mercoledì 16 settembre 2020

A quiet passion, il film su Emily Dickinson


Può un film cogliere l'essenza, la bellezza, la profondità di questa poetessa indimenticabile? 
Terence Davies, autore e regista, ci riesce a metà, individuando il cast giusto e inanellando scena dopo scena dialoghi praticamente perfetti. Manca però il racconto di un'anima, di quello spazio immenso e misterioso che deve essere stata l'anima di una poetessa come la Dickinson. Mancano una regia sapiente, una fotografia e dei costumi all'altezza  e una colonna sonora evocativa. 
Davies insiste su inquadrature piatte, ristrette, claustrofobiche, mentre l'afflato dei versi eterni della poetessa americana, che pure pervade la pellicola, soffoca nell'angusto spazio del racconto.
Peccato, perché Cynthia Nixon, Jennifer Ehle (l'indimenticata Elisabeth in Orgoglio e pregiudizio del '95) e Keith Carradine sono perfetti nei ruoli di Emily, sua sorella Vinnie e il loro padre. 
Il film comunque offre l'opportunità di conoscere almeno in parte la poetessa americana e l'ambiente in cui visse.



Fu qui che la mia estate s'interruppe 
Che maturazione allora verso altri scenari o altra anima 
La mia sentenza ebbe inizio 
Verso l'inverno muovere con l'inverno convivere

La straordinaria Emily Dickinson.
La voce di Emily Dickinson è fra le più eminenti del XIX secolo e la sua storia è comune a quelle delle tante autrici, scrittrici o poetesse, che vissero in un'epoca difficile per la donna e la propria affermazione. 
Emily vive e si forma in quel Massachusetts di lunga tradizione puritana, nel cuore di una famiglia borghese colta e nota alla comunità. L'insofferenza di Emily dinanzi alle norme sociali, in particolare quelle restrittive di matrice religiosa, la passionale difesa dei diritti umani in tempo di schiavitù, la ribellione dinanzi agli obblighi cui sono costrette le donne, ce la mostrano recalcitrante e "diversa", pur immersa in una realtà familiare in cui vige l'amore filiale e il forte attaccamento alle consuetudini. 
Emily Dickinson (1830 - 1886)
Uno degli aspetti che emerge dal racconto è proprio il legame tra sorelle e fratello e l'affetto verso i propri genitori, il senso della famiglia, che colma nella poetessa l'assenza di un compagno di vita.
Emily sente fin da subito la necessità di esprimere una propria possente interiorità e trova nella poesia lo strumento ideale, scegliendo il conforto del focolare domestico, ignara all'inizio del trasformarsi inevitabile delle cose. Lo sfaldamento degli affetti familiari si accompagnerà al venir meno della sua salute e al crollo di tutte le speranze, mentre la donna ormai avanti negli anni verga versi eterni in solitudine.
Manca al racconto il campo lungo di uno sguardo che doveva muoversi oltre la cortina delle tende e oltre il quieto giardino di casa Dickinson.
Vero è che la poetessa aveva scelto la quasi totale solitudine negli ultimi anni di vita - vi resterà negli ultimi 15 anni - piagata dalla nefrite che la porterà alla morte. Davies sceglie di inquadrarla esclusivamente dalla porta della sua stanza, in una scena simbolica in cui lei immagina l'ombra di un uomo incrociare idealmente il suo destino.
Non mi è sembrata una scelta appropriata, anche se decine di sue poesie sono di fatto poesie d'amore, verso un Lui mai identificato. Così come diverse lettere scritte ad amici sembrerebbero voler significare un sentimento d'amore che potrebbe essere semplicemente l'amore di un'amica verso gli amici. Le diverse biografie sono controverse in proposito. Ho la sensazione, insomma, che la Dickinson cantasse l'amore come principio assoluto, ispiratore di vita, piuttosto che anelare al cuore di qualcuno.

Che l'Amore sia tutto quel che c'è 
è tutto ciò che sappiamo dell'Amore 
È abbastanza 
Il carico deve essere proporzionato al solco

Susan Huntington Gilbert ( 1830 - 1913)
Emily e Susan.
Non viene narrato nel film - dal quale ormai mi discosto - ma rappresentò uno dei fondamenti della biografia della poetessa, il rapporto fra Emily e sua cognata, Susan Huntington Gilbert, moglie di suo fratello Austin.
Se nella pellicola Susan appare fragile e "opaca", nella realtà si trattava di una donna volitiva e acuta, un'anima cosmopolita e colta che annoverava Emerson fra gli amici abituali del suo salotto, una ricca ereditiera che favorì la carriera di Austin.
Susan non solo coltivava ottimi rapporti con Emily, ma se ne fece in qualche modo promotrice, partecipando alla pubblicazione dei suoi scritti e promuovendone la diffusione.
Emily e Susan furono legate per quarant'anni e da molta parte del fittissimo epistolario si evince che i sentimenti della poetessa fossero molto al di là del semplice rapporto fra cognate. Emily amava Susan nel solo modo che le era possibile, sentendo l'Amore come profondo impulso verso la vita, celebrandolo in versi e in missive in cui le due donne discutevano di poesia, profonde conoscitrici del repertorio dell'epoca così come di quello antico - molti i passaggi che riguardano Dante e Shakespeare.

