venerdì 27 marzo 2015

Libridine

Leggo libri dall'età di cinque anni, il primissimo fu una bella edizione de Le mille e una notte che ancora custodisco gelosamente. Sono stata lettrice onnivora, i miei gusti si sono modificati nel corso del tempo e adesso sono molto selettiva. Credo che i nostri gusti seguano da vicino le particolari esigenze che abbiamo in quel dato periodo. Oggi mi piacerebbe rileggere i tanti libri che ho apprezzato da adolescente, ma so che c'è tanto da scoprire e il tempo è sempre più ridotto. In questo e altri post, mi prefiggo di fare una rapida carrellata di alcuni dei libri che ho letto negli ultimi anni, andando a caso, ricordando ciò che mi è piaciuto e ciò che ho ritenuto una perdita di tempo.


Uno di quei libri che non chiudi finchè non lo finisci. La trama è particolarissima, così come alcuni personaggi, che ho trovato genialmente costruiti. Non lo metterei mai e poi mai tra i miei preferiti, però. L'intreccio a volte mi risultava difficile, senza quella linearità che accompagna il lettore. Piuttosto ogni tanto si accende quell'emozione dinanzi ad un passaggio, che questo scrittore sa costruire mirabilmente. Vi si trova la celeberrima frase "Accadono cose nella vita che sono come domande...". E altre raffinate volute di parole imperdibili.




Pare sia nato da una costola di "Mr Gwyn", Baricco stesso lo spiega in una introduzione. A me è parsa un'inutile forzatura. E come sempre mi divido: scindo i colpi di genio stilistico, l'invenzione, dall'opera vista nel suo insieme. Alcuni dettagli sono belli, in generale non mi piace.



Uno di quelli per me imperdibili per ovvie ragioni, due grandi a confronto, da due generazioni diverse, ma nell'affinità dell'essere due ottime "imbonitrici". Non uno di quei testi che lasciano un segno, ma certamente una lettura godibile.





Questo libro credo mi abbia "spalancato la mente" nell'epoca in cui lo lessi. Se ci si trova in un momento difficile della propria vita, Osho sa "raccontarti" qualcosa. Questo libro mostra molto chiaramente una realtà incontrovertibile: siamo soli. La cosiddetta solitudine esistenziale, contro cui ci ostiniamo, non è che una condizione naturale e umana, che bisogna accogliere e valorizzare, per poter trovare il proprio centro e relazionarsi col mondo in modo equilibrato.




Sottotitolo: "Storie esilaranti di una femminista a sua insaputa". Una lettura spumeggiante che mi ha molto divertito. E' una sorta di saggio-biografia che ha come sfondo il femminismo dell'autrice, esperta di musica e autrice radiofonica. Racconta la sua femminilità dall'infanzia a oggi, con spunti satirici, umoristici, a tratti commoventi.



 
 

La Bignardi ha una scrittura molto "maschia", nel senso che la trovo pragmatica, asciutta e senza fronzoli. Per quanto riguarda la storia narrata, trovo che sia interessante per una scrittrice calarsi nei panni di un protagonista maschile, raccontando in prima persona.
E' una storia estremamente attuale e sofferta, mi ricorda vagamente "Nessuno si salva da solo" della Mazzantini, anche se la Bignardi è meno acuta e ha uno stile meno "istintivo".
 

Una testimonianza di vita, l'ultima, di un professore universitario americano che tiene la sua "ultima lezione" al campus prima di morire. Lo lessi in un momento particolare, una persona cara stava vivendo i suoi ultimi mesi, e volevo comprendere il significato del trapasso, della morte, di questa "cosa" che non riusciamo a capire fino a quando non l'abbiamo dinanzi, e forse anche oltre. Fu una bella esperienza cogliere la forza di chi sa rivolgere un ultimo sguardo ad una vita che si sta lasciando. 


