sabato 15 ottobre 2016

Sul Premio Nobel a Bob Dylan

Lo scorso giovedì è stato un giorno strano. Muore Dario Fo, l'immenso ultimo giullare - al quale dedicherò un post apposito - e Bob Dylan riceve il Premio Nobel per la Letteratura. Notizie spiazzanti, ma soffermiamoci sulla seconda. Il Nobel a Dylan ha suscitato una ridda di polemiche e parimenti l'applauso di tutti i suoi fans e dei cantautori, che si sono visti riconosciuti il merito di poter essere annoverati fra i poeti, fra coloro che contribuiscono a "fare letteratura". Mi sono schierata con il primo fronte, pur non andando a ingrossare le fila di coloro che se ne sono detti perfino "nauseati". Il capofila di questi ultimi probabilmente è stato Baricco, che continua a dividermi fra il suo narcisismo e ciò che di bello e buono ha scritto, ma al quale non potrei dare torto quando sostiene: "E' come se dessero un Grammy Awards a Javier Marias perché c'è una bella musicalità nella sua narrativa". 

Va bene, Baricco è antipatico a tanti, che ne disconoscono il talento, ma sarebbe meglio non lasciarsi guidare dai propri gusti quando qualcuno fa affermazioni o vince un premio. Perché ha ragione su tutta la linea - e se riflettessimo sul fatto che ha detto più o meno le stesse cose Irvine Welsh forse in tanti lo accetterebbero pur non condividendo. 
Bob Dylan negli anni Sessanta
Pensare che il Nobel a Bob Dylan sia inaccettabile non significa non riconoscere il suo genio musicale, sia chiaro. Per questo ho trovato alquanto sciocchi i commenti di chi semplicemente trova noioso Dylan e di conseguenza non accetta questo premio. Bob Dylan è un gigante della musica folk americana, un cantautore che ha tracciato un solco profondo nella cultura globale, ciò è indiscutibile. Dylan ha rappresentato quella generazione di artisti che hanno discusso il sistema in ballate e canzoni che sono diventate culto. Blowin' in the wind ne è forse l'icona in senso assoluto. Non era il solo. Vorrei perlomeno ricordare le grandi Joan Baez e Joni Mitchell nello stesso novero, o anche quel Pete Seeger che strimpellavo sulla chitarra in lezioni in solitaria, ma oltre non saprei andare. C'è nella musica popolare il grande merito di parlare del popolo e per il popolo, di sfuggire alle logiche di mercato, di essere musica vera. Ecco, ho scritto diverse volte "musica" e qui vengo al punto. Il Nobel alla Letteratura premia ogni anno il migliore autore nella letteratura mondiale e la faccenda sta tutta lì: il testo di un cantautore può essere ritenuto "letteratura"? E se sì, come può essere scorporato dalla musica nella quale e sulla quale quelle parole sono state scritte, pensate? Il Nobel in questo caso ha premiato un repertorio di canzoni, musicale. Impossibile scorporare quelle parole dal dettato di note nel quale esse vivono, perché una canzone è costituita da parole, sì, ma anche da suoni, la si ascolta, e se proviamo a separare le parole di Dylan dal contesto di note nel quale sono collocate, ebbene, per dirla tutta non sarebbero all'altezza neppure di un testo di De André, Guccini, De Gregori. Insomma, la prova provata che qui si è premiata la musica, il personaggio, una carriera. 
Sul sito ufficiale di Dylan non compare alcuna notizia in merito. Nessuno è ancora riuscito a intervistarlo sul prestigioso riconoscimento. Dylan si defila, perfettamente in linea col suo orientamento artistico. Insomma, forse non è d'accordo neppure lui. 
E intanto, Philip Roth e il suo Pastorale americana possono attendere. 
Cosa ne pensate?

