venerdì 19 giugno 2015

Prestare i libri

Non prestare mai i libri, perchè nessuno li restituisce. I soli libri della mia biblioteca sono quelli che mi hanno prestato.
Anatole France

L'ironia di Anatole France, nella quale mi imbatto stamani, mi porta a dedicare una riflessione a questo aspetto. Credo che ciascuno di noi, almeno una volta, si sia trovato dinanzi alla richiesta del prestito di un nostro libro, al quale magari teniamo particolarmente, e si sia sentito tentennante e fortemente dubbioso se cedere o meno. Personalmente ho almeno 6 o 7 libri dati in prestito a parenti e amici, non li ho più visti e mi è difficile reperirli. Erano tutti interessanti e campeggiavano assai bene nella mia libreria, ma... hanno preso il volo. Solo da pochissimo ho insistito per la restituzione di un testo di Arte di Bonito Oliva, al quale ero legata da un ricordo universitario, ma è stata davvero dura vedermelo tornare indietro. Perchè succede questo? 
Forse scatta nella persona alla quale si presta un sentimento di appartenenza del libro stesso, forse il libro finisce con l'essere posto su uno dei loro scaffali e poi dimenticato, non saprei. Peggio è quando il libro torna ma con sottolineature o "orecchie". Sta di fatto che impera una certa indifferenza verso la restituzione e questo è davvero avvilente. Inutile precisare che non presto più nulla da anni. 
Sarebbe bello immaginare i nostri libri come itineranti, in un sistema in cui ciascuno mette a disposizione di tutti i propri libri e a sua volte usufruisce di quelli altrui. Esiste già, si chiama bookcrossing, ma io intendo qualcosa che possa essere ritenuto abituale. L'utopia di una società in cui i lettori siano tanti e tutti disposti al prestito, certi che i propri libri saranno tenuti nel dovuto rispetto. Piccole o grandi realtà, di quartiere o semplicemente circoscritte a cerchie di amici. Fare dei libri oggetti non da esporre in una libreria, quanto piuttosto "vivi", supporti circolanti, veicolo di idee e sogni. Mi domando se in fondo, anche nel nostro piccolissimo, non saremmo capaci di attuare una cosa del genere, ma poi torno ai dubbi di partenza: sono gelosa dei miei libri e non mi piacerebbe che passassero di mano in mano. 
Cosa ne pensate?  
Un gustoso passaggio da "La libreria stregata" di C. Morley

41 commenti:

  1. Io i libri li presto volentieri agli amici fidati. Certo, negli anni qualcuno non è tornato indietro. C'è un'apposita lista nera per questo... A parte questo, la maggior parte dei libri che ho perso sono andati dispersi nei traslochi e in quel caso non ho proprio nessuno da incolpare...

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    1. Accade quando ne hai talmente tanti da non arrivare a gestirli tutti, ti capisco! Io non possiedo probabilmente l'enorme numero che possiedi tu, ma molti libri ho lasciato nella casa dei miei, magari non portando con me quelli che mi sono piaciuti da adolescente ma che ormai non avevano più nulla da "dirmi".

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  2. Anche io ho smesso di prestarli da anni. La maggior parte non mi tornava indietro, e quelli che mi tornavano indietro non erano più in così buone condizioni.
    I primi tempi provavo dei sensi di colpa a non prestarli, poi con la progressiva, crescente perdita dei miei istinti comunitari ho smesso di preoccuparmi della cosa.

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    1. Ah ah ah la chiosa è divertentissima, Ivano.
      Mi fai venire in mente che ero solita prestare anche quelle edizioni economiche con carta riciclata, quelle che costavano 1000 o 2000 lire. Erano edizioni fragilissime, che quando leggevo io trattavo con molta cura, poi nelle mani di mie cugine finivano con l'essere strapazzati a mo di taccuini e cartastraccia. Praticamente me li restituivano "una pezza vecchia", come si dice dalle mie parti. Un pomeriggio diedi l'annuncio: non avrei prestato loro più nulla. Comprateveli, se ci tenete. Restarono mortificate ma così salvai diverse edizioni che possiedo ancora. Si tratta in particolare di classici inglesi e americani.

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  3. Sono gelosissima dei miei libri. Ne ho prestati davvero pochi nella mia vita e non sono mai tornati indietro, ragion per cui stop ai prestiti. Ormai quelli che mi conoscono lo sanno e non provano neppure più a chiedermeli ^^

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    1. Elisa, a volte, mi piacerebbe sapere che donna si nasconde dietro l'avatar del cagnolino...