La grande lezione finale.
Come già accennato, Emily Dickinson trascorre gli ultimi 15 anni della sua vita da reclusa, nella sua stanza. Emily sceglie di vestirsi da quel momento in poi solo di bianco e mettersi come in attesa.
Non della morte, malgrado la sua salute peggiori di anno in anno, portandola ad attacchi epilettici e a un disfacimento cui assiste impotente. Emily è in costante attesa di un "sentire" che le giunge attraverso il canale della poesia, quello su cui sente da sempre di essere sintonizzata, quello che le permette di cogliere il senso delle cose pur dallo spazio angusto di una camera.
Non è la sola autrice dinanzi alla quale si resta come basiti per la capacità intuitiva a dispetto della scarsa esperienza del mondo. Ne è un altissimo esempio.

Io abito la Possibilità
Una casa più bella della prosa
Più ricca di finestre
superbe le sue porte

La sua visione è talmente profonda da farle percepire il vibrare della vita in ogni cosa che la circonda, mentre la Natura le fa da maestra, semplicemente attraverso l'osservazione da una finestra. Anzi, dall'osservazione di un dettaglio, Emily giunge alla percezione di qualcosa di esponenzialmente più grande, di cosmico.
Immersa in una consapevolezza del fluire della vita pur racchiusa in corpo che le restituisce incertezza e dolore. Tutti limiti che Emily Dickinson riesce a varcare, dotata di quel "sentire" che la rende estranea perfino a se stessa mentre il dolore fisico la rende sempre più vulnerabile.
Emily Dickinson si spegnerà in quella stanza, in un giorno di primavera del 1886.
Lo scrittoio di Emily Dickinson

Morire richiede appena un breve momento
Dicono che non faccia male
È solo un perdere i sensi per gradi
e poi si è fuori di vista
Un nastro più scuro per un giorno
Un crespo sul cappello
E poi arriva la piacevole luce del sole
e ci aiuta a dimenticare
L'assente mistica creatura
che senza l'amore 
per noi
si sarebbe addormentata nell'attimo estremo
Senza fatica







Anche voi amate questa straordinaria poetessa? Avete visto il film? 

8 commenti:

  1. Non ho visto il film (ma ora mi hai incuriosito) però conoscevo bene Emily Dickinson dai tempi dell'università, avendo studiato letteratura inglese e anglo-americana. Le sue poesie a volte criptiche, a volte minimaliste, racchiudono suggestioni che sembrano sbocciare parola dopo parola.

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  2. La tua recensione del film rivela un amore e una conoscenza per l'opera di Emily Dickinson che mi fa invidiare i tuoi allievi di scuola e teatro. Vi immagino mentre leggete insieme le sue poesie. Le sue riflessioni, la malattia, la reclusione, il desiderio di assoluto sono così attuali oggi; in qualche modo la pandemia ce li fa vivere collettivamente! Sono sicura che per i ragazzi delle medie e per quelli dei laboratori teatrali potrà essere di grande ispirazione!

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  3. Ammetto di non conoscere l'opera di Emily Dickinson, ma questo tuo post mi ha davvero incuriosita. Devo sicuramente recuperare le sue poesie.

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  4. Non ho visto il film e della Emily conosco pochissimo. Il tuo racconto, specie delle sue intime inclinazioni, mi attrae. Che fragile ed esile poetessa dell'amore assoluto, che non ha alcun confine. Grazie

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  5. Non conoscevo assolutamente il film, mentre le poesie di Emily mi fanno compagnia fin dall'infanzia. Infatti mi rendo conto di ritenere spesso che tutti la conoscano, sopratutto i miei alunni e non mi soffermo abbastanza per presentarla, cosa che invece dovrei proprio fare.

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  6. Non è mai facile fare un film traendo spunto da un libro. Non è la prima volta che succede. Anche a me il film era sconosciuto. Lei è stata una donna molto avanti per i tempi che ha vissuto e ancora oggi è una autrice importante e di riferimento per tutti, donne ma anche uomini
    Un salutone e complimenti per il bel post

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  7. Non ho visto questo film, sono andata a leggere la filmografia di questo regista, e ho appurato che non ho visto nessuno dei suoi film, per cui non so quale sia il suo "marchio di fabbrica" e quindi se magari soltanto questo sia un film indovinato a metà, come dici. Mi viene da dire che forse una regista come Jane Campion avrebbe fatto un bel lavoro.
    Conosco bene Emily Dickinson avendo letto molte delle sue poesie sulle letterature inglesi. Non penso che sia facile rendere la sua esistenza a livello cinematografico, proprio perché fu un'esistenza priva di eventi esteriori rilevanti, ma animata da un mondo interiore molto ricco. Interessante, comunque, il legame che ebbe con la cognata: una vera affinità spirituale di anime gemelle.

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  8. Non conosco il film, ma da tempo voglio leggere qualcosa della Dickinson. Le poche sue righe in cui mi sono imbattuta mi hanno catturata.

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