mercoledì 18 gennaio 2017

Il diritto dei bambini di credere all'impossibile

Lo scorso Natale è accaduto un fatto increscioso che riguarda i bambini e il loro diritto a sognare e credere che anche l'impossibile possa essere vero. Ne avrete letto o sentito parlare un po' tutti: dopo il concerto-spettacolo "Frozen" all'Auditorium Parco della Musica di Roma, il direttore d'orchestra, Giacomo Loprieno, ha preso in mano il microfono ed esclamato bellamente "... e comunque Babbo Natale non esiste!". Pare lo abbia detto indispettito dal fatto che, a spettacolo concluso, molte famiglie stessero uscendo dal teatro senza partecipare agli applausi. Ebbene, ne è seguito un caos totale. Piogge di critiche sul direttore dai social, sulla pagina Fb dell'Auditorium e dell'evento, da parte di centinaia di genitori inviperiti per il trauma nel quale sarebbero caduti gli innocenti pargoli e dai tantissimi genitori e non che si sono sentiti in dovere di alimentare il linciaggio mediatico con insulti e minacce.
Morale della favola: lo staff e la direzione artistica dell'Auditorium si sono dissociate totalmente non solo dall'infelice affermazione ma dal maestro stesso, che è stato sostituito.
Ora, è evidente che la reazione non corrisponde al danno - perché questo fatto è finito nel novero delle mille occasioni in cui i genitori iperprotettivi di questo momento storico levano gli scudi contro qualunque cosa che non sia nelle loro grazie - ma liquidarla così sarebbe oltremodo riduttivo.
Giacomo Loprieno
Il direttore Loprieno ha sbagliato. Fondamentalmente perché è stata una battuta infelice e fuori luogo. Ha avuto il sapore di un'ironia non richiesta, non apprezzabile, inconcludente e da pavoni repressi. La criticità di un'uscita come questa risiede pertanto anzitutto nel rivelare la pusillanimità di chi l'ha pronunciata. Come se non bastasse, Loprieno ha commesso un errore che solo chi conosce assai poco i bambini e il loro mondo di bisogni può commettere: si è arrogato il diritto di una rivelazione cui ciascuno deve poter arrivare al momento giusto, senza strappi. 
Piccola digressione: come è possibile che si ritrovi a dirigere "Frozen", una bella storia dove l'impossibile è magia, intrecciata a tanto altro, un tipo capace di essere così superficiale?
Qui si è trattato di Babbo Natale, ma la riflessione può essere estesa a tutto l'immaginario da sempre patrimonio di ogni cultura. Ogni bambino fa la sua conoscenza di questo mondo attraverso i racconti di qualche buon genitore che legge ai propri figli prima che si addormentino, attraverso i libri di favole, i cartoni animati, i giocattoli che riproducono le fattezze di eroi ed eroine. L'immaginario fiabesco non solo rientra a buon diritto nel percorso educativo, ma rappresenta per ogni bambino un modo, uno strumento di conoscenza della realtà e delle relazioni che in essa si svolgono. Le favole hanno da sempre il merito di fornire una rappresentazione simbolica della realtà, per questo sono così utili nel percorso di formazione dai primi anni di vita fino a tutta l'infanzia.
Se pensiamo a come abbiamo saputo che Babbo Natale non esiste, così come non esistono draghi, orchi, streghe e principesse dai lunghissimi capelli, forse ricorderemo che il percorso verso la consapevolezza è stato graduale e non percettibile, diciamo senza traumi. Accade e basta, un giorno sappiamo tutto e lo accettiamo stoicamente, pronti a guardare avanti perché l'infanzia è già finita. 
Magari ce lo hanno lasciato intendere i nostri stessi genitori, partecipando al gioco, guardandoci con un mezzo sorriso mentre dicevano "te ne eri accorto, eh, che c'era lo zio sotto quella barba". 
Va da sé che nessuno può permettersi di rompere questo equilibrio per puro divertimento o per concedersi una pessima battuta. Tanto meno un direttore d'orchestra che ha appena diretto una soave musica che parla di fiabe e di eroi in cerca della propria identità.

Una citazione su tutte rivela appieno l'importanza delle favole.
Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti. 
Gilbert Keith Chesterton

Cosa ne pensate? Condividete o dissentite su qualche aspetto?

