In casa degli Oblònskije regnava il caos. La moglie era venuta a sapere che il marito aveva avuto una relazione con una francese che era stata governante presso di loro, e aveva dichiarato al marito che non poteva vivere più con lui nella stessa casa. Una tale situazione, che si protraeva già per il terzo giorno, era vissuta tormentosamente dagli stessi coniugi, da tutti gli altri membri della famiglia e dalla servitù. Tutti i membri della famiglia e della servitù avvertivano che non v'era più alcun senso nel loro vivere comune e che delle persone incontratesi per caso in una qualsiasi locanda erano più legate fra loro che non loro stessi, membri della famiglia e della servitù degli Oblònskije.
Editore: Feltrinelli
Pagine: 1120
Prezzo: € 13,00
Ogni volta leggere un classico rappresenta rifugiarsi nell'eccellenza di una narrazione che ha molto da insegnare. Ho finalmente recuperato un grandissimo classico di cui conoscevo alcune trasposizioni cinematografiche, delle quali scopro erano riduzioni non del tutto fedeli al romanzo originale. Di letteratura russa ho letto poco, pochissimo, e mi prefiggo in questi anni di recuperare.
Di Tolstoj avevo letto solo il racconto La morte di Ivan Il'ič, diverso tempo fa e posseggo Sonata a Kreutzer che ancora non ho toccato. Ho sullo scaffale anche i due consistenti volumi di Guerra e pace, che mi prefiggo di leggere questa estate.
La lettura di Anna Karenina è stata istintiva, acquistato e letto. Ho dedicato al lungo romanzo tutto il mese di aprile interrompendo ogni altra velleità rimasta sospesa.
Cosa sappiamo di questo romanzo? Non proprio tutto, se come ho scritto ci limitiamo ai film che ne pretendono di restituire la storia centrale e quelle collaterali. Ricordo il film del 1997 con Sophie Marceau e quello del 2012 con Keira Knightley, quest'ultimo uno spettacolone vero e proprio girato in un teatro. C'è anche una versione con Vittoria Puccini e una del 1948 con Vivien Leigh che non ho mai visto.
Queste produzioni si assomigliano un po' tutte, ne fanno una versione "rosa" drammatica, nulla di più. Rivedendo alcune scene della versione 1997, ne traggo che lo spazio dato al personaggio di Lévin non è risicato, è già qualcosa, certo un po' discutibile la scelta di Alfred Molina.
C'è da dire che un personaggio come Anna Karenina non è semplice da rendere. È la complessità di questo personaggio, unita alla complessità dell'epoca e dei suoi usi a renderlo quasi impossibile.
Anna Karenina è un romanzo difficile, articolato, a più livelli, disseminato di personaggi, microstorie che si annodano e danno un senso al nucleo centrale.
Il suo autore costruisce questa storia - ispirandosi a un suicidio realmente avvenuto - per esprimere in realtà molta parte del proprio pensiero politico. Quel titolo originario, Due famiglie, svela un punto fondamentale: il peso che ha il personaggio di Anna non è maggiore del peso di un altro grande personaggio: Lévin.
Immaginate una sorta di bilancia, una pesa che oscilla sui suoi due bracci, ciascuno corrisponde ai due personaggi magnifici del romanzo, Anna e Lévin. Due storie differenti, due destini opposti, il tutto calibrato perché al precipitare dell'una corrisponda il trionfo dell'altro.
È necessario dunque focalizzare l'una e l'altro distintamente per comprendere la complessità di questa storia, e alla fine, in un'unica visione, sapremo dove Tolstoj voleva portarci.
Loro dicono: un uomo religioso, morale, onesto, intelligente; ma non vedono quel che ho visto io. Non sanno come egli ha soffocato la mia vita per otto anni, ha soffocato tutto quello che c'era di vivo in me, on ha pensato neppure una volta che io sono una donna viva che ha bisogno d'amore. Non sanno come a ogni passo mi offendeva e rimaneva contento di sé. [...] Ma è venuto il momento, ho capito che non potevo più ingannare me stessa, che ero viva, che non ero colpevole, che Dio mi aveva fatta cos, che avevo bisogno di amare e di vivere.
Il tragico destino di Anna Arkad'evna Oblonskaja Karenina
Tutti conoscono non il finale di questo romanzo, ma la fine della sua protagonista. Anna muore suicida gettandosi sotto un treno alla stazione di Obiràlovka. È un destino segnato dalla propria condizione di donna perduta, ma dalla propria sensibilità e intelligenza.
È magnifico il modo in cui Tolstoj introduce nei primi capitoli questo personaggio. Lo fa attraverso un paradosso: l'attenzione è posta sulla famiglia del fratello Stepan e in un giorno in cui la cognata Dolly - che in realtà si chiama Darja Aleksandrovna Oblonskaia (la faccenda dei nomi russi è davvero complessa) - tradita dal marito, è del tutto persuasa a lasciarlo e portarsi via i bambini.
Anna, che ha con la cognata un rapporto di affetto e stima, accorre a convincerla a desistere.