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    2. Aiuto! giuro sono una donna normalissima...più o meno, dipende cosa si intende per "normale" ;-)

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    3. Vado a braccio con Ludo, ma estendo la cosa a tutti coloro che adoperano un avatar: che volto hanno? :-)
      Elisa, comprendo quella gelosia, perchè il destino dei libri prestati non è quasi mai felice!

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  4. Per quanto mi riguarda, tendo a non prestare libri, in parte perché ho il terrore di quello che potrebbe loro capitare, in parte perché i miei gusti sembrano non corrispondere a quelli di amici e conoscenti... o più probabilmente evito di parlare delle mie letture per paura che qualcuno accampi richieste di prestito.

    Ammetto, però, che in ambito familiare presto in continuazione i libri perché mi fido del parentado e il parentado sa di doverli trattare a modino.

    Scritto tutto ciò, ho avuto anche io qualche brutta esperienza. Una volta prestai un romanzo alla mia landlady e lei lo trattò malissimo: la legatura rigida tornò nelle mie mani semi-distrutta (e per fortuna era un cartonato!)

    Non credo, infine, di avere la forma mentis per tollerare la possibilità che i miei libri diventino itineranti.

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    1. Immagino molto bene come diventò quella rilegatura.
      Questo aspetto è qualcosa che non sono mai riuscita a capire: ma ci vuole così tanto a trattare bene bene un libro imprestato? Quelle rare volte, ricordo di aver tolto la seconda copertina e averla riposta per non sciuparla, insomma li ho restituiti più nuovi di prima per fare un paradosso!

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  5. Il bookcrossing è una bella idea, che però dovrei tenere separata dal possesso dei libri. Se solo penso che un libro è mio, fatico anche a prestarlo. Ne ho perso qualcuno per la via... Se invece comprassi un libro appositamente per il bookcrossing, riuscirei a separarmene senza problemi. E' un interruttore mentale.

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    1. E' vero, il destino di un libro dovrebbe essere ben chiaro fin dall'inizio.
      Questa idea del bookcrossing voglio praticare non appena realizzerò il progetto dell'acquisto di un locale dove poter fare i miei laboratori teatrali. Mi piacerebbe un piccolo angolo allestito ad hoc, nel quale avrei per altro la possibilità di portare molti libri che volentieri destinerei a questo uso. Penso a vecchie edizioni che possiedo, non di valore, o ai libri sciupati (che ho imprestato a persone maldestre). Insomma, far conoscere loro una seconda vita. :-)

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  6. I libri prestati non tornano, e credo sia un contrappasso: mi hai abbandonato/prestato? Arrangiati, non torno indietro :P L'ho capito dopo aver seminato libri di ogni genere, romanzi e saggistica, a presunti amici, parenti ecc. Io non sono possessiva, affatto. Per natura sono molto generosa e ho anche regalato libri (miei) cui tenevo (anzi, propri per quello!) in alcuni casi dopo averli prestati, all'atto della restituzione. Perché è bello.
    Però, quella è una mia scelta. Dal momento che, quantitativamente, i libri prestati non tornano, per me significa che sono andati persi, magari perché chi li aveva ha dato loro scarso valore. E questo è intollerabile. La faccio breve, non ne presto più! XD

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    1. Sì, sarebbe in sostanza meglio regalarli. Il punto è che la maggior parte delle volte non si ha intenzione di regalare ma proprio di fare un innocente prestito nel quale: o stiamo dicendo "sì" a una richiesta, oppure stiamo cercando di manifestare la nostra passione per un determinato libro, dicendo "leggi questo, vedrai che è splendido!".
      C'è stato un periodo che acquistavo molti libri di psicologia. Almeno due di questi ho prestato (devono essermi apparsi molto "illuminanti" e volevo che fossero diffusi), ma puntualmente non sono mai tornati e non ricordo neppure dove possano trovarsi!!!

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  7. Imprestare i libri? NO, grazie! Non ce la faccio più! o facevo un tempo e quanti ne ho persi forse non lo so nemmeno io.
    Così, preferisco fare la figuraccia della bestiaccia ma dico di no.
    Oddio.. forse in alcuni rarissimi casi riuscirei ancora a farlo ma sono così rari che si potrebbero contare sulle dita di una mano.
    E' inutile. Amo i miei libri. Ll amo di un amore così possessivo che n on mi è possibile liberarmene (anche se ormai non so quasi più dove metterli).

