lunedì 26 febbraio 2024

Orfanezza.

Io non so come si affronta la perdita della propria madre. Non credo di avere una ricetta per farlo, non credo esista un modo per farlo. Esiste, forse, solo una rassegnazione nella quale devi per forza infilare la perdita di una parte di te
Non sono nuova agli addii. 
Nel 2011 se n'è andato mio padre, a 76 anni, devastato da una malattia oncologica. 
Nel 2015 se n'è andata mia cognata 52enne, e non per cause naturali. 
Nel 2024, dallo scorso mercoledì 21 febbraio, vivo il terzo dei lutti più forti, forse alla fin fine il più intenso e difficile. 

Separarsi dalla propria madre ci induce a fare i conti con l'orfanezza vera. È un'esperienza potente, una perdita dei punti di riferimento. 
Ho avuto la fortuna di vederla invecchiare, è vero, ma anche la sfortuna di vederla vivere gli ultimi due anni e cinque mesi in una vita/non vita. 
Siamo state lontane noi due. Nel 1997 ho lasciato la Calabria e pertanto ho vissuto mia madre in maniera saltuaria, non c'è più stata da moltissimo tempo una convivenza sotto lo stesso tetto. 
Ogni nostro ritrovarci è stato bello, bellissimo. In particolare le volte in cui da lontano mi ha teso la mano nel bisogno, dedicandomi tempo e sostegno in momenti difficili. In questi giorni proprio quei momenti mi vengono in mente, le volte in cui sentire la sua voce, averla accanto dopo un treno preso al volo, è stato salvifico. 

La mia bellissima madre ha avuto in sorte un'ultima estate con me, nell'agosto del 2021, e poi il baratro dal settembre seguente, l'infermità che arriva improvvisa e non la fa risollevare. 
Sono seconda di tre figli, all'epoca lei era andata a vivere a Reggio Emilia con la famiglia di mia sorella, il suo adorato nipote. Ed è a lei, alla mia sorella minore, che devo il dono di aver potuto vivere mia madre per altri due anni e cinque mesi. Una caregiver che si è sacrificata per anni e che oggi è orfana lei più di noi. 
La lontananza non giova. Mai come in questi frangenti si può capire il costo altissimo dell'emigrante

Vedere spegnersi la propria madre, in mesi in cui tutto peggiora e poi precipita, è terribile. 
Come in ogni fase di lutto, è necessario metabolizzare, aprirsi all'accettazione. Dividersi fra la mancanza della persona in sé e il consolidamento di se stessi senza di lei. 
Però c'è anche la certezza di una morte che è liberazione. Liberazione da una malattia invalidante che ha spento ogni sua vitalità e la capacità di essere lei, di interfacciarsi coi suoi cari. 
Mia madre era tornata bambina, e sua figlia ha rovesciato il proprio ruolo diventandone madre, garantendole un accudimento totale. La fine di questo lungo periodo coincide con l'inizio di una orfanezza che ci lascia attoniti, stretti attorno all'idea di un ritorno a ciò che eravamo, ma anche alla consapevolezza che non saremo mai più quello che siamo stati. 

Mi mancherà. Moltissimo. Mancherà quello che era prima della "caduta". Mancheranno le sue risate divertite, le sue mani fini con le unghie sempre curate, il suo piccolo passo, i suoi baci dati con lo "schiocco". Mancherà saperla in quella casa smantellata, mancherà il suo sguardo dagli occhi celesti. 
Mancherà come manca l'aria a chi fatica a respirare. 

C'è adesso un dopo. Questo dopo è tutto in questa orfanezza totale, nuova. 
In questa capacità ancora non del tutto conquistata di saperci in grado di vagheggiarla senza che il passato venga a toglierci troppo il respiro. 
Imparo la "nostalgia della gratitudine" dal saggio di Recalcati che sto leggendo. La possibilità di gettare oltre ogni disperante dolore il proprio cuore e saperlo pacificato, rasserenato. 
È un lavoro tutto da conquistare ma siamo adulti, dobbiamo esserne capaci. Imparare. 
Perché fiorire è anche questo, adesso, per me. 