34 commenti:

  1. Mi ha lasciato piuttosto perplesso la notizia del Nobel a Bob Dylan. Con questo non dico che non riconosco a Mr. Tambourine Man tutto quello che di grande ha fatto nella vita, ma mi pare che si sia voluto un po' forzare il significato della parola letteratura.
    L'ideale sarebbe stato assegnare un Nobel per la musica, così come uno per il cinema, uno per il teatro, uno per qualsiasi cosa... ma così ovviamente diventerebbe impossibile e si finirebbe per togliere valore a un premio fortemente simbolico. Si è voluto dargli un Nobel e gli si è dato quello che, secondo loro, più si avvicinava al suo personaggio. E qui sta l’errore.
    Mi spiego meglio. Il premio Nobel, per come la vedo io, dovrebbe essere un premio alla carriera dato a qualcuno che ha donato un valore immenso all'umanità. Il valore che ha trasmesso Bob Dylan è stato molto più ampio in altri termini: le parole delle sue canzoni erano significative in quanto voce di una generazione, che aveva dei sogni di pace, amore e libertà. In questa logica avrei visto meglio per lui il Nobel per la pace, che sarebbe stato meritato molto di più di tanto Nobel per la pace assegnati a casaccio, tipo quello a Obama sulla fiducia o quello imbarazzante dato ad Arafat.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi hai dato una riflessione in più, condivisibile. Effettivamente avrebbe avuto più senso il Nobel per la Pace a Dylan, che incarnò le aspirazioni di quella determinata generazione.
      Riguardo al teatro, quindi alla drammaturgia, devo dissentire invece, perché è un genere letterario vero e proprio, quindi perfettamente annoverabile nel vasto panorama di questa produzione. A differenza del testo cantautoriale, che non ha pieno senso senza l'apporto della musica, il testo drammaturgico si legge anche senza una rappresentazione in palcoscenico.

      Elimina
  2. E' molto probabile che l'assegnazione di questo Nobel abbia voluto premiare ciò che Dylan rappresenta, qui però dobbiamo partire da lontano, sino ai tempi della beat generation con gli esponenti massimi di quel movimento che vanno da Allen Ginsberg, Burroughs, Kerouac, Ferlinghetti ecc...Qui Dylan ha pescato a piene mani e si è nutrito a sazietà regalandoci degli autentici capolavori, capolavori che hanno di fatto cambiato il concetto stesso di cultura. Il pop che, proprio perché movimento che parte dal basso, amplifica e sublima le istanze di libertà e di uguaglianza. Volendo mantenere una visione più ampia e ragionando in questo senso il premio può starci. Di fatto, indirettamente, Dylan ha influito sulla letteratura degli ultimi cinquant'anni.C'è da tenere conto dello specifico che attiene al premio Nobel, e qui mi trovo in sintonia con il tuo pensiero, se il Nobel per la letteratura deve essere assegnato a chi si è distinto nell'ambito dedicato a questa forma d'arte, ebbene Dylan è fuori luogo. Non mi scandalizzo e non mi turbo, mi rendo conto che anche le istituzioni più accreditate hanno bisogno, a seconda delle dinamiche socio politiche, di trovare dei simboli universalmente riconosciuti. Poi, insomma, se è stato assegnato il Nobel della pace a personaggi del calibro di Theodore Roosevelt, Kissinger, Arafat, Obama, ecc.. che non mi risultano essere pacifisti e nemmeno così pacifici, direi che possiamo evitarci tante riflessioni sulla valenza di tale premio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tanti Nobel per la pace in effetti fanno riflettere e non poco. Forse, questo specifico premio ha a che vedere con dinamiche politiche che vanno oltre il premio stesso. In altre parole, premiare Obama è stata magari una manovra politica e qui si aprirebbero delle riflessioni in merito a quanto questo riconoscimento sia al di fuori o meno di queste dinamiche.
      Concordo sul premio a Dylan piuttosto come premio a una carriera, come io stessa avevo riportato nel post.

