martedì 21 luglio 2015

Expo 2015

Andare a vedere l'Expo di Milano era fra i miei programmi di quest'anno, avrei solo dovuto scegliere un periodo migliore ed evitare il caldo torrido di luglio. Un evento mondiale, annunciato da mesi di preparazione, assemblee di vertice, spettacoli e qualche fisiologica polemica italian style, che promette di raggiungere un obiettivo di certo calibro: trovare soluzioni al problema della nutrizione nel mondo, garantire cibo per tutti e mirare alla salvaguardia del pianeta. Beh, mica bruscolini. Quando esci da quest'area dopo due giorni e mezzo di dedizione assoluta a ogni suo angolo, comprendi che queste ambizioni sono una bella facciata e che il vero obiettivo era e resta realizzare una vetrina di un milione di metri quadri in cui sfilano i massimi giganti dell'economia mondiale e le piccole e medie economie in ascesa. Con tanto di padiglioni sulla biodiversità accanto a negozi del McDonald's e Nutella. Di fatto, su questa esperienza devo dividermi e scindere questo "specchietto per le allodole" dalla resa effettiva di uno spettacolo globale, che certamente è da vedere.
Fra le cose che mi piacciono di questo Expo c'è Foody, la mascotte dell'evento ispirata ai ritratti di Arcimboldo. Con la sua faccia fatta di ortaggi e frutta non puoi che fartelo piacere - checché ne dica Oliviero Toscani - peccato che sia poi un gadget venduto a caro prezzo assieme alla sua congrega di amici. All'inizio del Decumano c'è un negozio debordante di souvenirs, si entra con le migliori intenzioni e si esce con un segnalibro di un paio d'euro, non acquisti altro perchè non vuoi piegarti a logiche di speculazione talmente evidenti da essere irritanti. E' un bene che questo store sia all'inizio del tuo percorso, così afferri subito il senso dell'esposizione, giacché queste logiche si trovano ovunque in tutta l'Expo, nei prezzi gonfiati di cibi, bevande, libri, gadget vari. Meglio semplicemente "farsi gli occhi" ammirando le prodezze umane nelle architetture dei padiglioni, abbandonarsi al genio creativo dei tanti che valgono file di un'ora e, perchè no, commuoversi dinanzi all'immaginazione che si fa percorso nel percorso. 
In coda verso la pagoda del Nepal
Il decumano
Il variopinto Ecuador
E' come un gioco a scatole cinesi la percezione di questi spazi: il percorso è suddiviso in cardo e decumano, mutuato dallo stile urbano del mondo romano antico; lungo il decumano si trovano su una o più file i vari padiglioni. Ci si fa un'immediata idea dei loro contenuti anche solo a guardarli da fuori. Nazioni come l'Angola, il Brasile, l'Ecuador, gli Emirati Arabi Uniti hanno puntato su una visione affascinante a primo impatto. La vera sorpresa, però, si trova all'interno di diversi padiglioni, come ad esempio la Corea, che ha realizzato una vera istallazione d'arte sul problema del cibo, la fame nel mondo, lo spreco globale. Oppure Cina e Giappone, col loro racconto raffinato che ricorre alle arti tipicamente orientali della calligrafia, le ombre, il disegno animato. Il Nepal, punta sull'aspetto della religiosità e allestisce un'autentica pagoda sulla quale sventolano le tipiche preghiere multicolori. Il Brasile offre al suo ingresso una camminata su rete e mentre traballi goffamente pensi che hanno inventato un espediente assai interessante per creare empatia nel visitatore. 
Il padiglione Cina
Insomma, un tripudio di forme, colori, odori, racconti, immagini, suggestioni, volti esotici.
E' forte la sensazione di essere all'interno di un sistema in cui il visitatore deve essere attratto da tutto questo ed esercitare il meno possibile uno spirito critico, e probabilmente su 20 milioni di presenze previste in totale gli organizzatori riusciranno nell'intento. A guardare bene in questa vetrina globale molte osservazioni si potrebbero sollevare e ne faccio una su tutte, riguardante gli Emirati Arabi Uniti. Il padiglione è spettacolare col suo sinuoso sviluppare l'idea di dune del deserto. Direi che è la traduzione perfetta di questo gigante economico, in forme che concretizzano una ricchezza non solo immensa ma anche ostentata orgogliosamente. I petrodollari degli emiri si traducono all'interno in un cortometraggio di 15 minuti, protagoniste tre generazioni di donne. Il filmato è grandioso, all'interno di un minicinema multiaccessoriato e all'avanguardia, la storia suggestiva e appassionante, fatta di scenari mozzafiato e musiche coinvolgenti e bla bla bla.
Il punto è che questo cortometraggio, in cui tre donne lottano per la salvaguardia di un albero di palma ripercorrendo la storia sofferta della loro famiglia, con tanto di viaggio nel deserto in cui il capofamiglia scompare e tutto resta sulle spalle di nonna e nipote, che ottengono la salvezza della povera pianta altrimenti destinata a essere abbattuta per fare spazio a grattacieli... è del tutto inappropriata, sa di finto, è irritante. Perchè appena esci dalla sala, frastornata da cotanta ministoria, vedi le donne vere degli Emirati chiuse da capo a piedi in abiti neri dai quali spunta appena un volto a occhi bassi. E' un mondo monopolizzato dal maschio leader, in cui la donna non può neanche mostrarsi in abiti normali o tenere una normale conversazione, un mondo ricco nel quale la donna è a totale servizio del proprio padre, del marito, di suo figlio maschio, con poche eccezioni, quelle di donne ricche alle quali si concede di creare fondazioni e tenere qualche discorso in pubblico. Voglio sperare che questa condizione cambi in forme di normalissima libertà, reale libertà, in cui ci sia spazio per l'autoaffermazione femminile e ottimisticamente dico che forse, forse, questo cortometraggio intende mettere in luce il fatto che anche se molto lentamente, la posizione delle donne emiratine sta cambiando. 
Concludendo, questo viaggio virtuale nel mondo globalizzato, nel quale poco o nulla si parla di alimentazione e risoluzione di problemi, è certamente un'esperienza da fare. Questa foto "racconta" la mia soddisfazione in merito :-). Grazie a coloro che mi avranno letta.
                                                                                       

