martedì 6 febbraio 2018

Finding Anne Frank

Quando si vive un'esperienza molto particolare, di rara forza, si ha bisogno di assimilarla nei pensieri, cullarla nella mente per ridimensionarne la portata. 
E' quello che è successo con Finding Anne Frank, lo spettacolo teatrale in scena in questi mesi, il progetto sulla Memoria di cui avevo scritto qui in fase di costruzione del copione. 
Oggi, Marina Guarneri, mia amica e blogger, ne ha scritto una recensione a dir poco emozionante, non ve la perdete, è QUI, (grazie, Marina, è davvero uno splendido regalo) e questo mi dà ancora più verve per dare finalmente forma anch'io a questo post. 
Come fare? Da dove cominciare? 
Nulla di meglio che dirvi come è nata in me l'idea dell'incontro delle due Anne, di Anna, la giovane attrice che deve interpretarla e che lotta strenuamente per cercare dentro di sé una strada per trovarla, e Anne, la vera Anne Frank, che intanto si racconta dall'altra parte del palcoscenico. 
Ebbene, una sera di prove di Foglie d'erba, durante una delle scene che ho più amato di quello spettacolo, una delle due in cui Jane Perry incontra Lily Anderson ed entrambe si fermano a parlare, ecco, quella sera io ho letteralmente visto entrambe in quel nuovo ruolo e ho improvvisamente saputo che le avrei riviste nelle vesti di Anna e di Anne. Ho saputo che si sarebbero incontrate in un luogo/non-luogo, in una piega dell'anima, in quell'infinitesimo spazio che le vede affini, simili, spinte l'una verso l'altra. 
Come tanti spettatori hanno compreso, se è vero che la mia regia è di quelle buone, che il testo c'è ed è di pregio, è altrettanto vero che tutto questo nasce solo grazie al fatto di avere gli interpreti giusti per dare forma a una drammaturgia di questo tipo. 
Gaia e Chiara, rispettivamente Anna e Anne, sono praticamente perfette nel ruolo, perché quel ruolo è stato cucito addosso a entrambe, ogni parola scritta pensando al potenziale di entrambe, alla forza emotiva di cui queste giovanissime sono capaci. 

Chiara Cecchini (Lily Anderson) e Gaia Piatti (Jane Perry) in Foglie d'erba
Quanto valore può esservi in un copione che nasce ispirato da due anime così profondamente sensibili, talenti in palcoscenico, adolescenti che si affidano totalmente e incondizionatamente a chi le guida? Immenso. Forse inestimabile. A questo si aggiunge il valore di tutti coloro che recitano in questo progetto, impegnandosi al massimo delle proprie potenzialità. 
Finding Anne Frank è stato preparato in una manciata di prove, di corsa, immersi totalmente in questa storia per essere pronti a rappresentarla in gennaio, il mese della Memoria. Di ritorno da quella partecipazione al Premio Aenaria di Ischia, lo scorso ottobre, in cui poi saremmo stati premiati come Migliore gradimento del pubblico, ci siamo gettati a capofitto nelle prove, due a settimana, con interruzione di due settimane nel periodo natalizio. Un tour de force, in cui non mi sono sentita sola un attimo in questo desiderio di riuscire a portarlo in scena in tempo. Un lavoro di squadra costante e forte, sostenuto dall'affetto che ormai ci lega. 

Flavia Lepizzera (Margot Frank) e Chiara Cecchini (Anne Frank)
Foto di Alessandro Borgogno
E quando siamo stati pronti, quando finalmente è arrivato quel fine settimana di debutto, ho dubitato fino all'ultimo che potesse funzionare. Reduci dal successo di Foglie d'erba, quell'Attimo fuggente grazie al quale avevamo camminato sul velluto, il pubblico come avrebbe reagito a questa "storia nella storia"? Il tema è difficile, delicato, fragile. Diversi hanno preferito non vederlo, con la superficialità di chi ha creduto che fosse solo l'ennesima rappresentazione del Diario e la volontà di non andare a teatro per piangere. Clamorosamente smentiti. 

La Compagnia teatrale che "cerca" il mondo di Anne
Foto di Alessandro Borgogno
Io, che raccomandavo alla mia squadra di andarci cauti, di aspettarci anche un'accoglienza tiepida, fin dalla prima sera ho visto svolgersi dinanzi ai miei occhi una magia, supportata da quella tensione che i teatranti possono trovare solo su un palcoscenico e dinanzi a un pubblico. 
Esausti di prove nelle quali avevano cercato, seguendo mie indicazioni ai limiti dell'ossessione, tensione emotiva, trasporto, capacità di restituire tutto questo a chi avrebbe guardato, hanno trovato una chiave, la chiave di volta, per entrare in contatto con gli spettatori, portarli idealmente in quel mondo e mostrare loro un modo diverso di raccontare una delle storie più note al mondo. 
Ricordare Anne Frank è doveroso, difficile anche, farlo cadendo in facile retorica, peggio nel patetico, avrebbe reso lo spettacolo una pantomima sgradevole. 
Il racconto ha preso tutt'altra direzione, le parole vibrano forti, la "ricerca" è intensa, fino all'incontro finale, travolgente, e l'inevitabile epilogo, che strazia e pone tutti dinanzi a un destino che non abbiamo il potere di cambiare. Ma abbiamo il potere di raccontare e gridare al mondo che Anne vive, possiamo lasciarci investire dal più incredibile dei paradossi: nonostante tutto quello che è stato, le sue parole restano l'eredità più possente che avremmo potuto immaginare, la fiducia nell'intima bontà dell'uomo