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    1. Patricia, ciao!
      Ecco, ho scritto più su di essere passata anch'io a quella "figuraccia da bestiaccia", ma proprio non ho potuto assistere allo sfacelo di edizioni già di per sé molto fragili.
      Non so se li ricordi, edizioni supereconomiche che vendevano nei primi anni Novanta, grandi classici ristampati in quei formati, per altro ottime traduzioni con introduzioni anche.

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    2. Ricordo, ricordo Luz. Ce ne saranno anche nella libreria tra i miei e quelli del marito. In queto momento non so dirti quali perchè ormai sono tanti tanti.

      Allora.... devo dire che io i miei libri li leggo, li annoto (con la biro perchè la matita non la vedo più dopo :))) però sono comunque MIEI. Miei amici, miei compagni di sogni e avventure, di riflessioni, e i compagni, gli amici non si abbandonano.
      Maniaca??? Leggermente... ;))))))

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    3. Dimenticavo una cosa. Dalle mie parti (e forse anche dalle vostre) si dice che è meglio passare da cattiva una volta per sempre che per scemi tutta la vita.
      Ne ho fatto la mia filosofia. Anche riguardo al prestare i libri o qualunque cosa mia. Non chiedetemi mai l'auto!!!!!!

      Ciaoooooooooooo

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    4. Eh, quanto lo so, e quanti nemici mi sono fatta per inseguire questo principio. Soprattutto in famiglia. :-P Ma non mi importa, chi sa capire capisce e ti segue. Iperselettiva io!

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  8. Non presto libri come non presto nulla di mio :-p
    Potrei dire che sono gelosissimo delle mie cose, libri compresi, ma di fatto lo sono perché le persone non hanno cura delle cose altrui, che sia libro o altro dovrebbe maneggiarle non come se fossero di cristallo, ma come se tenessero in mano una bomba. Quando mi son capitate persone rispettose delle cose altrui - rarissimo - non ho avuto timore a prestare le mie cose, libri compresi ^^

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    1. Ecco, questa è una variante interessante. Non mi escludo al prestito, ma faccio molta attenzione al destinatario di questo. Sì, "ce l'ho". In sostanza ho tutte le risposte che state dando, l'esperienza non mi difetta! :-)
      P. S. In quel "pignolo" c'è tutta quella possessività verso le tue cose. :-)

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  9. una volta prestai un libro della SuperMamma, nonostante lei fosse aspramente contraria...
    non tornò più indietro, ed io imparai la lezione: non presto libri.
    mai...

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    1. La SuperMamma ti mise in punizione? :-)
      Ciao, Patalice, benvenuta!

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  10. Prestare? Mai più. Ho prestato diverse cose, soprattutto libri, per poi rodermi il fegato in attesa di una restituzione mai avvenuta (seppur più volte sollecitata). Non riesco davvero a comprendere il meccanismo che fa di una persona un appropriatore indebito. Quel motivo può spingere un persona a trattenere qualcosa che non gli appartiene, pur continuando a frequentare in allegria l'ingenuo prestatore?
    Non credo nemmeno che, come dice Glò, possa dipendere dal fatto che chi riceve dia al prestito uno scarso valore. Tre anni fa la mia ragazza ha prestato ad una collega un cofanetto di DVD superfighissimo che dimostrava tutti i €120 spesi... eppure.... non è più tornato. Ogni tanto ne viene richiesta espressamente la restituzione ma non succede nulla, nonostante ogni volta la risposta (tipica) sia "Scusa, hai ragione, te lo riporto domani". MI chiedo come possa certa gente sostenere tutti i giorni lo sguardo di uno a cui ha fregato €120!

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    1. «Quel motivo può spingere un persona a trattenere qualcosa che non gli appartiene, pur continuando a frequentare in allegria l'ingenuo prestatore?» Eh, non tanto un motivo, bensì una gran faccia tosta.

      La storia del cofanetto di DVD è terribile. Io presenterei sotto casa del appropriatore a reclamarlo. E lo posso scrivere perché mi è capitato di andare sotto casa di qualcuno a farmi restituire un annuario (e non stiamo parlando di un cofanetto di DVD da 120 euro!)