13 commenti:

  1. Ho cenato a EXPO, qualche sera fa: si esce dall'Ospedale e la porta Est è proprio dall'altra parte della piazza, oltre il rudere dimenticato e ormai cadente della chiesina del Roserio, oltre il solitario e silenzioso padiglione di Slow Food, con la sua chiocciola che rimane fuori dallo spazio principale, significativamente. Ho potuto brevemente osservare lo spettacolo artificiale di questa grande fiera cementizia, l'esposizione delle tradizioni alimentari italiane in diorami di plastica lungo un decumano troppo largo per evocare la via principale di un castrum romano e padiglioni che rifanno il verso a patrie lontane con stereotipi di merletti e strutture esotiche, o addirittura con l'esposizione di montagne sintetiche. Al centro di tutto campeggia il padiglione Italia, con le sue gambe aperte rivestite da oscene calze a rete bianche. L'albero della vita, pieno di luci, ma senza foglie, è senza vita lì, dietro la Piazza Italia con le sue architetture argentate. C'è molta gente, visitatori, soldati, comparse... Dove sono le persone vere, gli artigiani del cibo? I produttori di prosciutti e salami, i pastai, i fornai, i formaggiai? Dove sono i cercatori di tartufi, i coltivatori di mitili, i pastori? Dove sono i coltivatori di riso e i pescatori di tonni? Una danza tradizionale per un istante mi rapisce, prima che l'occhio cada su frutti esotici coperti di polvere, anch'essi sintetici, abbandonati nelle barche senza pilota di un improbabile mercato fluviale accanto al padiglione della Thailandia. Infine ecco un filetto sontuoso e il Tannat, nettare degli dei, al ristorante del padiglione Uruguagio, dove però il pane è milanese per struttura e vocazione e la lingua ispanica solo su richiesta si lascia ascoltare, mentre i prezzi sono da capogiro. Io non sono riusctito a gradire neanche l'effetto "Giochi senza Frontiere" evocato da quella giostra di cui parli e che forse si potrebbe apprezzare con un passaggio meno superficiale del mio. Non ho fatto file e non sono entrato nei padiglioni. Sono un passionale e mi fido delle prime impressioni, quindi non so se dopo la mia esperienza e dopo aver letto il tuo commento, ci tornerò. EXPO: una grande occasione perduta, a mio parere.

