sabato 16 marzo 2019

Il Piccolo Principe - Antoine de Saint-Exupéry

Incipit: Un tempo lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali, intitolato "Storie vissute nella natura", vidi un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa nell'atto di inghiottire un animale. Eccovi la copia del disegno. C'era scritto: "I boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla. Dopo di che non riescono più a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede". 

Recensire questo piccolo grande libro e tutto ciò che vi è in esso contenuto non è per nulla semplice. 
Credo che un buon commento a questa storia tradotta in centinaia di lingue e distribuita in tutto il mondo, che ancora appassiona generazioni di adulti e bambini, dovrebbe correre sul duplice filo dell'aspetto squisitamente fiabesco e quello, apparentemente più nascosto, dei molteplici significati antropologici. 
Intanto, avevo raccontato già la storia del suo autore in questo post, se vi va di leggerla. 
Quante volte avrò letto Il Piccolo Principe? Credo una decina, sicuramente. Da quella primissima volta da ragazzina, prestatomi da qualcuno, anni dopo acquistato, fino alle estati torride in cui ti va di tornare su un piccolo libro, oppure sotto una coperta, d'inverno, nel desiderio di riaprire un vecchio caro racconto, edizione Bompiani del 1994. 
Strano, ma questo racconto annovera milioni di estimatori e altrettanti numeri grandi di detrattori. Mi è capitato di leggere commenti di lettori in gruppi sui social e constatare l'acredine di orde di odiatori seriali del protagonista, che lo ritengono insopportabile e petulante, e non capiscono come il povero aviatore possa dargli corda.
Questo per me resta uno dei grandi misteri sui gusti di ciascuno. 
Non so, magari si può ritenere noiosa la storia in sé, ma non comprendo il detestarne il protagonista, che non è che un simbolo, un "pretesto narrativo", per rappresentare un'infinità di buone cose. 

Scrivo questo post a circa una settimana dal debutto del mio spettacolo teatrale, la mia traduzione del libro dalla pagina al palcoscenico. Come tutte le volte in cui manca pochissimo al debutto, ho la mia scorta di dubbi che la cosa possa funzionare. Noi ce l'abbiamo messa tutta. 
Non voglio anticipare nulla riguardo a regia e allestimento, meglio rimandare a dopo gli spettacoli. 

Cosa racconta Il Piccolo Principe? 
Racconta di infanzia, immaginazione, innocenza. Racconta del diritto dei bambini di essere compresi dagli adulti, e allo stesso tempo della possibilità, per un adulto, di restare ancora un po' fanciullo, ancorato a ricordi e valori della sua infanzia. 
Racconta di quanto in alcuni adulti ci sia il freddo calcolo dell'accumulo, la superficialità di chi non vede al di là del proprio naso, la tenacia di chi si piega all'obbedienza, la saggezza di chi prende le misure prima di agire, la portentosa intelligenza del colto, la vanità della bellezza, la fredda promessa della morte. 
Ma sono solo alcuni aspetti di questa straordinaria storia. 


Come Saint-Exupéry costruisce l'intreccio?
Ispirandosi a un fatto realmente accaduto: l'incidente aereo che ebbe nel deserto del Sahara, a sud di Alessandria d'Egitto nel 1935. Ne uscì miracolosamente illeso, salvato da una carovana di nomadi. 
Alcuni anni dopo, nel 1942, scrive Il Piccolo Principe, la storia di un incontro fatale, indimenticabile, dal finale tragico (il suo editore lo pregò di modificare il finale, ma l'autore restò irremovibile), che doveva diventare il suo testamento letterario e renderlo celebre ben di più dei numerosi libri precedentemente pubblicati. 
L'incontro dell'aviatore e del bambino dai capelli "del colore del grano", è un inno alla bellezza, l'occasione di una riflessione profonda sui valori umani. 
Il bambino non è un terrestre, arriva dal cielo, librandosi in volo aggrappato a uccelli selvatici. Ha lasciato il suo pianeta, B612, per istruirsi. Ah, che magnifica trovata da parte dell'autore!
Il pretesto per partire è il disaccordo con la bellissima Rosa, spuntata sul suo pianeta per puro caso, vanitosa e capricciosa. Ma andiamo per gradi. 


Il caleidoscopio di personaggi. 