Per un certo periodo ho letto molti manuali di psicologia e psichiatria. Da Fromm ad Alberoni, per citarne alcuni, oltre a Hopcke e Norwood, ma in particolare mi ha conquistata Paolo Crepet, per stile, chiarezza, intelligenza. Uno sguardo lucidissimo sul ruolo della famiglia oggi e sul fallimento delle possibilità dell'educazione genitoriale. Un ottimo "vademecum" da leggere e consultare nuovamente.
Quel che ho letto della Mazzantini, ben poco, non mi è dispiaciuto.  La Mazzantini non si smentisce. La sua scrittura è lucida, diretta, e direi anche spietata. Qui riesce a offrire un ritratto assai interessante della coppia moderna allo sfacelo. Alla fine della storia la sensazione è quella di ever letto un fatto di cronaca, e questo è ciò che rende la Mazzantini vincente.
La scrittrice si immedesima in particolare in Gaetano, il protagonista, che osserva, partecipa e commette i suoi errori esattamente come il più classico dei quarantenni di oggi. E' un uomo disorientato, un artista non compiuto, con un passato familiare sofferto che non riesce a dimenticare del tutto, ama profondamente la moglie Delia, ma è anche anni luce lontano dal suo mondo, dalla sua intelligenza, dalla sua personale storia di donna nata due volte. Senza di lei, Gaetano non ha nulla. Ed è proprio su questo "nulla" che si gioca il finale, su una vita che resta fatta di superficialità, opportunismo, piacere.

Uno di quei romanzi decisamente inferiore alle aspettative. Il soggetto è senz'altro interessante: pare che molti nazisti scampati al processo di Norimberga abbiano trovato rifugio anche in Spagna. Una ragazza, rimasta incinta e sola, trova l'amicizia di due distinti anziani, molto ricchi. Poi si imbatte in un altro interessante vecchio che le apre gli occhi sull'identità dei due. Sono due nazisti sanguinari, ovviamente sfuggiti alle maglie della polizia in epoca post-bellica. La ragazza quindi diventa una sorta di spia che aiuti questo vecchio a incastrarli.
Al di là dell'aspetto prettamente storico, e quindi interessante, del soggetto, trovo che sia un romanzo fin troppo lungo e perfino annoiante. Non è riuscito minimamente a coinvolgermi perchè pecca a mio avviso di opportunità di identificazione. La protagonista è poco credibile, perchè di fatto una ragazza senza arte nè parte. I due nazisti sembrano due scheletri horror, pieni di manie e stranezze. Non mi piace l'attaccamento che nasce nella ragazza, sapendo benissimo il loro passato (il che spiega quanto sia fragile e immatura), e il fatto che diventi una Mata Hari che salta dalle finestre e si arrampica con un pancione di 8 mesi. Per carità. La sola immagine che salvo è quella del vecchio ebreo sulle tracce dei due. Ci trovo qualcosa di possente in questa figura. Quando mi trascino nella lettura, arrivando alla fine per senso di dovere verso un libro, allora per me l'opera è fallimentare. Non mi spiego il clamore che questo romanzo ha fatto. C'è decisamente di meglio sugli scaffali delle librerie, e molto di cui non si parla affatto. 

Di questo romanzo si discusse molto in occasione del Premio Strega, andato poi a "Canale Mussolini".
La Avallone davvero non è niente di speciale. Dipinge questa umanità proletaria di Piombino, famiglie di lavoratori nelle acciaierie della città, in modo molto semplicistico, molto giovanilistico. Non posso credere che il massimo dello stile di nuovi scrittori sia questo. Sembra un Moccia al femminile. Una cosa poco credibile per altro è questo guardare dei giovani all'Elba, sognando di andarci. Ma che ci vuole a prendere il traghetto e farlo, loro che sono abituati a rubare il rame dei cavi elettrici, drogarsi, fare l'impossibile sui carroponte della fabbrica? L'amicizia di due ragazze fra i protagonisti è bella da leggere, ma poi fa sconfinare la cosa in una omosessualità del tutto inutile. Per non parlare di caratterizzazioni al limite della finzione, almeno spero, perchè se la realtà è questa allora davvero non esiste più valore in cui credere.