La scintillante Anna si rivela non solo abilissima nel trovare le parole giuste, ma sinceramente convinta della bontà di suo fratello, così di fatto è presentata come una custode dei valori familiari cui la società russa dell'epoca è fermamente ancorata.
È tutto molto vivace in quei primi capitoli in cui ferve l'alta società di Mosca e San Pietroburgo, tutto coperto da una patina di splendore. Tolstoj però ci sta già rivelando ciò che si nasconde dietro i balli, le serate a teatro, le gite in carrozza, le corse dei cavalli, le trine e i merletti. È un sistema patriarcale estremamente rigido, come tutte le società ricche di pieno Ottocento.
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| Lev N. Tolstoj (1828 - 1910) |
In questo sistema, uomini e donne hanno ruoli sempre fissi, molti comportamenti sono ammessi, benché debitamente nascosti o ignorati, e vige un'etichetta in cui tutti partecipano a mantenere lo status quo.
Le ragazze sono in cerca di marito, che viene comunemente presentato da un fratello o un dignitario vicino alla famiglia. La maggior parte delle volte si tratta di matrimoni combinati, ma la ragazza sceglie e lo fa cercando di posizionarsi socialmente.
È quanto dobbiamo immaginare abbia fatto proprio Anna, sposando Aleksej Aleksandrovič Karenin, un metodico e noioso funzionario di stato.
Anna possiede una spiccata intelligenza, ironia, senso di adattamento. E ha ben presente cosa sia stata l'età giovanile, quella in cui tutto appare più bello e pieno di speranza.
Ricordo e conosco quella nebbia azzurra, simile a quella che è sulle montagne in Svizzera. Questa nebbia, che copre tutto in quell'età beata quando sta per finire l'infanzia, e partendo da quell'enorme cerchio, pieno di felicità e di allegria, la strada si fa sempre più stretta, ed è allegro e pauroso entrare in questo sentiero, benché esso, a quanto sembra, sia chiaro e bellissimo... Chi non è passato attraverso questo?
È una donna di rara bellezza, descritta con pelle chiarissima e capelli neri, tutto in lei affascina, pure le movenze delle mani mentre rafforza i propri discorsi. Ed è simpatica, il che la fa benvolere da tutta l'alta società, dalla quale è ammirata e desiderata. Oltre che una moglie devota, Anna è anche una madre amorevole, amando visceralmente il proprio figlio, Sergej. Tolstoj ci offre insomma l'immagine di una donna vicina alla perfezione, integrata e vivace, circondata da ottimi amici.
Il suo opposto è proprio Dolly all'inizio, la cognata madre di sei figli, dedita totalmente alla casa e in difficoltà economiche. Dolly, intelligente pure lei, è consapevole della propria disarmonia, ha una punta d'invidia benevola verso Anna, ma la cerca e le vuole sinceramente bene.
Una cosa che ho trovato particolarissima nel romanzo è l'uso accettato dall'alta società di tollerare il corteggiamento di una donna sposata. Diverse donne, come la stessa Anna, hanno i propri "adoratori", uomini con ottima posizione che puntano una dama e ne diventano assidui frequentatori, ovviamente senza travalicare determinati comportamenti.
È accettato che l'adoratore cerchi sempre la stessa donna alle feste, a teatro, in tutti gli eventi mondani. È ammesso che le parli, tutti comprendono quell'adorazione e sanno che non oltrepasserà un certo limite. La gelosia è ritenuta disdicevole, pertanto i mariti concedono, si fanno da parte.
Quando la presenza di Vronskj accanto ad Anna diventa insistente e il loro atteggiamento "troppo vivace", allora scatta l'allarme.
Il dialogo di Anna con suo marito è rivelatorio.
Anna pensa di avere il controllo sulla situazione, rivendica il proprio diritto di frequentare Vronskj agli eventi mondani, e lo fa nell'intento di fargli comprendere quanto superflue siano le sue raccomandazioni.
Nel dialogo, Tolstoj rivela un altro aspetto degli usi dell'epoca.
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| Keira Knightley nel ruolo di Anna Karenina (2012) |
Viene rivelata la natura formale del matrimonio. Tolstoj ci porta dentro i pensieri del glaciale e calcolatore Karenin. L'atteggiamento di Anna nella sua visione è sciocco e pericoloso, lei stessa non ha intelligenza (quanto poco la conosce!) e va guidata, pertanto cerca di imporre la propria autorità.
La questione dei suoi sentimenti, di quel che accade e può accadere nell'anima sua, non è affar mio, è affare della sua coscienza e riguarda la religione. [...] Pertanto, le questioni dei suoi sentimenti, eccetera, sono questioni della sua coscienza, la quale non mi può riguardare. Invece il mio obbligo si definisce chiaramente. Come capo della famiglia, io sono la persona obbligata a guidarla e perciò in parte una persona responsabile; io devo indicare il pericolo che vedo.
E si rammarica di dover per forza sprecare la propria intelligenza "per fini domestici".
Karenin mostra ad Anna tutti gli aspetti dei suoi obblighi: l'opinione pubblica e le convenienze, il valore religioso del matrimonio, la possibile infelicità del loro figlio, l'infelicità di lei stessa.