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    2. @ TOM: sì, trattasi di "faccia tosta", perchè altrimenti non saprei definire queste persone. Scatta una sorta di compulsione a pretendere nel destinatario di un prestito di libri. E' automatico e spiazzante e trasforma la generosità in diffidenza. Ti comprendo perfettamente!

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    3. Aggiungerei anche menefreghismo assoluto.
      Una domanda però me la pongo. Ammesso che questi individui imprestino qualcosa, se non gli venisse restituito come la prenderebbero?

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    4. Nella mia esperienza, fatta notare la mancata restituzione, mi è stato detto "eh ma che sarai mai un libro!". Ecco perché suppongo che tali soggetti non attribuiscano un valore al libro, non intendevo quindi propriamente dal punto di vista economico! Sembra quasi che il libro sia un oggetto da usare e consumare per alcuni!

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    5. Un mucchietto di carta tenuta insieme da cartoncino.... già! E' già tanto che li leggano quando se li fanno imprestare...

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    6. Questo argomento meriterebbe un post a sé: sul valore del libro per molti.
      Perchè la mia impressione nasce da un sospetto concreto, c'è gente, molta, che ritiene il libro un mucchietto di carta. Presto ci lanceremo in questo sfogo, amici blogger! :-)

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  11. Mai prestare libri. Quello che ho prestato io non sono mai più ritornati

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    1. A questa certezza si arriva dopo essere stati severamente puniti per la propria generosità. Sigh!

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  12. Non li presto, neanche i pochi che non ho finito, che non sopportavo come una persona molesta. Li tengo e talvolta li sfogloi e cerco un capitolo, una frase: sono due chiacchiere con un amico che non sento da mesi. Temo che il prestito diventi un amico che sparisce...

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  13. Ciao, Luz! Ho perso anch'io per la strada almeno un paio di libri che non sono più tornati indietro.

    Con il tempo però ho imparato a "riconoscere" le persone cui prestare i libri quasi a occhi chiusi, e le persone a cui non prestare neanche uno spillo. Ad esempio ho un amico che è una specie di buco nero: gli ho prestato libri, cd di musica classica e computer games, e avevo dovuto insistere per farmi restituire almeno i libri. Di uno tra l'altro avevo urgentissimo bisogno perché è un saggio di Franco Cardini sulla Prima Crociata: essendo in fase di stesura del mio romanzo, ne avevo assoluta necessità. Il problema è che lui prende i libri o altri oggetti e poi li mischia con i suoi o con quelli di altre persone, e poi non si ricorda più di chi siano.

    Comunque secondo me è un atteggiamento di poca cura delle cose altrui.

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    1. Anch'io ho penato per farmi restituire un libro d'arte, per altro di pregio, che avevo prestato a un parente. Era in prestito e se ne era appropriato proprio. Penso sia una forma di grave maleducazione. Cristina, sei stata pazientissima col tuo amico! Meno male che si impara dall'esperienza.
      P. S. Benvenuta qui. :-)

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    2. Grazie per il 'benvenuta'! :-)

      Sì, secondo me non ci sono molte scuse per gli accaparratori di libri. Sono dei gran maleducati e basta. Per fortuna quel mio amico ha una moglie molto più attenta, che cerca di tenere sott'occhio i libri che riceve in prestito, e lo sollecita alla restituzione. In pratica gli fa da segretaria e bibliotecaria... e nonostante questo non sempre funziona.

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    3. Scatta come una compulsione al possesso del libro in prestito.
      Proprio ieri ho ricordato di dover "ritirare" un testo di psicologia molto interessante da una mia zia presso la quale sosta da almeno 3 o 4 anni. Perchè se lo ricordi, credo che le proporrò uno scambio, ci sono alcuni testi di Raffaele Morelli di cui mi voglio sbarazzare. :-)

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    4. Mi sembra una decisione saggia e salomonica. :-)

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  14. Il problema, nel mio caso, è che proprio le persone più fidate sono quelle che trattano peggio i miei libri. Non me la sento di dire di no, tutte le volte confido che - sapendo quanto ci tengo - stiano molto attenti, ma niente, è più forte di loro, è la loro natura.

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    1. In te prevale il desiderio di condividere, nonostante questo. Sei ammirevole!
      Si dice che quando si consiglia un libro si stia allo stesso tempo dicendo: "Eccoti un pezzetto di me, che voglio condividere".

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