mercoledì 11 febbraio 2015

Fare teatro

Definirsi un'attrice non è facile. Probabilmente è una parola troppo complessa e importante perchè ci si possa permettere questa velleità. Mi definisco tale quando interpreto in modo soddisfacente un personaggio, quando penso di avere raggiunto un certo livello di credibilità. Praticare l'arte drammatica a volte può essere perfino una profanazione, pur consapevoli di esserlo a un buon livello non professionale, giacchè quando non si arriva da una formazione accademica possiamo fare agire solo un istinto, uno slancio innato, una capacità. Non si può fare del buon teatro rispondendo a un'esigenza di puro divertimento, poichè il palcoscenico richiede studio e sacrificio. Mi piace pensare di lasciare il puro divertimento alle troppo numerose compagnie teatrali che fanno pura amatorialità, divertendosi e divertendo probabilmente un parterre non particolarmente raffinato in fatto di gusti. Ma tant'è. Il teatro è forse anche arte puramente popolare, fatta dal popolo per il popolo, a tutti i livelli possibili.

Non esiste una buona Compagnia dove non c'è non solo affiatamento (quello è comunissimo) ma anche e soprattutto affinità, profondità di relazioni, possibilità di costruzione di un rapporto di fiducia e di sostegno reciproco. Il mio teatro è da sempre così. La maggior parte dei registi che mettono insieme delle Compagnie, sono l'esatto opposto. Ne ho conosciuti alcuni. Io lavoro su una componente affettiva che per me è imprescindibile. E lo dico proprio perchè ho fatto esperienze in altri ambiti. Per carità, atmosfere scherzose, progresso nelle prove, ma poi tutto finisce lì, attorno all'interesse verso un certo spettacolo, come se il percorso di raggiungimento non contasse poi nulla o pochissimo. Io tendo invece a percepire lo spettacolo come l'approdo di un viaggio, durante il quale si instaurano delle relazioni d'amicizia anche molto importanti. Nel tempo, gioco-forza si è attuata una "scrematura" di persone che non erano in linea con le mie idee. Diversi se ne sono andati, in cerca di realtà più "facili" e meno impegnative da molti punti di vista. Poi c'è uno zoccolo duro di attori e attrici che assomigliano a dei mercenari oppure sono quelli di un'esperienza e via. Non si fermano mai in nessun posto, fanno con te un'esperienza e poi svaniscono nel nulla.
Insomma, nell'universo variegato del teatro, anche non di professionisti, le personalità sono tante e multiformi.

4 commenti:

  1. Mi piace molto la filosofia che c'è dietro il tuo fare teatro. In bocca al lupo per tutto!

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    1. Grazie, Romina, ce n'è costante bisogno. Questo mondo è difficile, subisce la diffidenza di chi non sa apprezzare, preferisce il frastuono degli stadi al valore della parola raccontata tramite la recitazione.

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  2. Sono profondamente commossa ed emozionata dalle tue parole sul teatro che sento profondamente mie. Sono una teatrante che non viene da studi accademici, ma lo fa per pura passione. Sono estremamente convinta che il teatro è comunicazione ed emozione, quando vado a vedere spettacoli mi aspetto che mi lascino qualcosa, ma non sempre è così. Nel fare teatro mi trovo sempre a sentire questa frase "la gente vuole ridere, divertirsi, non possiamo farla annoiare". Le commedie, solo commedie. Ma io credo che il pubblico voglia anche riconoscersi nei sentimenti, nelle emozioni, soprattutto adesso c'è bisogno di qualcosa che porti a riflettere, a sentirsi partecipi. Per le risate e la volgarità c'è già la televisione, ma purtroppo i teatri possono sopravvivere solo grazie agli incassi. Grazie Luz, per le tue parole.

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    1. Grazie a te, per averle sentite anche profondamente tue.
      Sì, il luogo comune "la gente vuole ridere" è imperante. Io ho spesso ceduto a questo, volendo divertirmi io stessa con esperienze tratte dalla commedia brillante (Simon, Exton), per poi stancarmene ormai da più di una stagione e volgermi verso quelle forme d'arte che come tu dici muovono lo spettatore verso una riflessione. Ne avrei di esperienze da raccontare, in merito.

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