      Elimina
  3. Sottoscrivo tutto quel che hai proposto in questa riflessione, partendo dalla mia personale antipatia per Baricco, che in questo caso ha usato parole molto simili alle mie, scritte ad alcuni amici prima che si diffondesse la sua opinione XD
    Non discuto il Dylan persona o artista, ma la modalità di scelta di un premio per la Letteratura. Forse sarebbe il caso di pensare a un Nobel per l'Arte in senso lato, oppure istituirne per altre discipline.
    Che Dylan sia un poeta, non credo sia in discussione (poi, altro discorso il peso che ha e il valore), ma di fatto non fa Letteratura in senso stretto. La stessa motivazione per me ha dell'assurdo: "per aver creato una nuova espressione poetica nell'ambito della tradizione della grande canzone americana" o.O

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Giusto, la motivazione appare "debole" e poco motivante di questo riconoscimento. Vale fino al punto dell'aver creato una nuova espressione poetica ma all'interno della canzone americana e non in senso lato.
      Più ci penso e più mi appare quanto mai lontano da ogni logica.

      Elimina
    2. Si è scatenato ovunque un delirio su questo premio o.O
      Da una parte c'è chi tifa Dylan (ma io non ho ancora ben capito la necessità di questo schierarsi) contro P.Roth (??? ma perché? si vuol credere che fosse l'antagonista per il Nobel?);
      chi si fa sostenitore di una nuova idea di Letteratura vs i "parrucconi accademici", con argomentazioni populistiche o di palese non conoscenza della teoria letteraria: e ne discutiamo in sede di premio Nobel? Non credo abbia alcun senso e fondamento;
      infine c'è chi riscrive la storia della letteratura portando argomentazioni frammentarie e raffazzonate: ecco, io credo che forse si dovrebbe esprimere un'opinione in modo più umile e consono.
      Suppongo che il processo alla Letteratura non porterà vantaggi a nessuno :P

      E in ogni caso, ho pensato che avrebbero pure potuto assegnare il Nobel chessò a Illica o Giacosa, forse avrebbe avuto più significato. Ed è una provocazione, sì :D

      Elimina
  4. Perplessa come tutti quanti voi, che avete fatto delle ottime osservazioni, soprattutto sul finire @massimiliano Riccardi, e ritengo che con queste nuove attribuzioni si stia svuotando di significato il premio!
    Marina

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Marina. Credo che come hanno scritto in tanti, si tratti soltanto di reinventare alcuni aspetti di questo premio, magari inteso come riconoscimento all'Arte in senso lato. Allora sì avrebbe avuto senso.

      Elimina
  5. Io invece noto con piacere che là dove il mondo delle lettere (e dei letterati) si rinchiude sempre più in una gretta autorefernzialità, l’Accademia di Svezia invece, pur vetusta, riesce ad essere innovativa e al passo con i tempi.
    Il Nobel a Dylan ci sta tutto.
    Da un punto di vista tecnico. Si giustifica in due modi.

    Se il Nobel è un premio alla letteratura cosa c’entrano i poeti? Cioè chi avanza cavilli, mi spieghi perché viene premiata anche la poesia. La poesia nobile arte morente non è letteratura, è poesia. E ancor di più, cosa c’entrano col Nobel i drammaturghi? Il testo teatrale non è certo letteratura. Eppure Pirandello il premio l’ha vinto più per il teatro che per i romanzi.

    Il secondo punto tecnico è che la canzone è una branca della poesia a tutti gli effetti. La canzone, o la ballata erano due forme poetiche ben definite. E spesso pure accompagnate dalla musica. Se partiamo di tradizione… Forse dobbiamo lagnarci anche perché non ci sono pervenute registrazioni audio del Poliziano.

    Ma credo che il bello degli esseri viventi sia aspirare allo spirito del tempo.
    La letteratura è la parola. La parola che va dritta al cuore. La parola che suscita emozioni, impegno, desiderio, passione.

    Che Roth non vinca il premio francamente mi importa poco. A prescindere che per me i premi letterari sono tutti ridicoli e chi aspira a vincerli e non li vince, sono poveri uomini da biasimare, ché anziché vivere la vita, la trascorrono a rodersela.

