domenica 20 ottobre 2019

Caino - José Saramago

Incipit: Quando il signore, noto anche come dio, si accorse che ad adamo ed eva, perfetti in tutto ciò che presentavano alla vista, non usciva di bocca una parola né emettevano un sia pur semplice suono primario, dovette prendersela con se stesso, dato che non c'era nessun altro nel giardino dell'eden cui poter dare la responsabilità di quella mancanza gravissima, quando gli altri animali, tutti quanti prodotti, proprio come i due esseri umani, del sia-fatto divino, chi con muggiti e ruggiti, chi con grugniti, cinguettii, fischi e schiamazzi, godevano già di voce propria. 

A un anno dalla mia lettura di Cecità - qui la recensione - mi sono concessa un altro "Saramago", ritrovando quello stile e quel modo di trattare le cose, tutto suo, personalissimo e originale. 
Seguendo un leit motiv già presente in Il Vangelo secondo Gesù Cristo, fra i libri che intendo leggere, questo godibilissimo viaggio nel Vecchio Testamento conferma la volontà dell'autore di offrirci una visione sarcastica del testo sacro, che sbaglieremmo a definire "atea" o semplicemente ironica. 
E sì che di ironia il racconto trasuda, regalando in certi passaggi il gusto di una risata, esprimendo non un freddo distacco dalla materia trattata, quanto una visione del tutto umana, se vogliamo oggettiva, di molti eventi narrati dai profeti.

Il protagonista è Caino, una delle figure controverse della Bibbia, assimilabile per malvagità a quel Giuda che tradì Gesù, nell'immaginario dei credenti un'anima nera, un servo del diavolo, un senza-dio, un fratricida senza scrupoli (peccato non aver potuto ascoltare il maestro Camilleri nella sua Autodifesa di Caino). 
Il peccato di Caino non si può negare, difatti la scena dell'assassinio è descritta come nella Genesi, con tutte le conseguenze del caso, ma seguendo il filo dei pensieri del protagonista, entrando nella sua coscienza
Caino, strano a dirsi, ne possiede una e anzi diventa maestro di coscienza, poiché nel momento in cui riceve il marchio da Dio e comincia a subire il proprio contrappasso - un esilio eterno in terre remote e spesso ostili - si genera in lui la consapevolezza che Dio non sia giusto come vuole far credere, anzi. 

Se protagonista è Caino, il dio dell'Antico Testamento ne è il deus ex machina, il nucleo narrativo attorno al quale si dipanano i pensieri del nostro, orientati verso una sempre maggiore consapevolezza che Lui sia troppo esigente, che non discrimini fra buoni e cattivi, che non salvi gli innocenti, che sia geloso, possessivo, estremo. 
Sembrerebbe un'opera blasfema, eppure non riesce tale. Riusciamo a vedere lo scrittore di genio dietro i tanti passaggi in cui un protagonista, per il quale finiamo per tifare, si districa in situazioni spesso impossibili. Sì, perché Saramago inventa per Caino un viaggio nel tempo, che gli permette di vivere in prima persona alcuni episodi fondamentali dell'Antico Testamento.
Non senza rinunciare al divertimento di fare di Caino l'amante appassionato di Lilith, la figura mitica di antiche credenze mesopotamiche, la donna padrona di se stessa, il riscatto femminile ante litteram. Lilith sceglie Caino per le sue notti focose, concepisce un figlio con lui, vuole renderlo suo re alla morte del marito. Un vezzo dell'autore, suppongo. 
Il viaggio di Caino lo porta in luoghi disparati e accresce la sua consapevolezza. 
È presente alla scena di Abramo che, messo alla prova, sta per uccidere suo figlio Isacco; assiste al crollo della torre di Babele e delle mura di Gerico, alla distruzione di Sodoma e Gomorra, al sole che si ferma nel cielo durante le guerre di Giosuè, all'annientamento del popolo ebraico in seguito all'adorazione del vitello d'oro, in attesa che Mosé scenda dal Sinai. 


Il primo lutto, di William Bouguereau, 1888

In tutti questi episodi, la volontà divina non è dotata di misericordia, quanto infarcita di capriccio e dispetto. Lentamente, il peccato del protagonista si spoglia della sua gravità ed emerge un "dio" pieno di difetti, verso il quale Caino si rivolge senza timore alcuno, richiamandolo a una presa di coscienza  degli errori commessi, ma ovviamente il "dio" di Saramago non è capace di ragionare, preso com'è dal suo ego smisurato. 