Anna e Anne, nel loro dialogo nel luogo/non-luogo.
Foto di Alessandro Borgogno
Una lezione sull'amore - il luogo ultimo cui sono giunti tutti coloro che hanno visto Finding Anne Frank - costruita passo a passo mediante lezioni sulla forza che ha in sé il teatro, luogo di verità.
Anna deve "vivere" Anne per poterla trovare, deve fissare in sé la certezza di essere simile a lei, di allungare una mano in uno spazio ideale e sentirla al tatto, come i grandi maestri della costruzione del personaggio ci hanno insegnato. 
Una lezione sul teatro e sulla sua straordinaria forza evocativa, anche, dunque. 
Questo teatro che scoprii quasi vent'anni fa, per caso, e che vivo oggi in modo totale, abbracciandone la missione educatrice. 

Chiudo ricordando tutto il pubblico e in particolare alcuni amici che hanno espresso il proprio pensiero partecipando al "viaggio" di questo spettacolo, ringraziandoli per la passione con cui hanno accolto Finding Anne Frank
Ringrazio quindi in particolare Alessandro Borgogno, autore delle meravigliose fotografie che testimonieranno questo spettacolo per sempre. Suo fratello Carlo, per avermi mandato un messaggio pieno di stima.
Anna Pompilio, per aver scritto un bellissimo articolo nel suo blog La Kasa imperfetta, e che trovate QUI. Sua sorella Emanuela, della quale mi piace ritrovare i dolci abbracci a ogni mio racconto. 
Sebastiano Biancheri, che ci ha donato questo splendido articolo.
Daniela Rosci, meravigliosa amica e attrice, che ci sostiene strenuamente. 

Finding Anne Frank continua il suo viaggio e il prossimo 18 febbraio racconteremo ancora, dinanzi alla Presidente della Comunità ebraica di Roma. 
Lo spettacolo sostiene l'Associazione Un ponte per Anne Frank

20 commenti:

  1. Quanta passione in questo lavoro, dalla ricerca alla rappresentazione stessa della ricerca, del modo di trasformare l'arte in vita e la vita in arte... Mi dispiace che lo spettacolo sia geograficamente lontano, lo vedrei molto volentieri. Complimenti a te e a tutta la compagnia!

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    1. Traspare grande passione, è vero. E mi piace la tua definizione, grazie!
      Sarebbe bello essere un po' tutti più vicini e avere io la possibilità di sapervi fra il pubblico, è vero. :)

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  2. maria c. costabile6 febbraio 2018 22:13

    io vi abbraccio tutti. non vi conosco , ma mi tengo stretta a voi, a cominciare da te, Luz, che sai raccontare, come in questo articolo, che cosa è il teatro e che lo sai fare e far vivere e amare. fui teatrante su qualche tavola di palcoscenico, ma il teatro è la cosa che leggo e sento qui, non quella che ho fatto io. per questo vi chiedo di tenermi abbracciata ancora. e a lungo

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    1. "... ma il teatro è la cosa che leggo e sento qui, non quella che ho fatto io..."
      Cara Mac, il teatro è ovunque vi sia umiltà e rispetto per questa magnifica arte, ed essendo stata tu insegnante posso solo immaginare la valenza educativa che avrà a avuto. Grazie... ti abbracciamo stretta.

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  3. Ho letto anche il post di Marina, mi ha fatto venire voglia di vedere questo spettacolo :-)

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    1. ... e allora vieni. Saremo il domenica 18 sulla Prenestina.
      Mi sa che non siamo proprio lontanissimi. :)

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  4. Quanto amore per il teatro si percepisce dalla cura che hai profuso in questo progetto! Uno spettacolo che non mancherà di regalarti altre emozioni e altri riconoscimenti. Quando la passione incontra la capacità di fare le cose, il successo è assicurato. Complimenti! Mi piacerebbe tanto vederlo

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    1. Grazie, Rosalia, bellissime parole le tue.
      Spero anch'io che Finding Anne Frank continui la sua strada. Foglie d'erba è stato un grande successo più volte premiato, ma Finding ormai è nel cuore. :)

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  5. Ciò che trovo meraviglioso è immaginarti mentre parli e scrivi del tuo teatro: anche da qui, da casa mia, vedo i tuoi occhi che si illuminano e il tuo sorriso che dimostra quanto amore e quanta dedizione metti in ciò che fai.
    I tuoi attori possono ritenersi fortunati: a loro non chiedi solo una felice interpretazione, ma anche quella rara capacità di “sentire” un personaggio e di viverlo sulla propria pelle proprio come hai voluto che accadesse nella rappresentazione di Anne Frank. Una Anne Frank inedita, perché non scontata. Avrei voluto raccontare molte più cose, avrei voluto dare più risalto alle interpretazioni, certo sono felice di avere visto lo spettacolo sicura di trovare molto più di una storia recitata.
    Ti auguro di cuore gratificazioni e successo e a tutta la compagnia di ricevere i riconoscimenti che meritano.
    E, ormai, sappi che mi sento arruolata nella parte di pubblico che ti stima di più. 😘

