venerdì 13 febbraio 2015

La leggerezza

Sfuggire al peso di una gravità che rende la vita soffocante, spigolosa, priva di fantasia. Un'impresa non da poco se allo stesso tempo si cerca di non essere superficiali, di entrare dentro le cose e percorrerle fino in fondo, di concretizzarle seriamente quando si tratta di un prodotto della creazione artistica o di un momento della nostra vita professionale. Eppure perchè privarci di supporre che leggerezza e rigore possano essere abbracciati entrambi, costantemente, e piuttosto non arrivare alla certezza che proprio questo connubio dà un'opportunità in più al vivere, rende ricca e originale la creazione e significativa ogni relazione umana? 
Calvino nelle sue Lezioni americane dedica un gustoso capitolo alla leggerezza, desunto da una conferenza che credo incantò l'uditorio. Intendendo spiegare tanti suoi registri narrativi, fa scivolare il suo sguardo attraverso grandi opere d'ogni epoca, leggendovi proprio la leggerezza che vuole teorizzare.
Fra i suoi esempi, Mercuzio, indimenticabile personaggio della tragedia dei due amanti di Verona, in risposta a Romeo e al suo sentirsi schiacciato sotto il peso d'amore, lo invita a servirsi delle ali di Cupido per volare piuttosto, e godere appieno delle opportunità dell'amore. E' la stessa levità di Cyrano, che fino alla morte recupera il senso dell'ironia in ogni esperienza, anche quella tragica del trapasso. 
Così come la spinta forte a superare i limiti dell'immaginazione, sostanziata nella leggerezza del volo del Barone di Munchausen, esplode nel celebre personaggio creato da Rudolph Erich Raspe. Gli esempi di questa leggerezza, ciò che vuole rappresentare, sono decine e decine nella letteratura di tutti i secoli, ciò fa pensare che essa sia un valore imprescindibile, simboleggiato nella vittoria sul peso della gravità e ricco di significati dietro questa apparente semplificazione. 
Non è mai tardi per rivendicare il diritto alla leggerezza, se le diamo il potere di abbattere ogni fortezza innalzata dall'austerità, la mancanza di fantasia, di coraggio. Apparentemente inespugnabili, le mura di queste fortezze sarebbero friabili dinanzi al vento di una leggerezza che è più forte di quanto si potrebbe immaginare. Personalmente, rivendico il mio diritto alla leggerezza ovunque io sia, pur non perdendo di vista le fondamenta salde su cui mi costruisco professionalmente, artisticamente e umanamente. La mia leggerezza è uno scudo ad esempio contro la saccenza, l'austerità e superbia di chi non comprende quanto siano vaste le possibilità umane, come si possa cogliere la bellezza nella semplicità e si possa essere dignitosamente in grado di contribuire ad essa. Amo scrivere, recitare, dirigere, insegnare, tutti ambiti costruiti su forti impalcature ma sulle quali si erge la mia costante levità. Detesto la bieca ignoranza di coloro che possono apparire onniscenti ma ai quali manca l'umiltà, così come detesto l'ignoranza grossolana di chi sceglie di non progredire e guardare con occhi sempre nuovi alle infinite possibilità che la vita offre. 

7 commenti:

  1. Che bella questa riflessione, che condivido in pieno. Stupenda anche la scelta degli esempi. Apprezzo molto questo elemento (a volte un po' sfuggente) nella narrativa, ma anche in altri ambiti. Credo poi che nell'insegnamento sia un grande valore aggiunto.

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    1. Grazie per aver apprezzato. Sì, è qualcosa che dovremmo fare nostra, in ogni circostanza. E' una sorta di valore aggiunto che arricchisce un percorso, che crea empatia. Forse questo è il nocciolo della questione, darsi una possibilità concreta di empatia, che ci renda costruttivi e solidali.

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  2. Vedo che stai trasferendo qui alcuni articoli dall'altro blog. Non ti ri-posto il mio commento, ma ho riletto l'articolo. La leggerezza può fare la differenza tra una vita felice e una vita infelice. Bisognerebbe non dimenticarla mai, magari inserendola in piccole dosi anche dove la pesantezza la fa da padrone. :)

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    1. Grazia, se non ti crea fastidio, ti prego, copia qui quei tuoi commenti, perchè era molto interessante il discorso e non sapremmo mai cosa ne sarebbe stato. ;-)

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  3. Non so spiegarti quanto mi senta in sintonia con ciò che dici. E' una qualità che ho scoperto da pochissimo, la leggerezza, e ancora sto esplorando. Prima la vedevo un po' come sinonimo di superficialità, forse perché la collegavo a film, scherzi e libri sciocchi. Credo di averla incontrata, la leggerezza, ascoltando il mio maestro di yoga parlare del "qui e ora", di come tutto il resto non sia vero vivere. Mi sono detta: "Cavoli, ha ragione!", e la leggerezza si è infiltrata nelle mie giornate. Mi vengono in mente anche le parole che mi ha rivolto Lama Tashi a un incontro sulla pittura di mandala tradizionali: "rilassati, hai lavorato bene". Non mi ero accorta di essere tesa, ma da quel momento mi sono rilassata davvero. Se stiamo vivendo veramente, possiamo rilassarci e goderci la leggerezza. E' se non stiamo vivendo che tutto diventa pesante, quasi insopportabile. Grazie di avere condiviso queste tue riflessioni. :)

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    1. Grazia, racconta di questo incontro sulla pittura di mandala, mi interessa molto. Credo che la leggerezza vada coltivata ogni giorno con enorme dedizione, perchè il rischio è sempre quello di cedere alla tentazione di lasciarsi appesantire da ogni tipo di gravità.

      "Con Lama Tashi abbiamo passato una giornata a dipingere il mandala tradizionale della compassione. L'atto stesso dell'applicarsi al mandala è considerato una forma di preghiera per tutti gli esseri senzienti. Bisognava essere precisi e silenziosi. All'inizio sembravamo una mandria di bufali, veramente, tutti a chiederci compassi e squadre e gomme, ma dopo un po' si è creato un silenzio totale. Io non sono buddista, anche se apprezzo molto della loro filosofia, ma quelle due giornate con Lama Tashi sono state una bella esperienza, di quelle che si mettono da parte ma non si dimenticano, perché hanno avuto un significato. Volevi sapere qualcosa di preciso, Luz?"

      Questa tua esperienza, e l'averci trovato una forma di conforto e confronto, ben si raccorda al significato che ho cercato di dare alla leggerezza. Perchè intesa come possiamo intenderla noi, io dopo una serie di esperienze anche negative che mi hanno fatto riflettere su alcuni "spigoli" del mio carattere, tu dopo queste belle esperienze di pittura mandala di tradizione tibetana, diventa qualcosa che non può prescindere dal recupero del valore del silenzio, del fuggire dal frastuono di una società in cui non c'è tempo per fermarsi e soffermarsi. Ecco, capire che si può apprezzare il silenzio e la costruzione di qualcosa non finalizzato ai clamori di un applauso. Suppongo che queste esperienze con la cultura buddista ti abbiano insegnato proprio questo.

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