Il finale sembra uno dei migliori film di Tarantino: una strage compiuta ai danni della famiglia di Noè, mentre la grande arca ancora galleggia sulle acque del diluvio. Un divertissement, un gioco dell'assurdo che appare il solo finale possibile. 
Saramago resta fedele al proprio stile, emerge una scrittura fitta, con una punteggiatura originale, un affastellarsi di gesta a mo' di caleidoscopio. Godibilissima perché ironica, pungente, franca. 
Leggere Saramago è abbracciare la possibilità di abbandonarsi a un racconto diverso, in un cosa e un come magnificamente costruiti, un racconto che è anche riflessione ed espressione di un senso critico. 
Lo consiglio. 
Il lettore ha letto bene, il signore ha ordinato ad abramo di sacrificargli il proprio figlio, e il tutto con la massima semplicità, come chi chiede un bicchiere d'acqua quando ha sete, il che significa che era una sua abitudine, e ben radicata. La cosa logica, la cosa naturale, la cosa semplicemente umana sarebbe stata che abramo avesse mandato il signore a cagare, ma non è andata così. 

18 commenti:

  1. Eheh, una vaga punta di blasfemia (sana, liberatoria, ironica) ci può stare... e meno male.
    Potrebbe piacermi^^

    Moz-

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    1. Eh, in fondo non si può negare. Ma questo "dio" del libro sembra essere un'entità priva di logica, se non rispondente a difetti banalissimi, del tutto umani.
      Comicissimo per molti aspetti. :)

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  2. Sembra davvero un libro interessante, se ho ben capito un tantino provocatorio come tutti quelli di questo autore. Non lo conoscevo, anzi sono un po' indietro con le letture che mi ero ripromessa di Saramago. Lo metto in lista, grazie per averne parlato Luz.

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    1. Grazie a te, Maria Teresa. C'è bisogno di leggere autori come Saramago. C'è bisogno di leggere un tipo di letteratura, contemporanea, che rompe gli schemi. Ti consiglio di cominciare da Cecità.

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  3. Saramago è insuperabile quando si tratta di argomenti provocatori.

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  4. Saramago mi piace parecchio, ma la sua scrittura mi necessità una concentrazione che al momento non ho. Ti ringrazio per il post, mi ero persa questo titolo, lo tengo tra quelli da leggere.

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    1. Non so se hai già letto Cecità, io ti consiglierei di cominciare da quello. I prossimi che voglio leggere Le intermittenze della morte e L'uomo duplicato.
      Grazie a te. :)

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  5. Uhm, so che, forse, mi disturberà e dunque voglio leggerlo. Saramago non mi ha delusa in “Cecità” e lì era il raccapriccio a rendere grande quel romanzo. Vediamo in questo quale elemento trovo “disturbante”, al di là della scontata “puzza” di blasfemia, che, alla fine, potrei non trovare. :)

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    1. Apparentemente imbarazzante, in realtà Caino deve essere letto senza farsi imbrigliare da scrupoli diciamo fideistici. Lo si deve leggere come un testo d'invenzione, pura letteratura. E del resto, questo Dio dell'Antico Testamento è innegabilmente estremo, se ci pensiamo. Certo, ci vuole un certo coraggio ad scriverne come fosse un capriccioso dio dell'Olimpo. Ecco, potrei dire che assomiglia allo Zeus dei greci più che al dio degli ebrei e dei cristiani.
      Disturbante, innegabile, e per questo imperdibile. :)

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  6. Nell'ultima citazione sta tutta la grandezza di un autore che adoro. Lessi anch'io Cecità e mi approcciai al Vangelo Secondo Gesù Cristo ch eperò non portai mai a termine. Troppo pesante. Di questo romanzo nulla sapevo ma come sempre le tue parole ne hanno stimolato la lettura. Quando scrivi crei le scene che sul palco diventano lo spettacolo. Una dote rara

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    1. "Quando scrivi crei le scene che sul palco diventano lo spettacolo".
      Che bellissima cosa mi hai scritto! Grazie infinite.
      Sono curiosa di sapere cosa hai letto di Saramago, io voglio continuare a percorrerlo.

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  7. Prima o poi leggerò anche qualcosa di Saramago e ti dirò, potrei anche iniziare da questo. La citazione finale è ...geniale, ironica, poco ossequiosa, vera. Mi piace. :)

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    1. Ti consiglio di avventurarti prima in Cecità, che è un racconto potente, travolgente.
      Dai, poi mi dirai. :)

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  8. Di Saramago ho letto Cecità, prima o poi devo recuperare anche questo (anche ho una lista di libri da leggere lunga un chilometro). Comunque come già detto da altri Saramago è ha sempre una carica provocatoria irresistibile.

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    1. Sì, un autore come questo non si può perdere.

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  9. Ho letto il Vangelo secondo Gesù ed è un libro che mi ha appassionato. Concordo sullo stile di Saramago davvero unico e sul suo guardare gli eventi della Bibbia con un occhio critico tipico di un miscredente, ma anche con realismo e concretezza, che di questi tempi non guasta proprio!

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    1. Ciao, Nik, benvenuta! Felice di trovare un'estimatrice di Saramago.
      Mi sono aggiunta ai tuoi lettori. :)

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