Lo ammetto, a volte mi lascio conquistare dalla narrativa "in rosa" e mi è capitato di leggere i due romanzi di Elisabeth Gilbert, giornalista e scrittrice americana, diventata famosa per "Mangia prega ama". Singolare la storia di questa donna, che si ritrova a 30 anni uscita da un matrimonio naufragato, ne esce a pezzi, e per "ritrovarsi" si prende un anno sabatico diviso in 3 quadrimestri in viaggio attorno al mondo.
Nel primo abiterà in Italia, e gusterà il piacere del cibo, nel secondo abiterà in un ashram indiano, dove riscopre il gusto della preghiera, e nel terzo si traferirà a Bali, dove suo malgrado troverà un nuovo amore.
Tutto questo viene raccontato nel primo romanzo, in questo (pessimo il titolo nell'edizione italiana, meglio nell'originale "Committed") la stessa autrice si imbatte in un viaggio neppure troppo simbolico nel matrimonio in varie culture. 


Nella lunga e lenta estate ho riscoperto il piacere di portarmi un libro in riva al mare, da sola, e gustarmi lettura e tramonto. Come sempre, mi piace variare fra generi diversi, non smentisco mai questa tendenza. Fra i libri che ho letto le ultime estati, uno è il piccolo manuale di Furio Ravera. E' stato un fortunato incontro in una libreria della capitale, frugando fra vecchi libri invenduti. Ebbene, si è rivelato molto interessante. Anzi mi domando come mai certi testi non suscitino un interesse maggiore nei lettori. Questo Ravera, che non conoscevo, presenta un testo snello e brillante sul valore delle regole in ogni aspetto della vita.


Non collocherei la Tamaro fra le mie scrittrici preferite, ma mi è capitato di leggere qualcosa di suo. Per esempio, questo "Per sempre" (plaudo alla sua scelta di pubblicare con la Giunti anzichè con le solite corazzate editoriali), la storia di un uomo che vive il dolore più intenso che si possa immaginare, la morte di moglie e figlio in un incidente d'auto. Ricostruire un percorso di vita equilibrato è quanto di più difficile si trovi a vivere, soprattutto perchè il protagonista deve dare risposte a troppe domande, al dolore, alla perdita, alle cause di questa morte tragica e devastante.

(to be continued)

8 commenti:

  1. Non ho letto un solo libro tra quelli che hai presentato! XD
    Devo dire che leggo ben pochi italiani, non so darne una motivazione vera e propria. Però... sono un po' diffidente, questo devo riconoscerlo :P
    Mi ha colpito, e penso che lo recupererò, L'ultima lezione di vita, argomento tosto, ma assai interessante.

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    1. Uh, perchè leggi poco gli scrittori italiani? C'è tutto un mondo da scoprire, non che quelli che vedi elencati siano il meglio di ciò che è stato pubblicato, ma non trascurerei quel che di buono la nostra editoria sa mettere in piazza.
      Sì, il libro che citi è tostissimo, e fu come un balsamo per me.

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    2. Forse ne ho letti parecchi/troppi tra medie e liceo :P
      Per esempio, adoro Eco e apprezzo molto De Luca (lasciando da parte i "classici").

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    3. Di seguito Eco ho letto Il nome della rosa, L'isola del giorno prima e
      Baudolino. Decisamente il capolavoro su tutti è il primo dei tre.

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  2. I libri della Sanchez non mi hanno mai ispirata.

    Per quanto riguarda Mangia, prega, ama, so che c'è chi lo ritiene un saggio perché pare sia un racconto autobiografico. Tu ci hai trovato effettivamente un romanzo?

    L'educazione delle fanciulle mi intriga assai.

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    1. Mah, lei ne fa un "racconto romanzato", come disse in una intervista. Certamente un libro da leggere, in particolare in certi momenti della vita a due. ;-)

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  3. Di questi ho letto solo Baricco... Tre volte all'alba mi è piaciuto, non avevo letto il precedente quindi non ho percepito la forzatura. Di lui piuttosto non ho apprezzato Seta, ma da qualche anno l'ho perso di vista, le ultime uscite non mi incuriosiscono.

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    1. Mi capita la stessa cosa, è come se mi si fosse esaurita la curiosità di leggerlo.
      E forse Baricco ha scritto già le sue cose migliori.

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