La speciale amicizia con Vronskj, però, ha già imboccato un sentiero inevitabile, e di lì a poco i due iniziano una relazione passionale e travolgente. È l'inizio della fine per lei.
La felicità donatale dal suo amante si smarrisce presto dentro le amare conseguenze della sua relazione. Anna ha deciso, si è data la gioia di un amore vero, perché è vero che Vronskj la ama, ma il prezzo della sua libertà è altissimo. Anzitutto deve scendere a patti con la propria umiliazione.
Da donna intelligente quale è, quando Anna dona il proprio corpo a Vronskj, sa di essere perduta.
"Tutto è finito" ella disse. "Io non ho nessuno, all'infuori di te. Ricordatelo".
Il sistema non le lascia scampo. Tutto si complica, i suoi rapporti sociali si sfaldano, il legame con il proprio marito ormai è solo sulla carta. Vronskj continua a vivere la propria vita libera, pur restandole fedele, lui agli occhi della società non ha tradito nessuno. La traditrice, l'adultera, è Anna, e su di lei cadono tutte le colpe e le responsabilità, così viene emarginata.
Per non rivelare i numerosi passaggi di quello che sarà dopo, basterà dire che Anna, accecata dal dolore della propria condizione, non accetterà soluzione alcuna, neppure quelle più vantaggiose prospettate dal marito. La sua consunzione è graduale e terribile, fino a un corto circuito in cui la realtà le apparirà diversa da quella che è e la morte la sola possibilità di liberazione.
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| Domhnall Gleeson nel ruolo di Lévin (2012) |
Il maestoso Konstantin Dmitrievič Lévin
Dicevamo di questo gioco dialettico fra due personaggi nettamente opposti, ecco, dall'altra parte si trova questo giovane, Lévin. Ricco possidente terriero dai principi saldissimi, rappresenta l'altro aspetto di questa società complessa. Lévin viene introdotto nella storia quando rivela il proprio amore a Kitty - diminutivo di Ekaterina Aleksandrovna Ščerbackaja - che lo rifiuta perché convinta di stare ricevendo una proposta di matrimonio da Vronskj (lui intanto è rimasto "fulminato" da Anna e fa marcia indietro).
I due sono comunque destinati assieme, ma non è questo che importa.
Lévin è un monumento ai più alti valori dell'epoca, che fanno da contraltare alle frivolezze dell'alta società. Si reca a Mosca o a San Pietroburgo, per quanto ne disprezzi la superficialità e il modo in cui il tempo vi si trascorre, è oltretutto intimo amico di Stepan, ma la sua vocazione è tutta nella terra.
So di lettori che si sono arenati nel tomone proprio sui capitoli riguardanti il mondo di Lévin, le sue intenzioni per il futuro, le sue osservazioni acutissime sulla gerarchia del lavoro. Eppure sono pagine che vibrano di bellezza perché raccontano di uno stupore, non potrei definirlo in altro modo.
Lévin vive intensamente la propria vita in campagna, sorveglia accuratamente il lavoro, spesso si unisce agli stessi contadini nel lavoro della terra. Ama visceralmente la terra perché vi ravvede il senso vero della vita, sogna una moglie e dei figli, un progetto che possa realizzare una visione. Anche il suo amore per Kitty ha qualcosa di personale, isola in se stesso questo sentimento sentendone come una sacralità.
Fra le pagine più intense che lo riguardano quelle in cui, da solo, trascorre le notti all'aperto in piena estate e si abbandona alle sue riflessioni sulla vita e sulla bellezza della natura.
La complessità e profondità di Lévin si colgono anche dopo, quando sposa Kitty e comincia una vita con lei. Si rende conto di aver realizzato il suo desiderio, ma si sente incompleto, anche lo stesso amore verso il proprio bambino non sorge subito.
Il suo interrogarsi non si ferma, il pensiero non ha requie, i due dilemmi diventano la morte e la fede. Lui, che non ne possiede, deve comprendere come accoglierla in sé.
Tolstoj non poteva impedirsi di fare incontrare Anna e Lévin, sono i due grandi protagonisti del romanzo. Lo fa quando Anna è già in crisi, quando è sulla bocca di tutti. Lévin è un uomo sposato e non sa se è buona norma incontrare la Karenina, ma cede a una cortesia verso il suo amico Stepan. Lévin, che è uomo profondo e intelligente, coglie non solo la bellezza esteriore di Anna, ma la sua profondità.
Kitty invece resta in superficie, non la incontrerà mai da quando scoppia lo scandalo, continuerà a ritenerla "strana, diabolica e deliziosa".
Curioso come il suicidio di Anna Karenina non chiuda il romanzo, ma lasci una buona fetta all'epilogo proprio di Lévin e al suo approdo alle certezze che rappresentano la conquista del senso della vita.
Mi fermo qui, mi piacerebbe conoscerne un vostro pensiero se lo avete letto e se siete d'accordo con le mie impressioni.
Per il resto, come credete debba continuare nella lettura di classici russi? Qual è il romanzo irrinunciabile?




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