La Rosa. Casualmente spuntata sul suo pianeta, arrivata con un seme chissà da dove, la Rosa rappresenta la bellezza, la vanità, ma anche l'amore
Il Piccolo Principe ne subisce il fascino, se ne prende cura, ma poi rifiuta di esserne succube, rispondendo a un'esigenza più forte: quella di conoscere nuovi mondi e avere degli amici. 
La solitudine è diventata insopportabile per il protagonista, e la Rosa non lo aiuta a combatterla, anzi. 
Pur soffrendo, lascia la Rosa da sola, vi tornerà col pensiero ma trova il coraggio di abbandonarla. 

Il Re. Il primo pianeta che il principe visita è abitato da un sovrano che vi abita da solo (su tutti i pianeti torna imperioso il tema della solitudine) e che si dimostra diviso fra l'atteggiamento di dare ordini "ragionevoli" e la volontà di blandire il suo ospite per farlo restare. 
Il Re rappresenta la saggezza, quindi possiamo perdonargli il piglio severo, suscita tenerezza nel momento in cui propone al Piccolo Principe una serie di possibilità che gli facciano venir voglia di restare a fargli compagnia, compreso giudicare se stesso, e poi condannare a morte e graziare il vecchio topo che abita sul pianeta e che di tanto in tanto fa rumore. 

Il Vanitoso. Questo personaggio, accecato dal suo narcisismo, non si accorge neppure di essere solo, se non nella mancanza che sente di qualcuno che lo applauda e gli rivolga continui complimenti. Rappresenta la vanità, l'esteriorità senza valore alcuno. Sull'ultima battuta dell'ospite, "io ti ammiro, ma tu... che te ne fai?", ha qualche istante di ripensamento, ma dura pochissimo, preso com'è dal farsi ammirare da chiunque immagini (poiché di fatto, non c'è nessuno). 

L'Ubriacone. La solitudine dell'uomo ubriaco, aggrappato alla sua bottiglia, è immensa. Il principe non può essere suo amico, perché ne percepisce la disperazione che annega nella certezza che solo quella bottiglia possa dare un'apparente felicità. L'ubriaco beve per dimenticare la sua vergogna di bere: un circolo vizioso distruttivo e avvilente. Non resta che partire. 

L'uomo d'affari. Questo è un personaggio molto forte, l'autore gli dedica diverse pagine. L'uomo d'affari, che a differenza dei personaggi precedenti adora la propria solitudine, rappresenta il cinismo, la volontà di accumulo. Detesta essere disturbato, non ha tempo neppure di accendere il sigaro perché "ha da fare", lui "è un uomo serio". È colui che il principe ricorderà nitidamente nell'incontro con l'aviatore, quando quest'ultimo, cercando di riparare il motore, avrà uno scatto d'ira dinanzi alle domande del protagonista. 
L'uomo d'affari conta le stelle, senza neppure ricordare il loro nome, chiamandole "quelle piccole cose che brillano facendo fantasticare i pigroni". Non ha bisogno di chiamarle col loro nome, importante è che siano sue, perché "ci ha pensato per primo". È la rappresentazione dissacrante dell'uomo moderno, distratto dalla ricchezza, incapace di annusare un fiore. 

Il Lampionaio. È il solo che potrebbe diventare amico del principe, poiché è un mite personaggio dedito al proprio lavoro di accendere e spegnere il lampione, e non conosce vanità né disperazione né desiderio di arricchirsi. È la dolcezza. Il suo pianeta è minuscolo, il che rende impossibile viverci in due. Il Lampionaio sa di essere solo, ma ottempera al proprio compito senza lamentarsi, pur desiderando ardentemente di poter dormire. 

Il Geografo. Altro personaggio di spicco del romanzo, rappresenta la sapienza, è un uomo colto, dedito allo studio e alla compilazione assidua dei suoi volumi di geografia. Per il Geografo, il principe è un esploratore, pertanto utilissimo ad aggiungere nozioni nuove al suo lavoro. 
In certo senso, è un omaggio che l'autore fa alla sua passione per la geografia del mondo, che ha esplorato per tutta la vita guardandolo dall'alto dei suoi aeroplani. 

Il Serpente. Su suggerimento del Geografo, il principe arriva sulla Terra, ma capita nel deserto. Va alla ricerca degli uomini, ma non ne trova. Si imbatte invece in un serpente, che rappresenta la morte e allo stesso tempo la liberazione e la scelta. 
Fin dall'inizio, l'autore del romanzo sa che il protagonista muore morsicato proprio da quel serpente, per scelta del principe stesso, che desidera idealmente "tornare dalla sua Rosa". Il serpente parla per enigmi, li risolve tutti, perché è il mistero, l'ineluttabile. In qualche modo, una divinità. 



