venerdì 17 aprile 2015

Olive Kitteridge - Elisabeth Strout

Incipit: Per molti anni Henry Kitteridge era stato farmacista nella città vicina, e ogni mattina guidava attraverso strade piene di neve, oppure fradice di pioggia, oppure dove d'estate i lamponi selvatici protendevano i loro germogli novelli dai cespugli lungo l'ultimo tratto della cittadina, prima di svoltare nella strada più larga che portava alla farmacia.

Mi sono accostata a questo romanzo dopo aver visto la miniserie televisiva in due puntate, mirabilmente interpretata da Frances McDormand nel ruolo della protagonista. Un personaggio che non concede sfumature, che si ama o si detesta, fieramente spigoloso e indimenticabile. Credo che la trasposizione su pellicola abbia donato molto a questo romanzo, vincitore del Premio Pulitzer nel 2009. Lo scenario è quello della provincia del Maine, le vite narrate quelle comuni, e lo straordinario sta tutto nel punto d'osservazione di Olive. Il suo occhio mette a fuoco le interiorità della gente di questo piccolo paesino affacciato sul mare, nulla può sfuggirle, perchè Olive appartiene alla schiera dei sensibili e di coloro che sanno elargire cum grano salis la propria generosità. Ciò che la caratterizza è il disincanto più totale sulle possibilità umane, per questo spesso rischia e accoglie la forte antipatia altrui, ma questo rende prezioso ogni suo intervento in aiuto altrui. Mirabile la scena del dialogo con l'ex alunno ormai uomo e in preda alla forte depressione generata dalla solitudine; ci accorgiamo che solo Olive potrebbe salvarlo da se stesso, anche senza "entrare nel merito", solo con l'ascolto. Perchè Olive è così, lucidamente consapevole delle miserie altrui e proprie.
Non abbiate paura della vostra fame. Se ne avrete paura, sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi.

In questo romanzo si coglie anche l'aspetto più triste dello scorrere del tempo: la trasformazione delle cose. L'ictus che colpisce suo marito, il naufragio delle speranze riguardanti suo figlio Christopher, le sue stesse aspettative riguardo alla vita, che sa già può e deve concludersi solo con un certo epilogo. Eppure, Olive non sa che le cose possono anche prendere nuove e inattese direzioni, deve ricredersi grazie a una insperata amicizia e al diventare interessante per qualcuno. Un romanzo "essenziale", una prosa asciutta e un intreccio fedele alle cose della quotidianità. Ho preferito il film, forse una di quelle rare occasioni in cui una sceneggiatura arricchisce e completa una narrazione.

6 commenti:

  1. Ho apprezzato moltissimo la miniserie della HBO, una garanzia di per sé. Valore aggiunto grazie al cast, con la McDormand meravigliosa interprete di una donna complessa e, come hai detto tu, spigolosa. Avevo intenzione di leggere il romanzo, della Strout ho sentito meraviglie!

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    1. Cara Glò, non annovererei comunque la Strout fra i migliori autori contemporanei. Mi aspettavo di più, decisamente. E' strano come un personaggio così "azzeccato" abbia avuto successo pur in un romanzo così "sonnolento" in tante sue parti. La Strout autrice fortunata! :-)

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  2. Mi hai incuriosita. Non sapevo della miniserie della HBO. Potrei, magari, guardare prima quella e, poi, vedere come butta.

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    1. Penso sia una di quelle cose particolari e da non perdere. Potrebbe piacerti.
      Bentornata! :-)

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  3. Avendo letto molti elogi di Elizabeth Strout, ho deciso di inserire uno dei suoi libri in lista dei desideri... questo mi sembra il più accattivante (e poi è così superficiale se dico che le copertine con i dipinti di Hopper mi influenzano tantissimo?).

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    1. Ah ah ah questo aspetto del nostro lasciarci spesso influenzare da un'ottima copertina meriterebbe un approfondimento.

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