    I letterati col premio a Dylan che si rinchiudano a piagnucolare. Già non ci legge più nessuno, dicono, adesso ci sfrattano anche i premi sacrosanti. Perché a me piace anche azzardare il futuro. Immagina quando il premio lo vincerà pure un autore di gialli o di romanzi rosa.
    Povero Roth e famiglia, chi avrà abbastanza fazzoletti per loro?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Marco, devo dissentire risolutamente sulla tua affermazione "il testo teatrale non è certo letteratura" perché sei in errore. La drammaturgia è entrata a pieno titolo nella letteratura, pensa a Pirandello, Goldoni, Shakespeare, Moliére, Machiavelli, Tirso de Molina. Ma l'elenco sarebbe infinito. Il testo drammaturgico è pienamente un testo letterario.
      Così come lo è il testo poetico, Marco. La poesia è letteratura nella sua forma più alta, mentre il testo di un cantautore deve ancora sgomitare e parecchio per assurgere a questa posizione e in modo legittimo. Concordo sulla tradizione della poesia e della canzone in epoche antiche, se pensiamo che Saffo e Alceo cantavano i loro testi poetici. La canzone pop, folk in questo caso, è un fenomeno legato all'epoca in cui sorge, non la ascriverei allo stesso filone, pur riconoscendo la sensatezza della tua affermazione.
      Grazie per il tuo commento, che segna il tuo esordio qui. :-)

      Elimina
    2. Ehm... certo che so che teatro e poesia sono letteratura. Il mio era un sillogismo espresso male. La maggior parte di chi incontro dice: il premio nobel lo devono vincere gli scrittori, cosa c'entrano i cantanti?
      Se restringiamo così, allora i poeti e i drammaturghi dove li mettiamo?
      Se possiamo includere nella letterature varie forme di testo scritto e classifichiamo gli autori in scrittori, poeti e drammaturghi, perché non possiamo inserire anche i cantanti? Anche loro si basano su di un testo scritto.
      Tu che fai teatro sai benissimo che un copione teatrale è letteratura, ma ogni volta che viene rappresentato in scena assume volti e contorni diversi. Quindi se un testo scritto di una canzone è cantato, non è molto simile come principio al teatro stesso?

      E poi sento dire: Calvino è letteratura, Dan Brown no.
      Chi dice questo per me ha una visione limitata, perché Dumas era il Dan Brown dell'epoca, eppure oggi Dumas è a tutti gli effetti letteratura.

      L'accademia del Nobel è forse oggi il faro più innovativo del concetto di letteratura.
      Premiano il grande scrittore, il poeta, la scrittrice di racconti, persino Fo. Perché non Dylan?
      Abbracciano tutte le forme possibili del pensiero scritto. E per me in un mondo conservatore come è l'ambiente letterario, questa è una gran cosa.

      Elimina
    3. Ah, da come ti eri espresso non si comprendeva questo "sillogismo". Comunque confermi quello cui già ho risposto. Trovo piuttosto debole l'assunto "Se possiamo includere nella letterature varie forme di testo scritto e classifichiamo gli autori in scrittori, poeti e drammaturghi, perché non possiamo inserire anche i cantanti? Anche loro si basano su di un testo scritto". Sono forme di comunicazione differenti, punto. Altrimenti a ben diritto potrebbe prendere il Nobel anche un rapper solo perché "si basa su un testo scritto".
      Che il copione teatrale sia letteratura non lo dico io perché pratico teatro, è assodato e avallato da secoli. Il bello della drammaturgia è proprio lì: l'aspetto della messa in scena prescinde dalla sua esistenza in quanto testo letterario.
      Che Dan Brown sia il Dumas de noantri mi fa sorridere. Ho letto due suoi romanzi, lo apprezzo come scrittore di pura "letteratura di evasione" e bada che ho scritto "letteratura", ma porlo sullo stesso piano di Calvino mi pare un assurdità.
      Perché scrivi "premiano perfino Fo"? Conosci il suo repertorio letterario, la sua sterminata produzione dalla scrittura di biografie alla drammaturgia, alla critica testuale all'arte anche applicata? Vedi un po' tu se non aveva ampio diritto al Nobel. I detrattori di Fo semplicemente ne conoscevano l'aspetto goliardico del Gramelot e dei duetti con gli amici di Milano, ecco perché blaterarono appellandosi al delitto di lesa maestà.
      P. S. Non riesco a trovare il tuo blog. :-O