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    1. Le tue osservazioni si aggiungono alle mie, e non posso che assentire a ogni passaggio. Eppure, forse questa esposizione richiede letture a più livelli, perchè c'è molto da salvare, schermando lo sguardo dalla plastica e il cemento. Sarà il mio sguardo cresciuto in un paese troppo piccolo, troppo ai margini del mondo a farmi vedere le cose anche secondo un'altra chiave? Non so. Quello che so è che non mi pento di questa esperienza, perchè mi ha arricchito lo sguardo di forme nuove e diverse da quelle consuete. Tu che puoi tornarci quando vuoi, non perderti il racconto nel padiglione di Israele, siediti nella sala della Cina in cui un disegno animato ti porta per mano, guarda gli allestimenti raffinati del Giappone e fai l'esperienza a tratti commovente del Kazakistan. E il mondo rutilante del petro-dollaro di Emirati Arabi vale la fila.
      Lo so, non è molto rispetto alle aspettative, ma è qualcosa in questa Italia spesso disattenta e fatta di nulla.

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  2. L'ufficio dove lavoro si trova a circa due chilometri in linea d'aria da Expo (subendomi per mesi il traffico moltiplicato sulle strade lì attorno). Non sono ancora andato a visitarlo e, per quanto mi riguarda, alla fine probabilmente non lo farò. La sensazione è che si tratti di un gigantesco luna park. Tutto quello che è stato detto e fatto per lasciarci credere che non lo sia, nel tempo, è stato smentito... e la presenza del McDonalds è solo un esempio...

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    1. Ribadisco quanto scritto sopra, tutto sommato invece vale farci un salto. Voi che abitate sul posto, anche solo distribuendo qualche serata qua e là, quando l'ingresso costa 5 euro e la passeggiata nel decumano può regalare qualche buona visione.

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  3. Ad essere sincera l'EXPO di Milano non mi attira molto, sarei sì curiosa di vedere alcuni padiglioni, però non abbastanza da accettare di affrontare viaggio, code ecc.
    E poi grazie al tuo post così esaustivo, mi sembra di aver partecipato anch'io alla visita ^^

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    1. Questo mi fa piacere. Cerco sempre di postare descrizioni che coinvolgano e diano una chiara idea delle cose. :-)

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  4. La tua rassegna è molto bella! Pur non amando particolarmente queste esposizioni che giocoforza puntano ai guadagni (e tralasciando tutto quello che è stato il pre Expo -_-) probabilmente se fossi stata in zona sarei andata, soltanto per il padiglione giapponese *__*

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    1. Infatti, ti risponderei... assolutamente sì. I giapponesi hanno una cura meticolosa delle cose, in questa occasione-evento non sono stati da meno. Scenari indimenticabili.

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  5. Spero di riuscire ad andarci... Nonostante le polemiche, nonostante tutto, ci tengo moltissimo, forse perché sono lontana dall'Italia e non so quando avrò l'occasione di visitare un expo. Mi auguro di riuscire a organizzarmi con le vacanze, ma la vedo grigia. Purtroppo le vacanze in Italia a settmebre potrebbero saltare e non so se ce la faro per ottobre.

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    1. Penso che verso gli ultimi mesi potrebbe perfino essere più interessante visitarlo. Potrebbero stare riservando a quel periodo le sorprese più interessanti. Mi auguro che tu ci riesca, se ci tieni.
      (Un giorno vorrei sentire il percorso che ti ha portato a vivere in Gran Bretagna;-)

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    2. @Luz Mi hai dato un'idea. Potrei, in effetti, raccontare qualcosa su come sono finita nel Regno Unito in un prossimo post.

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  6. Andrò all'EXPO a fine agosto, anche io sono molto perplessa per il business che c'è dietro, ma sono anche curiosa e credo che prima di giudicare è meglio vedere con i propri occhi e toccare con mano. Sicuramente c'è dietro anche un grande lavoro onesto, creatività e ingegno umano che vale comunque una visita. Ringrazio Luz per la sua descrizione e terrò conto dei suoi consigli. Al mio ritorno aggiungerò i miei commenti.

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    1. Grazie, sarà interessantissimo leggerli. :-)
      P. S. Benvenuta!

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