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    1. Grazie ancora... lo ripeto tante volte e ogni volta mi sembra così banale.
      La mia gratitudine per te è direttamente proporzionale alla mia stima per la tua intelligenza, per la gioia di saperti affine e per la gioia di saperti vicina anche geograficamente. Ecco, una Marina Guarneri è davvero preziosa.
      Qualcosa mi dice che abbiamo dinanzi una lunga strada costellata di belle cose. :)

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  6. Dopo aver letto e apprezzato la recensione sul blog di Marina, leggere quello che ha mosso tanta passione è ancora più emozionante. Immagino quanto sia inebriante la sensazione di avere colpito il pubblico e trasmesso tanto bene l'idea alternativa di una Anne evocativa e pregna di vita, intima e passionale, quindi ancora complimenti.

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    1. Sì, cara Nadia, è una sensazione forte e profonda.
      Essendo da sempre creativa, nei momenti in cui fin da piccola mi è capitata una gratificazione per i mondi che creavo (ho praticato anche il fumetto, per molto tempo), la mia contentezza era grande. Ma questa è un'altra cosa.
      E' una strada nuova, misteriosa ed eccitante.
      Grazie!

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  7. Ringrazio te e Marina per questi post, che il teatro (o meglio, la scrittura per il teatro) non è lontanissima dalla scrittura di un romanzo, con la difficoltà poi di dover "dirigere" una squadra d'attori, ma il premio decisamente superiore di vedere questi personaggi in carne ed ossa stupirti. Adesso che ho capito com'è pensato lo spettacolo, Anna-attrice da una parte e Anne-Frank dall'altra, trovo sia meraviglioso! Che mi dispiace essere lontano e mi dispiace per quelli che sono lì e se lo perdono!
    Adesso sono curiosa di sapere cosa uscirà per Peter Pan. E' lo stesso gruppo di attori, giusto?

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    1. Grazie, Barbara.
      Mi chiedi se Peter Pan sarà con lo stesso gruppo. No e ti spiego perché.
      Rumori di Scena è la Compagnia teatrale, per una parte composta da adulti che mi seguono da anni e l'altra da ragazze giovani che frequentano anche il mio laboratorio ragazzi (quello che ogni venerdì dalle 18 alle 20:30 ci risucchia in un vortice di divertimento e tante idee da mettere a punto).
      Peter Pan sarà lo spettacolo a fine anno laboratoriale, non c'entra con le produzioni di spessore come lo è Finding Anne Frank. Sarà in giugno e ci saranno anche la Anna e la Margot di questo spettacolo. Gli altri sono tutti allievi anche alle prime armi, in tutto 23 partecipanti. :)

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  8. Che forza, Luz! In "una piega dell'anima la sento"! :-)

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  9. Il tuo post mi ha fatto pensare a uno stato di grazia vero e proprio. Certo, ci sono i premi e gli apprezzamenti, che non sono da sottovalutare, ma il vero valore di queste esperienze risiedono sempre e comunque nel lato umano: la simbiosi con gli attori, la scoperta dei talenti, l'idea quasi sovrannaturale delle due Anne che dialogano. Il teatro è magia, e non è una frase fatta, se non altro perché ti trovi a scoprire davvero il tuo personaggio, proprio come se ci parlassi.

    Proprio in questi giorni sto leggendo i Diari di Etty Hillesum, grande donna di cui spero di parlare prima o poi in un post. C'è un passo molto simile a quello conclusivo di Anna: "Un'altra cosa ancora dopo quella mattina: la mia consapevolezza di non essere capace di odiare gli uomini malgrado il dolore e l'ingiustizia che ci sono al mondo, la coscienza che tutti questi orrori non sono come un pericolo lontano e misterioso e lontano al di fuori di noi, ma che si trovano vicinissimi e nascono dentro di noi."

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    1. Dici bene, Cristina, il lato umano è fondamentale. Tanto più che da un paio d'anni a questa parte è iniziato un modo nuovo di concepire il teatro. E' stato proprio scoprendo l'opportunità di avere accanto persone sulle quali si può contare davvero e che umilmente entrano a far parte di un "gioco" estremamente intelligente e difficile.
      Ho quel libro, ma ancora non l'ho letto, mi ripropongo di farlo perché ne conosco il valore. Incredibile come quelle parole assomiglino a quelle che avrebbe pronunciato la stessa Anne.
      Grazie, Cristina.

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  10. Bellissimo articolo, che mi fa partecipare quasi dal vivo alla realtà del tuo (vostro) spettacolo. Questa capacità di trasmettere energia, sentimenti e riflessioni credo sia alla base della qualità di ciò che fai. :)

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