      Elimina
    4. Beh è evidente che tu tieni a un concetto di letteratura piuttosto elevato.
      L'esempio di Dumas o Brown sta a significare, come ben sai, che la letteratura per sua buona parte è popolare. La letteratura colta è minoritaria.
      Boccaccio, Goldoni, Moliere, perfino Shakespeare, sono autori popolari, che si prodigavano per intrattenere il popolo. Anche Pirandello, almeno agli inizi, era popolare. Qui a Catania, ancora oggi abbiamo una intensa rappresentazione delle commedie e dei drammi in dialetto di Pirandello, Verga, Capuana e Martoglio.
      Mio padre era un ottimo attore amatoriale e sono cresciuto fra le sedie di teatro.
      Tu è evidente che sei conservatrice. Ritieni che la letteratura appartenga a una soglia alta, sia cristallizzata in stilemi immutabili. La poesia è poesia, che schifo la canzone. Che roba è?
      Figuriamoci paragonare Calvino a Brown. So che Calvino vale 100 volte di più. Ma non mi scandalizzo dell'esistenza di Brown e che possa piacere a un pubblico popolare. Io dico che quel che noi oggi disprezziamo come romanzi bassi, fra cento anni potrebbe diventare un classico.
      Ma non lo dico io, è la storia che lo dimostra.
      Tutti i contemporanei che a suo tempo dileggiavano Dumas, che irridevano Dickens, e gli altri romanzieri diventati classici, sono ancora a rodersi dentro le bare tanto erano miopi.
      Ma come, per noi questi erano i vostri Brown del tempo, e voi li osannate? Ma siete matti voi o cadaveri da vivi noi?

      In tal senso l'accademia svedese ricalca il mio pensiero. Una istituzione che in teoria dovrebbe essere custode delle sacre lettere (noiosette) sa aprirsi al mondo che cambia.
      Ci grida, siamo al passo coi tempi, perché i tempi cambiano.

      E lasciamelo dire "premiano perfino Fo" ci sta tutto.
      E' una follia averlo premiato!
      Non perché Fo non sia un grande. Io lo adoro. Ma per quello che Fo ha rappresentato.
      La motivazione del suo nobel è questa: “seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”.
      Cioè un'accademia (in teoria vetusta come la vorrebbero i conservatori) di un paese che è una monarchia, con una storia monarchica e di sopraffazione delle genti, va a premiare uno che per una vita intera ha dileggiato quello che loro stessi rappresentano. Il re Gustavo, con le sue mani ha premiato con sommo valore il suo opposto.
      Come se gli americani premiassero un comunista. Come se Fidel Castro avesse premiato Bill Gates.
      Che grande dimostrazione di lungimiranza, e di apertura, e di modernità ha dimostrato l'Accademia. Quindi hanno premiato persino Fo, è giusto che premino Dylan.

      P.s. Ho un blog, ma non lo uso, a me serve a poco. ;)