La Volpe. Qui siamo all'apoteosi della bellezza. La Volpe è l'amicizia. Attraverso le sue parole, Saint-Exupéry mette in fila il suo pensiero su un aspetto fondamentale della vita, lui che ha avuto amici importanti per i quali ha rischiato perfino. L'amicizia è il fine ultimo del principe, perché istruirsi non avrebbe senso alcuno, altrimenti. Ma ha bisogno di sapere cosa significhi essere amico di qualcuno e come lo si diventi. 
La Volpe parla di addomesticamento, che credo sia una cosa profondamente bella nel romanzo. Essere amici significa "essere addomesticati", anche a costo di soffrire, poiché un amico ha diritto di andarsene, così come il principe ha diritto di continuare la ricerca degli uomini sul pianeta Terra, pur diventato amico della Volpe. Lei, la sua amica, dona al protagonista un principio fondamentale: l'essenziale è invisibile agli occhi. Oltre a ricordargli che è responsabile della sua Rosa. 

Il Controllore e il Mercante. Piccoli momenti che sono ulteriori riflessioni su aspetti della vita. In una stazione ideale, i passeggeri salgono e scendono dai treni cercando incessantemente qualcosa di cui non saranno mai soddisfatti. Così come la leggerezza e vacuità della merce del Mercante, che non rappresenta nulla, solo la lotta contro il tempo che ingaggia l'uomo moderno, così vende "pillole che tolgono la sete". 


Il finale straziante e necessario. 
Gli ultimi momenti del principe con l'aviatore sono un compendio di osservazioni del protagonista su ciò che ha imparato dal suo lungo viaggio. Fra tutti coloro che ha incontrato, gli uomini della Terra "coltivano migliaia di rose ma non trovano quello cercano", significando l'insoddisfazione dell'uomo contemporaneo. Gli uomini hanno molto più di quello che c'è sugli altri pianeti, possiedono un mondo di cose straordinarie, eppure non sono felici. 
Fa eccezione il suo amico Aviatore, dal quale ha imparato che può esserci chi non è come gli altri, e i suoi disegni così semplici eppure così efficaci ne sono la prova. 
L'aviatore ha imparato dal principe più di quanto il protagonista abbia imparato da lui. Il principe deve andare. La logica di un allontanamento "tragico", il solo che possa permettere di lasciare la Terra, deve essere accettata, mentre resta il regalo di un ricordo, la possibilità di guardare il cielo e vedervi una stella da cui il Piccolo Principe potrà sorridergli. 
Il Piccolo Principe muore, esattamente come era morto il fratello maggiore dell'autore, ucciso da una polmonite a soli 15 anni. Il protagonista si esprime con le stesse parole di quel fratello perduto: "non potrò portare il mio corpo con me dove sto andando, è troppo pesante". 
L'addio è triste ma necessario, perché al posto di un lieto fine abbiamo una serie di insegnamenti e un ricordo intenso, indelebile. 

Avete mai letto questo mirabile piccolo romanzo? E siete fra coloro che apprezzano o fra quelli cui non piace per nulla? 

23 commenti:

  1. Io adoro il Piccolo Principe. L'ho letto non so quante volte, una con i miei figli: glielo leggevo la sera, a mo' di favola della notte, ma a loro dico sempre di tornare a leggerlo anche ora che sono cresciuti e anche da adulti, quando sarà, perché è un testo erroneamente considerato "per piccoli", è pieno di gustose sfumature e fa riflettere come pochi libri, forse, ci riescono con tanta puntualità vestita da leggerezza.
    Va beh, tengo per me qualche altra considerazione che poi, magari, completerò dopo avere assistito al tuo spettacolo. E non vedo l'ora! ;)

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    1. Infatti è decisamente un testo senza età per ogni età.
      Il bello è che si trattò di una sorta di "scherzo", un gioco letterario che l'editore si aspettava da anni, in particolare destinato ai bambini (ecco il perché all'editore non piacque il finale tragico) e invece l'autore ne fa un piccolo trattato di antropologia.
      Anch'io spero arrivi presto il momento in cui tu veda la realizzazione di questo progetto! :D

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  2. Letto, riletto e straletto, da sola e in compagnia, addirittura ho guardato diverse serie animate a uso dei miei figli. Credo sia un libro senza età per fasce di lettori che per il tempo in cui verrà usato per veicolare i sottili messaggi nascosti nella trama. Sono tra chi lo consiglia, lo regala e ogni tanto lo sfoglia. E sono anche molto felice di averne riletto le parti più salienti.

