggerezza, no?)
    Ecco, io ho appunto un libro sugli origami (che talvolta ho messo alla prova creando gru, rane e fiori ;-) vari libri di cucina, qualche manuale su argomenti disparati come le maschere carnevalesche italiane e i liquori fatti in casa, più qualche raccolta di proverbi dialettali.

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    1. Librini insomma curiosi su tanti aspetti, che possono risultare anche utili, ci può stare. :)

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  8. Oddio non so nemmeno se ne possiedo qualcuno; di certo è un fenomeno che esiste da sempre, i casi editoriali sorgono (e spariscono) veloci, per macinare successi. Si creano, a volte, a tavolino.
    Alcune cose che citi sono di fatto Manuali... non c'è nulla di male, devono poter esistere anche loro XD

    Moz-

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    1. La manualistica è di fatto anche a mio avviso un genere a sè. Se penso ad esempio al mio libro su come riconoscere gli alberi a prima vista, non penso a un libroide. Così come non lo è il classicismo Artusi della cucina italiana.

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  9. Credo di averne parecchi. Volo prima stagione, tanti libri leggeri, qualche rosa, qualche umoristico... Ultimamente poi che sto inscatolando libri per un trasloco me ne sono passati davanti agli occhi tantissimi. Eppure mon mi sento di giudicarli, penso solo che hanno regalato ore di distensione al lettore dunque hanno fatto il loro dovere.

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    1. Sei alle prese con un trasloco, immagino che cosa tu stia passando. Se tutto va bene, traslocherò il prossimo anno verso una nuova dimora. In questa lascerò diversi librini e libroidi con i quali penso di formare un primo nucleo di bookcrossing.

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  10. I libroidi esistono da sempre. Mi ero imbattuta non so più perché nella storia di uno storico dell'antica Roma che per sbancare in lunario si era dato al porno, con grande successo. L'importante è prenderli per quello che valgono. Poco.

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  11. Anch'io credo che i libroidi esistano da sempre, esattamente come gli scrittorucoli.
    Tuttavia, ho una mia teoria: credo gli si debba dare una sbirciata di tanto in tanto, sia per capire quant'è profondo lo scarico del water, sia per immaginare cosa frulla nella testa di tanta gente che li legge.

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