      Elimina
    5. Sì, "letteratura" è un concetto elevato. Ma non per me, è semplicemente la logica di ciò che la Storia della letteratura ci dimostra. Vedi, Marco, uscendo da studi classici e università e vivendo non solo un mega concorso con cui cerchi di meritare una cattedra, ma anche giorno dopo giorno l'insegnamento, e quelle manifestazioni della letteratura attraverso le quali si possono educare le giovani generazioni, ebbene, ho imparato che la letteratura è questo. Tu fai l'esempio di Dan Brown, ma non osi infilarci Fabio Volo e le Sfumature che hanno sbancato le classifiche, facci rientrare anche quelli se tutto quello che è scritto è letteratura.
      Sui drammaturghi che citi concordo in pieno, e mi fa piacere che tu abbia potuto vivere il teatro e che sappia di cosa si parla. Ne incontro raramente persone che hanno vissuto esperienze come la tua.
      Ma no ho mai scritto che questi drammaturghi non fossero popolari o scrivessero per il popolo. Il teatro più autentico è "basso" ed è forte proprio per questo.
      L'osservazione su quanto possa diventare un classico ciò che adesso "dileggiamo" ci può stare. Mi viene in mente Zerocalcare e la sua letteratura che si esprime in illustrazioni e fumetti. Guarda, la annovero fra la letteratura, ci sento una profondità e un merito che mi portano a questo, quindi sfondi la proverbiale porta aperta.
      Le lettere, quelle che tu definisci "noiosette", hanno segnato epoche e generazioni, in perfetto accordo con i tempi in cui si sono diffuse. Dubito che i brani di Dylan prenderanno posto nei libri di Storia testuale o critica letteraria, piuttosto ci farei rientrare testi molto più densi e interessanti, quelli di Guccini, De André. Ma l'accademia fa fatica ad accorgersi dell'alto valore culturale e universale di questi. Se Dylan ha segnato un'epoca, lo ha fatto con generazioni vissute decenni orsono, e i tanti 50-60enni di oggi appoggiano non a caso questo premio. Come ha già scritto qualcuno, è perlomeno anacronistico, ammesso che si possano premiare col Nobel delle canzoni pop o folk.
      La canzone non mi fa schifo né mi turba, mi emoziona, anzi, a volte mi travolge. Non lo ritengo un genere di serie B, piuttosto se deve essere Letteratura, esempi di autori ce ne sarebbero a iosa.
      L'aspetto dell'assurdità del premio attribuito a Fo... beh, lo sarebbe quindi solo per la mancata coerenza fra la motivazione e lo stato all'interno del quale questo premio viene deciso, ok. Ma almeno Fo rientra perfettamente nel novero di autore letterario, i suoi testi sono antologizzati nelle scuole, studiati nelle Facoltà di Lettere universitarie, e non solo nei corsi monografici di Drammaturgia contemporanea. Insomma, Fo e Dylan sono due pianeti totalmente opposti.
      La mancata risposta di Bob Dylan a chi lo cerca per l'appuntamento per la consegna del Nobel la dice lunga su come allo stesso cantautore questo debba sembrare... perlomeno singolare. :-)

      Elimina
  6. Io faccio parte del secondo fronte e penso che questo sia uno dei migliori nobel per la letteratura possibili. Fra l'altro erano più o meno vent'anni che ci si chiedeva cosa aspettassero ancora a fare qualcosa di così naturale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco, mi piacerebbe conoscere il tuo parere sul perché pensi che la canzone possa rientrarvi. ;-)

      Elimina
  7. Neanch'io condivido l'assegnazione del Nobel a Bob Dylan. Un grande cantautore, nessuno lo nega... ma per me la letteratura è un mondo a sé, e ritengo che un simile riconoscimento debba essere conferito a chi di letteratura si occupa, a chi si interroga sulla sua funzione... altrimenti finiamo per parlare di un generico Nobel alle espressioni culturali. La musica ha i suoi premi, la Letteratura è l'unica disciplina non scientifica (se si eccettua il Nobel per la pace, decisamente sui generis) ammessa a contendersi il titolo scandinavo. Mi sembra che si sia voluto puntare molto sul popolare, in un tempo in cui i grandi autori papabili sono sentiti come di nicchia, anche se un Roth o un Murakami hanno anche un grande successo di pubblico. Fra l'altro trovo la scelta anacronistica: Dylan non ha oggi l'impatto che aveva qualche decennio fa, quindi manca forse quel collante che faccia sentire realmente necessaria una simile premiazione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se il Nobel viene assegnato ad un autore perfettamente "figlio del proprio tempo", quanto scrivi è assolutamente condivisibile. Quindi non solo un Nobel assegnato a ciò che un testo letterario non è, ma anche "fuori tempo". Citi Murakami e Roth. Forse la commissione non percepisce l'esistenza di un autore realmente meritevole ed è costretta ad attingere addirittura alla canzone. Siamo in un'epoca così povera di proposte? Non saprei.