32 commenti:

  1. Non ho altro da aggiungere a quello che hai scritto! Hai pienamente ragione!
    Le favole servono per crescere, per confrontarsi con una realtà che diventa dura poco per volta e non tutto di colpo.
    I bambini poi, al momento giusto avranno dei dubbi, si chiederanno se Babbo Natale esiste o no e lo chiederanno ai genitori.
    Sai cosa avevo risposto io all'epoca in cui la figlia me lo aveva chiesto? Naturalmente d'improvviso, alle 8 del mattino mentre in auto andavamo a scuola. Le avevo risposto dopo il primo momento di smarrimento: "Qualcuno ti porta i regali se fai la brava. Se è il vecchietto vestito di rosso con la barba bianca e il pancione oppure il papà, la mamma le nonne che importanza ha? Chiunque ti porti i regali è Babbo Natale"
    Il discorso era finito lì. Dopo qualche giorno mi aveva detto che ci aveva pensato sopra e che avevo ragione. Chiunque era Babbo Natale.

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    1. Dimenticavo... che bella la cartolina di Charlot!!!!!!

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    2. Infatti, i bambini sono perfettamente in grado di capire e accettare le "regole del gioco" in tal caso. Non restano feriti da questo, ma deve arrivare da chi condivide il gioco.
      Mi piace questa risposta che desti, Pat.
      Felice che ti piaccia la cartolina. E' tutto provvisorio, stavo pensando a modificare totalmente l'aspetto del blog. Quando avrò abbastanza tempo... :)

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  2. Intanto, complimenti per la nuova grafica, è semplicemente stupenda *-*
    In secondo luogo, complimenti anche per l'interessantissimo post. Ad essere onesta non sapevo nulla di questa losca faccenda, che mi fa un po' rabbrividire. Non voglio soffermarmi sul linciaggio dei genitori e non (mi irrita moltissimo l'atteggiamento iperprotettivo cui hai accennato), ma mi chiedo come sia saltato in testa a questo bel tipo di uscirsene così, in quel contesto poi! Le proprie frustrazioni personali, specie se si fa un lavoro che ti porta a contatto coi più piccoli, vanno lasciate fuori e punto. Nessuno ha il diritto di rompere in questo modo il mondo fantastico dei bambini. Lo scorso dicembre ho visto per la prima volta il film Le cinque leggende, che rende proprio l'idea di quanto sia fondamentale la magia durante l'infanzia.
    Insomma, spero che il maestro abbia imparato la lezione e che porti il suo cinismo altrove.

    La citazione con cui hai concluso è stupenda, me la segno :)

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    1. Non ho visto il film che citi, dovrò provvedere.
      Sì, anch'io adoro quella citazione. Rivela molto chiaramente il segreto di ogni favola. :)
      Grazie, Julia.

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  3. Crescere è difficile. Lo è per tutta la vita e di più da piccoli. Meglio farlo senza strappi, traumi e cesure nette, per quanto possibile,secondo me. C'è tutta la vita per capire che il mondo è un posto complicato e meno magico del necessario.

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    1. Magari milioni di bambini non hanno questa immensa fortuna, ma la salvaguardia di questo immaginario è sacrosanta. Ed è bene che ogni cosa arrivi a suo tempo.
      Grazie per essere passata.

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    2. Purtroppo non tutti hanno la fortuna di crescere con i giusti tempi. Proprio memore di questo io penso sia molto importante tutelare l'innocenza dell'infanzia, il più possibile! Il che non significa far crescere i bambini sotto campane di vetro e in mondi di frutta candita, ma, semplicemente, lasciare che siano bambini. È un dovere che gli adulti spesso dimenticano, presi da altre cose.

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    3. Sai che in molti passaggi di questo mio post ho dubitato che qualcuno ritenesse che volessi alludere al proteggere in fondo più di quanto già si faccia i bambini? Mi offri lo spunto per chiarirlo in via definitiva. Di fatto mi dissocio dall'atteggiamento di quei genitori e accordo il mio pensiero a tutti coloro che hanno perfettamente inteso il senso della conoscenza del mondo fiabesco.
      E' uno dei ricordi più cari della mia infanzia, ancora oggi ne assaporo la portata, ciò che è stato per me. Sarei rimasta traumatizzata se una persona esterna al mio mondo mi avesse fatto questa rivelazione, brutalmente.
      Grazie per questo scambio, Romina. :)
      P. S. E congratulazioni per la tua nuova vita anche da qui.

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  4. Ovviamente mi trovo in sintonia con il tuo pensiero, perché sono un papà, perché alla base ho compiuto studi magistrali, perché io stesso credo nell'importanza dell'immaginifico, del fiabesco, dei sogni. Inutile un'ulteriore digressione sugli aspetti pedagogici di tali accadimenti, posso solo affermare che il direttore Loprieno è umanamente un imbecille, sic et simpliciter.

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    1. Io non sono madre, eppure, probabilmente aiutata dal fatto di essere insegnante o semplicemente sensibile al problema, sento tutta la sua portata.
      Forse Loprieno ha pensato a quanti di quei bambini in sala fossero dei viziati insopportabili (i bambini sanno essere anche questo se "male-educati") e ha voluto vendicarsi. Non so davvero trovare le ragioni di questo gesto e invento un po'. :)

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    2. In un certo senso sei madre, nel senso più alto del termine, così come è stato padre il mio vecchio professore di lettere che non ho mai dimenticato (e ho quasi cinquantanni eh), per il resto è sempre questione di opportunità o meno quando si deve esprimere un pensiero. L'essere diretti o umorali non sempre è riconducibile all'onestà, alle volte si è semplicemente stupidamente fuori luogo. Complimenti ancora per il bellissimo articolo.

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    3. Sì, è vero, in un certo senso sono madre e spesso, ahimè, mi ritrovo a sostenere madri nel loro percorso. Madri in serie difficoltà coi loro figli. Il mio sguardo distaccato e obiettivo diventa il supporto di cui hanno bisogno per capire. Anche perché i genitori hanno comunemente il terrore di non esserci o essere abbastanza e tendono a fare poi pasticci nel percorso educativo. Oggi più che mai un insegnante deve essere anche questo e molti insegnanti lo sono stati nel passato, se non hai dimenticato il tuo vecchio prof.

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  5. Nelle premesse sono d'accordo, ma credo che il risultato finale - il licenziamento del signore in questione - sia stato un po' esagerato. Questo tenendo conto che il mio pensiero di fondo è che il gesto sia stato piuttosto squallido, seppur coerente con l'idea di fondo del lavoro in Italia (e probabilmente anche all'estero, chi lo sa): un lavoratore spesso svogliato e/o arrabbiato. Il che non significa che siano tutti così o che "il cliente ha sempre ragione": semplicemente, a mio parere, in Italia la scarsa educazione porta a questo. Maleducati i genitori, maleducati i clienti, maleducati i lavoratori e maleducati pure i bambini. Di nuovo, non tutti, ma abbastanza.
    Detto questo, in realtà sono piuttosto confusa, lo ammetto. Ho letto oggi in giro di una petizione per radiare dall'albo dei medici la scrittrice (e dottoressa, ovvio) Silvana De Mari perchè ha espresso idee omofobe. Certo, le sue considerazioni (spesso sgradevoli, a mio parere) mi avevano spinta a eliminarla dai contatti di fb, però mi chiedo se un'idea relativa all'ambito personale legittimi a intraprendere vie così drastiche. E poi c'è l'altra parte di me, che ha paura che queste mie idee "moderate" siano frutto della secolare indifferenza della massa, quella del "non coinvolge me direttamente quindi non mi interessa".
    Lo so, mi sono allontanata un bel po' dal discorso di partenza, è che giusto oggi mi ritrovavo a pormi le stesse domande e tutte nate da un caso simile, o che comunque vorrebbe avere finalità simili, e mi è venuto spontaneo fare il collegamento ed esprimere i miei dubbi.
    Certo è un momento in cui, sembra, è meglio pensare 100 volte prima di aprire bocca, perchè le conseguenze sono imprevedibili.

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    1. La tua riflessione mi spinge a farne una a mia volta, e di questo ti ringrazio.
      Eccessivo il ricorso al licenziamento, sì. Forse è perfino passato in secondo piano questo aspetto rispetto al fatto che lo ha provocato. Eccessiva la direzione artistica che decide di togliergli l'incarico per dissociarsi dalla sua pessima figura. Ma in fondo c'è poi un'etica, quella che ti deve per forza portare verso la prudenza, verso il non poter esprimere il tuo pensiero liberamente e ovunque, semplicemente perché quel pensiero in particolare è fuori luogo e viene espresso solo per dare sfogo al proprio ego.
      Conosco anche il caso De Mari. Sono stata spesso tentata di eliminarla dai contatti per il suo modo e per i contenuti delle sue idee, ma poi ogni volta mi sono detta che non dobbiamo circondarci solo delle persone che la pensano esattamente come noi e che conoscere il pensiero altrui, e la dottoressa ha modo e risorse intellettuali per esprimersi, fa bene. Aiuta a capire meglio il mondo. Non mi confronto con lei. Mi limito a leggerla. Ne leggo le teorizzazioni attorno al ritenere inaccettabile l'unione civile fra due persone dello stesso sesso, cosa che diventa ben presto intolleranza omofoba. Ma tant'è. La dottoressa De Mari si appella a leggi di natura. La leggo e ne prendo le distanze, non me ne sento offesa al punto di volerla immaginare radiata dall'albo dei medici, perché questa persona ha diritto di dire la sua in uno spazio suo. Ne ha in questo caso le prerogative intellettuali, appunto.
      Dici di esserti allontanata dal tema, ma forse questi fatti si assomigliano, e sono come in sostanza scrivi, un segno dei tempi, di questo tempo soffocato dall'espressione di sé a ogni costo, egocentrica e poco solidale.

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  6. Condivido in pieno. I bambini hanno il diritto di sognare e, ti dirò, anche gli adulti. Se un mio amico quarantenne è stressato dal suo lavoro e "sogna" di trovarne uno che è probabilmente al di sopra delle sue capacità, di sicuro non gli dico "Ma di cosa ti illudi, idiota?"
    Se gli si toglie anche il sogno di cambiare, cosa gli resta? Spararsi?

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    1. Interessante questo tuo paragone. Concordo a mia volta con te.

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  7. Credo tu abbia potuto leggere i miei interventi su Fb, non fosse così condivido tutto del tuo post. Trovo che i pruriti del direttore, perché a me parlare di leggerezza non convince, siano tristi, ma di una tristezza misera. Se si è sentito frustrato nell'occasione di dirigere per bambini/ragazzini una favola, magari per il prossimo Natale può recarsi in qualche ospedale particolare o presso centri per anziani.
    In più, è un lavoro il suo, ha un compenso, non rientra nel pacchetto "educare" i figli altrui. Quindi ha avuto quel che ha seminato, farà lo spiritosone altrove. Io non son troppo tenera quando si "danneggiano" i giovani. Perché in questo caso è dare una lezione proprio gratis e stupida.
    Potrei soffermarmi sugli idoli di certi adulti che ritengono che l'immaginario sia inutile o faccia danni: donne, soldi, potere, conseguente frustrazione. Forse è meglio credere a Babbo per tutta la vita, eh.

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    1. Eh sì, dici bene, perché è proprio nell'etica dello spettacolo mantenere un certo profilo.
      Si tratta di credibilità, direi anche di signorilità.
      Sono certa che Loprieno si guarderà bene dal fare lo spiritosone altrove. Hai notato che non ha lasciato assolutamente alcuna dichiarazione? Un classico.

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  8. Era da un po' che non entravo in questo spazio (mea culpa!!!), e innanzitutto voglio farti i complimenti per la sua nuova immagina in header. È davvero bellissima :)
    Secondo poi, va da sé che l'azione di questo direttore d'orchestra è stata di una bassezza davvero senza limiti, e non solo, ma anche totalmente gratuita. Cosa sperava di ottenere con una sparata del genere? La corona di umorista, di sbugiardatore dell'anno? Non so, mi da quasi la sensazione di una figura tipica dell'immaginario del web incarnatasi tra noi, quella del "troll". Quella di chi deve essere molesto e inopportuno a tutti i costi, spesso solo allo scopo di autocompiacersi.

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    1. Potrebbe essersi trattato semplicemente di un'azione da gradasso, una cosa da "piacciono" per dare nell'occhio. Credo che non avesse minimamente immaginato le conseguenze del suo gesto.
      In effetti, era da un po' che non ti leggevo da queste parti, bentornata! ;-)
      Grazie per avere apprezzato la cartolina. Per ora mantengo questa immagine retro, ma potrei cambiare idea da un giorno all'altro, povera me. :)

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  9. Non approvo l'uscita di Loprieno, che trovo fuori luogo, ma sul problema ho un'opinione diversa. Sono convinta del ruolo delle fiabe e di tutto ciò che amplia i confini mentali dei bambini. La realtà "vera" non è solo materiale, né solo visibile, perciò è un bene sfidare i paraocchi tanto ben trasmessi dalla nostra cultura. Non credo però che si debba organizzare la realtà in modo da tenere in piedi artificialmente una fantasia. Babbo Natale, in questo senso, è diverso da una fiaba: nessuno ha mai preteso che i bambini credessero nell'esistenza di Biancaneve o Cappuccetto Rosso, mentre nel caso di Babbo Natale c'è un vero e proprio inganno, nato da un'usanza che coinvolge gesti e aspettative. A mio figlio ho detto che Babbo Natale non esiste quando aveva forse cinque-sei anni; per me era una forma di rispetto nei suoi confronti, e lui lo ha molto apprezzato, proprio come era successo a me nella stessa situazione. Al tempo gli chiesi di non dirlo ai compagni, ma sapevo che sarebbe stato difficile per un bambino, infatti dopo un po' lui se lo fece scappare. Secondo me va bene anche così. :)

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    1. Se collochiamo l'immagine di Babbo Natale in un'altra dimensione, quella consumistica del marchio Coca Cola per essere precisi, attorno alla quale esplose letteralmente questa "icona", ti do pienamente ragione.
      Il punto è che questa figura di vecchio "nonno" che premia i buoni spesso ha per i bambini l'identico valore della finzione della fiaba classica. Insomma, c'è poco di razionale, tutto è compreso in quel mondo spesso indefinibile che è l'immaginario infantile.
      A tuo figlio ti sei riservata di dirlo tu, per altro, questo il senso delle osservazioni attorno a questa vicenda. :)

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    2. Per questo dicevo che l'uscita di Loprieno è stata fuori luogo, anche se la frittata è presto fatta anche in contesti normali, dove ogni bambino fa la scoperta in un momento diverso e poi si confronta con gli altri.

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  10. Arrivo molto tardi a dire la mia.
    Su Babbo Natale io e mio marito abbiamo la prima divergenza pedagogica. Io non ho mai creduto a Babbo Natale. Ho avuto un'educazione improntata a principi (troppo, in alcuni casi) rigidi, uno dei quali era "ai bambini non si mente mai", i miei animaletti morti non sono mai partiti per un viaggio (un uccellino me lo sono pure trovata in frigo perché papà lo voleva imbalsamare) e quando nonna è stata operata di tumore, io avevo quattro anni, mi è stato spiegato cosa stava accadendo (nonna se l'è cavata alla grande). In tutto questo ovviamente non mi è stato fatto credere a babbo Natale. Forse avrei preferito non trovare l'uccellino in frigo (non so, in realtà nel mio ricordo sono più che altro curiosa, ma il fatto che lo ricordi, avevo tre anni, dovrebbe indicare un certo trauma, suppongo), ma di babbo Natale non ho mai sentito l'esigenza. Ero orgogliosa del fatto che i miei si fidassero di me, mentre agli altri bambini venivano raccontate delle menzogne ed ero ovviamente complice nel non disilluderli. I regali di Natale erano un ricordo dei doni portati dai pastori a Gesù Bambino e potevano essere aperti solo il 25 mattina. Questo ovviamente scatenava una caccia al tesoro perché io sapevo che erano in casa da qualche parte. Non avrei mai aperto un pacco, ma ero orgogliosissima ogni volta che ne scoprivo uno nascosto. Per me Natale è sempre stata una bellissima festa in ogni caso. Però appena ho ipotizzato di non far credere alla pupattola a Babbo Natale sono stata quasi linciata dall'universo mondo e questo mi ha messo un po' in crisi...

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    1. Forse da madre in effetti ti sentirai diversa. Pur percependo una certa finzione in Babbo Natale, e magari scappando a gambe levate dal consumismo cui è legato, magari ti piacerà mettere una pallina con la sua forma sull'albero, oppure appiccicare vetrofanie.
      Comprendo l'amore per la verità della tua famiglia d'origine.

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    2. Io adoro pupazzetti e addobbi a forma di Babbo Natale, come adoro draghi, fate, folletti e tutto quanto. Come favola è bellissima, guai a non raccontare di Babbo Natale è il far credere davvero che esista il mio dubbio.
      Il Natale scorso mio nipote ha avuto una crisi isterica perché "i miei mi sgridano, non sono abbastanza buono, Babbo Natale non mi porterà niente, sarò l'unico tra i miei amici perché sono cattivo". Ecco, anche no, ho pensato.

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    3. Però... in tal caso c'è una strumentalizzazione sbagliata. Alimentarne l'immagine non significa certo usarla come minaccia a comportarsi bene, altrimenti...".

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  11. Mi sembra che fosse successo un episodio del genere qualche anno fa, ma che l'autore della rivelazione fosse stato un prete durante una predica domenicale. Ovviamente anche lì ci sono stati bambini in lacrime e articoli sui giornali. Personalmente non mi ricordo quando l'avevo scoperto, ma non era stato un trauma: con tutta probabilità lo avevo capito da sola origliando qua e là. Una volta diventato grande, a mio figlio a un certo punto avevo chiesto come avesse fatto a capirlo, e lui mi aveva detto di esserci arrivato da solo. Stringi stringi, a lui interessavano i regali! P.S: Azzardo un'ipotesi semiseria: magari al direttore Loprieno era successa la stessa cosa da bambino, e quindi voleva in qualche modo vendicarsi.

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    1. In effetti, stringi stringi ai bambini interessano i regali. :)
      Rimanevo stupita e affascinata dalla credulità di mio nipote, che lo ha creduto vero fino almeno agli otto anni. Era bello vederlo sperare, era anche normale! :)

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