29 commenti:

  1. Come prima cosa ti porgo le mie condoglianze più sentite.
    La mia famiglia purtroppo sta passando una fase del genere (in fondo siamo praticamente della stessa generazione) e la cosa più difficile non è lo sforzo per prendersi cura di lei, ma il vederla così provata dagli anni, dalla vecchiaia, dai tanti problemi di salute che la hanno perseguitata.
    Credo che l'unica cosa da pensare in questi momenti sia proprio che le persone più care che non ci sono più non vorrebbero vederci totalmente svuotati e demoralizzati. Per loro, proprio per loro, è giusto tentare di continuare a "fiorire" come dici tu.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Perseguitata" è il termine giusto. La sua stanchezza delle ultime settimane era enorme, palpabile. Lo sguardo smarrito, esausta. È stato durissimo assistere a questo spegnimento. E hai ragione, dobbiamo trarre forza anche dalla certezza che non vorrebbero vederci così smarriti e devastati. Grazie, Ariano, e in bocca al lupo.

      Elimina
  2. Che parole straordinarie le hai dedicato.
    Mi dispiace moltissimo cara Luz, condoglianze con tutto il cuore. 😔 Abbraccio fortissimo. ❤

    RispondiElimina
  3. Intanto un abbraccio di cuore, e grazie per le tue parole. Mia mamma se ne è andata al termine di una seppur breve malattia invalidante, ma forse noi maschi somatizziamo in maniera differente. Vedo mia sorella che si è completamente sostituita a lei, specie nel sostenere nostro papà, e la persegue nei rituali, nei pensieri, nelle abitudini.. io non ce la farei, anche se è sempre con me, ci chiacchero, la scorgo. Credo si debba fiorire sempre, in ogni circostanza, e mantenere bellezza, e splendido ricordo, ma ognuno poi, fa i conti con se stesso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anch'io sono un po' come te. Io la "chiamo", la invoco e per quella straordinaria forza che è l'amore oltre la morte, sento che da qualche parte lei c'è e mi sente. Grazie, Franco.

      Elimina
  4. Scusa, sono ancora io. Ho riscritto il commento correggendo alcuni errori.

    Carissima mi dispiace molto e anch'io mi unisco ai commenti qui sopra con un abbraccio, perché (fra le varie cose che possono succedere) in questi momenti ci si sente un po' soli, anche se magari attorno a te ci sono altre persone.

    Posso dirti che mio padre se ne andò nel 2005 per le conseguenze di un'operazione chirurgica, anche se riuscì a sopravvivere per una decina di giorni dopo l'operazione. Io ero all'estero ma le mie due sorelle hanno provveduto a non farlo sentire solo. Poi una volta tornato a Genova ho seguito tutto il resto del dopo morte. Mia madre se ne andò il giorno di San Valentino del 2017 con un sorriso sulle labbra dopo la prima fase di una malattia degenerativa che, in pratica, la mise fuori dal mondo perché non parlava più con nessuno e non voleva più niente dalla vita.

    Quello che posso dirti è che in questi periodi senti che ci sono tante cose di te (ricordi, pensieri, sensazioni e tante emozioni) che se ne vanno per sempre e non tornano più. È come se qualcosa di intimo si stacca da dentro di te e sprofonda da qualche parte...e non puoi fare altro che accettare la vita che in quel momento ti fa passare queste esperienze. Ma in quei periodi ho imparato solo una cosa: lasciar andare...e altrimenti cosa puoi fare?

    Poi (l'ho fatto anche per alcuni amici) ho seguito le indicazioni di un celebre libro orientale ("Il Libro Tibetano dei Morti") e nell'arco di 40 giorni ho dedicato una preghiera e un pensiero positivo alle Anime dei miei genitori. Nello specifico ho mandato pensieri positivi e un sorriso dopo la morte dei miei genitori il terzo, il settimo, il decimo, il quindicesimo, il trentesimo e il quarantesimo giorno dopo la morte. Negli anni successivi di tanto in tanto mi tornavano in mente i miei genitori, finché un giorno sognai che ero a tavola a mangiare con mio padre. Eravamo io e lui da soli di sera con una luce che illuminava la stanza. Nel sogno non capivo quello che diceva ma lui era vestito in modo molto elegante, sorrideva e a fine pasto si alzò, sorrise e disse: "Va bene! Allora adesso posso andarmene" e se ne andò sereno.

    Un abbraccio, non abbatterti e ti auguro il meglio
    Un salutone e alla prossima

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che meravigliosa testimonianza. È un periodo in cui, come te all'epoca, sto cercando modi, un "come fare", e soprattutto un "come rifare" se stessi in questa nuova condizione. Penso di aver sofferto tantissimo, in tanti anni e per una grande mole di ragioni. Mi sento come al termine di un lungo viaggio in cui la sofferenza, i dispiaceri, sono stati preponderanti. Pur con eventi piacevoli, gioiosi, salvifici, incastonati qua e là.
      Grazie per quel suggerimento, approfondirò. La preghiera è un balsamo in questo periodo.

      Elimina
  5. La morte è l'unica certezza della nostra vita. Non deve farci paura. È come se quella persona andasse ad abitare negli USA. Con noi resta la memoria che se evocata a sufficienza diventa una presenza.

    RispondiElimina
  6. Hai colto come sempre ogni aspetto del tema che tratti, Luz. E in questo caso l'argomento così delicato e intimo, è molto doloroso, provoca sofferenza anche in chi legge le tue parole. Infatti ci sono emozioni che sono comuni a tutti noi che abbiamo perso uno o entrambi i genitori. La morte della propria mamma poi è come dici il lutto più intenso e difficile, per me è stato sconvolgente anche perché, pur non convivendo, mi fermavo dai miei tutti i giorni e li aiutavo quando avevano bisogno. Il che, negli ultimi anni, era diventato un impegno quotidiano e ne ha rafforzato il legame. Io, nel "dopo", ho attraversato diverse fasi: la rassegnazione non è stata immediata e non mi consolava l'idea della morte come liberazione. Ciò che ricordo di più di quel periodo nero in cui li ho persi entrambi, è stata la perdita di una parte di me che però investiva come una frana tutta me stessa, la mia vita. E poi il sentimento della mancanza, un lungo periodo di tristezza in cui non ridevo più. Però ce l'ho fatta, perché è vero...siamo adulti ed è una prova che dobbiamo per forza affrontare e superare. I nostri cari che non ci sono più desidererebbero senza alcun dubbio che noi tornassimo a "fiorire" per ricordarli non con l'angoscia, ma con un sorriso. Ti stringo quindi in un grande abbraccio, ti sono vicina con affetto, Luz. E mando un dolce pensiero anche alla tua bellissima madre che è dovuta partire.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il carico di dolore del "dopo" penso sia maggiore proprio in chi vive i propri genitori sullo stesso territorio, quindi posso immaginare cosa tu abbia provato. E dalle tue parole ho la conferma che, pur dopo anni, quel dolore si cristallizza, resta lì. Non se ne va e viene integrato in noi, nel nostro modo di essere e fare. Mi fa piacere quel passaggio in cui scrivi "però ce l'ho fatta". Anch'io ne sono certa. Col tempo tutto si addolcirà e questa struggente nostalgia sarà uno dei nostri sentimenti ma non così struggente, ecco.
      Grazie, Ninfa.

      Elimina
  7. cara Luz, ti faccio le mie condoglianze e ti abbraccio con tutto il cuore. Putroppo quando si perdono i genitori si smette di essere figli e sì, ci si sente orfani.
    Manca quel tempo non passato insieme a causa della lontananza, io lo so bene, quel tempo può diventare un grande rimpianto, tuttavia credo che per una madre e un padre la realizzazione dei propri figli venga al primo posto, mia madre era contenta di vedermi realizzata anche se lontana da lei, questa è stata la mia consolazione quando è venuta a mancare, all'improvviso e troppo presto. Cerca di serbare nel cuore il ricordo di tutti i momenti passati con lei, è una medicina dolce che lenisce il dolore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche tu lontana dagli affetti, e anche molto tempo prima rispetto a me perché partisti dopo le scuole superiori, sai benissimo cosa si provi. Anche mia madre era fiera dei miei traguardi. Grazie delle tue parole, Giulia.

      Elimina
  8. Ha fatto il suo tempo, qui sulla terra, amata dai figli, accudita, negli ultimi anni, dalle straordinarie attenzioni di tua sorella. Tua mamma è stata una donna fortunata, che ha vissuto con dignità la sua croce e per questo otterrà il premio di una vita migliore in Cielo. Che possa rifarsi lassù di tutto quello che le è mancato quaggiù: adesso hai un angelo che ti camminerà accanto per tutti il resto dei tuoi giorni. Un abbraccio grande e commosso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie di cuore, Marina. Anche per avermi ascoltata quando ci siamo viste.

      Elimina
  9. Noi che abbiamo lasciato fisicamente il luogo natio e gli affetti più cari, portando nella valigia del cuore gli anni trascorsi lì e con loro, una routine mai più ritrovata, voci, suoni, profumi, sguardi. Aspettando le festività per qualche giorno insieme per poi piangere ad ogni nuova separazione, abbracciamo forte chi è anziano o malato, con quella paura che possa essere l’ultimo abbraccio. Quanti strappi nei nostri cuori. L’ho sentito tutto il suo dolore e so che anche quando il vuoto sarà riempito dalla bellezza di ciò che è stato, capiteranno momenti di smarrimento che forse solo il pianto potrà medicare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, che magnifiche parole. Hai sintetizzato alla perfezione la malinconia dell'emigrante. Ne farò tesoro.

      Elimina
  10. Intanto ti stringo in un forte abbraccio e ti faccio le mie più sentite condoglianze, cara Luana. Ho ancora la mamma di 92 anni, per fortuna ancora forte e lucidissima. Il declino cognitivo in età senile è purtroppo quasi una costante, mi è capitato di vedere proprio di recente un bellissimo e struggente film "The father" con l'immenso Anthony Hopkins che non a caso ha vinto l'Oscar per il ruolo. Ti capisco, comunque, quando dici che nella perdita di entrambi i genitori vivi una dimensione di vuoto assoluto, l'ho provato in parte quando era venuto a mancare mio padre, ormai circa venticinque anni fa. Qualcuno ha detto che con questa duplice perdita dei genitori il bambino che è in te se ne va definitivamente, e si diventa adulti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse è proprio così, è un prendere le misure diverso da tutte le volte precedenti.
      Vedrò prima o poi quel film, ho capito di quale parli. Ma non adesso, potrebbe gettarmi in una tristezza ancora maggiore. Grazie, Cristina.

      Elimina
  11. Cara Luz, ho capito appena ho letto il titolo. Questo terribile dolore che racconti e che hai raccontato qua e là ci arriva addosso in un mese in cui è successo ogni cosa anche a me e che ho già decretato il mese più funesto dell'anno. Non me ne libererò, mia madre è mancata il 13 febbraio dell'anno scorso e il 23 febbraio è stato il suo compleanno, non te ne libererai. Ogni anno tornerà a bussare al nostro cuore infranto che via via sarà più lieve se vorremo permetterglielo. Prendo due parole di ciò che hai scritto per commentarle: liberazione e il dopo. Il sollievo nel vedere una madre tanto amata soffrire è tale da rendere il lutto più sopportabile ma non indolore. Un dolore che nel corpo era più tuo che suo ma che nessuno sa davvero quanto sia profondo anche in chi non ci riconosce più. E poi, un dopo. Anche per me c'è stato un prima e un dopo. Un prima in cui ero figlia e un dopo, dopo la morte del mio ultimo genitore, mia madre, in cui sono solo Elena. Oppure sono Elena finalmente. A noi la scelta. Per me è cambiato tutto: priorità, interessi, equilibrio, rapporti. E' davvero un guado quello che stiamo attraversando. Non possiamo passarci attraverso con le galosce completamente asciutte ma possiamo conoscerne la profondità e guardare oltre, per afferrare quel ramo che prima o poi spunterà sull'altra riva e che afferrerai, amica mia, per tirartene fuori. Intanto un abbraccio grande grande e condoglianze