      Elimina
  8. Posso dirlo? Cominciavo a temere di essere rimasta l'ultima #bacchettona (si, pare che lo sia chiunque non sia d'accordo su questo Nobel) sulla terra insieme a BariccoxD
    Scherzi a parte, non ho bisogno dell'approvazione del mondo, ma sono comunque felice di sentir esprimere qualche dubbio anche da altri. Io non ascolto Bob Dylan (per motivi di gusto, sia chiaro) e non metto in dubbio il suo talento. Solo, era necessario? Io l'ho interpretato quasi più come un gesto di sfida, di provocazione, e anche un po' anacronistico (parla di letteratura che ha lasciato un segno sul nostro tempo, ma allora forse avrebbe avuto più senso conferirlo qualche anno fa, penso). In ogni caso, capisco anche il ragionamento di chi contesta che la musica è poesia e, dunque, è letteratura. Non mi sono sconvolta, mi ha solo dato motivo di riflessione. Però, una cosa che odio, è quando, non sapendo come controbattere, si decide che sei un #bacchettone.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, sollevi una questione importante a riguardo. Da quanto ho letto sui social, tutti coloro che concordano con questo premio apparirebbero "aperti" e "di larghe vedute", mentre il fronte opposto sarebbe "bacchettone" e "non al passo coi tempi". Mah. Io dico che i veri sostenitori di questo premio dovrebbero altresì riflettere sulle posizioni di chi non si trova d'accordo. Perché è singolare e questo nessuno può negarlo. Mi dispiace la sensazione che la commissione non abbia individuato nessuno scrittore in grado di meritarlo.

      Elimina
  9. Io ho molto apprezzato invece questa scelta. Conosco bene Dylan, lo ascolto da sempre, è tra i miei cantautori preferiti e la sua non è sicuramente solo musica. Ha trovato nella musica il veicolo più immediato e popolare per esprimere pensieri e riflessioni degne di un grande autore di romanzi. E non penso nemmeno che slegate da note e accordi le sue parole possano risultare meno "forti", anzi possono vivere sicuramente anche al di fuori del contesto musicale. Ho un libro, che conservo come una reliquia, che mi era stato regalato da un amico anni fa: contiene tutti i testi tradotti di Dylan. Vi assicuro che leggendo quei testi in fila, uno dietro l'altro in ordine cronologico, la sensazione è quella di leggere ancora una volta "Il grande romanzo Americano." E lo dice una cha ama profondamente l'America, la sua cultura e il suo romanzo. Un'ultima riflessione: Baricco dovrebbe farsi un gran bel bagno di umiltà.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Paola. Mi piace la tua argomentazione, pur non concordando per ragioni che ho spiegato più volte. Ho letto diverse traduzioni di canzoni di Dylan e non ci vedo alcuna poeticità intrinseca, solo questo "grande romanzo americano" che citi, perfettamente narrato in tanti testi.
      Quante strade deve percorrere un uomo
      prima che tu possa definirlo un uomo?
      E su quanti mari deve volare una colomba
      prima di riposare sulla terraferma?
      E quante volte devono fischiare le palle di cannone
      prima di essere proibite per sempre?
      La risposta, amico mio, ascoltala nel vento,
      la risposta ascoltala nel vento

      Per quanti anni può resistere una montagna
      prima di essere erosa dal mare?
      E quanti anni possono resistere gli uomini
      prima che sia consentito loro di essere liberi?
      E per quante volte un uomo può distogliere lo sguardo
      e fingere di non vedere?
      La risposta, amico mio, ascoltala nel vento,
      la risposta ascoltala nel vento

      Quante volte un uomo deve guardare in alto
      prima che possa vedere il cielo?
      E quante orecchie deve avere un uomo
      prima di poter sentire gli altri che piangono?
      E quante morti ci vorranno prima che riconosca
      che troppi sono morti?
      La risposta, amico mio, ascoltala nel vento,
      la risposta ascoltala nel vento.

      Ho postato questo testo, che ritengo emblematico di tanta sua produzione. Parole così semplici che non hanno alcuna poeticità intrinseca, come scrivevo prima, assumono un grandissimo valore nella tradizione in cui sono collocate da sempre, quella dell'urlo dei giovani contro il sistema, di cui Dylan si fece interprete. L'universalità del valore è indubbia, resto alquanto perplessa riguardo alla sua presunta ricchezza poetica. Resta il testo di una canzone. Se lo declamiamo, scorporandolo dal suo contesto di note, sembra irrimediabilmente perdere tutta la sua "bellezza".