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    1. Felice di saperti fra gli estimatori di questo piccolo capolavoro.
      In certo senso, chi ne ha compreso bellezza e profondità è fortunato.

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  3. Credo che questo libro sia pura poesia. E un profondo insegnamento che come ogni profondità è capace di vivere nelle altezze. La frase che la Volpe ( ;) )consegna al piccolo principe è una delle più belel che abbia mai ascoltato. L'essenziale è invisibile agli occhi.
    Qualcosa su cui meditare a lungo.
    Merda merda merda per il tuo debutto e grazie per questo magnifico post

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    1. Credo che la definizione di "poetico" sia quella più calzante.
      Ti dico anche da regista teatrale che arrivare a coglierne il segreto non è per niente facile. Insomma, catturare proprio quella poeticità è un'impresa. Lo sapremo solo a spettacoli conclusi e dalle reazioni del pubblico. :) Grazie!

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  4. Complimenti per la bellissima e completa recensione, la condivido totalmente. Credo che la forza del "il piccolo principe" sia proprio di farci riflettere sulla nostra esistenza, i valori falsi da cui troppo spesso siamo attirati e sulla bellezza della scoperta/contemplazione del bello.

    Se Antoine de Saint-Exupéry avesse accettato di modificare il finale oggi non avremmo avuto il capolavoro che conosciamo. A volte dobbiamo assaggiare l'amarezza della vita per comprendere il lato migliore della medesima.

    Ora ho una voglia matta di rileggermi il libro.

    Per la questione dei contestatori del piccoli principe credo che molto sia dipeso dal fatto che spesso lo si pone come il "super ultra massimo campione della letteratura" senza però darne nessuna nozione critica come hai fatto tu, quindi sopratutto oggi dove tutto ci viene servito come una pappa pronta i lettori fanno fatica a comprendere un testo che deve essere interpretato. O semplicemente sono compari dell'uomo d'affari e pensano solo ai loro affari.

    Complimenti per lo spettacolo. Se non fosse per la distanza mi piacerebbe venire a vederlo.

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    1. Mi vedi d'accordo con te su tutte le tue osservazioni.
      Anzitutto, il racconto presenta l'occasione di una riflessione sui valori della vita e della convivenza fra gli uomini. Un lieto fine ne avrebbe snaturato l'obiettivo: la vita è fatta anche di dolore. Tanto più che il principe dice all'aviatore: "... e quando il dolore ti sarà passato, perché il dolore passa sempre, sari contento di avermi conosciuto". Cioè resterà il ricordo di un insegnamento che non si può dimenticare e che idealmente l'aviatore trasmette al pubblico (e al lettore).
      Riguardo ai contestatori, esattamente: il cinismo acceca.
      La Volpe ci insegna che "l'essenziale è invisibile agli occhi", così, paradossalmente, la risposta ai detrattori è già contenuta nel piccolo romanzo.

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  5. Credo che faccia parte di quei 4/5 titoli imprescindibili se si vuole cominciare a far amare la lettura ai giovani, non a caso l'ho regalato alle mie nipoti

    Merda merda merda per il tuo debutto! ;)

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    1. Grazie! Eh sì, non può mancare in nessuna libreria che può dirsi tale.

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  6. Non l'ho mai letto, ma leggendo il tuo post mi è venuta un gran voglia di leggerlo, anche se il finale tragico mi ha già straziato il cuore... prima o poi lo leggerò, devo colmare questa lacuna. Per certi versi mi ricorda un po' L'alchimista di Paulo Coelho

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    1. Ha qualcosa di mistico che viene aiutato proprio dallo scenario.
      In pieno deserto, in un ambiente ostile, nel quale si rischia di restare uccisi, compare un piccolo principe venuto da lontano. Il senso dell'altrove è ovunque in questo piccolo romanzo. Mentre ti rispondo, mi vengono in mente diversi nuovi scenari di osservazione. Insomma, se ne possono dire tante su questa storia.

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  7. Letto e apprezzato.
    Letto tempo fa, dovrei anche rileggerlo, che tanto è breve.
    Mi piace la tua analisi, che condivido.
    È chiaro che ogni personaggio è una metafora, di vita e viaggio (inteso come viaggio di vita...)

    Moz-

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    1. Una metafora di vita, costruita con arte semplice, è vero.

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  8. Amo molto Il Piccolo Principe, che ho letto un paio di volte, una da ragazzina e una quando mio figlio era piccolo. A volte penso di rileggerlo, ma confesso che il finale straziante funge da deterrente. E' perfetto, all'interno della storia, ma mi fa soffrire ugualmente.

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    1. In fondo, il lieto fine non avrebbe reso giustizia al racconto.
      A me è piaciuta l'idea che dietro la figura di questo protagonista vi fosse suo fratello scomparso a 15 anni. Era una finale "necessario". Forse a questo si deve il successo del romanzo.

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  9. Quanto amo questo libro! La prima volta che ho incontrato il Piccolo Principe ero alle elementari, me lo consigliò la maestra prendendolo dalla biblioteca scolastica. Un colpo di fulmine, per una piccola sognatrice come me. Poi l'ho riletto ciclicamente, e mi riprometto di proporlo a mio figlio, magari leggendolo insieme. Spunti di riflessione infiniti, che cambiano tra l'altro ad una rilettura a distanza di anni. Meraviglioso.
    Splendido post, che riassume alla perfezione l'anima di questo libro ^_^

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    1. Chi meglio di te potrebbe fare l'esperienza di lettura a due del romanzo? Tu e lui assieme, praticamente perfetto. Sono contenta che anche tu sia fra le sostenitrici di questo racconto. :)

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  10. Sono una sostenitrice accanita!! ^_^ E come ho scritto nella descrizione del mio profilo, sono una che vede il boa che ha inghiottito l'elefante anzichè il cappello ^_^.

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  11. L'ho letto in "tarda età" proprio perché ne avevo sempre sentito parlare, e mi è piaciuto immensamente. Penso che sia una lettura multilivello e da ripetere più volte per cogliere sempre nuovi significati e interpretazioni. Non è trascurabile, peraltro, l'apporto dato dalle illustrazioni che sono un tutto unico con la storia, e aggiungono ulteriore magia e pregnanza. Per quanto riguarda il Piccolo Principe, io sono sempre strabiliata dalla lucidità e saggezza della mente infantile, che è meravigliosamente rappresentata nel libro. Ci sono tanti piccoli principi (e principesse) in carne e ossa anche nella nostra vita quotidiana.
    E in bocca al lupo per lo spettacolo, sono sicura che sarà un successo. Ormai vai a vele spiegate! :)

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    1. Ieri, prima delle prove generali, parlavamo proprio di questa "lettura multilivello" (ho un'amica scenografa che è esperta del racconto ed è anche sul pezzo su certi argomenti) e ci stupiva che ce ne venissero in mente di nuovi, riflettendo sui tanti momenti dell'intreccio.
      Ci siamo, comunque. Ieri abbiamo "testato" lo spettacolo nel teatro del debutto e mi è sembrato tutto "funzionante". È un insieme di luci, colori, suoni, effetti in cui si muovono come un caleidoscopio i vari personaggi. È stato bello vederne una bozza e stasera si va in scena. :)

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  12. Davvero esiste qualcuno che detesta questa meraviglia? Non dico che debba per forza piacergli, ma detestarlo addirittura?!
    Prima di tutto per me Il Piccolo Principe è quello del cartone animato degli anni '80, che andava in onda a Bim Bum Bam nel pomeriggio, dopo aver finito i compiti. Se non l'hai mai visto è questo: https://www.dailymotion.com/video/x28938y
    Adoro come hanno immaginato la Rosa in quella serie.
    Devo invece ancora vedere l'ultimo film, quello del 2016, mi pare di averlo visto su Amazon Prime tra l'altro.
    Quando lessi il libro ci rimasi anche un po' male per il tragico finale (che ovviamente non c'è nel cartone animato per bambini). E questo continua a farmi pensare che non sia un libro per bambini, ma per adulti. O un libro che traghetta gli adolescenti verso la maturità, se vuoi.
    ...ehm, come si fanno gli auguri teatrali? Lupo? Balena? :D

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    1. Sì, c'è chi lo detesta e dovresti leggere con quale acredine (ammesso che valga registrare l'atteggiamento di certi leoni da tastiera nei gruppi di letteratura contemporanea sui social). Un piglio arrogante e saccente che non ammette che tu offra possibilità di comprensione oltre quella che il loro cervello consente.
      Sai che ricordo vagamente il cartone anni Ottanta? Forse non l'ho visto per nulla o forse di fatto non mi era piaciuto. Mi riecheggia in mente una sigla, deve essere quella.
      Sì, la formula per gli auguri teatrali è quella... scurrile. :) Grazie!

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