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Elena, anche le tue parole sono particolarmente preziose. È proprio in quella stessa metafora del guado che mi immagino, una strada lunga, pesante, di cui si potrà vedere la sponda lontana solo col tempo. Mia madre stessa, nel 1982, pochi giorni dopo la vittoria dell'Italia ai Mondiali, perse il proprio padre settantenne, lei neppure quarantenne, e ne rimase scioccata. Cadde in una depressione tale da accompagnarla per oltre un anno. Era smarrita, annichilita, spenta, profondamente addolorata. Quello fu un distacco violento, un malore improvviso e il proprio padre che se ne va, lei che vi era legatissima. Oggi sono più in grado di capirla. Era più giovane e del tutto impreparata. Oggi dobbiamo fare i conti con la sua partenza ed è molto molto difficile affrontare questa cosa. Grazie, Elena.

      Elimina
  12. Mi dispiace molto per la tua perdita; sono cose a cui, penso, non si arriva mai preparati, nonostante si cerchi di razionalizzare e di prepararsi all'inevitabile esito della vecchiaia o della malattia. Io ho ancora entrambi i miei genitori, ma mio padre è malato da tempo e ogni volta che festeggiamo un compleanno o un'altra ricorrenza mi dico che potrebbe essere l'ultima. Ma è la vita, e resta la consapevolezza che i ricordi dei nostri cari sopravvivranno con noi finché noi viviamo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Simona. Sì, come dici tu, ogni piccolo o grande evento in questi anni è stato come un traguardo, un altro segmento fortunatamente vissuto. Speravamo di vivere un'ultima Pasqua, a Natale siamo stati tutti certi che sarebbe stato l'ultimo. C'è comunque tutto un "prima" che è paradossalmente più devastante del "dopo". Quel suo stare appesa a un filo ci ha provati e addolorati. L'addio forse ha una sua dolcezza, il ricostruire è tutto su una visione ampia, riguarda la vita tutta, e lì è la parte difficile.
      Grazie per le tue parole, un abbraccio.

      Elimina
  13. Il mio essere impegnata ultimamente mi ha fatto perdere questo post😔… sono profondamente addolorata per la tua perdita e ti invio un abbraccio forte.
    Sono dolori a cui non si arriva mai preparati, nemmeno quando lo sai che sta per accadere, e la morte della propria madre è uno dei dolori più forti.
    Lei mancherà ogni giorno e tuttavia vivrà attraverso di te, il mio compagno che da un po’ ha perso entrambi i genitori, mi dice che comportarsi ogni giorno come loro, portare avanti le loro idee è un modo per farli vivere ancora. Ti abbraccio forte cara.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La memoria è il più potente modo per tenerli ancora in vita. Mio padre è ancora, a distanza di molti anni, molto presente e "vivo" fra noi. Mia madre sarà la stessa cosa, e non solo per noi, ma per tutti coloro ai quali ha fatto dono di un dolce ricordo. Grazie, Caterina.

      Elimina
  14. Mi spiace che arrivo tardi a leggere. Condoglianze mia cara Luz. Dalle tue parole credo che sì tua madre sia stata una donna fortunata in vita, ma la sua è anche una fortuna costruita con tanto amore. Non so dirti come affrontare questo dopo, perché personalmente vivo una condizione diversa, sono orfana senza esserlo davvero. I miei genitori sono vivi, a quel che mi sia dato sapere, ma ci siamo "separati" per così dire. Quindi sì, vivo una sensazione di orfanezza, posso contare solo sulle mie spalle e rimugino spesso sul passato, quando mia nonna aveva forse lo sguardo più lungo del mio, ma poi vado avanti. Tu invece hai buoni ricordi, tienili stretti, sono molto preziosi.

    RispondiElimina
  15. Estou seguindo o seu blog. Espero que você goste.
    Um beijo.

    RispondiElimina