      Elimina
  10. Come sai, sono sul fronte opposto. Se c'è un testo scritto, per me è letteratura. Se poi sia buona letteratura, alta letteratura o addirittura da nobel, è tutto un altro discorso, ma quando uno scrive, beh, scrive. Poi chissà com'era Alceo con la musica...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non riesco a essere così "garantista". Forse piuttosto che partendo da cosa possa essere in definitiva la letteratura, si fa prima a comprendere cosa sia la canzone. Appellarsi ad antiche tradizioni di aedi e trovatori... mi pare debole.
      Interessante questo dibattito. Induce a riflettere.

      Elimina
    2. Se potessi accettare che la canzone d'autore sia letteratura, allora guarderei ai nostri autori, altro che Bob Dylan, che parla esclusivamente alle sue generazioni.
      Questo ha scritto di Guccini un critico letterario:
      "Stagioni è una summa delle tematiche che accompagnano tutta la produzione artistica e intellettuale di Francesco: l'esistenzialismo, la polemica contro tutte le ingiustizie e i falsi ideali, il vivere giornaliero e lo scorrere inesorabile del tempo, la rabbia e l'indignazione per la propria impotenza a cambiare le cose e la vita, e poi l'amore, visto come specchio di se stessi, delle proprie belle illusioni e anche delle proprie fragilità, e ancora la fantasia e l'ironia e l'umorismo come baluardo contro l'inutile follia realista degli uomini integrati al potere, e poi la coerenza con la propria storia e le proprie radici, la coscienza dell'appartenere, in senso profondo, alla terra e al popolo, e il rifiuto della cultura piccolo borghese e l'adesione profonda al grande sogno anarchico, libertario, democratico, comunista (l'Utopia)".
      Paolo Jachia

      Elimina
    3. Il discorso è lungo e forse non c'è una risposta univoca. Da un lato non sono così antiche le poesie musicate (o le canzoni passate alla storia come poesia), arriviamo almeno a Metastasio. Dall'altro ci sono testi di canzone, come quelli di Guccini, che reggono benissimo la lettura e sono così intrisi di letteratura che scinderli dalla tradizione poetica è difficile. Poi, nel difendere la mia tesi, cado sulla scarsa conoscenza sia di Bob Dylan, sia della tradizione poetica da cui lui proviene e quindi, pur essendo convinta in generale del mio discorso, finisco per cadere sul particolare.

      Elimina
  11. Quando ho saputo dell'assegnazione del Nobel a Dylan sono rimasto inizialmente perplesso, ma poi riflettendoci trovo che sia stata una scelta oltre che coraggiosa anche piuttosto interessante.
    Sono le motivazioni che vanno lette: "Ha creato nuove espressioni poetiche nella tradizione della canzone americana”. Poesia. Qualcuno di quelli che criticano la scelta si è forse preso la briga di leggere i testi di Dylan? Non delle canzoni più famose, ma di andare a esaminarne nella loro completezza, in particolare quelle che parlano delle tradizioni del sogno americano, delle difficoltà della classe media di cui già cantavano Pete Seeger e Woodie Guthrie, che hanno portato alla tradizione folk?
    Canzone, prima di componimento musicale, era poesia e la poesia è musicalità: le due cose sono inscindibili. Lo dico poi da non sospetto, non essendo appassionato di Dylan.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "...nella tradizione della canzone americana". Quindi non in senso universale, come deve essere l'autentica letteratura.

      Elimina
    2. Immagino tu sappia che la letteratura nasce come tradizione orale. L'Iliade, capolavoro della storia letteraria umana, era raccontata oralmente. E accompagnata da musica, oltretutto. Non è letteratura l'Iliade?

      Elimina
    3. Molti si appellano a questo aspetto, ignorando che la tradizione degli aedi di epoca classica e dei trovatori medievali non ha a che vedere con la canzonetta pop. Se proprio devo assimilare delle canzoni a quelle tradizioni, allora penso ai grandi cantastorie come Branduardi.

      Elimina
    4. Credo che definire le ballate folk di Dylan "canzonette pop" sia quantomeno riduttivo. E lo dico da non-appassionato.

      Elimina
    5. Sì in effetti. Se hai letto il post saprai che è un affermazione in senso lato.

      Elimina

Ti potrebbero interessante anche:

Ti potrebbero interessare anche: